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domenica 27 settembre 2009

Cento di questi post

“A che serve un blog?” mi chiede un amico. “Ma, a niente” gli rispondo.

Come quei quadretti estemporanei che i pittori dilettanti dipingono sulle rive di un lago o ai piedi di una montagna, un blog serve solo a catturare l’ispirazione, le luci e ombre di un momento, a esternare delle idee o considerazioni che rischiavano di essere superate e travolte da fatti e riflessioni più importanti. Altro non gli è chiesto di fare.

Questo blog ha appena girato la boa dei cento post, dopo essere nato quasi per caso sette mesi fa.

Mi è servito per ragionare su alcune situazioni legate alla mia passione per le moto, all’amicizia e alle stranezze e incongruenze dei nostri giorni.

Mi auguro però che sia anche stato una lettura leggera e divertente per chi lo frequenta e possa aver dato origine, nel suo formato breve ed essenziale, a qualche spunto di riflessione. Nella peggiore delle ipotesi, spero almeno che non si sia rivelato tempo perso.

Ad altro un blog non deve servire. Certo, ci sono siti Web di notizie che adottano la formula del blog, ma l’attività di informazione preferisco lasciarla ad altri.

A me piace andare a leggere dietro la singola notizia oppure guardare l’affresco dei fatti del giorno da una certa distanza per cercare di capire che razza di giornate stiamo vivendo.

Solo dieci anni fa era impensabile che un privato potesse mettere in Internet le sue idee, raccontare le sue storie o ventilare i suoi malumori. L’informazione e la comunicazione la facevano gli addetti ai lavori, come dire che se volevi il ragù potevi solo avere quello della Barilla o di Agnesi.

A me piace pensare che la salsa fatta in casa (e anche il blog di un perfetto sconosciuto) abbiano dei sapori più autentici quando non hanno padroni o padrini da accontentare.

Ecco perché blog come questo, anche se non servono a niente, è importante che continuino ad esserci.

mercoledì 22 aprile 2009

Il bello e il brutto della Rete

In quindici anni circa di utilizzo di Internet ne ho viste veramente di tutti i colori.

Uno dei fenomeni più singolari é la presenza di certi individui che, nei forum di discussione dove la "moderazione" dei post avviene solo dopo la loro pubblicazione, si fanno notare per le loro posizioni autocelebrative, per l'approccio inutilmente provocatorio o per la cafonaggine generale del comportamento.
Ai tempi delle "lettere al direttore" di un giornale, il loro intervento sarebbe quasi certamente finito nel cestino, ma la bellezza di Internet è proprio l'immediatezza della comunicazione. Sta poi al singolo non approfittarne per i suoi patetici deliri di onnipotenza o il desiderio di infliggere agli altri la sua stupidità.

La Teoria del Cibercinghiale é proprio questa: si prende un individuo normale, gli si danno la garanzia dell'anonimato e un pubblico che lo legga e in pochi istanti si é aperta la porta al "cinghiale del Web", una razza che (purtroppo) non è in via di estinzione. Anzi.
Al crescere delle frustrazioni della vita, scrivere bestialità o fare i cafoni su Internet ha preso il posto dell'urlo sgangherato in un luogo pubblico, atto che in passato era il solo sfogo concesso ai disadattati.
Ma come la folla in strada si allontana dallo squilibrato che urla da solo, anche nel mondo di Internet c'é il modo, ancora più sottile, di isolare gli esagitati. Ignorarli.

La Rete, ormai presente in molti aspetti del nostro lavoro e della nostra vita, ha chiaramente anche dei risvolti meno brillanti, e questo è uno di quelli.
D'altro canto, il bilancio della mia frequentazione di Internet è di gran lunga positivo, perché proprio al Web devo le più valide amicizie degli ultimi anni.

Se non ci fosse stata la Rete, oggi non avrei un certo numero di veri amici (badate, non sto dicendo "conoscenti" ma amici con la A maiuscola) che ho incontrato inizialmente tramite il computer.
Se non ci fosse stata la Rete, forse non avrei mai conosciuto persone per la cui amicizia mi reputo oggi molto fortunato. E quindi, se il prezzo da pagare è sopportare ogni tanto un cinghiale sciolto, mi sta benissimo.