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venerdì 5 giugno 2009

Spirito di frontiera

Che strana sensazione arrivare alla frontiera tra Italia e Slovenia e non doversi fermare.

Gorizia e Nova Gorica sono quasi diventate due quartieri della stessa città.

Anche il passaggio tra Slovenia e Croazia, sebbene sia soggetto come sempre a controllo doganale, non incute particolare timore e si rivela un'operazione piuttosto rapida e rilassata.

Le cose si complicano lasciando la Croazia diretti in Serbia. Si percepisce quasi un aumento del livello di tensione. La Serbia dopotutto non ha una fama brillante, ma a onor del vero, dopo pochi minuti di controlli (che comprendono anche il libretto di circolazione della moto), le porte di questa nazione si spalancano e gli incontri con le uniformi di Belgrado non riprendono che all'uscita dal paese.

Una burocrazia perversa fatta di chiavi USB contenenti i dati del mezzo (e che il pilota deve mostrare a una serie misteriosa di diversi sportelli senza nome) accompagnano l'ingresso in Bulgaria. A parte questo, nessuna complicazione. La decantata "vignetta" per utilizzare le autostrade bulgare non appare in vendita da nessuna parte, noi non la andiamo a cercare e nessuno ce la chiede. Amen.

Da Bulgaria a Turchia si valica una linea immaginaria che é la frontiera tra cultura occidentale e cultura islamica. Non era così 30 anni fa, ma la Turchia oggi si sta polarizzando e i sostenitori di un suo ingresso nella CE farebbero bene a togliersi i paraocchi dell'idealista e a guardare bene questo improbabile candidato.

Il passaggio alla frontiera è macchinoso, il processo inefficiente e poco cordiale. Niente fotografie, anche se l'enorme moschea che appare dopo la barriera dei caselli dei doganieri fa gola al fotografo in cerca di simbolismi. Facce accigliate, nessun messaggio di benvenuto. Altoparlanti lontani proiettano distorto il canto registrato del muezzin. Piano piano, la fila di auto e moto transita davanti allo sportello. Il doganiere turco si prende molto sul serio e adotta la faccia standard dell'ignorante: ostile per non sbagliare.

Niente però supera la tensione palpabile del passaggio da Turchia in Grecia. La frontiera sul fiume Evros sembra una cittadella, i militari si muovono in assetto da guerra e si dice che la terra di nessuno fra i due paesi sia ancora minata. Terminato l'ennesimo esame del libretto di circolazione, il turco fa cenno di passare. Dall'altra parte del ponte, un doganiere greco chiede in Italiano: "niente da dichiarare?". Alla risposta negativa, saluta sorridendo e augura buon viaggio. Il cerchio si chiude, si ritorna nell'Europa senza frontiere.

A molti Italiani, i Greci amano dire: "una faccia, una razza" alludendo a origini etniche comuni. Sarà poi vero? Non lo so, ma la sensazione è proprio quella.

sabato 30 maggio 2009

Le piccole cose

Mentre organizzo le centinaia di foto scattate nel viaggio a Istanbul appena concluso trovo di continuo vedute spettacolari e paesaggi mozzafiato.
Sono delle cartoline, se volete, riprese da milioni di turisti prima di me e icone irrinunciabili che altri milioni di visitatori non potranno fare a meno di fotografare.

Mi cade però l'occhio su questa istantanea sparata a poche centinaia di metri dalla frontiera tra Bulgaria e Turchia e d'improvviso mi ritrovo lì, nella zona di Edirne, con il vento che alza una polvere fastidiosa e la strada deserta che se ne va verso Sud-Est in una luce accecante.

E' ora di pranzo, siamo accaldati e affamati e ci fermiamo in una stazione di servizio turca che offre dei tavolini all'ombra. Si scopre poi che le pompe di benzina non sono in funzione e il ristorante lo stanno ristrutturando. Ma il proprietario non ci manda via, ci fa ordinare il pranzo che vogliamo e poi se lo fa recapitare da una qualche cucina nelle vicinanze.

Guardando questa immagine sento ancora il profumo di quei Doner Kebab, la forza di quei peperoncini grigliati e ho in mano una Tuborg gelata. Sono proprio le piccole cose, i momenti di classe B, quelle istantanee di vita vissuta a rendere indimenticabile un viaggio, qualunque viaggio. Forse ancora più delle grandi foto, delle riprese studiate e degli effetti di luce ricercati.

Quattro amici accaldati che cercano un poco d'ombra, un filo di vento e qualcosa da mangiare in uno scenario ancora sconosciuto. Ci sono ilarità, cameratismo, profumi esotici, il sollievo di essere arrivati in Turchia senza problemi e l'aspettativa di tanta strada ancora sotto le gomme, tanti altri pasti insieme e chissà quanti litri di birra fredda.

Più della Moschea Blu e del labirinto multicolore del Gran Bazaar, la Turchia di fine Maggio 2009 la rivedo in questa foto e ne provo una strana nostalgia.