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giovedì 2 febbraio 2012

Orgoglio di che?

Il Comune di Meta di Sorrento si stringe attorno al suo eroico concittadino, il Com. Schettino, accusato di incapacità al comando e codardia nella tragica vicenda della Costa Concordia, speronata da uno scoglio ribelle e scossa dalle onde di un mare piatto fino a far cadere il capitano in una lancia di salvataggio che passava lì per caso. Una storia forse improbabile, ma che i metesi hanno immediatamente avallato. 

“Frangesch’  è ‘nu bravo ‘uaglione, fangùlo la Lega e Marone” recita il mantra sulla bocca di tutti.
Il consiglio comunale ha deciso all’unanimità di ribattezzare la Piazza Caduti del Mare chiamandola ora Piazza Scivolati nella Scialuppa. E’ stato poi commissionato un monumento da collocare nella Piazza del Consiglio (che verrà ribattezzata Piazza del Coniglio) e che raffigura il Comandante a bordo di una scialuppa mentre pagaia energicamente verso riva a cercare calzini asciutti e, visto che c’è, anche dei soccorsi.


La statua, realizzata in bronzo dallo scultore locale Ciro Delano e alta 8 metri, sarà in parte finanziata da una raccolta di fondi alla quale l’associazione “Orgoglio Metese” appena costituita  ha risposto con entusiasmo. Il resto della cifra verrà ricavato dai proventi di due nuovi autovelox collocati sulla Via del Mare, il cui limite di velocità è stato appositamente portato a 5 kmh per due tratti da 20 metri dove appunto saranno installati i dispositivi. Per disposizione del comune, il limite di velocità vale solo per i non residenti nella provincia di Napoli.

Al consigliere Ciccillo Acampora, che reclamava un trattamento da eroe anche per il Comandante metese della MSC Poesia (arenata su una barriera corallina alle Bahamas pochi giorni prima della Concordia) veniva risposto negativamente, in quanto l’incidente della MSC Poesia non aveva provocato vittime. La posizione del comune è irremovibile: “Niente morti, niente eroe.”

Intanto, all’Istituto Tecnico Nautico Statale Nino Bixio, storica istituzione di Meta di Sorrento che ha donato al mondo centinaia di grandi skipper, sono stati lanciati due corsi serali di perfezionamento dal titolo “Tecniche di inchino in stato di ebbrezza” e “Gestione contemporanea di bionde moldave e timone”. Testimonial d'onore l'ex-presidente USA Bill Clinton, noto per essere stato al timone degli Stati Uniti con la Monica Lewinski aggrappata alla manichetta...

Piovono intanto offerte di lavoro per il Com. Schettino, ormai licenziato definitivamente dalla Costa Crociere.
Ai microfoni di “Radio Meta” il capitano avrebbe dichiarato di “non aver ricevuto offerte da altre società di navigazione, ma da diversi altri settori”. La casa editrice Mogli & Buoi gli vorrebbe affidare la prefazione alla ristampa in lingua napoletana di “Capitani Coraggiosi”, mentre il comune di Positano gli avrebbe offerto un vitalizio di €5.000 annui a condizione di “non condurre imbarcazioni di qualunque tipo nelle acque prospicienti” la cittadina.

Ancora un paio di offerte così e il buon capitano può attendere la pensione dormendo sonni tranquilli, sempre che non li venga a turbare il pensiero di tutti quelle morti inutili causate dalla sua spavalderia criminale.

venerdì 20 gennaio 2012

Tanta voglia di eroi

Una settimana dopo la tragedia della Costa Concordia, mezza Italia chiama “eroe” il Capitano De Falco della Capitaneria di Livorno. 

Ma De Falco è veramente un eroe? E’ proprio lui il primo a scrollarsi di dosso l’epiteto. De Falco è un professionista, un vero ufficiale di marina (non un pupazzo narcisista come il comandante della nave) e, se vogliamo, non è nemmeno riuscito a costringere il guappo vigliacco a ritornare a bordo. 

A tanta gente, il capitano De Falco giustamente piace perché è un uomo onesto, un personaggio integro e solido in una vicenda popolata da pigmei morali. Ma non parliamo di eroi. Chi fa il suo mestiere con convinzione, integrità e determinazione non è un eroe, ma certamente lo sembra al confronto con i cialtroni che portano le navi (o il Paese) alla rovina.

Intanto, a Meta di Sorrento, la cittadinanza si stringe intorno al comandante della nave e lo chiama “eroe” per aver salvato migliaia di persone. Com’è curiosa la gente. Nella sua visione a tunnel si dimentica che lo stesso “eroe” è quello che, per un gesto irresponsabile da sbruffone, ha messo a repentaglio la vita di 4000 persone, ne ha ammazzate almeno 11 e causato milioni di Euro di danni. E adesso, nella fantasia italebana, sta diventando un personaggio mitico, il Braveheart campano, il Sandokan sorrentino, l’uomo che la Padania vorrebbe morto. Se non facesse parte di una tragedia fin troppo reale, questo ribaltone grottesco farebbe anche ridere. Se non credete che questo sia sintomo della bancarotta morale che affligge questo Paese, trovatemene un altro migliore.

E intanto in Moldova (la Moldova sta tra Romania e Ucraina ­­– sono andato a vedere su Google), la misteriosa bionda venticinquenne vista al fianco del comandante sul ponte della nave viene intervistata dalla TV locale e salutata come eroina per aver salvato un numero imprecisato di persone. Ridda di ipotesi: era regolarmente imbarcata o l’ha fatta salire a bordo il capitano approfittando della sua autorità? Secondo una versione, poi, sarebbe stata chiamata sul ponte per fare annunci in russo, un’altra la vorrebbe a fianco del comandante già al momento dell’impatto con il fondale.

Cosa? Era già salita in plancia? Chissà che il comandante, preso da preveggenza, se lo fosse sentito? O fu lei a sentirselo? Il disastro imminente, voglio dire.

La verità definitiva, grazie alla registrazione delle conversazioni sul ponte di comando, alle telecamere e agli interrogatori dei testimoni prima o poi verrà fuori.

Intanto però, a Meta di Sorrento, il primo a essere sottoposto al terzo grado è proprio il comandante. E chi gli fa le domande è la moglie: Frangé, Frangé, ma chi era sta femmena bionda che aggio visto in tivvù?
E il comandante, ormai esperto di acrobazie evasive, si cala da una finestra e finisce in un cassonetto.

Lo insegue l’urlo Omimmeeerd’ , sfaccimm’, ma lui è già salito su un taxi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Nani al comando

Due considerazioni doverose sugli eventi della scorsa settimana.
Abbiamo visto all’opera, con i tragici risultati che tutti sanno, il classico “capo all’italiana”, il prodotto di una cultura egocentrica e feudale, un nano narcisista con un’immagine del suo ruolo gonfiata e deviata. Un’immagine che lo fa sentire in diritto di utilizzare un oggetto di proprietà del suo datore di lavoro (costo circa 400 milioni di Euro) e di mettere a rischio 4000 vite umane (un valore questo incalcolabile) per un ridicolo atto di omaggio, un “inchino”, a qualcuno come lui. Ma fra “uomini di panza” si fa cosi.

Il personaggio, che tanto ricorda un nostro ex-premier votato alla spavalderia, alla tracotanza e allo stravolgimento della verità, ha combinato un casino infinito, ha ucciso delle persone, ha bruciato centinaia di miliardi di valore delle azioni del suo datore di lavoro, ha ridotto a relitto una nave nuova e ne ha prontamente preso le distanze (letteralmente) “cadendo” per pura combinazione in una scialuppa. Che culo.

Del danno che il suo operato (e quello del Papy prima di lui) hanno fatto al nostro Paese parleremo in un’altra occasione. Intanto, l’Italia (quasi) tutta si è rivoltata contro questa figura miserabile di piccolo bulletto di provincia (come sembra abbiano anche fatto molti dei suoi ufficiali).

Dalla sua parte si è schierato il paesello natio (al quale negli anni il nano si è inchinato facendo favori, come nella migliore tradizione) e infatti sul Web è apparso lo striscione "Comandante non mollare" che i concittadini gli hanno piazzato davanti la casa. No, il comandante non è uno che molla, si è visto. Vedrete che tra qualche giorno diventerà quasi una questione "razziale", come quando O.J. Simpson ammazzò la moglie e la fece (temporaneamente) franca. E altrettanto prevedibilmente, tifa per lui la moglie. La signora Fabiola ha diffuso un comunicato in cui scrive: "Sentiamo il dovere di respingere con forza qualsiasi tentativo di delegittimazione della sua figura, invitando a comprendere la sua tragedia ed il suo dramma umano. Molti dei particolari pubblicati, relativi al comportamento del comandante Schettino, sono da verificare".

Mi viene spontaneo pensare che questa lucida prosa non sia tutta farina del sacco della Sig.ra Fabiola di Meta di Sorrento, o sarebbe in qualche modo legittimata la teoria di un tentato suicidio del marito comandante, pronto a colare a picco pur di non tornare a casa da una che parla così.

Intanto, il giudice per le indagini preliminari ha concesso al nano gli arresti domiciliari. Ma dai giudici, almeno quelli che non avevano parenti e amici a bordo della nave, ci possiamo aspettare di tutto.

Il comune di Meta avrebbe intanto offerto al valoroso skipper un posto da bagnino una volta scontata la pena detentiva (se mai ci sarà). Il ricciolo da guaglione brizzolato porterà di sicuro migliaia di signore attempate e irrequiete sulle spiagge della riviera sorrentina.

Ci scrive nel frattempo un comandante dell’Alitaglia, Guido Stopardico-Joni, e ci chiede se, in omaggio ai suoi parenti che vivono a Castelluccio di Norcia, può fare un inchino anche lui, un passaggio radente con il suo B747 (400 passeggeri ignari a bordo) sulla Piana di Castelluccio, con brusca riattaccata prima delle case del paesino.
C’è da dire a suo credito che, nel caso dovesse sbagliare la manovra, non ci sarebbe una scialuppa nella quale rifugiarsi.



giovedì 17 marzo 2011

Fratelli d'Itaglia

Alla faccia dell'Italia cialtrona e bancarottiera che si regala una festa inutile e insignificante per i 150 anni della sua magra sopravvivenza, oggi ho lavorato tutto il giorno e così ha fatto mia moglie.

Mentre martellavo la tastiera del Dell, un mega-file audio da qualche Giga girava sull'impianto stereo e mi dava la giusta carica. Oggi, signori, mi sono fatto un'overdose da musica classica.

Pezzi da brivido, da Nessun Dorma di Puccini al Requiem K.626 di Mozart. Il meglio che un'Europa ormai scomparsa è riuscita a produrre.

E allora mi è venuto da pensare a quel patetico inno nazionale che ci ritroviamo, Fratelli d'Italia, anche noto come l'Inno di Mameli.

Dopo aver ascoltato pezzi come la Marcia Trionfale dell'Aida o il Va pensiero del Nabucco (di quel gigante di Giuseppe Verdi), il nostro inno suona come una pisciata a fianco delle cascate del Niagara.

Il pezzo che candiderei  a inno nazionale (e non sono il solo) è la Marcia Trionfale: regale, elegante e di una potenza ciclopica. Anche il Va pensiero non scherza, è corale e commovente. Un pezzo che ti lascia stremato.

Ma forse va bene così, lasciamo pure le cose come stanno. Siamo un paese destinato all'irrilevanza più totale, in mano a una banda di guitti cleptomani, presieduto da una cariatide stalinista e amministrato da cazzoni che abbassano l'inquinamento a colpi di cartelli con scritto 70 kmh.

Teniamoci Fratelli d'Italia. E' la classica musichetta concitata da banda di paese che ci meritiamo.

La Marcia Trionfale dell'Aida è un capolavoro. Speriamo che se la compri un paese serio. Per capirsi, uno che elimini un paio di feste nazionali invece di crearle.

martedì 3 novembre 2009

Tanta fuffa, poca moto


Leggo una frase sul solito Motoblog.it (lo so, mi piace farmi del male!) ma mi fermo più volte perché sono confuso. Provate a leggerla anche voi:

Triumph e TAG Heuer (…) presentano l’ultima novità al pubbico di appassionati motociclisti: la Bonneville versione “Heuer”.
La TAG Heuer Bonneville presenta una livrea esclusiva blu/arancione ispirata alla Porsche guidata dal mitico Steve McQueen nel film Le Mans, che a sua volta ha ispirato la grafica del modello Monaco 40° anniversario.

Ma fatemi capire: mi compro una moto con il suo bel logo (Triumph), che a sua volta riporta in evidenza un altro logo (TAG-Heuer) e ha i colori di un modello che si ispira alla Porsche (altro logo) guidata da Steve McQueen (un’icona del cinema e delle corse) in un film chiamato LeMans.

Con questa confusionaria ammucchiata di loghi, icone e simboli c’è veramente il rischio che il novello acquirente della Bonneville entri nel pallone e si domandi: “ma io che c@22o mi sono comprato?”

Personalmente, quando compro le moto lo faccio per andarci in giro e la sola cosa che mi importa (almeno per la prima mezz’ora) è il colore.

Le versioni “20° Anniversario”, “Special Edition” o “Wimbledon” non mi sono mai interessate, sono strati di fuffa che alla moto non aggiungono niente.

Quanto agli accoppiamenti di brand (tanto amati dai visionari del marketing), non li considero altro che perversioni genetiche, come un cammello che monta un delfino. Ancora mi vengono i conati di vomito ogni volta che vedo la Yamaha di Valentino sponsorizzata Fiat.

Chi compra una moto conciata come la povera Bonneville cerca un’overdose di immagine e si compiace nel raccontare (rigorosamente davanti al bar) la storia di quella livrea mentre spunta l’elenco dei brand sulle dita della mano.

“Allora cioè, mò tte spiego, questa è la Traiumf Bonnevil ™, nella colorazzione Monaco 40° Anniversario ™ del Tagghe-Oier ® che è un orologgio che a sua vorta si ispira alla Porscc ® guidata dallo Stìv Meqquìnne © ner filme Lemans ®, cioè ma tte rendi conto che moto che cciò?”

Non c’è dubbio che tutto questo con l’andare in moto non abbia niente a che vedere.