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sabato 30 maggio 2009

Le piccole cose

Mentre organizzo le centinaia di foto scattate nel viaggio a Istanbul appena concluso trovo di continuo vedute spettacolari e paesaggi mozzafiato.
Sono delle cartoline, se volete, riprese da milioni di turisti prima di me e icone irrinunciabili che altri milioni di visitatori non potranno fare a meno di fotografare.

Mi cade però l'occhio su questa istantanea sparata a poche centinaia di metri dalla frontiera tra Bulgaria e Turchia e d'improvviso mi ritrovo lì, nella zona di Edirne, con il vento che alza una polvere fastidiosa e la strada deserta che se ne va verso Sud-Est in una luce accecante.

E' ora di pranzo, siamo accaldati e affamati e ci fermiamo in una stazione di servizio turca che offre dei tavolini all'ombra. Si scopre poi che le pompe di benzina non sono in funzione e il ristorante lo stanno ristrutturando. Ma il proprietario non ci manda via, ci fa ordinare il pranzo che vogliamo e poi se lo fa recapitare da una qualche cucina nelle vicinanze.

Guardando questa immagine sento ancora il profumo di quei Doner Kebab, la forza di quei peperoncini grigliati e ho in mano una Tuborg gelata. Sono proprio le piccole cose, i momenti di classe B, quelle istantanee di vita vissuta a rendere indimenticabile un viaggio, qualunque viaggio. Forse ancora più delle grandi foto, delle riprese studiate e degli effetti di luce ricercati.

Quattro amici accaldati che cercano un poco d'ombra, un filo di vento e qualcosa da mangiare in uno scenario ancora sconosciuto. Ci sono ilarità, cameratismo, profumi esotici, il sollievo di essere arrivati in Turchia senza problemi e l'aspettativa di tanta strada ancora sotto le gomme, tanti altri pasti insieme e chissà quanti litri di birra fredda.

Più della Moschea Blu e del labirinto multicolore del Gran Bazaar, la Turchia di fine Maggio 2009 la rivedo in questa foto e ne provo una strana nostalgia.

giovedì 28 maggio 2009

Non mi resta che un video

Il post precedente l'ho scritto 7 giorni fa a Kalambaka, in Grecia, con ancora 1500 km di strada davanti a me prima di arrivare a Milano.

Ora sono a casa, la borsa da serbatoio è ancora piena di materiale fotografico e la cartina della Grecia spunta da una lampo mezza chiusa. Ho dato una veloce pulita alla moto, che era un autentico cimitero entomologico con insetti di varie regioni balcaniche tumulati alla rinfusa.

La mia testa però si rifiuta di accettare che il Raid di Istanbul sia finito e che domattina non si debba ripartire per fare altri 700 km di strada. La cosa più grave è che, a giro finito, è il caso di dare un taglio alla quantità di birra ingerita. Se dopo 10 ore di moto si ha veramente bisogno di idratarsi e distendersi, una giornata a Milano non giustifica libagioni esagerate.

Dove l'attesa e la preparazione prima del viaggio sono state eccitanti e piene di aspettativa, il dopo è un vero pianto. Niente adrenalina, niente sguardo alla tabella di marcia, niente paesaggio che ti schizza via ai lati della visiera. E anche la sensazione di onnipotenza che ti dà gestire 145 cavalli con una sola mano o affrontare curva e controcurva con il solo spostamento della testa se n'è bella che andata.

Non mi restano che dieci minuti di video e la voglia di ripartire...

giovedì 21 maggio 2009

Lasciando Istanbul

Chi vuole entrare a Istanbul deve accettare il fatto che il traffico della metropoli turca cominci già a cinquanta chilometri di distanza, da qualunque direzione si provenga.

E chi lascia Istanbul, come abbiamo fatto noi diretti alla frontiera greca, deve essere pronto a sopportare cinquanta chilometri di traffico intenso prima di esserne definitivamente uscito.

Dopotutto, un agglomerato di 13 milioni di abitanti garantisce la presenza di un'ora di punta che dura 24 ore al giorno e copre centinaia di chilometri quadrati.

Poi, lasciata la città, il nulla. Dopo aver fatto un interminabile slalom tra rampe, raccordi e svincoli e dopo quasi un'ora su un'autostrada urbana a tre corsie, ci ritroviamo improvvisamente a viaggiare paralleli al mare in un paesaggio monotono, costellato di squallidi villaggi, moderne stazioni di servizio e bandiere con mezzaluna e stella che sventolano dappertutto.

E' la Tracia, regione che porta lo stesso storico nome anche una volta passati in Grecia.

Si naviga con la bussola, visto che in terra turca manca del tutto la segnaletica che indichi la strada per la nazione confinante e tutt'altro che amica.

Solo arrivati a poca distanza dalla frontiera appaiono dei cartelli misteriosi che recano il nome "Yunanistan".
Ma dove stiamo andando? La domanda viene spontanea.

Niente paura, siamo sulla strada giusta. I turchi la Grecia la chiamano così.

La frontiera dal lato turco ha un aspetto formidabile, é una fortezza circondata da filo spinato e sulla quale sventolano enormi bandiere. 

I controlli, anche in uscita, sono piuttosto severi e l'area doganale é enorme. Poi finalmente si arriva al ponte sul fiume Evros, che marca il confine. Sul lato turco ci sono due garitte con un paio di soldati armati e dall'espressione impenetrabile.

Anche sulla sponda greca ci sono due militari armati, ma hanno l'aria annoiata di chi non fa la guardia a niente. Uno di loro vede arrivare il nostro piccolo convoglio di quattro moto e ci saluta con la mano.

Siamo ritornati in Europa.

domenica 17 maggio 2009

Balkan Express

Siamo a Sofia da qualche ora, dopo 800 km di strade di ogni tipo che ci hanno portati qui da Zagabria.

Ieri sera eravamo a passeggio nella Tkalčića Ulica della capitale croata, gustando l'atmosfera un po' bohemienne di questa suggestiva strada piena zeppa di bei locali e gremita di gente giovane e allegra.

Oggi invece abbiamo sperimentato un'uscita serale nella capitale bulgara, un'esperienza sconfortante. Città sgangherata, traffico demente, tassisti scostanti, camerieri incapaci. Insomma, un paese dell'ex blocco sovietico che non riesce ancora a voltare pagina.

Peggio per loro. Domani noi ripartiamo e ci dirigiamo su Istanbul.

La strada percorsa oggi ci ha regalato alti e bassi. La noia dell'autostrada croata semideserta da Zagabria al confine serbo, l'attraversamento di Belgrado e il proseguimento fino a Niš (cercando senza successo di restare nel limite di velocità serbo di 120 kmh), seguiti da un centinaio di chilometri di statale piena di TIR fino al confine bulgaro sotto la minaccia di un gigantesco temporale, che finalmente ci ha spruzzati per cinque minuti arrivati a mezz'ora da Sofia. Poi l'ingresso in questa città caotica, cialtrona e polverosa.

Domani, dicevo, lasciamo la Bulgaria diretti a Istanbul. Ho promesso ai miei compagni di viaggio di portarli a mangiare pesce in un ristorante del quartiere Sultanahmet.
Spero solo di riuscire a ritrovarlo, perché ormai ci hanno fatto la bocca e corro il rischio di un ammutinamento…

venerdì 15 maggio 2009

Si parte


E così siamo arrivati alla partenza per Istanbul.

Ci sono stati un po' di cambiamenti dell'ultim'ora: Flavio, che era stato fra i primi a confermare la sua partecipazione, ha dovuto purtroppo rinunciare per dei problemi di salute.

Al suo posto però arriva all'ultimo minuto Marco, che ha ritirato il passaporto soltanto oggi! Un bel suspense, ma il prezioso documento (che in realtà serve solo per mezza giornata di transito in Serbia) é ormai acquisito e Marco si unisce definitivamente al gruppo.

Alfred è arrivato semiasciutto dalla Svizzera. Lui vive presso Schaffhausen ma si era fermato per un paio di giorni nel Canton Ticino. Durante il viaggio gli sono andate in tilt le trombe della moto, ma in dieci minuti abbiamo sostituito il relè e il suo avvisatore acustico è di nuovo in funzione.

Luciano è pronto, anzi prontissimo, e sicuramente sara' in piedi all'alba domani mattina anche se partiremo attorno alle 8.00.

Ora diluvia a Milano ma noi, birra in mano, lasciamo che piova quanto vuole. Domani ci piacerebbe trovare strada asciutta o, al massimo, profumata di pioggia che si asciuga, come dice Marco.

Chissà che non mi riesca di aggiornare il blog nel corso del viaggio. Magari gettateci l'occhio ogni tanto per vedere se ci sono notizie dei "Turchi".

Mi auguro buona strada da solo!

domenica 10 maggio 2009

Come un buon vino


La preparazione di un viaggio in moto è un po' come un buon vino: si sorseggia lentamente per gustarne il sapore e non perderne la minima sfumatura.

Mancano solo sei giorni alla partenza per Istanbul e i preparativi proseguono senza urgenza, ma con l'obiettivo ben chiaro nella mente. La moto è pronta, gomme nuove (le turistiche Continental ContiMotion dovrebbero assicurare una buona performance sulla distanza ma non mancare di grip) e olio nuovo, sia nel complesso motore/cambio che nella trasmissione cardanica. Tutto il resto, dai fari ai freni, è stato già controllato ed è OK.

Oggi ho cominciato a preparare i vari attrezzi e ricambi che mi accompagneranno in viaggio: lampadine, fusibili, kit dei ferri e il necessario per riparare eventuali forature.

Come ultimo gesto questa sera, prima di spegnere la luce in garage e chiudere la porta, ho infilato sotto il parabrezza i guanti che userò per il viaggio.

Mi sto veramente gustando questo buon vino dei preparativi. Ha il sapore di un'avventura da tempo sognata e che finalmente sta prendendo forma.

Il viaggio vero e proprio mi fa invece pensare più alla birra che al vino. Lo vedo come un boccale spumeggiante di birra gelata che scende a spegnere quella sete di strada che c'è in ognuno di noi.

domenica 26 aprile 2009

Prosegue il countdown

Venti giorni alla partenza per Istanbul.

Previsioni meteo non ancora note, ma non essenziali.
Tanto noi partiamo lo stesso. La scelta del periodo dovrebbe garantirci un'alta percentuale di giornate di sole. Altro non sappiamo e non possiamo comunque farci niente.

Gli alberghi sono ora tutti riconfermati, primo fra tutti il piccolo Hotel Evsen di Istanbul che abbina una posizione strategica in città a tariffe particolarmente contenute (Eur 45 per la singola, con tanto di colazione).


Siamo a pochi minuti dal Bazaar, dal palazzo Topkapi, da Santa Sofia e dalla Moschea Blu. Una breve passeggiata ci porta al Ponte Galata sul Corno d'Oro e da lì partono i traghetti per il Bosforo e la sponda asiatica della città.

Lungo il viaggio di andata la prima sosta é a Zagabria, dove ci aspetta l'Hotel Stella, situato tra la capitale croata e l'aeroporto. Anche qui il rapporto qualità–prezzo è valido. Una singola costa Eur 55, colazione inclusa. Il centro della città é a pochi minuti di distanza.


La sosta successiva è nella capitale bulgara. A Sofia, siamo prenotati presso il Forum Hotel, in zona centrale, dove per Eur 45 avremo una singola con colazione inclusa. Non male per un albergo 4 Stelle.


Non resta altro che fare gli ultimi controlli sulle moto e il resto ce lo dirà la strada. Fra qualche giorno, una volta chiarito l'interrogativo meteo, sapremo anche che tipo di indumenti portare nel bagaglio.
Al netto di qualche rovescio di pioggia, io scommetto su temperature attorno ai 25 gradi.
Non dimentichiamoci gli occhiali da sole!

lunedì 30 marzo 2009

Conto alla rovescia per Istanbul


Mancano 45 giorni alla partenza per l'Istanbul Raid e il team è pronto e carico di entusiasmo.

Flavio, con la Kawasaki 1400 GTR ha già montato le Pirelli Angel con le quali farà il viaggio.

Luciano sta aspettando a farlo: la sua Yamaha FJR1300 ha ancora gomme discrete e c'è tempo per consumarle ancora un po'.

Anche Alfred ha una FJR1300. La sua è praticamente nuova e credo non abbia particolari operazioni da compiere, salvo sostituire la targa americana con una svizzera, visto che ora abita nella Confederazione.

Io con la mia FJR 1300 del 2005 ho la moto più "vecchia"! La bestia è in gran forma e ha da pochi giorni una vista d'aquila: un paio di lampade allo xeno che saranno di certo un grande aiuto se ci troveremo a viaggiare di notte.

L'albergo di Istanbul è già prenotato; per il viaggio di andata abbiamo già fissato il pernottamento a Zagabria e a Sofia. Sulla via del ritorno, ci fermeremo forse a Salonicco, ma per ora la località definitiva è "open".

Ancora qualche settimana e partiranno i miei controlli tecnici per la partenza. Poco prima del via monterò gomme nuove, le Continental ContiMotion che si presentano come una valida scelta per un viaggio di media lunghezza.

E come sempre avviene, il piacere di un'esperienza come quella in programma comincia già mesi prima di salire in sella e di avviare il motore.

lunedì 2 febbraio 2009

Istanbul Raid

Istanbul è la meta di un prossimo viaggio in moto che ha tutte le carte in regola per diventare memorabile.

Parlare della metropoli turca senza ricadere nel frasario delle guide turistiche non è compito facile.

Ancora più difficile è evitare quei maledetti luoghi comuni come "punto d'incontro tra Europa e Asia" che, sebbene assolutamente veri, si sono già sentiti mille volte.
Ma il bello di Istanbul è che l'appassionato di arte o di storia potrà documentarsi prima e durante il viaggio per riconoscerne i monumenti e visitarli in maniera consapevole. Chi invece non ha nè tempo nè voglia di aprire i libri, potrà respirare l'aria di questa città e goderne il fascino e la bellezza scoprendola e lasciandosi sorprendere ad ogni angolo.
Inevitabile ritrovarsi nel Grand Bazaar (in turco Kapalıçarşı), da oltre 500 anni il mercato coperto più grande del mondo.
Impossibile non perdersi tra le bellezze e le bufale, spinti da un torrente di folla che vuole vedere, trattare e a volte anche comprare.

Il Bazaar non si limita tuttavia alla struttura coperta ormai famosa, ma le si estende tutto intorno e discende ripido fino al mare e all'approdo dei traghetti di Eminönü.

Qui ci sono negozi e botteghe di ogni tipo e chi si ferma un attimo a un angolo di strada vedrà sfilare davanti a sè una folla eterogenea e variopinta, pochi turisti e un incredibile spaccato della popolazione che gravita intorno a questa metropoli in continua e vorticosa crescita.

Abbiamo detto: niente luoghi comuni e frasi fatte da Ente del Turismo. Ma non è facile provare a descrivere una camminata su e giù per le vie di Istanbul senza cadere nel retorico o nel facile entusiasmo.

La cosa migliore è mischiarsi nella folla e guardarsi intorno curiosi e al tempo stesso rispettosi di una cultura a volte lontana e altre volte vicinissima a noi.

La gente è cordiale e molti parlano una qualche lingua europea. Come spesso avviene, l'immagine dei turchi emigrati nell'Europa Centrale non fa onore ai loro concittadini restati nella repubblica fondata da Atatürk.

Se i turchi che vivono in Germania o in Austria tendono a chiudere i ranghi e a non cercare un'integrazione (con una serie di ricadute molto negative), i cittadini di Istanbul sono molto spesso aperti e cordiali o, nella peggiore delle ipotesi, del tutto indifferenti al turista.

Un paio di anni fa fui avvicinato da un giovane dalle parti della Moschea Blu, il quale esordì con la domanda classica: "da dove vieni?" Nove volte su dieci, si tratta del classico sistema per irretire il turista, farlo entrare nel negozio, offrirgli un tè e costringerlo moralmente a qualche acquisto.

Fu quindi con una certa freddezza che gli dissi di essere italiano e che non mi serviva di acquistare niente. "Sono in Turchia per lavoro e non per turismo" aggiunsi.

Lui mi disse allora che stava studiando l'Italiano e che sperava potessi aiutarlo. E in realtà, entrati nel negozio, vidi che aveva un libro d'Italiano aperto e lo stava effettivamente studiando.

Passai così una mezz'ora a spiegargli un paio di cose della nostra lingua che lui trovava particolarmente difficili da capire e poi ripresi la mia camminata verso il Bazaar delle Spezie.


Questo Bazaar si trova sulle rive del Corno d'Oro, quella insenatura del Mar di Marmara che è parte integrante di Istanbul come il Canal Grande è il cuore di Venezia.

Affollato e rumoroso, il Bazaar delle Spezie è un'esplosione di colori e aromi. Chi ancora non avrà scattato una sola foto di Istanbul, è garantito che estragga la macchina fotografica proprio qui.

Ed è qui che il motociclista può trovare il classico regalo poco ingombrante da riportare a casa, che sia un sacchetto di zafferano o una confezione di Loukoum (che per i turisti è ribattezzato Turkish Delight). Sono dei dolci tipici a base di amido e zucchero, spesso aromatizzati all'acqua di rose e, contrariamente alle descrizioni enfatiche che le guide turistiche ne fanno, io li trovo particolarmente rivoltanti.

Non è certo per i Loukoum che non vedo l'ora di ritornare a Istanbul.