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lunedì 24 ottobre 2011

Dvořák sulle Dolomiti

La scorsa settimana, grazie anche al tempo splendido di metà Ottobre, abbiamo fatto una spedizione sulle Dolomiti, ad Antermoia nell’alta Val Badia.

Partiti da Milano alle 08:00 eravamo su alle 16:00 esatte, dopo aver fatto qualche sosta nei punti più panoramici e dopo aver lasciato la Torino-Venezia a Peschiera, seguito l’Adige da Affi e percorsa la Val di Fassa, valicato il Pordoi e attraversate Arabba e Corvara.

Poco prima di arrivare siamo incappati in una scena che immagino appartenga alla tradizione dei luoghi. Mentre salivamo lungo la SP29 da S. Martino in Badia, abbiamo incontrato una fila di veicoli fermi e una piccola folla in mezzo alla strada. Un incidente – abbiamo subito pensato. Ma non era così: si celebrava nel bel mezzo della strada una coppia di sposi, con tanto di sedie e tavolino sulla linea di mezzeria e un bel gruppo di gente allegra, molti negli abiti della tradizione, che brindava alla salute della coppia.

Rientrati a casa la sera dopo, l’amico che aveva montato una telecamera sulla sua GTR1400 mi ha trasmesso interi gigabyte di riprese, dalle quali ho tratto un video di circa 9 minuti.

Al momento di scegliere una colonna sonora, mi è venuta in mente la  Sinfonia N. 9 “Del Nuovo Mondo” di Antonin Dvořák e in particolare il suo celebre movimento “Allegro con fuoco”. Pensavo appunto a quei momenti adrenalinici di sorpassi a manetta spalancata e a quelle serie infinite di tornanti che hanno costituito gran parte del viaggio, inframmezzati dalle pause serene di quando si attraversavano i paesi e le vallate alpine, con quelle splendide montagne sullo sfondo.

Secondo me, l’abbinamento è riuscito. Voi che ne dite?

domenica 9 gennaio 2011

Il lavoro nobilita

Caro blog

Avrai notato negli ultimi mesi una mia scarsa attività creativa e sono qui per spiegartene le ragioni.

Nonostante la piattaforma Blogger sia gratuita (e sempre sia lodata!), altre cose nella vita non lo sono, dalla corrente elettrica alla birra pilsener. (Quest'ultima è meno pericolosa della corrente e dà maggiori soddisfazioni, anche se nonostante i miei ripetuti  tentativi non serve a far girare la lavatrice.)

Dicevo, la vita è un passatempo costoso e di questi tempi occorre far quadrare i conti. Visto che per fortuna gli ultimi mesi mi hanno portato un discreto carico di lavoro, ho pensato di dare la priorità a quest'ultimo.

Diciamo quindi che, oltre al mio blog, ho sacrificato anche una serie di fine settimana che avrei potuto trascorrere all'aria aperta. Questo, chiaramente, se l'aria fosse stata più respirabile e avesse contenuto un po' meno idrometeore. Tra pioggia e neve le giornate decenti sono state veramente poche.

E quindi, caro blog, non me ne volere se finché ho da lavorare lavoro. Come dice l'adagio: il lavoro nobilita. Quello che non dice è che si porta anche via un bel po' della tua vita...

Quanto agli amici che ogni tanto capitano su queste pagine, consiglio loro di andarsi a leggere i post più vecchi nella speranza che siano ancora attuali.

Se si parla di politici ladroni, automobilisti con la faccia di merda e segnaletica terzomondista, potete stare tranquilli che da allora non è cambiato niente…

sabato 24 aprile 2010

Preparativi

Nella vita tutto cambia ed è giusto che sia così.
Per fortuna però ci sono alcune cose che non cambiano mai.
Una di queste è la preparazione di un viaggio. Qualunque viaggio.


Se si parte in aereo, l'attività principale è la raccolta di depliant o informazioni su Internet, la ricerca degli alberghi e magari anche uno sguardo alle previsioni meteo.

Se si parte in moto, è vero tutto quanto sopra ma c'è una grossa componente tecnica legata ovviamente alla moto. Si dedicano ore alla preparazione del mezzo, si verificano i livelli di olio motore, olio cardano, liquido refrigerante, olio dei freni. Si controllano le pastiglie dei freni, lo stato dei pneumatici, le candele, il filtro dell'aria, le sospensioni.

Sono lavori che avranno un riflesso diretto sulla sicurezza del viaggio e sul suo svolgimento come da programma. 
Sono anche l'occasione di gettare l'occhio negli angoli meno visibili di carenatura, motore e telaio per accertarsi che tutto sia in regola. La moto è un oggetto che appassiona, ma non c'è dubbio che comporti un certo livello di pericolo. Verificare che sia tecnicamente pronta a macinare qualche migliaio di chilometri con noi sopra è un piacere e un dovere al tempo stesso.

Oggi abbiamo passato diverse ore a trafficare sulle moto, scherzando e ridendo come facciamo sempre. Abbiamo stappato un paio di birre e lavorato divertendoci, dove una buona parte dell'ilarità è sempre ai danni di qualcuno di noi. Visto che eravamo in tre, l'incrocio di battute e prese in giro è stato particolarmente vivace.

Ma in secondo piano c'era il pensiero ricorrente delle strade che faremo, dei tempi che dovremo rispettare e del tempo che ci aspetta. La data si avvicina, mancano meno di due settimane e, come sempre, questi ultimi giorni voleranno via. La Sierra Nevada, che a Marzo sembrava ancora lontana, oggi è qui.

Se è vero che nei viaggi in moto la meta è la strada, bisogna partire preparati e affidare all'improvvisazione solo alcuni aspetti del viaggio. Noi amiamo viaggiare così. Siamo pronti a inventarci un itinerario fermi davanti a un bivio con la carta stradale aperta sul serbatoio della moto, ma quando partiamo vogliamo essere sicuri del nostro mezzo, della situazione delle strade, dei traghetti e degli alberghi.

Sono ormai lontani i giorni delle partenze improvvisate, della moto tirata fuori dal garage e lanciata in un viaggio di dieci giorni senza nemmeno guardare le gomme. Rivedo quelle foto sbiadite e mi sembrano scene di un vecchio film: i protagonisti più giovani, le moto dei trabiccoli un po' naif.

L'incoscienza di una volta ha ceduto il posto alla consapevolezza. Ma non è detto che oggi ci si diverta di meno, anzi!

lunedì 19 aprile 2010

Motociclisti e cani


Poco più di un anno fa ho scritto un post (Collega cane) dedicato al piacere di correre con il vento in faccia, una sensazione impagabile che ci accomuna al nostro amico a quattro zampe.
Questa mattina, portando le mie due belve a passeggiare, le studiavo mentre si godevano la giornata primaverile, il sole caldo e l'erba fresca. Le vedevo fendere il verde come due motovedette, i fili d'erba che si aprivano davanti a loro come le onde solcate da una prua. Il passo veloce e saltellante e l'espressione del muso mi hanno fatto riflettere. Staranno ridendo dall'allegria? 

La domanda non è certo originale. Se la pone l'umanità già da qualche millennio, da quando cioè il cane è diventato il miglior amico dell'uomo (nella paziente attesa che l'uomo diventi il miglior amico del cane, la qual cosa però non è ancora assodata).

Sono andato a cercare la frase "i cani ridono" su Google. E' quello che faccio quando un dubbio esistenziale mi attanaglia. Bè, altre volte invece mi stappo una birra, ma mai prima delle 17:00. Ho trovato una serie di riferimenti, il più interessante su Yahoo Answers. Anche qui, niente di conclusivo, più che altro l'esigenza sentita da molti cinofili di leggere l'espressione dei loro amici.

Ancora un punto in comune tra cane e motociclista. Il centauro serio, quello con il casco integrale, ride dietro la mentoniera ma non si vede. L'osservatore attento vedrà l'espressione degli occhi, scorgerà qualche ruga espressiva o coglierà un impercettibile scuotimento del capo. Insomma, a guardare bene, cani e motociclisti sorridono. E lo fanno spesso per le stesse cose: una giornata fresca e assolata, il piacere di darci dentro e vedere la strada (o il prato) che sfila veloce ai lati dello sguardo.

Ma è sempre meglio non esagerare con le similitudini. Arriva infatti il momento in cui il parallelismo si interrompe. Ma questo non è quando il cane si ferma e annaffia il primo albero che trova! Chi di noi non ha fatto altrettanto lungo la strada? E senza mai raggiungere la disinvoltura e la rapidità del quadrupede.

Dopo la sua corsa il cane è felice di tornare a casa, di sdraiarsi per terra e farsi due ore di sonno. Noi no. 
Noi vogliamo di più: più lontano, più veloce, più a lungo.
Il cane, nella sua profonda saggezza esistenziale, non ne capirebbe il motivo e non ne sente il bisogno.

lunedì 16 novembre 2009

Otto semplici regole


La mia patente ha compiuto 40 anni e ha viaggiato nelle mie tasche per oltre un milione di chilometri. L'unico continente nel quale non l'ho mai usata è l'America del Sud (se vogliamo escludere Artide e Antartide).

Quando è tanto tempo che giri, è difficile che non ti sia imposto qualche regola (conscia o inconscia che sia).

Se vado in auto, la mia regola è arrivare a destinazione il prima possibile.

Se vado in moto, la faccenda diventa un po' più articolata. Ma si sa, quando qualcosa ti appassiona, tutto si complica...

Queste sono le mie regole, l'ordine non importa un gran che.

  1. Non sono in gara con nessuno. C’è gente che supero e altra gente che supera me.
  2. Ci sono giornate in cui mi va di andare forte e mi piace competere. Altre volte mi basta solo andare e non per questo mi diverto di meno.
  3. Non mi lascio imporre un passo che non è il mio. Gli amici più veloci mi aspetteranno al primo bivio. A mia volta aspetterò al primo bivio quelli più lenti.
  4. Piuttosto che mettere a rischio la vita di un amico con un sorpasso azzardato aspetto volentieri un’occasione migliore.
  5. Evito di uscire con chi sa andare in moto molto meglio o molto peggio di me. Chi è molto più bravo, con me si annoia, chi invece è molto meno bravo finirà per mandarmi in terra.
  6. Ogni volta che rischio e non mi succede niente, mi sono bruciato un credito. Il problema è che non so mai quanti me ne restano.
  7. Vado in moto per indossare abiti scomodi e arrivare stanco. Se volevo un comodo mezzo di trasporto, mi compravo lo scooter.
  8. La gente si divide in due categorie: chi va in moto e chi no.

mercoledì 11 novembre 2009

Come spiegare la passione?


Tempi duri per le due ruote, ma solo per le moto.
Gli scooter vanno fortissimo e segnano cifre in crescita.
Già da tempo, dei 20 motoveicoli più venduti in Italia, 17 sono scooter. Le moto “vere” sono invece in calo.

Reduce da un giro al 67° Salone internazionale del Motociclo di Milano, sono rimasto colpito dalla quantità di scooter presenti, dai trabiccoli terzomondisti a basso costo fino ai mezzi di media ed alta gamma (Europei e non), ma specialmente dall’enorme indotto che accompagna questo segmento in crescita.

C’è veramente di tutto e si possono spendere cifre da capogiro per attrezzare lo scooter e renderlo più sicuro e performante, per portarlo in definitiva ad essere il più vicino possibile a una moto, ma senza quel serbatoio fra le gambe che, evidentemente, rappresenta un ostacolo psicologico insormontabile.

Alla fine, chi va a lavorare in scooter può mettersi le scarpe normali e appoggiare i piedi sul pianale a ginocchia unite. Ma è veramente tutto qua?

Certo, se piove la copertina impermeabile ti protegge, mentre in moto serve l’antipioggia. Ma io ancora non riesco a capire perché si vendano tanti scooter e così poche moto.

Mi cade l’occhio su uno scooter tra i più gettonati e non provo niente. Anzi, meno di niente. Lo vedo come un guscio di plastica spinto da un motore, anonimo e ben nascosto, che ti porta da A a B.

Ma quando visito lo stand di un produttore di moto, la bellezza di certi dettagli e soluzioni tecniche mi tiene inchiodato a guardarli per minuti: le linee della carenatura, la livrea, il telaio, il motore, quelle parti in alluminio lavorate che sono vere opere d’arte.



E facendo due passi indietro provo il piacere di vedere il tutto integrarsi armoniosamente e creare un oggetto dal fascino incredibile: una motocicletta.

È difficile spiegare una passione, specialmente a chi non la condivide.

mercoledì 10 giugno 2009

Come eravamo


Parlare di moto ci piace quasi quanto andare in moto.
E quindi, giù a paragonare vari tipi di ABS e discutere sulle gomme più adatte per il nostro stile di guida.

E' giusto. La passione per l'argomento e la voglia di saperne di più fanno parte del DNA del motociclista. Per non parlare del fattore sicurezza che tutti noi abbiamo sempre più in mente.

Ma ogni tanto mi ritornano in mente i tempi in cui di ABS non si parlava (perchè sarebbe nato solo quindici anni dopo) e le gomme erano quelle Cenerentole che montavi sui cerchi e ti dimenticavi fino alla prossima foratura, oppure finchè non ti accorgevi di averle finite. Marca e caratteristiche erano un fatto del tutto secondario.

Non riesco a ricordare un solo tipo di gomme che usavo negli anni 70 e non è per colpa dell'età. E' che la scelta era veramente limitata, le caratteristiche poco entusiasmanti e l'argomento principale restava quello di trovare i soldi per fare il pieno. Per sigle come ABS, GPS, ESA, TPS, TL e ST dovevano passare ancora trent'anni.

Leggo una bella recensione del leggendario Motom nel blog Due Ruote nel Web . Ancora oggi se ne vede qualcuno restaurato come merita, nel suo colore rosso fiammante e con il suo motoricchio in bella vista.

Anche il Motom a suo tempo è servito a far battere il cuore a qualche ragazzo e l'ha portato a spasso con la fidanzatina abbarbicata in qualche maniera sul sedile mentre viaggiavano a 30 km/h lungo la strada provinciale in un'estate di sessant'anni fa.

Altri tempi, altri mezzi (meccanici ed economici), ma la passione è ancora la stessa.

giovedì 9 aprile 2009

Il sapientone

La motocicletta, lo sanno tutti, non è solo un mezzo di trasporto.

Discutere di moto e armeggiare sulle moto sono passatempi virili già noti agli antichi etruschi.
Il problema che loro la moto non ce l'avevano e perciò soffrivano assai. Secondo alcuni studiosi sarebbe stato proprio questo uno dei motivi per cui divennero una civiltà scomparsa.

Ma non crediate che il motociclista abbia l'esclusività di questo edificante passatempo.

Anche gli appassionati di barche stanno sempre a trafficare a testa sotto in qualche vano motore o in un gavone, oppure li trovate a discutere animatamente tra di loro sulla migliore soluzione per un particolare problema.

I patiti della nautica conoscono bene i cosiddetti "profeti da banchina", gente che sa tutto e ha un'opinione infallibile su tutto. "Quell'elica non va bene", "Devi cambiare àncora, la Danforth per la tua barca è sbagliata", "Ti serve un flatting bi-componente per quei legni". Molte volte si scopre che questi signori la barca non ce l'hanno nemmeno e frequentano la banchina solo perché a casa hanno una moglie spaccaballe che li fa girare con le pattine ai piedi.

Vi ricorda qualcosa?

Non conoscete anche voi qualche "esperto" di moto, qualche guru delle due ruote che sputa sentenze definitive e senza appello? "Hai le gomme sbagliate!", "Devi cambiare i getti ai tuoi carburatori", "Ora ti faccio vedere un olio motore miracoloso!". Non serve a niente dirgli che quelle gomme le montano tutti con soddisfazione, né che la vostra moto ha l'iniezione elettronica. Per non parlare di quell'olio motore che lui tanto decanta ma che è per uso automobilistico.

Le moto sono una cultura, uno stile di vita e una passione che non conosce età. Ognuno quindi vuole dire la sua e ognuno desidera cinque minuti di attenzione.
Bisogna essere pazienti e tolleranti anche con il classico rompipalle. E poi, quando non guarda, gli si versa l'olio dei freni nelle scarpe.

martedì 3 marzo 2009

Trafficare sulla moto



F
orse qualcuno potrà spiegarmi per quale motivo trafficare sulla moto è per me una forma di relax, mentre fare manutenzione sulla macchina è qualcosa che rimando continuamente.

La povera auto ha ormai 11 anni e 100.000 km no, ho controllato, siamo già a 150.000...e la creatura giurassica ha sicuramente più bisogno di attenzioni della moto. A certi regimi sento la trasmissione che ulula e quell'olio motore chiede di essere messo a riposo.
Eppure non riesco a trovare la voglia di cambiarle i fluidi o fare delle operazioni elementari di manutenzione.
Se invece mi dite di trafficare sulla moto, per me è come un invito a nozze.

Mi metto la tuta, i guanti di lattice e mi scelgo i ferri giusti per fare il lavoro richiesto. Deve essere una specie di terapia occupazionale che mi distrae dai pensieri più stressanti.

Ma credo sia anche un discorso legato alla bellezza delle parti meccaniche di una moto, alla precisione dei componenti e alla relativa facilità di accesso senza bisogno di calarsi in un tunnel.

Prendete una pinza dei freni o un cerchio della moto e comparateli all'equivalente di un veicolo a quattro ruote. Non c'è paragone nel livello di rifinitura dei pezzi e nell'equilibrio tra funzionalità e design.

Ecco, lo sapevo. Ora devo per forza andare a smontare qualcosa...