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mercoledì 9 novembre 2011

Salone di Milano 2011

E come ogni anno, arriva l'appuntamento con il Salone della Moto, l'EICMA di Milano. Non c'è modo migliore di riempirsi le scarpe di piedi, le orecchie di rumore e le narici di polvere, ma che volete: la passione è passione.
E ce ne vuole tanta per sopportare il cretino che spinge, che non guarda dove va e che ti si para davanti mentre scatti una foto perché, ai suoi occhi, quel giorno al Salone c'è solo lui. Peccato che invece ce ne sono diecimila come lui.

Ma parliamo del Salone. Qualche novità si è vista, nonostante la crisi che attanaglia il settore e il Paese intero. La BMW ci riprova con gli scooter (a va a insidiare il segmento di T-Max e Burgman), la Triumph tira fuori una Tiger Explorer da 1200cc a insidiare la BMW GS e anche il Crosstourer 1200 di Honda punta proprio a sottrarre mercato all'endurona pigliatutto di Monaco. Suzuki presenta la nuova GSX-R 1000 e Kawasaki introduce la Versys 1000. Ducati appollaia un paio di belle ragazze sulla 1199 Panigale e allo stand Honda si può toccare con mano un crossover tra scooter e moto, l'Integra 700, che nel cupolino ricorda la nuova VFR 1200.

Insomma, qualche novità c'è stata. Ci sarà anche chi se le compra?
Il sistema Italia scricchiola e abbiamo finito di fare battute sulla Grecia. Anche per il settore motociclistico il 2012 sarà un anno difficile. Ma adesso è il momento di guardare le moto e far finta di potersele permettere.

Il reportage fotografico sul Salone 2011 compare a destra sul "sidebar".

venerdì 1 aprile 2011

Ciao Italia


L’Italia se n’è andata.
Ne danno il triste annuncio i figli e gli amici più stretti.
Dopo lunga malattia, l’Italia non ha più retto e si è spenta.

Aveva appena compiuto 150 anni e, nella squallida forzatura della sua festa di compleanno, si era già capito che era allo stremo delle forze. I pupazzi blateravano, la gente sventolava le bandiere ma lei aveva ormai lo sguardo vitreo e assente.

A poco sono serviti preti, dottori, avvocati, professori e cavalieri che per decenni, al suo capezzale, volevano far credere di poter curare il suo male. Con la loro inettitudine e disonestà sono solo riusciti ad aggravarlo.

La povera Italia, ancora mezza contadina, si è lasciata truffare da una massa di ciarlatani che negli anni l’hanno portata alla rovina.

L’Italia era ancora giovane, se la paragoniamo alle sue compagne, ma era nata gracilina.
Le cattive amicizie e due guerre mondiali ne avevano rallentato la crescita, poi sembrava che la povera Italia si fosse ripresa e per qualche anno ha perfino goduto di buona salute. Spendeva e spandeva: autostrade di qua, cattedrali nel deserto di là.

Ma il male interno la stava già consumando e, alla fine, non c’è stato più niente da fare.
Quando ancora era nel pieno delle sue forze, da povera ignorante che era si era fatta fregare da una manica di truffatori titolati che le spillavano i sudati risparmi per investirli in fabbriche. Poi zitti zitti le rivendevano o le spostavano all’estero e, con i soldi dell’Italia in tasca, facevano la vita dissoluta dei mantenuti, loro insieme a una banda di figli e nipoti debosciati.

L’Italia era una sempliciotta. Le rubavano i soldi da sotto il materasso e lei si distraeva a guardare le partite o Canzonissima in televisione. Pensate, pagava pure il canone nonostante tutte le fregnacce e banalità che ne riceveva in cambio.

Poverina, l’Italia era ancora un po’ cafona. Gli accostamenti di colori non le erano mai riusciti bene.
Aveva cominciato con le camicie rosse firmate Garibaldi, poi si era fatta convincere a passare a quelle nere ma le stavano decisamente male. E poi sono arrivate le bandiere rosse, quelle verdi e quelle arcobaleno. Per non parlare del Blu dipinto di blu, delle Mille bolle blu, delle seicentomila auto blu e, in tempi più recenti, perfino delle mozzarelle blu.
E per tutto questo tempo l’Italia conservava di nascosto la papalina bianca sperando che le servisse a qualcosa. E invece anche i preti volevano solo attaccarsi alla tetta e succhiare.

L’Italia è morta povera. Si è fatta portare via tutto.
L’hanno seppellita con le poche misere cose che le erano rimaste: una damigiana di olio d’oliva, una ruota di parmigiano e una copia della Costituzione su carta crespata mille strappi.

Le esequie si terranno alle ore 17:00 in considerazione del fatto che alle 19:00 c’è la telecronaca della partita.

martedì 7 aprile 2009

Vendesi moto

Yamazuki 1000 modello 2008. Unica, bellissima, pochi chilometri, tenuta da amatore, manutenzione maniacale, tutti i tagliandi, mai fuoristrada, mai nemmeno in strada, mai salito sopra, accessoriatissima, uniproprietario (anzi che dico mezzo proprietario visto che sono alto 1, 52), prezzo interessante, prezzo incredibile, prezzo da coglione che non sono altro, affarone, no permute, sempre box, a volte anche in salotto, trattativa riservata, astenersi perditempo. Chiamare Romualdo ore pasti.
Eppure non si riesce a venderla.

Se i dati di mercato mostrano una ripresa delle immatricolazioni pompata dagli incentivi statali, si tratta in gran parte di scooter.
A marzo ne sono stati venduti 42.000 su un totale di 49.000 motoveicoli.

Ma l'usato é fermo, anzi inchiodato. E non basta, i tagli di prezzo fatti dai concessionari sul nuovo per poter piazzare qualche moto si sono ripercossi brutalmente sul parco dei veicoli usati.

I venditori privati si lanciano nelle solite lodi sperticate: "é una moto unica, non ne troverà un'altra così… " Ma non é vero. Ce ne sono a decine e non si riescono a vendere. I "listini dell'usato" sono carta straccia, non valgono più niente. Si potrebbe definire un mercato del compratore, ma il compratore non c'è.

Perfino i perditempo si astengono.