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sabato 20 agosto 2011

Pedala, pedala


Sto trascorrendo il mese di Agosto alle porte di Milano (no, non ci sono venuto in vacanza: abito qui) dividendo il mio tempo tra la lettura di libri che ho accumulato in attesa delle ferie e lunghi giri in bicicletta.

La zona a Nord-Ovest della città è intersecata da una fitta rete di piste ciclabili, alcune estremamente ben fatte e quasi tutte mal segnalate. Un vero patrimonio per il turismo “verde” ma scarsamente fruibile per la tradizionale carenza nella segnaletica.

E’ il male italiano: ti mettono tre cartelli a distanza di un chilometro l’uno dall’altro che puntano a una certa destinazione (nel mio caso la riserva naturale di Vanzago), poi niente più. Cambiano i comuni, cambiano le priorità. A quelli di Pregnana magari stanno sulle balle gli abitanti di Vanzago e quindi niente cartello per il bosco di Vanzago.

In una rotatoria condivisa tra bici e auto vedo perfino un cartello che indica il Parco del Ticino, ma è il solo. Non ce ne saranno più altri per chilometri e chilometri. Sembra non tanto un cartello segnaletico quanto un obiettivo esistenziale.
Mi fermo all’ombra di una pianta e tiro fuori il cellulare con il fedele GPS. Grazie ai satelliti ora ho capito dove sono e rimonto in sella alla KTM. Attraverso frazioni e paesini deserti, tapparelle chiuse, marciapiedi vuoti. Nelle aree verdi qualche anziano in canotta e ciabatte cerca l’ombra di una pianta per mettere su un tavolino e giocare a carte.

I parchi giochi sono bruciati dal sole e completamente vuoti. Lungo le statali passo davanti a file di capannoni industriali chiusi per le ferie o chiusi del tutto. C’è una ditta fallita il cui stabilimento è in vendita. Sulla recinzione sventolano nella brezza mattutina le bandiere rosse del sindacato a celebrare un’altra vittoria dell’intransigenza. Sono un po’ sbiadite, chissà da quanti mesi sono lì.

Le ferie estive sembra non abbiano interessato la categoria delle prostitute. Negli angoletti ombreggiati ce ne sono sempre un paio con la seggiolina da mare e la borsa termica con le bevande fresche. Di affari se ne fanno pochi e allora tanto vale passare la giornata a raccontarsi storie. Gli argomenti non mancano di sicuro.

I tratti più belli delle piste sono quelli che abbandonano i tracciati stradali e seguono  piccoli corsi d’acqua, rogge e canali scolmatori. Qui si viaggia spediti e assolutamente soli per lunghi tratti. Ogni tanto si incontra un altro ciclista, più raramente un mezzo agricolo. Spesso la sola compagnia è il gorgogliare dell’acqua o lo scroscio di una cascatella.

Ogni tanto la pista interseca un’autostrada passandoci sotto con una stretta galleria o attraversandola con una passerella sospesa. Solo allora ti rendi conto di quanta gente sia in giro in questi giorni di Agosto, ma le nostre vite si incrociano solo per un secondo o due.

Raggiunto l’altro lato salgo di una marcia e mi getto di nuovo nella campagna con le ruote tassellate della mountain bike che ronzano soddisfatte sull’asfalto della pista.

lunedì 18 luglio 2011

Sabato estivo


Sabato estivo, temperature attorno ai 30°, umidità elevata e qualche nuvola.

L’esercito degli storditi si lancia in strada. Migliaia di automobili si rovesciano sulle autostrade come topi presi dal panico, saltando da una corsia all’altra, cambiando direzione e velocità come i tarantolati.

C’è chi percorre decine di chilometri nella corsia centrale a 70 kmh mentre in quella di sorpasso si assiste a scene da NASCAR, con padri di famiglia imbestialiti che mitragliano con i fari nonne arzille uscite in sorpasso senza guardare, svizzeri scatenati che si sfogano, roulotte traballanti trainate da autisti nordeuropei disfatti dalla stanchezza e tenuti insieme dal RedBull.

Nella corsia di destra tutto tace. Ogni tanto si vede un’auto che procede a 60kmh con qualche cretina che telefona sbracciandosi e dando colpi di gas o di freno a seconda del tono della conversazione. Ma per il resto la corsia di destra è un’oasi di tranquillità.

Qualcuno si ricorda quando in Italia è stata data l’ultima multa per non aver occupato la corsia libera più a destra? E l’obbligo dei fari sulle strade extraurbane? 15 giorni di tolleranza zero e poi di nuovo il solito casino terzomondista.

Cambio scena: località lacustre del Nord Italia. La passeggiata lungo il lago è tranquilla, passa un’auto ogni paio di minuti. Poi improvvisamente è l’inferno. 

Automobili con lampeggiatori e abbaglianti schizzano via a gran velocità, seguite da moto della polizia con le sirene a manetta, seguite da moto civili con personaggi incivili in abiti fluorescenti e con le radio in mano che parlano rabbiosamente dicendo chissà che e sembrano tutti compresi di un ruolo importantissimo che solo loro conoscono. 

Poi arriva un blocco multicolore di ciclisti in tenuta Robocop su bici variopinte: si sente solo il sibilo delle gomme tubolari sull’asfalto mentre sfrecciano a 70 kmh in formazione serrata come le frecce tricolori.
Volano borracce, panini, rifiuti vari. La strada diventa un immondezzaio in pochi secondi. 
Le station wagon multicolori che arrivano in coda ai ciclisti travolgono tutto: le borracce scoppiano, i tappi partono come proiettili, i rifiuti volano in aria, i pedoni si riparano la faccia. Un’anziana tedesca è paralizzata sulle strisce mentre la sfiorano in duecento nel giro di un minuto.

Il ciclismo non conosce regole, la corsa sospende i doveri del ciclista e ne raddoppia i diritti. Ecco spuntare altre moto della polizia che sfrecciano furiosamente a sirene spiegate (ma allora esiste ancora la Stradale!).

Ora le aiole fiorite lungo il lago sono costellate di rifiuti. Un cartello del comune dice che i proprietari degli animali devono “rimuoverne le deiezioni”, ma l’immondizia dei ciclisti chi la rimuove?

Italia d’estate. Sospensione del contratto sociale. Si riapre a settembre. Forse.

martedì 18 agosto 2009

Cronache dal caldo

Ragazzi, che caldo infame.

Strizzando gli occhi in questa luce abbagliante, dalla finestra vedo ogni tanto qualche moto che passa.

Tutti in maniche corte, tutti in calzoncini. Non li invidio per niente.

Io vestito così non uscirei, nemmeno se facesse il caldo più fetente di agosto, vedi oggi per esempio.

Indosserei di sicuro qualche capo leggero, ma senza rinunciare alle protezioni interne. Le giornate così sono quelle predilette dagli storditi (quelli su quattro ruote e quelli su due) per inventarsi gli incidenti più assurdi.

Non dimenticherò mai quell’estate di quasi quarant’anni fa, mentre cercavo di attraversare una strada statale divisa da aiuola spartitraffico per immettermi nella carreggiata opposta.

La prima metà della strada era un muro di automobili che procedevano a passo d’uomo verso il mare, l’altra metà (vuota) era quella che portava in città.

Si crea un minuscolo vuoto nel fiume di traffico, lo attraverso rapido con la mia motina. Sono al varco nello spartitraffico, guardo a destra: non viene nessuno. Il tempo di rilasciare la frizione e entrare in carreggiata, sento a sinistra un urto violento all’altezza della forcella e mi ritrovo steso in terra sulla schiena con la testa rivolta al cielo. Non dimenticherò mai l’attimo di stordimento in quel bagliore lancinante del sole, l’odore dell’asfalto rovente e la puzza della miscela che inizia a sgocciolare da un serbatoio, forse il mio.

Un idiota con la Vespa 50, vista la carreggiata piena di traffico ha pensato bene di procedere contromano sull’altra e mi ha preso in pieno all’altezza della forcella. Ma la mia moto va ancora e io sono illeso, per fortuna avevo il casco (che allora non era obbligatorio). L’idiota invece ha sfasciato la Vespa e si è aperto una gamba. Chiaramente non è assicurato e, in qualche modo italico, vuole anche avere ragione.

Lo lascio per chiamare un’ambulanza e me ne ritorno con la moto zoppicante in garage.

Mi poteva andare molto peggio. Ancora pochi centimetri e mi giocavo il ginocchio sinistro.

Colpa del caldo? Non lo so, ma io resto in casa quando fa un caldo così.