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sabato 31 marzo 2012

Cialtroneria nazionale

L’Italia cialtrona e approssimativa è sempre in agguato.
Con un amico abbiamo deciso di fare un breve giro in moto partendo da Milano e diretti a sud sulla SP412 della Val Tidone. L’idea era quella di proseguire lungo questa strada fino in fondo, cioè dove la 412 si immette nella provinciale 461 del Passo del Penice, pochi minuti a valle del passo stesso.

Una volta lasciata la 412, avremmo seguito la 461 verso valle, raggiunto il paese di Bobbio e preso la SS45 della Val Trebbia verso Piacenza, per poi decidere lì per lì come rientrare su Milano.

Giornata assolata e dalla temperatura fin troppo mite. Traffico non particolarmente intenso e praticamente inesistente una volta usciti da Pianello Val Tidone.

Incontriamo solo tre moto che fanno la nostra strada, sono un paio di naked e un’endurona. Non vanno molto forte e a Castelnuovo le superiamo. Pochi secondi dopo, ci fermiamo però a fare spese di insaccati e i tre proseguono verso sud ovest sulla 412.

Rimontati in sella cominciamo a salire, con la Diga Molato a sinistra e la strada che si snoda davanti a noi con una serie di belle curve. Il fondo è buono e si viaggia allegri.

Attraversiamo Casa Marchese, Panigà e da qui la strada diventa insidiosa. A parte le crepe e gli smottamenti, c’è una quantità di brecciolino che rende pericolose le pieghe e l’ombra della vegetazione impedisce di vedere dove metti le ruote. Decidiamo di prendercela comoda e percorriamo con molta prudenza gli ultimi tornanti prima della fine della 412 e l’innesto nella strada del Penice.

Qui riprendiamo il trio di motociclisti che erano passati in testa mezz’ora fa e subito dopo ci rendiamo conto che l’innesto della 412 nella 461 è chiuso. Una striscia di nastro bianco e rosso impedisce l’accesso all’altra strada e un cartello volante appeso al nastro dice che la 461 è chiusa per tutto il giorno per una manifestazione automobilistica, e “ci scusiamo con i residenti per il disagio”.

Questa è l’Italia cialtrona di cui parlavo, l’Italia che non pensa a mettere un cartello 20 km più a valle per segnalare la chiusura della strada, l’Italia che si scusa con i residenti mentre in pratica dice ai turisti “e voi fottetevi”.

Siamo tutti abituati alla cancellazione unilaterale dei diritti della maggioranza a favore di una minoranza (strade chiuse per gare ciclistiche, maratone cc.), ma almeno un segnale di avvertimento è buona norma (e forse anche requisito di legge) metterlo.

Ma gli organizzatori della corsa e il comune (Bobbio?) hanno altre preoccupazioni. C’è da organizzare la visita dell’assessore regionale, gli inviti alla stampa e gli striscioni e poi non dimentichiamo la cerimonia di premiazione. I contribuenti che ignari arrivano fino in fondo alla 421 se la vadano a prendere in quel posto. Ubi maior.

Questo è il Paese talebano in cui viviamo.

sabato 14 gennaio 2012

La recita dei burattini


A Milano, un vigile urbano è stato travolto e ucciso da un’auto 4X4 che cercava di fermare. I due omicidi sono fuggiti ma sembra siano stati identificati, sono due nomadi, e forse li hanno anche anche fermati alla frontiera con la Francia.

Subito il Paese dei burattini entra in agitazione. Il popolo degli anti-SUV ricomincia a ululare l’unica stanca canzone che sa. (E’ noto che i fuoristrada siano auto dotate di volontà propria. Se un mentecatto torinese di alto lignaggio ingombra i binari del tram con la sua Jeep o due zingari uccidono un vigile con la X5, la colpa è del veicolo.)

“Via i fuoristrada dal centro” è il coretto di chi non ha il fuoristrada e quindi lo vuole vietare anche agli altri. Gli zingari notoriamente rispettano le leggi dello stato e quindi si terranno lontani dal centro. In questo caso poi l’omicidio è avvenuto alla Bovisa, un quartiere di Milano che con il centro ha ben poco a che vedere.

E intanto arriva il cordoglio del presidente della repubblica, si indice il lutto cittadino, le prefiche di stato si battono il petto, le associazioni dei nomadi prendono le distanze. Intendiamoci, non ho intenzione di sminuire in alcun modo la gravità del fatto e la portata della tragedia: vedo ancora quella foto angosciante della bicicletta contorta appoggiata sull’asfalto e mi si stringe il cuore al pensiero del vigile ucciso.

Ma quanti pedoni e ciclisti vengono uccisi ogni anno da pirati della strada? Quanti messaggi di cordoglio manda loro il capo dello stato? Pedoni e ciclisti contano meno del vigile urbano?

Ma il vigile urbano faceva il suo dovere, mi ribatteranno i custodi della legalità.

E i pedoni e i ciclisti trascinati e uccisi non stavano facendo il loro mestiere di cittadini che vanno a lavorare, pagano le tasse e si aspettano di essere tutelati dalla polizia urbana, il cui stipendio loro stessi contribuiscono a finanziare?

Basta con il populismo imbecille delle autorità costituite, basta con la tutela dei cittadini affidata alle telecamere e ai velox. Basta anche agli zingari che spadroneggiano nelle città rubando e uccidendo impunemente.  Invece di pronunciare parole vuote e abbassare le bandiere a mezz’asta, stronchiamo sul serio questa criminalità continua e crescente. 

Finora la polizia si è stretta nelle spalle ed è tornata a timbrare bolli e a passare carte.
L’auto in regola, la revisione, l'assicurazione, le catene, le cinture, il gilet fosforescente la polizia li chiede a noi.
La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.

Finché gli zingari avranno il campo libero e il salvacondotto per uscire dal carcere dopo un paio di giorni, sempre meno vigili avranno il coraggio di fermarli e il cittadino avrà sempre meno tutela.

Ma è più facile pronunciare frasi vuote di cordoglio e fare gli indignati davanti alla TV che prendere seriamente dei provvedimenti. 
Non cambia niente, domani è un altro giorno e il rigore dei controlli durerà un paio di settimane. Finché l’appartamento svaligiato, l’auto rubata e il morto non ci riguardano, tiriamo avanti. Questo è il sistema che ci siamo costruiti.

lunedì 1 agosto 2011

La marcia dei forzati

Sabato 30 Luglio, ore 12:30, devo improvvisamente recarmi nel Ferrarese per una commissione urgente. Non ho proprio voglia di andare, con il caldo che fa e con il traffico che mi aspetto, ma è una cosa che non posso rimandare.

Eccomi alle 13:00 in sella alla FJR1300 pronto alla partenza. Per una sparata quasi tutta in autostrada la FJR è la cavalcatura giusta e anche le gomme Metzeler Sportec M5, nonostante le spalle scalettate da fare paura a soli 4000 km, hanno comunque abbondante battistrada per farmi andare e tornare senza pensieri.

Viaggio strano questo. Oltre 500 km in un pomeriggio: l’andata fatta litigandomi la strada con i turisti in partenza e il ritorno in compagnia di quelli che rientrano a casa. Telecronaca di due esodi autostradali diversi separati da una semplice mezzeria.

Traffico prevedibilmente intenso ma non impossibile, poi c’è sempre la corsia di destra che è quasi sempre libera. Anche l’olandese che traina una roulotte a 90 kmh non ci vuole andare, chissà perché… 
I chilometri volano via e devo solo stare attento ai tutor e fare la gimkana nel traffico. Mi viene in mente il gioco del Tetris mentre mi inserisco tra un grappolo di macchine e un altro lavorando di gas e girando semplicemente il mento nella direzione che desidero.

La Yamaha si mangia il traffico in maniera chirurgica, come un F-16 fra gli Airbus. Il solo rischio è farsi prendere la mano, perché i duecento all’ora sono solo un’impercettibile rotazione della mano destra.

Mentre vado, mi accorgo che le auto più pericolose sono quelle che finiscono con la “s” o anche la “z”: Atos, Terios, Koleos, Matiz, Yaris, Ignis. E’ un delirio di cambi di corsia improvvisi e sorpassi da imbecille. Ti superano, rientrano in corsia e poi rallentano. Oppure dalla corsia di sorpasso si buttano a capofitto in un’area di servizio perché nonna deve pisciare.

Nel tratto a 4 corsie prima di Bologna c’è un improvviso vuoto nel traffico e mi trovo davanti una vecchia Atos che viaggia a 80 in terza corsia. Io sono in corsia di destra a 140 e le sfilo di fianco come un missile cruise. 
Guardo nello specchietto, la Atos è sempre lì che barcolla in direzione sud mentre il grosso del traffico sta per raggiungerla in massa. Sogno la scena di una Range Rover che la tampona a 160 kmh o una carambola tra più monovolume che finiscono tutte con la “s”.

Arrivo a destinazione in due ore e 15 minuti. Il rischio più grosso l’ho corso con un alfista rimbambito dal caldo (finestrino di guida spalancato a 120 all’ora) che entra in sorpasso senza guardare. Una bordata di trombe Nautilus e il vacanziere quasi si infarta sbandando a destra e invadendo la strada di qualcun altro.

Al ritorno, un mega temporale sta per investire Bologna. Mi porto fuori pericolo e non prendo che due gocce sulla visiera del casco. Grazie alle nuvole, ora l’aria è più fresca e il viaggio è meno stancante.

Per il resto è un déja vu dell’andata: macchine stracariche di biciclette montate alla rinfusa (tanto si torna a casa…) che si ostinano a viaggiare nel mezzo della strada, ticinesi dal piede pesante che se ne fottono dei tutor, camperisti che viaggiano a cavallo di due corsie perché così mirano meglio la direzione di marcia.

Dopo poco più di cinque ore dalla partenza sono di nuovo a casa. Andata e ritorno sull’autostrada dei forzati delle vacanze: un’esperienza che mi mancava.

lunedì 18 luglio 2011

Sabato estivo


Sabato estivo, temperature attorno ai 30°, umidità elevata e qualche nuvola.

L’esercito degli storditi si lancia in strada. Migliaia di automobili si rovesciano sulle autostrade come topi presi dal panico, saltando da una corsia all’altra, cambiando direzione e velocità come i tarantolati.

C’è chi percorre decine di chilometri nella corsia centrale a 70 kmh mentre in quella di sorpasso si assiste a scene da NASCAR, con padri di famiglia imbestialiti che mitragliano con i fari nonne arzille uscite in sorpasso senza guardare, svizzeri scatenati che si sfogano, roulotte traballanti trainate da autisti nordeuropei disfatti dalla stanchezza e tenuti insieme dal RedBull.

Nella corsia di destra tutto tace. Ogni tanto si vede un’auto che procede a 60kmh con qualche cretina che telefona sbracciandosi e dando colpi di gas o di freno a seconda del tono della conversazione. Ma per il resto la corsia di destra è un’oasi di tranquillità.

Qualcuno si ricorda quando in Italia è stata data l’ultima multa per non aver occupato la corsia libera più a destra? E l’obbligo dei fari sulle strade extraurbane? 15 giorni di tolleranza zero e poi di nuovo il solito casino terzomondista.

Cambio scena: località lacustre del Nord Italia. La passeggiata lungo il lago è tranquilla, passa un’auto ogni paio di minuti. Poi improvvisamente è l’inferno. 

Automobili con lampeggiatori e abbaglianti schizzano via a gran velocità, seguite da moto della polizia con le sirene a manetta, seguite da moto civili con personaggi incivili in abiti fluorescenti e con le radio in mano che parlano rabbiosamente dicendo chissà che e sembrano tutti compresi di un ruolo importantissimo che solo loro conoscono. 

Poi arriva un blocco multicolore di ciclisti in tenuta Robocop su bici variopinte: si sente solo il sibilo delle gomme tubolari sull’asfalto mentre sfrecciano a 70 kmh in formazione serrata come le frecce tricolori.
Volano borracce, panini, rifiuti vari. La strada diventa un immondezzaio in pochi secondi. 
Le station wagon multicolori che arrivano in coda ai ciclisti travolgono tutto: le borracce scoppiano, i tappi partono come proiettili, i rifiuti volano in aria, i pedoni si riparano la faccia. Un’anziana tedesca è paralizzata sulle strisce mentre la sfiorano in duecento nel giro di un minuto.

Il ciclismo non conosce regole, la corsa sospende i doveri del ciclista e ne raddoppia i diritti. Ecco spuntare altre moto della polizia che sfrecciano furiosamente a sirene spiegate (ma allora esiste ancora la Stradale!).

Ora le aiole fiorite lungo il lago sono costellate di rifiuti. Un cartello del comune dice che i proprietari degli animali devono “rimuoverne le deiezioni”, ma l’immondizia dei ciclisti chi la rimuove?

Italia d’estate. Sospensione del contratto sociale. Si riapre a settembre. Forse.

mercoledì 1 giugno 2011

Incubi contemporanei


La polizia stradale della Florida ha arrestato una certa Megan Barnes (37 anni) per aver tamponato un SUV alla velocità di 60 kmh. 

Sembra che la tale avesse lasciato il volante perché troppo occupata a farsi la ceretta tra le gambe.

“Stavo andando a un appuntamento e volevo essere perfettamente a posto”, ha dichiarato al poliziotto che l’ha arrestata. Quest’ultimo ha avuto anche non poche difficoltà a restare serio, visto che la Barnes non aveva proprio l’aspetto di una coniglietta di Playboy.  Il bello della vicenda però deve ancora arrivare.

Al suo fianco, nel sedile del passeggero, sedeva il suo ex-marito, il quale (evidentemente ancora innamorato di lei) ha inizialmente dichiarato di essere stato lui alla guida dell’auto al momento dell’incidente, prendendosi quindi la responsabilità dell’accaduto.

I rilievi della Florida Highway Patrol hanno però dimostrato l’infondatezza di questa versione e portato all’arresto della Barnes. Si è infatti scoperto che la tipa era stata multata il giorno prima per guida in stato di ebbrezza e guidava (si fa per dire) con una patente sospesa.

I giornali, le radio e i notiziari Web sono andati a nozze con questa bella storia, cercando di approfondire la personalità dell’ex-marito (che accompagnava la donna a un appuntamento dichiaratamente galante) e battezzando la Barnes “Nemico Pubico Numero Uno” sulle strade della Florida.

Questa notizia mi ha profondamente scosso. Quale utente delle tangenziali di Milano, ho già abbastanza patemi d’animo nell’immettermi nel loro intenso traffico e tremo sempre all’idea di incontrare la mia maledizione, la famigerata “Vecia” con la Matiz.

Adesso il pensiero di trovarmela affiancata mentre apre il finestrino per gettare fuori le striscette depilanti mi precipita nel panico.

Ora mi ci vuole proprio una birra fredda.

giovedì 10 marzo 2011

Buona strada, Muammar


Ultimi giorni di Libia con il Colonnello ancora al timone.
L’improvvisa concatenazione di moti popolari nel Nord Africa ci avrà anche sorpreso in questi ultimi mesi, ma basta gettare un rapido sguardo al passato e risulta chiaro che nulla dura molto a lungo in questa parte del mondo, tanto meno i sedicenti Re dei Re d’Africa.
A Tripoli c’è senz’altro qualcuno che sta già facendo incetta di vernici per esterni, nella ragionevole aspettativa che il colore verde del regime ormai in crisi terminale venga sostituito da un altro colore.

La Piazza Verde voluta da Gheddafi si chiamava Piazza Indipendenza dalla fine del regime coloniale italiano fino al 1969. Prima ancora era stata Piazza Italia. Tra qualche mese le persiane che si affacciano su di essa avranno un altro colore, il colore ufficiale della nuova Libia. Quale esso sia non è dato sapere. Di sicuro si può dire che il prezzo dello smalto verde è crollato ai minimi storici.

Intanto qualcun altro avrà pensato a rimettere in funzione il vecchio Maggiolino Volkswagen color turchese che è da anni esposto al Museo della Jamahriya perché di proprietà del Cap. Muammar Gheddafi ai tempi del suo colpo di stato. In Libia non si butta niente, una batteria seminuova, un cambio d’olio e quattro gomme ricoperte e il Maggiolino riprenderà a circolare per le vie di Tripoli. Quanto al suo proprietario (sono sicuro che la macchina è ancora intestata a Lui) non sarei troppo sicuro di un riciclaggio. Finirà probabilmente “rottamato”, ma rottamato di lusso in qualche Paese compiacente che aprirà le braccia a lui e ai miliardi che ha accantonato in 40 anni di regime.

Aria di smobilitazione anche fra le amazzoni del colonnello, le 40 soldatesse della sua guardia del corpo.
Non si vedono più attorno al Leader Fraterno già da qualche tempo. La stampa italiana, che non si lascia sfuggire una banalità se questa può solleticare le masse, si interroga sulla sorte delle 40 guardie del corpo, che definisce “bellissime”, “curate e ben truccate”.
Non è da escludere che ce le troveremo a breve in qualche spettacolo televisivo.

Anche in Italia non si butta niente,  dai Savoia fino alle vecchie carampane dei telegiornali fino (e soprattutto) alla classe politica.
La cultura nazionale vuole che, una volta conquistato il “posto”, nessuno te lo possa più togliere.
E allora viva la faccia della Tunisia, dell’Egitto e della Libia. Almeno loro ci stanno provando.

mercoledì 8 dicembre 2010

Il teatrino dei burattini

Venghino siori, venghino. Questo è il paese dei burattini dalle facce di legno. Sorrisi intagliati, capelli verniciati, i fili che si vedono benissimo. Ognuno recita la sua parte, prevedibile e scontata, e i bambini battono le mani.

Le aziende hanno il Codice Etico, tutti parlano di trasparenza ma intanto si cerca di mettere il bavaglio ai (pochi) giornalisti investigativi e il reato d'opinione c'è qui come in Iran. 

Ma questo poliedrico paese è anche una casa da gioco: vince sempre il banco e lo svantaggio del giocatore è totale.

A confronto con l'Italia, le case da gioco del Nevada fanno beneficenza. Qui il sistema parla con lingua arcigna per non farsi capire e non ammette domande. Lei non si preoccupi, lei stia al suo posto. Già lo sai all'ingresso che stai per essere spennato. Come quando vai al ristorante e fuori c'è scritto Hostaria (non Osteria). Lasciate ogni speranza voi che entrate. Vi prenderete una trombata da parlare da soli per un mese.

Vi è mai arrivata una "cartella pazza" che vi intima di pagare quello che avete già pagato (o non vi compete)? 

In questi casi, l'ente esattore vi avverte di prendervela con l'ente creditore se ritenete di non dover pagare, ma lui continua a spararvi solleciti e intimazioni mentre da parte sua l'ente creditore non vi risponde. È il classico Comma 22 accuratamente studiato a favore del sistema, né più né meno come le roulette a Montecarlo. 

Il cittadino viaggia in un vagone impazzito: continua a tirare la maniglia dell'allarme ma non succede niente.

Welcome to Italy. L'unico Paese del Terzo Mondo che è anche nel G8. L'unico Paese del Terzo Mondo che dai Paesi europei (quelli veri) si raggiunge comodamente in auto con il gommone o la roulotte al traino.

Abbiamo il garante della privacy, però se cambi casa la Rai ti rintraccia sempre per esigere il suo osceno balzello. Abbiamo l'istituto che vigila sulle tariffe assicurative, ma intanto i "vigilati" fanno quello che gli pare. Ritoccano, modificano, ignorano e guadagnano 50 milioni di Euro in più. Poi si beccano una multa da 1 milione e così ne hanno solo guadagnati 49. Poveri cristi.

Abbiamo la class action, l'azione legale collettiva sul modello USA. Peccato che sia stata snaturata ed evirata completamente producendo una farsa completa. Il procedimento è macchinoso al punto tale da scoraggiare gran parte dei ricorrenti. Missione compiuta. 

Paghiamo uno stipendio al garante della concorrenza ma continuiamo a subire gli aumenti incontrollati della benzina. Le moto in autostrada pagano come una Mercedes Classe S. Sto pensando di comprarmi una Classe S, almeno se piove non mi bagno e se mi trovo davanti una moto gli faccio il pelo e me la rido.

Questo è l'unico Paese sovrano tenuto in ostaggio dal Vaticano. In secoli e secoli di ingerenze dei preti, il papa ce lo siamo tolto dai piedi per solo 59 anni (1870-1929) e poi la pacchia è finita. E non c'è scandalo che tenga, l'italiano ci tiene alla vita eterna e finché i preti gliela fanno dondolare davanti come una carota, un po' di pedofilia è ancora disposto a consentirgliela.

Questo sarà pure un Paese da visitare, se proprio non trovate di meglio, ma è diventato un Paese dove non si può vivere.

lunedì 13 settembre 2010

Schadenfreude

No, non è una variante del dolce della Foresta Nera e nemmeno un sinonimo della torta Sacher in qualche vallata austriaca. È una sintetica espressione tedesca che vuol dire "rallegrarsi per le sciagure altrui".
Tutti noi, prima o poi, ci siamo fatti sedurre dalla sua attrazione fatale e non dite che a voi non è mai successo.
Ci sono dei casi in cui farsi due grasse risate per il guaio in cui si è cacciato qualcun altro è cosa buona e giusta. Leggete questi esempi e concorderete che a volte la Schadenfreude ci sta, e come ci sta!

Camilla V. inerpicata lassù nel sedile del guidatore della sua BMW X5 sta facendo multitasking al volante come solo una donna sa fare. È uscita dalla palestra, dove il personal trainer l'ha sottoposta a una gagliarda seduta tonificante per glutei e addominali, ed ha un appuntamento dalla parrucchiera tra poco più di un'ora. Visto che ha tempo, ha deciso di fare una puntatina al centro commerciale per vedere due vetrine.

Mentre si toglie dalla fronte i capelli ancora bagnati della recente doccia, si attacca al cellulare per accertarsi che, tra le mura domestiche, la ragazza alla pari abbia la situazione sotto controllo. 

Ecco che, in fondo al rettilineo, si vede già la grande "P" del parcheggio sotterraneo dell'Iper. Camilla richiude il Motorola e lo lascia cadere in un vano nella console dell'auto mentre pesta sul gas per bruciare gli ultimi duecento metri.

Il grosso SUV tira su il muso mentre il cambio automatico scala una marcia e manda il contagiri in zona rossa. Camilla svolta a destra e imbocca la rampa del garage sotterraneo con uno stridio di gomme che fa girare i passanti. La BMW X5 si lancia in discesa come un grosso squalo metallico e la "baretta" portabagagli che Camilla ha dimenticato di avere ancora sul tetto si frantuma esplodendo al contatto con la prima trave in cemento del soffitto. Con lei, anche le barre satinate del tetto vengono estirpate in un millisecondo e l'intera parte superiore dell'auto si accartoccia.

Diecimila Euro spesi senza aver nemmeno varcato la porta di una boutique.

Eros C. e quattro amici escono traballanti dalla discoteca Mando-Vai nel cuore pulsante della Riviera dopo una serata deludente dal punto di vista delle conquiste femminili. In compenso, il conto finale delle consumazioni è da impallidire. Eros vorrebbe piantare una grana ma il buttafuori scuote lentamente la testa e i cinque escono con la coda fra le gambe. Nel parcheggio, in una nuvola di falene e zanzare,  li attende la Seat Leon taroccata di Eros.
I cinque prendono posto e il guidatore accende il megastereo mettendo a manetta il celebre brano Apoka-Lips dei Patetika, che si può dire è l'inno del gruppetto. Con i finestrini che vibrano per i bassi e il motore che urla in fuori giri, la Seat si lancia lungo i viali della periferia per raggiungere il mare, dove Eros conta di farsi l'ultima Ceres della nottata.

Ed è proprio mentre la Seat tocca i 130 kmh che Eros non vede la gobba rallentatrice in mezzo alla strada e ci pianta dentro la Leon ribassata come un kamikaze nella portaerei Yorktown. Il motore si spacca come una noce e salta fuori dai supporti, rovesciando olio in strada e storcendo la scocca dell'auto. Sul tetto, tre bitorzoli affiancati testimoniano le tre capocciate date all'unisono dagli occupanti del sedile posteriore.

La Seat termina la sua corsa duecento metri più avanti in una nuvola di fumo. I cinque occupanti si guardano negli occhi e non hanno ancora capito che cosa sia successo.

Il noto architetto italo austriaco E. Moccia-Rotterkatz di anni 68 sta visitando gli Appennini in cerca di ispirazione. Al volante della sua Mercedes Classe S  V12 si sta inerpicando sui tornanti verso il paesino medievale di Nerchiate sul Groppone. Dietro l'ultima curva gli appare la porta monumentale del paese costruita nel XIV secolo e deturpata da un cartello che indica di dare la precedenza al traffico che viene in direzione contraria.

L'architetto intravede la sagoma blu della corriera che arriva ma decide di forzare la mano. L'auto balza in avanti e si lancia attraverso la massiccia porta in pietra. Anche la corriera ha puntato verso la porta del paese e, per evitare la Mercedes, struscia l'intero lato destro contro il muraglione secolare.
A sua volta, E. Moccia-Rotterkatz si incastra tra la corriera e l'altro lato della porta del paese.

È un disastro. Auto e corriera sono immobilizzate nella porta come un tappo di sughero nel collo di una bottiglia di vino. Solo gli occupanti della corriera, fortunatamente incolumi, riescono a uscire dalla porta posteriore.

Ai pompieri serviranno cinque ore e una motosega a ferro per fare a pezzi l'auto e liberare il passeggero. L'architetto, che soffre di incontinenza, non trova altra soluzione e dopo tre ore si vede costretto a fare i suoi bisogni all'interno dell'auto.

E adesso non dite che non avete riso anche voi...

domenica 1 agosto 2010

La Lola si chiama Gretchen

"È il latte della Lola!" squittiva quel bambino dalla voce odiosa con in mano il suo bicchiere di latte.

Ma quale Lola? Lui poi non ha neanche mai visto una mucca in carne e ossa. Anzi a scuola le disegna colorate di viola perché le uniche mucche che conosce sono quelle della Milka. E quando si scopre che la Lola non esiste, che la fregnaccia autarchica delle 50.000 mucche italiane è assai improbabile (visto che latte e pasta di formaggio arrivano dalla Baviera), la sua carriera da attore è in grande crisi. Difficilmente lo rivedremo in quello spot TV.

In un blog dedicato proprio agli spot televisivi leggo la descrizione di quella pubblicità:
"Lo spot, epico e corale, fatto di natura, di mucche, di passione e di latte, racconta che il latte, e la linea di prodotti Alta Qualità G*** nascono da un incontro straordinario. Quello tra chi il latte lo fa per davvero, e chi lo beve; che mai, come nel caso di G***, sono così vicini."
"Vicini"? Quanto ci mette un'autocisterna a fare 600 km?
"Epico e corale". Vero, peccato che fosse un falso.

In Italia, marketing e marchette sono la stessa cosa. Inoltre, appena mettete qualcosa sul mercato, che sia uno stracchino o una moto, siete subito assaliti da uno stuolo di "giornalisti" pronti a cantarne le lodi per quattro soldi, per una moto in comodato gratuito o per un quintale di stracchino consegnato sotto casa.

Diffidate dalle prove su strada, dai test comparativi, dall'opinione dell'esperto. Tutta gente che ha un mutuo da pagare e scriverebbe di tutto su tutto. E fra questi desperados della pubblica informazione c'è anche chi recensisce le campagne pubblicitarie, prova i biscotti, prende i tempi sul chilometro dello stracchino e certifica la digeribilità delle moto. Tutti pronti ad avallare le palle più colossali per un piatto di minestra.

Rassegnamoci.  Anche La Valle degli Orti non esiste. Sono verdure raccolte e surgelate "prevalentemente" in Italia, trasportate in container refrigerati e confezionate dalla Nestlé. La Valle nacque nel 1984 e c'è sicuramente in Italia chi è convinto che esista sul serio e ci lavorino tanti vecchietti sorridenti, con una gran chioma di capelli bianchi e che annaffiano con amore pisellini e carotine.

Dieci anni prima (1974) nasceva il Mulino Bianco, la linea di prodotti da forno della Barilla, realizzata in gran segreto da un maestro pasticcere inglese. Un'icona sdolcinata e rassicurante perpetuata da ormai 36 anni di pubblicità fin troppo stucchevole. Anche il Mulino, naturalmente, non esiste.

Nel mulino che vorrei…

Non so voi, ma io non vorrei un mulino. Io vorrei solo mangiare della roba decente e che la smettessero di raccontarmi stronzate.

martedì 29 giugno 2010

Attività aereo-bica

No, non è un errore di stampa. Ho proprio voluto scrivere attività aereo-bica.
L’idea me l’ha fornita una di quelle conversazioni “captate” in un mezzo pubblico mentre qualcuno urla al cellulare. Captate si fa per dire, visto che almeno 50 persone sono investite acusticamente, che lo vogliano o meno, dagli sproloqui a 100 decibel di un cretino.

L’espressione che ho colto è “salto su un aereo”. La frase completa è: “Sai, domani salto su un aereo e vado a Londra" (ma ci stanno bene anche Helsinki o Cagliari). La chiave qui non è la destinazione, ma la disinvoltura con la quale un cerebroleso qualsiasi ama raccontare il suo viaggio in aereo.

La verità vera è che forse Humphrey Bogart quella notte a Casablanca avrebbe potuto saltare sull’aereo per Lisbona ma non lo fece. Indiana Jones, invece, mostrava una certa predisposizione a saltare dagli aerei o dagli Zeppelin.

Oggi non c'è più nessuno che salta sugli aerei, a meno che non si tratti di un aereo privato. Per cominciare, l’aereo va prenotato, altrimenti si rischia di finire a mangiarsi le unghie in lista d’attesa davanti al gate di imbarco, senza sapere fino all'ultimo se si riuscirà a salire a bordo o meno.

Poi bisogna arrivare in aeroporto almeno un’ora prima del volo, fare il check-in, passare il controllo di sicurezza dopo una fila interminabile che si percorre 20 cm alla volta. Saltare un cavolo! Poi si aspetta ancora fino all’annuncio d’imbarco e ci si rimette in fila per salire sul pullman o incanalarsi nel “loading bridge” che, un passo alla volta, ci porterà a bordo.

Dove vedono l’opportunità di saltare in aereo questi cretini narcisisti che si descrivono agli altri in toni epici?

Prendere l’aereo oggi equivale a salire (senza saltare) su un qualsiasi mezzo di trasporto di massa, la magia e il fascino di una volta sono finiti. 50 anni fa in aereo viaggiavano i capi di stato, le stelle dello spettacolo e la gente più abbiente. Posso capire che allora ci si tenesse a far sapere in giro di aver preso l’aereo. Ma oggi?

Sono saltato sul jumbo-tram o ho preso al volo il metrò sono azioni altrettanto eroiche da raccontare. 

sabato 27 marzo 2010

Legalità selettiva

Parole, parole, parole...gorgheggiava Mina dei tempi d'oro, aprendo progressivamente la manetta del gas della sua potentissima voce.

Il ritornello della canzone, sepolto sotto anni di successivi ricordi, mi è tornato in mente l'altro giorno passando davanti a un manifesto elettorale qui dalle mie parti.

"Più Legalità, Meno Destra", diceva.

Qui non intendo discutere l'idea politica, ognuno ha le sue convinzioni e se le tiene strette. Non sarà certo un blog di motociclisti a fargliele cambiare...

Quello che mi ha più colpito di quel manifesto è stata la scritta AFFISSIONE ABUSIVA che gli era stata appiccicata sopra dal comune. Adesso dico, caro candidato, se hai impostato il tuo programma politico all'insegna della legalità, cominci proprio male.
Dove comincia la legalità propugnata da questo candidato (e da altri come lui)? L'asticella è posta più in alto del rispetto delle regole per le affissioni elettorali? O parliamo della legalità alla quale gli altri devono attenersi?

Certamente non mancano gli esempi di legalità selettive o di legalità ad hoc. Ho infranto una legge, ora basta cambiare la legge e il gioco è fatto. Un esempio?

Dall’entrata in vigore della legge 14/2009, i nostri politici non saranno più tenuti a pagare le sanzioni per i manifesti elettorali abusivamente affissi lungo la pubblica via, come i normali cittadini, ma dovranno pagare solo la sanzione di mille euro per ogni provincia “tappezzata” e per ogni anno dal 2005 sino ad oggi.

 Il problema che oggi si pone agli elettori è: quali fregnacce prendere per buone?

Le banalità a ruota libera sparate da ogni angolazione politica prima del voto mi fanno poco sperare in una svolta di qualunque tipo.

venerdì 20 novembre 2009

Quando i cinghiali parlano


Ricordate Salman Rushdie?
Probabilmente, oggi si chiama Selma, è una bionda alta 180cm, porta la quinta misura e vive a Helsinki.
La sua colpa? Nel 1988 scrisse I Versi Satanici, un libro di fantasia che alludeva a Maometto e che, a sorpresa, scatenò una sollevazione del mondo islamico.
L’Ayatollah Khomeini lanciò una fatwa nei suoi confronti, ossia una condanna a morte, in virtù della quale Rushdie vive nascosto in una località non nota da oltre venti anni.

Nel frattempo, il traduttore giapponese del libro è stato ucciso, mentre il traduttore italiano e l’editore norvegese sono stati feriti da ignoti sicari.

Vi dice niente il nome Jyllands-Posten? È quel giornale danese che nel 2005 pubblicò delle caricature di Maometto, suscitando un’altra esplosione di protesta da parte degli islamici.
Il risultato: richiamo degli ambasciatori in Danimarca da parte di diversi paesi islamici, manifestazioni di piazza, assalti alle ambasciate danesi, diversi morti in tutto il mondo.

Avete saputo della noiosissima conferenza tenuta dall’eterno colonnello Muammar al-Qadhafi (per gli amici Gheddafi) a Roma qualche giorno fa?  Si è fatto portare 150 escort (altezza minima 170cm) e gli ha parlato a lungo di religione (la sua, ma non solo).
Chissà se le giovani ospiti non avrebbero più volentieri fatto una sveltina per i 75 Euro percepiti invece di doversi sciroppare le interminabili sbrodolate moralistiche del Leader Fraterno.

Ma il bello è che, nel corso della sua conferenza, il colonnello ha raccontato una sua versione della crocifissione e morte di Gesù Cristo. Le reazioni critiche sono state poche e piuttosto pacate.

Immaginate se un capo di stato occidentale avesse fatto altrettanto parlando della morte di Maometto.

Il mio sdegno non nasce da profondi sentimenti religiosi (detto molto chiaramente: non sono credente), ma quello che non tollero è questa politica dei “due pesi e due misure” ogni volta che entra in gioco la questione islamica.

Sbrighiamoci a trovare energie alternative, perché è veramente pesante sopportare questi cinghiali farciti di petrodollari.

martedì 5 maggio 2009

Che gente gira

Oggi ho visto squadre di addetti impegnate a mettere su i consueti pannelli per i manifesti elettorali. In Italia presto si vota e si riconferma ancora una volta l'incarico a una classe politica di furbacchioni che sorridono sinceri e abbracciano i bambini solo quando le elezioni sono alle porte.

Ma le brutte notizie non finiscono qui. Ci avete mai pensato che il vostro voto e quello di chi getta le immondizie nei prati valgono lo stesso?



E cosa dire di quelli che rubano le biciclette parcheggiate alle stazioni del metro? Anche il loro voto vale come il vostro e quella gente ha gli stessi vostri diritti (a volte anche qualcuno in più).


Lo stesso discorso vale ovviamente per chi se ne va in giro con le bombolette spray alla ricerca di muri appena verniciati per mettere giù la sua "firma" di sfigato. E già, anche il suo voto vale come il vostro. Che bella cosa la democrazia...peccato che le alternative siano tutte peggiori.

E come motociclisti, ricordiamoci sempre che la macchina che ci segue o ci precede potrebbe essere guidata da uno di questi campioni di civiltà. Occhio ragazzi! Giudicare il prossimo con il nostro metro, quando si guida una moto può avere effetti letali.