La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.
sabato 14 gennaio 2012
La recita dei burattini
La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.
giovedì 29 dicembre 2011
Come eravamo
martedì 26 luglio 2011
Route 11
martedì 20 luglio 2010
Dieci metri
giovedì 3 settembre 2009
Giungla d'asfalto
Che cosa deve capire lo straniero quando si trova davanti una selva di messaggi così?
L’Italia non è soltanto il paese delle “cartelle pazze” ma anche dei cartelli pazzi, una giungla di messaggi (alcuni inutili, alcuni naif e – incredibile! – alcuni utili) che si litigano l’attenzione dell’automobilista o motociclista, creando non pochi pericoli potenziali per la circolazione.
L’Italiano, vero cane di Pavlov della segnaletica, reagisce subito al cartello bianco che reca il nome della località, tutto il resto è un qualcosa di più o semplicemente un vezzo cretino.
Intendiamoci, la sopravvivenza dei dialetti è un fatto importante.
C’è da domandarsi però se l’unico intervento a salvaguardia delle tradizioni culturali sia un semplice cartello. In questo caso, l’amministrazione comunale farebbe bene a vergognarsi.
Anche l’appartenenza a un circuito tematico (la strada dei vini, la via del sale, la rotta del carciofo) ha delle valenze turistiche non indifferenti. Ma il cartello a inizio paese dev’essere solo la punta dell’iceberg. Da solo non basta, anzi fa ridere.
Comune d’Europa? Tutti i comuni d’Italia sono comuni d’Europa. Cartello superato e inutile. Un vezzo da ignoranti, come anche quei gemellaggi di pura immagine.
E che cosa dire dei reperti archeologici di un’Italia ecologico-perbenista-pacifista? Comune denuclearizzato e Città per la Pace.
Che cosa vogliono dire? E se mettessimo anche un cartello che dice: Comune contrario all’Influenza B? Avrebbe qualche effetto sulla profilassi antinfluenzale?
Esistono veramente dei comuni “nuclearizzati” o “per la Guerra”?
Non credo.
Credo però che se la multinazionale X decidesse di aprire una fabbrica di mine antiuomo a Babbodiminchia Inferiore, comprandosi l’intera giunta comunale e mettendo sul piatto 3000 posti di lavoro, il cartello sparirebbe in pochi minuti. O meglio ancora (soluzione italiana): il cartello resterebbe “perché le mine sono utilizzate per soli scopi difensivi”.
Non sarebbe meglio spendere i soldi dei cartelli nel rendere più sicuri gli attraversamenti zebrati, vero e proprio percorso di guerra per i pedoni? Ne muoiono sicuramente di più andando da casa alla panetteria che in qualche non meglio identificata azione bellica imperialista.
E se il comune vigilasse seriamente sulle discariche abusive o facesse rispettare le leggi sull’inquinamento, un piccolo contributo alla tutela dell’ambiente potrebbe darlo; sarebbe di certo più efficace di uno stupido cartello.
martedì 30 giugno 2009
Oggetti di una volta: la freccia
Non solo quella lanciata dall’arco, ormai largamente sostituita dalle pallottole, ma anche la freccia intesa come indicatore di direzione.
L’unico utilizzo che oggi ne viene fatto è tramite i quattro lampeggiatori di emergenza.
L’impiego tradizionale della freccia, cioè la segnalazione di cambio di corsia o direzione, è infatti ritenuto un gesto di cortesia nei confronti di chi segue, rivelandosi quindi una sovrastruttura borghese che non trova più posto nel mondo egalitario di oggi.
L’attivazione contemporanea delle quattro frecce è invece un fenomeno molto interessante. I lampeggiatori di emergenza, un tempo proibiti in Italia e disattivati sulle auto di importazione (ah, che bel paese rivolto al futuro!), oggi sono invece molto utilizzati per segnalare quanto segue:
- mi sto fermando
- voglio fare inversione a U
- vorrei fermarmi ma non trovo posto
- sono fermo da 10 minuti, che cazzo vuoi con quei fari?
- tre auto davanti a me stanno rallentando, oh panico, oh orrore!
- sono ripartito dopo una sosta e mi sono dimenticato di spegnere i lampeggiatori
- ho un guasto (al motore, alla prostata, al lobo sinistro del cervello)
- mia moglie mi ha lasciato
- varie ed eventuali
Per alcuni sociologi, il disuso della freccia intesa come indicatore di direzione trova origine in una scuola di pensiero vicina al pragmatismo. Il concetto di fondo recita pressappoco così: “visto che ti sono uscito in sorpasso davanti al naso, è chiaro che sto cambiando corsia. Cosa vuoi ancora, una raccomandata?” Altri invece legano l’abbandono del lampeggiatore laterale al concetto più ampio di libertà individuale, valore irrinunciabile per l'Italiano: “io svolto dove mi pare e non devo venirlo a dire a te!”
Secondo una recente teoria ergonomica, sarebbe poi impossibile azionare la freccia con il cellulare nella mano sinistra e l’indice della destra ficcato in una narice (ovvero quando l’intera mano destra serve necessariamente per rinforzare a gesti i concetti espressi nel telefonino). Uno studio della Vodafone conferma infatti che l’interlocutore all’altra estremità della connessione afferra più prontamente i significati se questi vengono trasmessi gesticolando, urlando o agitando il cellulare a mo' di bandierina.
martedì 2 giugno 2009
Fai ballare gli occhi
Fa balà l'oeucc e' un'espressione lombarda che vuol dire in sostanza "fatti furbo".
Ma io la uso in senso letterale ogni volta che viaggio in moto in condizioni di traffico intenso o quando la sede stradale presenta numerosi punti insidiosi. Mi aiuta a ricordarmi di far ballare lo sguardo continuamente, piuttosto che fissare la strada davanti a me e affidarmi solo alla "coda dell'occhio" per tenere sotto controllo quello che succede ai lati.
"Spazzare" consciamente il campo visivo da sinistra a destra e poi di nuovo da destra a sinistra senza muovere la testa non e' un comportamento istintivo, ma qualcosa che va imparato e poi adottato come procedura standard in determinati contesti.
Visto che la uso da tempo, ho notato che, specialmente nelle situazioni in rapido cambiamento, come un'autostrada a tre o piu' corsie piena di auto, questa tecnica mi permette di valutare sempre accuratamente le distanze e le variazioni di velocita', come farebbe il fascio di onde radio di un radar che spazza un settore di orizzonte.
Non si tratta certo del modo di viaggiare più rilassante, ma quando la strada si affolla o diventa insidiosa, due occhi usati nella maniera normale non bastano piu'.
Non voglio farla troppo seria o camuffare da grande scoperta una mia abitudine di guida. Per me funziona e, nella speranza che far ballare gli occhi in questo senso possa essere utile anche a chi legge, ve la propongo volentieri.
domenica 31 maggio 2009
Palette e fischietti

Dopo due settimane di assenza dal volante, riprendo oggi la macchina diretto a Oltrona, sul Lago di Varese.
Mentre mi immetto nella rotonda di Capolago, scoppia improvvisamente un baccano infernale di clacson e fari che lampeggiano. Penso subito: "un bel matrimonio di cafoni!". Macchè.
Ah, adesso forse la cosa è più chiara. Si tratta di una corsa ciclistica.
Che processione sbracciata e cialtrona! La disorganizzazione italica si esprime in maniera direttamente proporzionale al baccano fatto. Basta un gilet rifrangente, una paletta e un adesivo del "Giro Ciclistico Nubili contro Ammogliate" e un fesso qualunque diventa eroe per un giorno, un giustiziere in missione come Judge Dredd.
Basterebbe della segnaletica provvisoria, un paio di auto e moto della polizia che regolano il traffico e anche l'utente della strada più stordito capirebbe perchè d'improvviso deve accostarsi o fermare la macchina. Così invece ti vedi nello specchietto una carica di civili forsennati, animati dal fuoco sacro della corsa locale che si agitano come degli ossessi con risultati zero e rischio di incidenti mille.
La sicurezza sulle strade non la fanno i velox, nè tantomeno i fischietti o le palette dei pisquani in sandali sullo scooterone; servono dei professionisti che sappiano farlo. Alla polizia locale meglio affidare le multe per il cane che sporca la strada e il presidio delle strisce pedonali davanti alle scuole. Forse.
giovedì 21 maggio 2009
Lasciando Istanbul
Chi vuole entrare a Istanbul deve accettare il fatto che il traffico della metropoli turca cominci già a cinquanta chilometri di distanza, da qualunque direzione si provenga.
E chi lascia Istanbul, come abbiamo fatto noi diretti alla frontiera greca, deve essere pronto a sopportare cinquanta chilometri di traffico intenso prima di esserne definitivamente uscito.
Dopotutto, un agglomerato di 13 milioni di abitanti garantisce la presenza di un'ora di punta che dura 24 ore al giorno e copre centinaia di chilometri quadrati.
Poi, lasciata la città, il nulla. Dopo aver fatto un interminabile slalom tra rampe, raccordi e svincoli e dopo quasi un'ora su un'autostrada urbana a tre corsie, ci ritroviamo improvvisamente a viaggiare paralleli al mare in un paesaggio monotono, costellato di squallidi villaggi, moderne stazioni di servizio e bandiere con mezzaluna e stella che sventolano dappertutto.
E' la Tracia, regione che porta lo stesso storico nome anche una volta passati in Grecia.
Si naviga con la bussola, visto che in terra turca manca del tutto la segnaletica che indichi la strada per la nazione confinante e tutt'altro che amica.
Solo arrivati a poca distanza dalla frontiera appaiono dei cartelli misteriosi che recano il nome "Yunanistan".
Ma dove stiamo andando? La domanda viene spontanea.
Niente paura, siamo sulla strada giusta. I turchi la Grecia la chiamano così.
La frontiera dal lato turco ha un aspetto formidabile, é una fortezza circondata da filo spinato e sulla quale sventolano enormi bandiere.
I controlli, anche in uscita, sono piuttosto severi e l'area doganale é enorme. Poi finalmente si arriva al ponte sul fiume Evros, che marca il confine. Sul lato turco ci sono due garitte con un paio di soldati armati e dall'espressione impenetrabile.
Anche sulla sponda greca ci sono due militari armati, ma hanno l'aria annoiata di chi non fa la guardia a niente. Uno di loro vede arrivare il nostro piccolo convoglio di quattro moto e ci saluta con la mano.
Siamo ritornati in Europa.
mercoledì 8 aprile 2009
Ogni bel gioco
Il gigante mondiale dei videogame Sonasega® ha presentato un nuovo gioco elettronico chiamato IL PENDOLARE basato sulle avventure di un pilota che prende la moto tutte le mattine.
Si parte con l'uscita dal box e l'immissione in strada. Sono previste varie opzioni ambientali: Metropoli, Cittadina e Campagna.
I livelli sono tre: Principiante, Intermedio e Avanzato. Si possono aggiungere ulteriori difficoltà con le opzioni: pioggia, branchi di scooter, traffico della partita.
Proviamo a giocare da pilota Intermedio in ambiente Cittadina. Meteo OK, niente scooter.
La moto viaggia in rettilineo a 50kmh. Da destra sbuca una Nissan Micra che effettua conversione sulla doppia riga con guidatrice al telefono. Scartare a destra. Da un passo carrabile esce a retromarcia una Lancia Tema di 20 anni fa con vecchio rincoglionito al volante. Aprire gas e svicolare. Attenzione, dallo stop arriva senza frenare un autobus cittadino! Bloccare la moto senza cadere. Ora potete ripartire.
Da destra, tra due macchine parcheggiate, spunta una carrozzina con bambino. È la madre che sonda il terreno (se le travolgono la creatura, ne fa un'altra). Gas, gas, gas! per evitare l'ostacolo senza cambiare corsia: sulla vostra sinistra c'è un ebete con la Passat TDi che gareggia con un'Audi A8.
Occhio al semaforo giallo con telecamera+velox! Molto bene. Siete passati un millisecondo prima del rosso.
Proseguite ora fino al traguardo evitando nell'ordine: lavori stradali con brecciolino e bitume in carreggiata, trattore agricolo che lascia toppe di terra, spruzzata d'acqua dal lavaparabrezza di Lancia Musa, palla di gomma seguita da bambino, serie di buche a macchia di leopardo profonde 20cm, tombini lucidi d'acqua diametro 80cm, furgoni allo sbaraglio guidati da zingari, un camper che scarica acque nere, la Signora Adalgisa che si trucca nello specchietto.
Bravi, ce l'avete fatta! Ma erano solo le 07:00 di Domenica.
Se volete partire alle 08:00 di Lunedì dovete passare al livello Avanzato.
venerdì 6 marzo 2009
Milano, ore 18:00

Sono partiti!
Al verde, la griglia di partenza impazzisce completamente, con macchine che si buttano a sinistra e a destra per assicurarsi spazi liberi di accelerazione.
Il Rag. Fumagalli su Fiat Duna pesta il pedale nel pavimento e prende il comando in una nuvola di fumo nero, seguito dalla giovane promessa Gaetano Scoccimarro su Opel Astra turbodiesel (ascensori Schindler) che però sportella vistosamente un Burgman mandandolo fuori pista.
È bagarre: la Sig.ra Adalgisa su Nissan Micra canna grattando un cambio marcia e viene tamponata da Ahmed Al Rashid Al Masri su Fiat Ducato che arrivava senza freni. Piervittorio LaFava, su Aprilia Motò (tenuta in maniera maniacale, tutti i tagliandi documentati) per evitare i vetri sparsi sull’asfalto schiva da gran manico gli ostacoli ma ahimè parte per la tangente e centra una fermata dal tram. Si rialza subito, sembra illeso.
I marshal sventolano freneticamente le bandiere gialle, ma Cosimo Laminchiazza, autista ATM al volante di un bus Iveco della Linea 73, prosegue a palla, con il limitatore che attacca e stacca di continuo, e supera in derapata l'Ing. Luca Zillo, su BMW X5 che si attardava a impostare il GPS.
La coda dell’autobus urta l’avantreno della Lancia Fedra di Mayah Lona, cittadina ungherese di professione soubrette, che va in testacoda. È il panico! La seconda metà della griglia di partenza si schianta contro la monovolume che occupa di traverso la carreggiata. Ma la gara continua, almeno fino al prossimo semaforo rosso.
Da Milano, Via Gallaratese, è tutto. Studio, a voi la linea.




