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sabato 14 gennaio 2012

La recita dei burattini


A Milano, un vigile urbano è stato travolto e ucciso da un’auto 4X4 che cercava di fermare. I due omicidi sono fuggiti ma sembra siano stati identificati, sono due nomadi, e forse li hanno anche anche fermati alla frontiera con la Francia.

Subito il Paese dei burattini entra in agitazione. Il popolo degli anti-SUV ricomincia a ululare l’unica stanca canzone che sa. (E’ noto che i fuoristrada siano auto dotate di volontà propria. Se un mentecatto torinese di alto lignaggio ingombra i binari del tram con la sua Jeep o due zingari uccidono un vigile con la X5, la colpa è del veicolo.)

“Via i fuoristrada dal centro” è il coretto di chi non ha il fuoristrada e quindi lo vuole vietare anche agli altri. Gli zingari notoriamente rispettano le leggi dello stato e quindi si terranno lontani dal centro. In questo caso poi l’omicidio è avvenuto alla Bovisa, un quartiere di Milano che con il centro ha ben poco a che vedere.

E intanto arriva il cordoglio del presidente della repubblica, si indice il lutto cittadino, le prefiche di stato si battono il petto, le associazioni dei nomadi prendono le distanze. Intendiamoci, non ho intenzione di sminuire in alcun modo la gravità del fatto e la portata della tragedia: vedo ancora quella foto angosciante della bicicletta contorta appoggiata sull’asfalto e mi si stringe il cuore al pensiero del vigile ucciso.

Ma quanti pedoni e ciclisti vengono uccisi ogni anno da pirati della strada? Quanti messaggi di cordoglio manda loro il capo dello stato? Pedoni e ciclisti contano meno del vigile urbano?

Ma il vigile urbano faceva il suo dovere, mi ribatteranno i custodi della legalità.

E i pedoni e i ciclisti trascinati e uccisi non stavano facendo il loro mestiere di cittadini che vanno a lavorare, pagano le tasse e si aspettano di essere tutelati dalla polizia urbana, il cui stipendio loro stessi contribuiscono a finanziare?

Basta con il populismo imbecille delle autorità costituite, basta con la tutela dei cittadini affidata alle telecamere e ai velox. Basta anche agli zingari che spadroneggiano nelle città rubando e uccidendo impunemente.  Invece di pronunciare parole vuote e abbassare le bandiere a mezz’asta, stronchiamo sul serio questa criminalità continua e crescente. 

Finora la polizia si è stretta nelle spalle ed è tornata a timbrare bolli e a passare carte.
L’auto in regola, la revisione, l'assicurazione, le catene, le cinture, il gilet fosforescente la polizia li chiede a noi.
La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.

Finché gli zingari avranno il campo libero e il salvacondotto per uscire dal carcere dopo un paio di giorni, sempre meno vigili avranno il coraggio di fermarli e il cittadino avrà sempre meno tutela.

Ma è più facile pronunciare frasi vuote di cordoglio e fare gli indignati davanti alla TV che prendere seriamente dei provvedimenti. 
Non cambia niente, domani è un altro giorno e il rigore dei controlli durerà un paio di settimane. Finché l’appartamento svaligiato, l’auto rubata e il morto non ci riguardano, tiriamo avanti. Questo è il sistema che ci siamo costruiti.

giovedì 10 novembre 2011

Giancarlo

Giancarlo ha una BMW 320 che gliela passa la ditta. E’ un turbodiesel e va come un castigo di dio. E’ chiaro che la devi tenere sempre in coppia e allora ti togli delle gran soddisfazioni in autostrada.

Giancarlo ha uno smartphone Apple che glielo passa la ditta e che fa tutto tranne il caffè: macchina fotografica, MP3, una serie di App da sballo. Ha pure il Bluetooth con tanto di auricolare che fa tanto figo ma Giancarlo non ha balle di tenerlo carico e ormai da qualche mese non lo usa più.

Giancarlo ha il piede pesante con quella BMW. Se ha cento metri di strada libera va giù a manetta, poco importa che poi c’è lo stop. A volte brucia di prepotenza gli stop o gli ingressi  nelle rotatorie e chi ha più prudenza l’adoperi. Di solito si fermano gli altri e gli suonano, ma a lui gliene frega niente. Suona, suona  ­­– dice­­ – intanto sono passato io. 

Solo con i TIR ha un occhio di riguardo perché una volta quando aveva la Croma ha bruciato uno stop e uno Scania l’ha preso in pieno e gli ha fatto fare tre giri su se stesso, che la macchina l’hanno portata direttamente al demolitore. Tanto era una carretta.

Giancarlo viaggia nella nebbia come un TGV perché lui comunque ci vede benissimo. Gli amici dicono che ci ha il radar e il visore a infrarossi perché anche con la nebbia la sua media non cala di un chilometro.

Oggi Giancarlo ha ammazzato un ciclista a Cisliano. C’era il solito nebbione padano e quel pirla di uno sfigato pedalava verso casa alle 17:30 con quella luce stupida che vedi poco e i fari non ti servono a niente. Giancarlo stava rispondendo al telefono e non guardava la strada. Ha sentito un botto, si è fermato con il muso sfasciato e il faro destro che fumava nella nebbia e nel fosso c’era il morto con la bici sopra. Che palle, è arrivato a casa alle 21:00.

Giancarlo ha perso qualche punto sulla patente e la ditta ci metterà una settimana per fargli avere una BMW nuova. Oggi girare in macchina è diventato una gran rottura di balle.

sabato 10 settembre 2011

Notizie dal mondo

No, all’IKEA no! Un giudice di Karlsruhe ha condannato un uomo che picchiava la moglie, tale Gerhard T., ad accompagnarla cento volte all’IKEA o, come alternativa, a corrisponderle una tantum la somma  di 100.000 Euro. Gerhard ha pagato senza fiatare.

Infarto sulle strisce. Un pedone di Milano, Angelo F., è stato colpito da infarto mentre attraversava le strisce pedonali. L’automobilista che gli ha dato la precedenza l’ha visto spalancare la bocca per la meraviglia e poi accasciarsi in terra senza vita. All’arrivo dell’ambulanza, per Angelo F. non c’era più niente da fare. L’automobilista è stato salvato dalla folla inferocita grazie all’intervento di una Volante. “Assassino, assassino” urlava un capannello di gente. “Se non ti fossi fermato per farlo passare sarebbe ancora vivo”.

Non mi serve a niente. Un’automobilista di Monza, tale Renata C., è finita sul Guinness dei Primati per aver percorso 200.000 chilometri in venti anni senza mai spostare lo specchietto retrovisore esterno destro dalla posizione piegata. Ai giornalisti ha detto di non averlo mai usato perché tanto in quella direzione lì non guarda mai. La procura di Monza ha aperto un fascicolo, ma lo ha subito richiuso perché Renata C. ha 89 anni e un occhio solo, il sinistro.

E' lì il bello! Il ricercatore giapponese Tetìro Shemo ha inventato un minuscolo congegno che può essere impiantato con un intervento ambulatoriale di dieci minuti e che elimina totalmente l’emissione violenta di aria dalla bocca dopo aver bevuto della birra. La nota azienda olandese produttrice di una popolare birra in bottiglia verde gli ha subito offerto dieci milioni di dollari per distruggerne i disegni. “Il rutto – ha spiegato l’ufficio marketing della multinazionale –  è parte integrante ­dell’esperienza di degustazione della birra e non deve sparire.”

La politica è stress. Uno dei figli di Gheddafi (non è chiaro se Saadi, Saif o altro figlio d’arte) ha dichiarato all’emittente radio emiliana Al Ceseera che la Libia ritornerà ben presto sotto il controllo del Leader Fraterno e che ogni screzio tra il vecchio regime e i ribelli del Consiglio Transizionale Nazionale sarà composto amichevolmente. 
Il figlio del colonnello, che ha i gradi di generale e quindi ha fatto più carriera del padre, ha rilasciato la sua dichiarazione da un hotel di Niamey, nello stato confinante del Niger, dove attualmente si trova per motivi di salute. All’intervistatore che gli chiedeva se fosse in realtà fuggito dalla Libia, Gheddafi jr. ha risposto di “essere in Niger per curarsi dallo stress”.


lunedì 1 agosto 2011

La marcia dei forzati

Sabato 30 Luglio, ore 12:30, devo improvvisamente recarmi nel Ferrarese per una commissione urgente. Non ho proprio voglia di andare, con il caldo che fa e con il traffico che mi aspetto, ma è una cosa che non posso rimandare.

Eccomi alle 13:00 in sella alla FJR1300 pronto alla partenza. Per una sparata quasi tutta in autostrada la FJR è la cavalcatura giusta e anche le gomme Metzeler Sportec M5, nonostante le spalle scalettate da fare paura a soli 4000 km, hanno comunque abbondante battistrada per farmi andare e tornare senza pensieri.

Viaggio strano questo. Oltre 500 km in un pomeriggio: l’andata fatta litigandomi la strada con i turisti in partenza e il ritorno in compagnia di quelli che rientrano a casa. Telecronaca di due esodi autostradali diversi separati da una semplice mezzeria.

Traffico prevedibilmente intenso ma non impossibile, poi c’è sempre la corsia di destra che è quasi sempre libera. Anche l’olandese che traina una roulotte a 90 kmh non ci vuole andare, chissà perché… 
I chilometri volano via e devo solo stare attento ai tutor e fare la gimkana nel traffico. Mi viene in mente il gioco del Tetris mentre mi inserisco tra un grappolo di macchine e un altro lavorando di gas e girando semplicemente il mento nella direzione che desidero.

La Yamaha si mangia il traffico in maniera chirurgica, come un F-16 fra gli Airbus. Il solo rischio è farsi prendere la mano, perché i duecento all’ora sono solo un’impercettibile rotazione della mano destra.

Mentre vado, mi accorgo che le auto più pericolose sono quelle che finiscono con la “s” o anche la “z”: Atos, Terios, Koleos, Matiz, Yaris, Ignis. E’ un delirio di cambi di corsia improvvisi e sorpassi da imbecille. Ti superano, rientrano in corsia e poi rallentano. Oppure dalla corsia di sorpasso si buttano a capofitto in un’area di servizio perché nonna deve pisciare.

Nel tratto a 4 corsie prima di Bologna c’è un improvviso vuoto nel traffico e mi trovo davanti una vecchia Atos che viaggia a 80 in terza corsia. Io sono in corsia di destra a 140 e le sfilo di fianco come un missile cruise. 
Guardo nello specchietto, la Atos è sempre lì che barcolla in direzione sud mentre il grosso del traffico sta per raggiungerla in massa. Sogno la scena di una Range Rover che la tampona a 160 kmh o una carambola tra più monovolume che finiscono tutte con la “s”.

Arrivo a destinazione in due ore e 15 minuti. Il rischio più grosso l’ho corso con un alfista rimbambito dal caldo (finestrino di guida spalancato a 120 all’ora) che entra in sorpasso senza guardare. Una bordata di trombe Nautilus e il vacanziere quasi si infarta sbandando a destra e invadendo la strada di qualcun altro.

Al ritorno, un mega temporale sta per investire Bologna. Mi porto fuori pericolo e non prendo che due gocce sulla visiera del casco. Grazie alle nuvole, ora l’aria è più fresca e il viaggio è meno stancante.

Per il resto è un déja vu dell’andata: macchine stracariche di biciclette montate alla rinfusa (tanto si torna a casa…) che si ostinano a viaggiare nel mezzo della strada, ticinesi dal piede pesante che se ne fottono dei tutor, camperisti che viaggiano a cavallo di due corsie perché così mirano meglio la direzione di marcia.

Dopo poco più di cinque ore dalla partenza sono di nuovo a casa. Andata e ritorno sull’autostrada dei forzati delle vacanze: un’esperienza che mi mancava.

lunedì 18 luglio 2011

Sabato estivo


Sabato estivo, temperature attorno ai 30°, umidità elevata e qualche nuvola.

L’esercito degli storditi si lancia in strada. Migliaia di automobili si rovesciano sulle autostrade come topi presi dal panico, saltando da una corsia all’altra, cambiando direzione e velocità come i tarantolati.

C’è chi percorre decine di chilometri nella corsia centrale a 70 kmh mentre in quella di sorpasso si assiste a scene da NASCAR, con padri di famiglia imbestialiti che mitragliano con i fari nonne arzille uscite in sorpasso senza guardare, svizzeri scatenati che si sfogano, roulotte traballanti trainate da autisti nordeuropei disfatti dalla stanchezza e tenuti insieme dal RedBull.

Nella corsia di destra tutto tace. Ogni tanto si vede un’auto che procede a 60kmh con qualche cretina che telefona sbracciandosi e dando colpi di gas o di freno a seconda del tono della conversazione. Ma per il resto la corsia di destra è un’oasi di tranquillità.

Qualcuno si ricorda quando in Italia è stata data l’ultima multa per non aver occupato la corsia libera più a destra? E l’obbligo dei fari sulle strade extraurbane? 15 giorni di tolleranza zero e poi di nuovo il solito casino terzomondista.

Cambio scena: località lacustre del Nord Italia. La passeggiata lungo il lago è tranquilla, passa un’auto ogni paio di minuti. Poi improvvisamente è l’inferno. 

Automobili con lampeggiatori e abbaglianti schizzano via a gran velocità, seguite da moto della polizia con le sirene a manetta, seguite da moto civili con personaggi incivili in abiti fluorescenti e con le radio in mano che parlano rabbiosamente dicendo chissà che e sembrano tutti compresi di un ruolo importantissimo che solo loro conoscono. 

Poi arriva un blocco multicolore di ciclisti in tenuta Robocop su bici variopinte: si sente solo il sibilo delle gomme tubolari sull’asfalto mentre sfrecciano a 70 kmh in formazione serrata come le frecce tricolori.
Volano borracce, panini, rifiuti vari. La strada diventa un immondezzaio in pochi secondi. 
Le station wagon multicolori che arrivano in coda ai ciclisti travolgono tutto: le borracce scoppiano, i tappi partono come proiettili, i rifiuti volano in aria, i pedoni si riparano la faccia. Un’anziana tedesca è paralizzata sulle strisce mentre la sfiorano in duecento nel giro di un minuto.

Il ciclismo non conosce regole, la corsa sospende i doveri del ciclista e ne raddoppia i diritti. Ecco spuntare altre moto della polizia che sfrecciano furiosamente a sirene spiegate (ma allora esiste ancora la Stradale!).

Ora le aiole fiorite lungo il lago sono costellate di rifiuti. Un cartello del comune dice che i proprietari degli animali devono “rimuoverne le deiezioni”, ma l’immondizia dei ciclisti chi la rimuove?

Italia d’estate. Sospensione del contratto sociale. Si riapre a settembre. Forse.

domenica 3 luglio 2011

Con l'aria in faccia

Uno dei vantaggi di fare un giro con una moto custom è che ti puoi godere il paesaggio che sfila ai lati della strada e sentire l'aria in faccia senza particolari turbolenze. Il motore borbotta con quel minimo di vibrazioni che ti ricordano che sei su un V-Twin e la tua velocità di rado supera i 100, mentre sei pronto a dimezzarla al momento di entrare in un centro abitato.

Lo svantaggio è che agli occhi dell'imbecille sei un anello debole della catena alimentare e ne devi sopportare la maleducazione. Il padre di famiglia con la Fiat Marea ti vuole superare, il mentecatto scooterista in calzoncini e posizione da stitico ti vuole superare, lo sfigato con la Seat Leon ti vuole superare e anche lo stordito in Lancia Musa (il massimo livello assoluto di imbecillità) decide di sverniciarti per poi tagliare tre corsie e prendere l'uscita a 100 metri di distanza. Il balcanico con il Fiat Ducato dagli iniettori andati ti si pianta dietro a mezzo metro di distanza (ti lampeggerebbe anche se solo gli funzionassero i fari), la signora con la Mini ti supera d'istinto e poi ti inchioda davanti perché le suona l'iPhone e perfino la neopatentata con la Yaris sulla strada a due corsie si mette con le ruote di sinistra sulla riga bianca per non farti passare. 

E, dulcis in fundo, il "fratello motociclista" sulla moto da sparo non ti fa neanche finire un sorpasso che ti si infila di lato tra lo specchietto esterno e il guardrail per passarti a velocità esagerata e con la mano sinistra al fianco, come per dire "io ti supero anche a occhi chiusi".

Ma tu te ne freghi e li lasci andare. Che vadano a prenderlo tutti in quel posto, soddisfatti di aver fatto la loro scortesia quotidiana e appagati di aver mostrato la loro superiorità.

Certe giornate sono semplicemente troppo perfette per lasciartele rovinare da un imbecille...




sabato 26 febbraio 2011

Pagliacci!


Il 17 Febbraio è entrata in vigore l’ordinanza cialtrona che abbassava a 70 kmh il limite di velocità sulle tangenziali di Milano. La brillante idea rappresentava la risposta della provincia all’inquinamento dell’aria, della serie: non so quali misure prendere, ma intanto abbassiamo il limite di velocità, chissà magari funziona.

Non è dato sapere su quale fondamento scientifico si basi questa decisione, ma ne è chiara la matrice di profonda ignoranza e incapacità gestionale dei nostri reggenti. 

Si tratta di una classe di amministratori che non saprebbero amministrare un condominio di 4 appartamenti, pianificatori che non saprebbero pianificare una pisciata in un tratto autostradale con una stazione di servizio ogni 10 km e finirebbero per farsela sotto.

Il problema è che le loro decisioni da incompetenti influenzano la vita di milioni di persone. Già anni fa  qualche demente aveva abbassato il limite di velocità per le tangenziali milanesi a 90 kmh. Non ricordo quale fosse l’obiettivo: ridurre l’inquinamento, abbassare il tasso di mortalità, evitare le alluvioni in Bangladesh o altro.

La natura di questo anello autostradale è tale che, quando non è intasato (nel qual caso la velocità media scende a 20-30 kmh), la sua velocità “fisiologica” è 90-110 kmh. In questo intervallo di velocità si viaggia abbastanza sicuri e spediti. Qualunque andatura diversa (inferiore o superiore) rappresenta un potenziale pericolo. Non serve essere degli scienziati, basta avere qualche anno di patente e sono cose che risultano evidenti.

Ora sono passati nove giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza provinciale e basta percorrere 10 o 20 km di tangenziale per vedere che non è cambiato niente. Gran parte dei veicoli viaggiano tra 90 e 110 quando si può viaggiare e invece si fermano tutti quando la tangenziale è bloccata. Secondo i soloni della provincia quest’ultima dovrebbe essere una situazione ottimale: viaggiando a una media di 20 chissà di quanto si riduce l’inquinamento.

Gli utenti della strada, ignorando completamente i legislatori cialtroni, continuano a viaggiare alla solita velocità finché la strada è libera. Anche l’assenza di rilevatori funzionanti ha sicuramente avuto il suo peso, se cominciassero a fioccare le multe mi domando che cosa succederebbe. Intanto però, negli ultimi giorni non ho visto in giro né polizia né autovelox funzionanti.

E’ probabile che, dopo i soliti 15 giorni di polemiche e accese critiche, tutto ritorni alla normalità italiana. 
Il che vuol dire che i cialtroni legiferano fuffa e la gente si arrangia come può.

E intanto il 17 Marzo si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia invece di fare una giornata di vergogna per come questa manica di pagliacci ha ridotto il  paese.

giovedì 23 settembre 2010

La vecia


C'è una vecchia che gira spesso sulla Tangenziale Ovest di Milano che dovrebbe dipingere sullo sportello di guida le sagome di tutte le auto, moto e camion che ha fatto fuori.

La sua macchina è una di quelle carrette asiatiche corte, strette e alte che sembrano uscite dalla giostra di un Luna Park.

Lei guida con sedile tutto avanti, occhi semichiusi, mascella pendula e braccia aggrappate al volante.
Ricordate la posizione delle mani consigliata (come le lancette sulle 10:10) che assicura il migliore controllo del mezzo in ogni situazione?
Proseguendo nella metafora dell'orologio, la vecchia stringe il volante con ambo le mani in posizione ore 12:00 e lo muove freneticamente di qua e di là anche in rettilineo. 

La sua minimacchina dalle ruote baby si sposta da un lato all'altro della corsia (quella centrale, che ve lo dico a fare?) e ogni tanto straborda a destra o a sinistra in quelle confinanti, il tutto alla pazzesca velocità di 80.

Un TIR slovacco in corsia di destra se la vede sbandare davanti e si attacca alle trombe. Braaaaaam.

Ma la vecchia non lo sente e rimbalza a sinistra come proiettata da una rete di ping-pong invisibile. Probabilmente lo spostamento d'aria dell'autoarticolato Scania l'ha riportata in corsia, o forse è stata un'altra delle continue strappate che lei dà al volante.

Arriva in corsia di sorpasso una coppia di motociclisti su BMW 1200 GS, luci accese, tute sgargianti dal catalogo Motorrad e valigie in alluminio che lampeggiano al sole. La vecchia non li vede; forse li vedrebbe se il retrovisore esterno sinistro della carretta coreana fosse aperto, ma invece è piegato contro la fiancata della macchina.

In quel preciso istante, la vecchia scarroccia nella corsia di sorpasso e manca per un pelo la valigia destra della moto. Il pilota capisce che frenare non ha senso, si butta a sinistra e spalanca il gas mentre schiaccia il pulsante del clacson.

La passeggera si gira verso la vecchia e le mostra il dito medio guantato, ma tanto la vecchia non la vede.

Fra trecento metri la Tangenziale descrive un'ampia curva a sinistra e l'ottuagenaria minaccia su ruote sta impostando la sua traiettoria ideale. La microauto si sposta a destra e il motore fa una fumata blu mentre la guidatrice scala assurdamente una marcia, poi in prossimità della curva si butta tutta a sinistra rasentando il guardrail esterno.

Dietro di lei è il panico. In corsia di sorpasso si innesca un tamponamento a catena che chiuderà la Tangenziale per due ore. Al centro si evita per miracolo una catastrofe, mentre nella corsia di destra uno scooterista in calzoncini sceglie di piantarsi di fianco nel guardrail piuttosto che tamponare il pullman che ha inchiodato i freni davanti a lui.

Intanto la vecchia, ignara della catastrofe che ha provocato, prosegue su una rotta a "S" in mezzo alla Tangenziale deserta. 

È assicurata in Classe 1 da venti anni perché non fa incidenti. Secondo le statistiche è una guidatrice sicura, anzi "Sapiens".

lunedì 13 settembre 2010

Schadenfreude

No, non è una variante del dolce della Foresta Nera e nemmeno un sinonimo della torta Sacher in qualche vallata austriaca. È una sintetica espressione tedesca che vuol dire "rallegrarsi per le sciagure altrui".
Tutti noi, prima o poi, ci siamo fatti sedurre dalla sua attrazione fatale e non dite che a voi non è mai successo.
Ci sono dei casi in cui farsi due grasse risate per il guaio in cui si è cacciato qualcun altro è cosa buona e giusta. Leggete questi esempi e concorderete che a volte la Schadenfreude ci sta, e come ci sta!

Camilla V. inerpicata lassù nel sedile del guidatore della sua BMW X5 sta facendo multitasking al volante come solo una donna sa fare. È uscita dalla palestra, dove il personal trainer l'ha sottoposta a una gagliarda seduta tonificante per glutei e addominali, ed ha un appuntamento dalla parrucchiera tra poco più di un'ora. Visto che ha tempo, ha deciso di fare una puntatina al centro commerciale per vedere due vetrine.

Mentre si toglie dalla fronte i capelli ancora bagnati della recente doccia, si attacca al cellulare per accertarsi che, tra le mura domestiche, la ragazza alla pari abbia la situazione sotto controllo. 

Ecco che, in fondo al rettilineo, si vede già la grande "P" del parcheggio sotterraneo dell'Iper. Camilla richiude il Motorola e lo lascia cadere in un vano nella console dell'auto mentre pesta sul gas per bruciare gli ultimi duecento metri.

Il grosso SUV tira su il muso mentre il cambio automatico scala una marcia e manda il contagiri in zona rossa. Camilla svolta a destra e imbocca la rampa del garage sotterraneo con uno stridio di gomme che fa girare i passanti. La BMW X5 si lancia in discesa come un grosso squalo metallico e la "baretta" portabagagli che Camilla ha dimenticato di avere ancora sul tetto si frantuma esplodendo al contatto con la prima trave in cemento del soffitto. Con lei, anche le barre satinate del tetto vengono estirpate in un millisecondo e l'intera parte superiore dell'auto si accartoccia.

Diecimila Euro spesi senza aver nemmeno varcato la porta di una boutique.

Eros C. e quattro amici escono traballanti dalla discoteca Mando-Vai nel cuore pulsante della Riviera dopo una serata deludente dal punto di vista delle conquiste femminili. In compenso, il conto finale delle consumazioni è da impallidire. Eros vorrebbe piantare una grana ma il buttafuori scuote lentamente la testa e i cinque escono con la coda fra le gambe. Nel parcheggio, in una nuvola di falene e zanzare,  li attende la Seat Leon taroccata di Eros.
I cinque prendono posto e il guidatore accende il megastereo mettendo a manetta il celebre brano Apoka-Lips dei Patetika, che si può dire è l'inno del gruppetto. Con i finestrini che vibrano per i bassi e il motore che urla in fuori giri, la Seat si lancia lungo i viali della periferia per raggiungere il mare, dove Eros conta di farsi l'ultima Ceres della nottata.

Ed è proprio mentre la Seat tocca i 130 kmh che Eros non vede la gobba rallentatrice in mezzo alla strada e ci pianta dentro la Leon ribassata come un kamikaze nella portaerei Yorktown. Il motore si spacca come una noce e salta fuori dai supporti, rovesciando olio in strada e storcendo la scocca dell'auto. Sul tetto, tre bitorzoli affiancati testimoniano le tre capocciate date all'unisono dagli occupanti del sedile posteriore.

La Seat termina la sua corsa duecento metri più avanti in una nuvola di fumo. I cinque occupanti si guardano negli occhi e non hanno ancora capito che cosa sia successo.

Il noto architetto italo austriaco E. Moccia-Rotterkatz di anni 68 sta visitando gli Appennini in cerca di ispirazione. Al volante della sua Mercedes Classe S  V12 si sta inerpicando sui tornanti verso il paesino medievale di Nerchiate sul Groppone. Dietro l'ultima curva gli appare la porta monumentale del paese costruita nel XIV secolo e deturpata da un cartello che indica di dare la precedenza al traffico che viene in direzione contraria.

L'architetto intravede la sagoma blu della corriera che arriva ma decide di forzare la mano. L'auto balza in avanti e si lancia attraverso la massiccia porta in pietra. Anche la corriera ha puntato verso la porta del paese e, per evitare la Mercedes, struscia l'intero lato destro contro il muraglione secolare.
A sua volta, E. Moccia-Rotterkatz si incastra tra la corriera e l'altro lato della porta del paese.

È un disastro. Auto e corriera sono immobilizzate nella porta come un tappo di sughero nel collo di una bottiglia di vino. Solo gli occupanti della corriera, fortunatamente incolumi, riescono a uscire dalla porta posteriore.

Ai pompieri serviranno cinque ore e una motosega a ferro per fare a pezzi l'auto e liberare il passeggero. L'architetto, che soffre di incontinenza, non trova altra soluzione e dopo tre ore si vede costretto a fare i suoi bisogni all'interno dell'auto.

E adesso non dite che non avete riso anche voi...

mercoledì 1 settembre 2010

Fenomeni d'estate


Ho passato il mese di Agosto a lavorare. C'è in giro una crisi tremenda (c'è bisogno che ve lo dica?) e quindi bisogna prendere al volo tutto il lavoro che capita.

Ogni tanto però mi sono concesso un'uscitina con la moto, purtroppo limitata a percorsi autostradali o simili.

E così ho rinfrescato la mia conoscenza di due fenomeni ben distinti e parecchio frequenti.

Fenomeno N. 1

L'imbecille che viaggia a 90 nella corsia di mezzo. Spesso è una Yaris o Matiz guidata dal poggiatesta (il guidatore neanche si vede e comunque il poggiatesta è più competente), oppure è una familiare con tanto di "baretta" sul tetto, carica fino a scoppiare e piena di bambini abbrutiti che sbavano sui vetri, una specie di acquario di mostruosi pesci abissali.

C'è poi anche la variante camper. In cabina lei e lui, tre infarti e due bypass complessivi, che sfumazzano in mezzo alla strada senza nemmeno riuscire a tenere la catapecchia di plastica in una sola corsia. Mentre li supero scorgo le espressioni allucinate di una coppia che è distante solo 40 km da Milano e già non si parla più (magari però sono partiti da Roma e hanno cominciato a litigare a Firenze).

Lui è aggrappato al volante in canotta e berrettino da ciclista, mi vede sfilare via sulla corsia di destra e non fa in tempo a sbandare verso di me e a tagliarmi la strada "per caso". Lei gli dice qualcosa, forse: "Guarda dove vai, stronzo". 
Mi sembra di averli già visti. Poi mi rendo conto che in giro ce ne sono migliaia tutti uguali.

Fenomeno N. 2

Autostrada a 2 corsie, arrivo in sorpasso allegrotto (130 km/h esatti) in coda a uno stordito che ha da poco superato un'auto ma è rimasto nella corsia di sinistra. La prossima auto è distante 400 metri e lui viaggia a 110. Mi vede arrivare nello specchietto (che belle le luci allo xeno!) e con fare stitico si sposta di 150 cm a destra, lasciando libera metà della corsia di sorpasso. Evidentemente per un'Audi A3 rientrare completamente nella corsia di marcia normale è una manovra difficile.

O forse non vuole perdere la sua "priorità di sorpasso" immaginaria. Ma quale priorità? Dietro di me non arriva nessuno.

Forse il problema sta nel lasciar passare qualcuno. A una moto, mezza corsia si può anche concedere, tanto la moto non è nella stessa categoria e spostarsi non conta come un gesto civile.

Secondo Sigmund Freud, che oltre a essere un celebre psicoanalista era anche un appassionato motociclista, qui si tratta di una sindrome che risale addirittura all'attimo del concepimento di quel particolare individuo.

Nel corso del fatidico amplesso, sua madre non si è nemmeno sfilata le mutande, le ha solo scansate. È una situazione chiamata "coitus distraforus" e ha, evidentemente, pesanti ripercussioni sulla psiche.

Questo grave trauma ha seguito il bambino a livello latente per tutta l'infanzia e la fanciullezza e ora, in età adulta, si manifesta con un comportamento analogo mentre lui è al volante.

E pensare che se la madre quelle sante mutande le avesse lasciate al loro posto, avremmo un coglione in meno sulla strada.

mercoledì 26 maggio 2010

La preghiera del motociclista


Quante volte, a cavallo del nostro mezzo a motore, ci siamo trovati in situazioni che invitavano alla preghiera? Non sto parlando di momenti di pericolo o di manovre a rischio: lì c'è poco da pregare. Ti attacchi ai freni (o spalanchi il gas) e vedi di cavartela in qualche modo.

Per me, i momenti di preghiera sono altri.

Per esempio. Sto viaggiando su una nostra splendida statale piena di buche e tombini ribassati. Allora prego: o potente, se dobbiamo per forza costruire strade e autostrade alla Libia, facciamogliele tutte così. Regaliamo al Leader Fraterno un bel manto di asfalto spesso 40cm con i tombini a quota - 30. Mentre prego così, mi ritrovo a sorridere con grande letizia e i fiori si inchinano dolcemente al mio passaggio.

Oppure, quando in autostrada mi ritrovo un imbecille attaccato alla coda della mia moto che ha deciso che la strada è la sua e che non ha tempo di aspettare che il mio sorpasso sia terminato, io piego il capo e prego:

O immenso, fai che tra dieci chilometri cominci una coda della madonna (oops!) e che questo imbecille ci resti imbottigliato per un'ora. Lascia pure, o potente, che faccia i fari a chilometri e chilometri di macchine ferme davanti a lui, mentre la mia moto svicola veloce. Lascia, o eterno, che gli giunga un modesto attacco di gastroenterite mentre il prossimo gabinetto è a dieci chilometri e la fila non si muove. Fai sì, o clemente, che lo sfintere gli ceda sul pregevole interno in pelle (pacchetto GLX: sedili in nappa, GPS e sensori di parcheggio).

Mi raccolgo spesso in preghiera anche quando l'automobilista italico, con adesivo di Greenpeace o WWF sul lunotto, getta oggetti vari dal finestrino mentre sopraggiungo in moto: il mini-succo di frutta che il bambino ha appena finito di consumare, il pacchetto di sigarette, la carta delle caramelle. Lo supero e vedo i sedili dell'auto ancora plastificati: la macchina è un tempio, le schifezze si buttano fuori…

E io chino appena il capo e prego: O celeste, fai che il pargoletto gli rigetti sotto ai sedili e nell'impianto stereo. Fai che la moglie, col grembo intriso di vomito, si unisca al lieto coro e per simpatia gli tiri fuori tutto il pranzo della trattoria Al Cacciatore (€39 per dieci antipasti, quattro primi, quattro secondi, dolce e caffè) e glielo spruzzi in tutta la macchina a dieci atmosfere.

Non so se verrò mai esaudito, ma a volte la mia accorata preghiera già mi basta a riacquistare la serenità.

venerdì 31 luglio 2009

Il momento più bello


Milano, zona Gallaratese, ore 18:45.
C.P. di anni 34 è fermo all’ultimo semaforo prima della bretella autostradale che lo farà confluire in tangenziale. La sua Fiat Seicento Sporting 1.1 nera simil-Abarth del 1998 ringhia sommessa in attesa del verde. Non è una marmitta Remus che le conferisce quel tono basso e imperioso, ma il procedere inarrestabile della ruggine che col tempo si è mangiata il silenziatore.

Il rosso sembra eterno, mentre un sole implacabile riscalda a 36° la città in un’aria umida e immobile. La Seicento Sporting è lì in pole position che emette un sommesso vroom, vroom aspettando il verde con davanti a sé tremila metri di strada libera.

Duecento metri più avanti ci sono io, pedone. Sono uscito dalla metropolitana e ho attraversato la prima metà dello stradone approfittando di un vuoto nel traffico. Getto lo sguardo a destra, verso il semaforo, per calcolare velocità e distanza delle auto. Per loro è appena scattato il verde, ma se faccio uno sprint riesco a raggiungere l’altro lato della strada in tempo.

Ma ecco che con un BROOOOOOOOP sopraggiunge in fuorigiri una macchinetta nera che cambia addirittura corsia per passare tra me e il marciapiede.

È come un fotogramma che si arresta per un intero secondo: la Seicento mi sfreccia davanti e, nel suo spostamento d’aria, sento l’odore dell’olio bruciato di un motore ormai alla frutta. Nell’abitacolo, C.P. di anni 34 guarda fisso davanti a sé oltre i dadi di peluche appesi allo specchietto, ma sulla sua facciazza mediterranea è stampato un sorrisetto da Gioconda.

Fare il pelo a un pedone è stato il più bel momento della sua giornata.

giovedì 23 luglio 2009

Motociclisti, brava gente




















In Germania si sta discutendo la possibilità di concedere ai motociclisti un utilizzo (molto) limitato della corsia d’emergenza in caso di intasamenti.

Sull’argomento, un motociclista tedesco di Colonia ha scritto alla rivista Motorrad:

Sono venti anni che viaggio in moto su base quasi giornaliera e non ho mai avuto problemi con la polizia. Il problema sono piuttosto gli automobilisti frustrati. Immaginatevi di essere seduti nella vostra costosa automobile ma completamente bloccati in colonna. Improvvisamente ecco arrivare un nessuno con il casco aperto e il sole in faccia che vi sorpassa felice a cavallo di una moto che magari vale solo 1000 Euro. Dev’essere proprio dura da ingoiare.

(…) I motociclisti sono semplicemente gente più felice e, quando sono al volante, sono i migliori guidatori.

Benno Liebig

E bravo il nostro Benno! Hai veramente ragione.

Il motociclista si ritrova spesso anche a fare l'automobilista.

L’abitudine a viaggiare concentrato sulla strada, a non perdere maI di vista il traffico che lo circonda e ad essere sempre consapevole della propria posizione fa del motociclista l'automobilista migliore e il più sicuro.

Anzi diciamola così: un buon motociclista fa un ottimo automobilista.

Ci sono infatti anche i cattivi motociclisti e, se li mettete al volante di una macchina, si confonderanno con l’automobilista medio.

lunedì 20 luglio 2009

Caro Autovelox

Caro Autovelox

Mi chiamo Giovanni P. e sono quello che ti è passato a fianco a 130 kmh (limite 90) il giorno 18 Luglio 2009 alle ore 9 circa (non so l’ora esatta perché parlavo al telefono) con una Seat Leon assetto ribassato targata XXXXXXX. Io però vorrei spiegarti che non mi ero accorto che c’era il limite e quindi andavo alla normale velocità autostradale. Non mi sembra giusto adesso prendermi una multa per una semplice distrazione; e poi avevo dietro un camion che andava a 120 e mi lampeggiava, quindi dimmi tu che dovevo fare!

Si fa presto a mettere un autovelox dove c’è il limite e fare le multe in maniera indiscriminata. Ma io sono un padre di famiglia che lavora, non uno di quelli con il SUV che si meritano tutte le multe che prendono. Secondo me ai lavoratori le multe dovrebbero fargliele pagare ridotte.

Io il limite di 90 non l’avevo proprio visto, un po’ per distrazione e un po’ perché sono molto esaurito (ti ho detto già che sono uno che lavora) e quindi ti scrivo per vedere se c’è la possibilità di chiudere un occhio.

Tanto il 18 Luglio chissà quante altre foto avrai fatto!
Io personalmente ho visto parecchie BMW e Audi che andavano forte e mi sono segnato le targhe, così magari te le mando e ti rifai con loro.

A me se mi togli i punti mi metti in mezzo a una strada, perché già me ne restano pochi. Ne ho già persi una cifra per colpa di un pedone che mi è saltato fuori sulle strisce. A lui è andata peggio perché è morto, così un’altra volta guarda meglio prima di attraversare. Ma dico io, vedi una Seat Leon ribassata che arriva a 100 all’ora e sei così coglione da attraversare? Era pure sordo: ci ho un doppio scarico Remus che lo sentono anche in Cina…

Altri punti se ne sono andati in fumo per quella storia dell’etilometro. Oggi non ti puoi fare due grappe con gli amici che sei già fuorilegge. Io poi lo sanno tutti che guido meglio quando ho bevuto.

Quindi vedi un po’ se si può fare qualcosa, perché secondo me la legge va applicata con intelligenza.

A disposizione.

Giovanni P.

sabato 18 luglio 2009

Italebani

Italebani è una parola nuova che ho coniato per definire quei nostri connazionali che per ignoranza, arroganza, incompetenza e strafottenza garantiscono all’Italia un posto permanente nel Terzo Mondo.

Ci sono Italebani che guidano aziende, militano in politica o vivono in mezzo a noi.

Questa volta ve ne presento tre.

  • Franco Pecorini, AD di Tirrenia, la società di stato che con i soldi degli Italiani opera una flotta di navi malandate, maltenute, mal gestite e controllate da camorristi intoccabili: i suoi stessi dipendenti. La Tirrenia è l’Alitalia del mare. Salite a vostro rischio e pericolo per un tuffo nell’Italia talebana più profonda: nessuno è responsabile di niente, niente funziona come dovrebbe, a nessuno gliene frega un cazzo e il passeggero farà bene a stare al suo posto. Pensate che Pecorini è a capo dell’azienda dal 1984! Si vede proprio che la poltrona di AD della Tirrenia non la vuole nessuno.

  • Il sindaco di Palermo, Cammarata, per aver lasciato che una splendida città si trasformasse in un deposito di immondizia, mentre i vertici della municipalizzata per la raccolta rifiuti volavano negli Emirati per ben 22 volte (con il suo beneplacito) “per concorrere a un appalto locale”, bruciando così centinaia di migliaia di euro di una società praticamente già fallita. Deve essere molto più motivante raccogliere rifiuti a Dubai che pulire le strade di Palermo, la città che ti paga lo stipendio. Andrà mai in galera questa gente?

  • Quello sfigato sconosciuto a bordo della sua Nuova Punto che, sulle pendici dell’Abetone, si divertiva a tallonare le nostre moto, tentando sorpassi da criminale e spingendo un'utilitaria al limite pur di poter raccontare di aver sfidato delle moto in montagna. Lo conoscete? Come lui ce n’è tanti di Italebani al volante: si incollano dietro alle moto o alle Maserati per viaggiare nell’ombra di chi si gode la strada più di loro. Sono dei perdenti e dei cafoni, ma questo non li rende meno pericolosi.
    Se vedete una Punto che vi marca stretti, tenetela d’occhio. Se invece è un Coupè Fiat con l’adesivo del cavallino Ferrari, cambiate strada alla prima occasione!

Talebani italiani.

Sono tanti, sono pessimi, sono qui. Ma avremo modo di riparlarne ancora.

martedì 30 giugno 2009

Oggetti di una volta: la freccia


L’evoluzione dei tempi ha fatto cadere in disuso la freccia.
Non solo quella lanciata dall’arco, ormai largamente sostituita dalle pallottole, ma anche la freccia intesa come indicatore di direzione.

L’unico utilizzo che oggi ne viene fatto è tramite i quattro lampeggiatori di emergenza.

L’impiego tradizionale della freccia, cioè la segnalazione di cambio di corsia o direzione, è infatti ritenuto un gesto di cortesia nei confronti di chi segue, rivelandosi quindi una sovrastruttura borghese che non trova più posto nel mondo egalitario di oggi.

L’attivazione contemporanea delle quattro frecce è invece un fenomeno molto interessante. I lampeggiatori di emergenza, un tempo proibiti in Italia e disattivati sulle auto di importazione (ah, che bel paese rivolto al futuro!), oggi sono invece molto utilizzati per segnalare quanto segue:

  • mi sto fermando
  • voglio fare inversione a U
  • vorrei fermarmi ma non trovo posto
  • sono fermo da 10 minuti, che cazzo vuoi con quei fari?
  • tre auto davanti a me stanno rallentando, oh panico, oh orrore!
  • sono ripartito dopo una sosta e mi sono dimenticato di spegnere i lampeggiatori
  • ho un guasto (al motore, alla prostata, al lobo sinistro del cervello)
  • mia moglie mi ha lasciato
  • varie ed eventuali

Per alcuni sociologi, il disuso della freccia intesa come indicatore di direzione trova origine in una scuola di pensiero vicina al pragmatismo. Il concetto di fondo recita pressappoco così: “visto che ti sono uscito in sorpasso davanti al naso, è chiaro che sto cambiando corsia. Cosa vuoi ancora, una raccomandata?” Altri invece legano l’abbandono del lampeggiatore laterale al concetto più ampio di libertà individuale, valore irrinunciabile per l'Italiano: “io svolto dove mi pare e non devo venirlo a dire a te!”

Secondo una recente teoria ergonomica, sarebbe poi impossibile azionare la freccia con il cellulare nella mano sinistra e l’indice della destra ficcato in una narice (ovvero quando l’intera mano destra serve necessariamente per rinforzare a gesti i concetti espressi nel telefonino). Uno studio della Vodafone conferma infatti che l’interlocutore all’altra estremità della connessione afferra più prontamente i significati se questi vengono trasmessi gesticolando, urlando o agitando il cellulare a mo' di bandierina.

domenica 14 giugno 2009

Il concetto di corsia

La parola italiana "corsia" si traduce con voie, Spur, lane, carril nelle altre lingue europee, ma non vuol dire esattamente la stessa cosa.

Per l'automobilista italiano ci sono due tipi di corsia tra cui poter scegliere: quella contenuta tra due strisce bianche dipinte sulla strada e una che corrisponde allo spazio occupato dalla sua auto. Ecco perché l'automobilista italico è sempre nella sua corsia, almeno una delle due. Ecco anche perché, se qualcuno invade la sua corsia (una qualunque delle due), ha il doppio di ragioni per incazzarsi.

Da parte sua, lui non taglia mai la strada agli altri perché viaggia sempre nella "sua" corsia.

Di corsie ne esistono diverse categorie anche se di misura identica. La corsia di destra, che nessuno vuole, è associata al traffico lento.
In un paese che ha dato i natali a tanti eroi del volante, "lento" è un insulto mortale. Quella corsia resta libera per chilometri, mentre infuria la battaglia per la supremazia nelle altre.

La corsia di sorpasso è l'habitat preferito dell'italico al volante.
E' come appartenere a un club esclusivo senza pagare niente. E' un luogo di rivalsa sociale molto importante. Si vedono Fiat Tipo degli anni 80 ingaggiare battaglia con Maserati nuove di pacca.

Per mesi, il tipo della Tipo racconterà il duello serrato sostenuto con l'auto del tridente, mentre il guidatore della Maserati, probabilmente, non si sarà accorto di niente.

La corsia di sorpasso si lascia a malincuore, si lascia all'ultimo momento prima di attraversare di colpo 3 corsie di traffico e imboccare l'uscita autostradale. Niente riempie di gioia il cuore italico come aver eseguito al millimetro questa manovra, che solo alcuni incapaci ritengono pericolosa.

L'unica eccezione alla regola è il sorpasso di una moto.
L'automunito tricolore rientra dal sorpasso addirittura ben prima di averlo completato. E' un gesto inconscio che ha lo scopo di creare uno spostamento d'aria e quindi fastidio alla moto.
E' il solo modo per emergere e farsi notare dal motociclista in un mare di scatole di latta: "Guardami, ti ho superato!"

Altra corsia molto contesa è quella di avvicinamento alle porte del Telepass. L'italico al volante adora la sensazione di volare su quelle strisce gialle e solo all'ultimo istante si butta dall'altra parte (tagliando rigorosamente la strada a tutti) per andare a pagare in contanti.

Approfittare per duecento metri della corsia del Telepass è un altro di quei piaceri raffinati, come viaggiare in treno in prima classe con un biglietto di seconda, che solo un animo italiano sa apprezzare pienamente.