martedì 13 ottobre 2009

Non fa una piega

Nell’obbligatorio stile sbrodolenfatico che contraddistingue i blog di moto, è giusto apparsa in Le Nostre Prove di motoblog.it un’imbarazzante “marchetta” dedicata alla Honda Deauville.
La conoscete: è un’onesta motoretta che non fa battere i cuori ma, come tanti altri prodotti della casa giapponese, è ben fatta e da molti anni ha una sua clientela.

Ma con 66 CV di potenza contro 260 Kg di peso e un prezzo di listino di quasi 9.000 Euro, tesserne lodi sperticate è un compito arduo. Siamo ai livelli di Mission:Impossible.

Ma niente è impossibile per il pennivendolo Lorenzo B., perchè dalla sua penna esperta escono sviolinate del tipo:

“(…) doti di fantastica piegatrice, bilanciata, rapidissima nello scendere in piega, maneggevole nelle reazioni, pochi metri e ti trovi a gestire con facilità e grande confidenza angoli di piega che su strada raramente sei solito toccare… “

Per chi non l’avesse ancora capito, la Deauville si è rivelata la regina delle pieghe. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il buon Lorenzo è riuscito a dirlo tre volte nella stessa frase, grazie a una padronanza dell’Italiano che tanti gli invidiano.

Ma quando Mamma Honda chiede, Motoblog (come San Gennaro) non dice mai di no. Che cosa importa se la “marchetta” è scandalosamente trasparente. Domani ne uscirà un’altra ancora peggiore.

La ciliegina su questa torta dal vago sapore fecale, però, è il servizio fotografico. Il nostro scriba si fa ritrarre in vestitiello da ufficio (l’aveva anche detto: la provo per fare il tragitto casa-lavoro), con le scarpette in cuoio e senza guanti. Alla faccia del buon esempio ai lettori.

Ma che lavoro fa? È un tester di moto o lavora in contabilità e ogni tanto gli lasciano fare un giretto?

Torniamo alle foto: dietro di lui, perché l’attrazione fra simili è un fatto scientificamente provato, compare un pisquano in scooter con il casco slacciato. Impagabile abbinamento di pesi mosca cerebrali.

Due consigli per Lorenzo: (a) vestito così è meglio se prendi i mezzi pubblici e (b) considera una svolta di carriera. Sicuramente c’è una segreteria di partito che cerca talenti come il tuo.

sabato 10 ottobre 2009

Il sarto e il colonnello


Il sarto personale del Colonnello Muammar al-Qadafi, Leader Fraterno e Guida della Rivoluzione libica, ha un diavolo per capello mentre solleva il lembo della tenda ed esce all’aperto.
Oggi tira un vento freddo che viene da Nord, ma almeno non c’è sabbia nell’aria, solo una luce accecante.
Amir il sarto si avvia verso la sua Toyota Corolla malandata (che senso ha in Libia far riparare le ammaccature?) e carica nel portabagagli gli abiti che ha fatto provare al colonnello.
“Mi sono ridotto proprio male – dice fra i denti – ero un vero sarto e facevo abiti che la Tripoli bene si litigava. Mio padre, che mi ha insegnato il mestiere, aveva aperto una sartoria vicino a quella che oggi è la Piazza Verde e faceva abiti per tutti i gerarchi italiani.”
“Chi mi invidia per la mia frequentazione del Leader non sa che adesso mi tocca cucirgli delle porcherie come questa”, dice mentre piega una strana uniforme a metà tra Hermann Goering e il domatore del Circo Orfei. “O questa…”, una tonaca viola cangiante da predicatore nero in Alabama. Amir sbatte il cofano e un lembo del cellofan protettivo rimane fuori, come una bandierina.
Le buste di plastica sono la vera bandiera della Libia e le vedi sventolare a brandelli impigliate nei fili spinati per centinaia di chilometri lungo la litoranea che porta a Bengasi. Ma Amir non ha tempo per riflettere sullo stato delle strade libiche. Entro domani, insh'allah, deve finire le ultime variazioni per questi due costumi da pagliaccio.
Oggi ci ha messo tre ore per farli provare al Leader, con lui che ciondola di quà e di là puzzando di whisky e quelle zoccole delle sue Amazzoni che frugano nella borsa del sarto. Gli hanno perfino sequestrato le forbici. “Ma dico io, le forbici! – si lamenta Amir mentre il traffico di Tripoli lo ingoia – adesso mi metto ad ammazzare il Leader con un paio di forbici…”
“Due ore circondato da quelle capre esaltate prima di riavere l’uso della mia borsa. Addestrate in Serbia! Gli avessero almeno insegnato a lavarsi le ascelle, c’era da svenire.”
La Toyota svicola nel traffico caotico di utilitarie e furgoncini diretta al quartiere di Gargaresh dove Amir ha il suo atelier, ma il povero sarto non ha finito di lamentarsi.
“E adesso Lui mi chiede di fargli anche una bandana entro domattina. Una bandana! Ma quando mai si è visto un capo di stato con in testa la bandana?”

mercoledì 7 ottobre 2009

Due storie, una domanda


















  • Sto viaggiando in auto su una strada a 4 corsie separate da aiuola spartitraffico. Fa caldo e il mio finestrino è aperto. Sento sopraggiungere in corsia di sorpasso un baccano metallico infernale, come un chilo di viti e bulloni agitati in una pentola.

Mi supera una Ducati Monster con un tizio in tuta di pelle arlecchino che viaggia curvo sul serbatoio a gran velocità. Lo “sento” vibrare come una lavatrice e, da motociclista, soffro per lui.

Cinquanta metri più avanti, il solito idiota esce in sorpasso all’improvviso, l’auto che precede il Monster si attacca ai freni e il motociclista Bang! le si pianta dentro. Moto e pilota vanno in terra: lui non sembra ferito gravemente, la moto è da rottamare.

  • Un gruppo di amici esce per una domenica di Ottobre sui tornanti. Nonostante siano dei motociclisti esperti e veloci, si vedono superare a gran velocità da alcuni ragazzi su moto sportive, tutti con fidanzatina a zaino, tutti al limite dell’aderenza.

Pochi chilometri più avanti, al gruppo di amici che scendono dal passo si presenta la scena di un incidente mortale. C’è una coppia di quei ragazzi in terra, la moto è accartocciata più avanti. Lui è morto, lei è ferita ma se la caverà. Gli altri ragazzi sono statue di pietra con le mani nei capelli.

A tutti noi piace l’adrenalina di una strappata al limite, e tutti conoscono quella strega che ti spalanca la manetta, ma bisogna saperle resistere. Istinto o ragione che sia, via il gas, giù con i freni e l’occhio sempre fisso sulla strada. Ogni distrazione rischia di essere l’ultima.

Perché morire da stupidi?

sabato 3 ottobre 2009

Cambio vita















Vendo Coupè Fiat Turbo 16V del 1995 con alettone esagerato, doppio scarico Sebring, minigonne, pneumatici ribassati, cerchi in lega, ammortizzatori racing Koni, sedili Recaro, verniciatura perlata verde-rosa, radio Pioneer con impianto stereo a 12 casse con subwoofer, collezione di CD musica tecno, stemmi in metallo laccato con cavallino Scuderia Ferrari, due berrettini originali della Nazionale di calcio fissati al lunotto posteriore, trombe ad aria “La Cucaracha”, otto proiettori anteriori, luci LED blu nella griglia del radiatore e nei passaggi ruota. Macchina da amatore, prezzo da concordare.

Sì, l’avete capito. Sono uno di quelli che voi chiamate tamarri, cinghiali, truzzi e così via.
Però in questi anni vi ho dato filo da torcere in autostrada, ostacolando i vostri sorpassi, cercando di passarvi da destra, allargandomi nella vostra corsia, tagliandovi la strada, attaccandomi a dieci centimetri dietro la vostra moto, facendovi giorno con gli abbaglianti.

Bè, dopo tanti anni di grandi soddisfazioni, questa vita non mi esalta più. Questi duelli su strada hanno fatto il loro tempo, bisogna maturare e guardare avanti.

Ho deciso, cambio vita.

Mi compro uno scooterone più cazzuto della moto di Judge Dredd. Dormite preoccupati....

venerdì 2 ottobre 2009

Soldi buttati

Trovate voi l’aggettivo: a me vengono in mente banale, inefficace, patetica.

Si è appena conclusa una campagna del Ministero della Salute per combattere la piaga dell’abuso di alcool e le ubriacature rituali tra i giovani, che spesso culminano in incidenti stradali dalle conseguenze tragiche.

Gli obiettivi della campagna, spiega il Ministero, consistono nella “promozione di comportamenti e stili di consumo sani e nel favorire una corretta percezione dei limiti e una corretta valutazione delle responsabilità personali, soprattutto se ci si mette alla guida di un veicolo”.

Come questi obiettivi possano essere raggiunti con un messaggio così melenso e inconcludente rimane da vedere. La prova del nove la daranno purtroppo le statistiche. Si avvicina l’inverno, le giornate si accorciano, cala la nebbia e le strade diventano scivolose.

Ancora una volta i soldi dei contribuenti vengono letteralmente buttati nel cesso per finanziare una campagna inefficace, il cui solo scopo è poter dire di aver fatto qualcosa da parte dei ciarlatani incompetenti che l’hanno pensata.

Ancora una volta, quelle efficaci campagne di pubblicità-progresso lanciate all’estero, che fanno ricorso a un realismo sconvolgente, non sono state prese ad esempio. Per la prevenzione Made in Italy è stata preferita la voce fuori campo dell'autorità: un messaggio fiacco e paternalistico, una grafica grottesca e un impatto emotivo vicino a zero. "Non gettare oggetti dal finestrino" avrebbe generato lo stesso coinvolgimento. Questo tipo di prevenzione non funziona. Anzi fa ridere.

Conoscete qualche ventenne che beve in eccesso? Quanto pensate che sarà sensibile a un messaggio del genere? Zero.

Quei soldi sarebbero stato spesi meglio aggiungendo letti ai reparti di Pronto Soccorso o rimpinguando il Fondo Vittime della Strada.

Visto che la prevenzione affidata agli incapaci non ha speranze di funzionare, meglio agire sulle inevitabili conseguenze.

mercoledì 30 settembre 2009

Big-sky country

Ci risiamo. Mentre le giornate si accorciano e l’autunno segnala la sua presenza al calare del sole, viene la voglia di chiudere l’anno motociclistico in bellezza.

Come è stato per la Sardegna e i Pirenei negli anni passati (fughe di Ottobre alla ricerca di paesaggi assolati ma senza folla), anche il 2009 richiede a viva voce una galoppata in direzione Sud Ovest prima di mettere la parola fine sulle uscite impegnative.

Ci resteranno poi solo le passeggiate di un giorno negli spiragli che l’inverno consente.

È proprio la Spagna, paese cordiale e generoso, a offrire ancora giornate di sole e strade poco frequentate al motociclista in cerca di grandi spazi aperti e cieli limpidi. Nella nostra ricerca di big-sky country, come dice l’espressione americana, stiamo pensando con altri amici alla Sierra Nevada, ricca di paesaggi maestosi, belle strade e con la splendida città di Granada nelle vicinanze.

Non faremo indigestione di autostrade per raggiungere più velocemente la nostra destinazione.
La meta per chi va in moto è il viaggio stesso e intendiamo utilizzare qualche carretera nacional per non perderci quegli angoli di Spagna che l’Autopista spesso ti rapina.

Saremo tre o al massimo quattro. È il numero ideale per trovare rapidamente da dormire dove ci porta l’ispirazione e per appoggiare i gomiti sul tavolo alla fine della giornata e parlare del giorno dopo.

Ma ora vi lascio. La carta Michelin N. 578 (Andalucìa) mi attende.