lunedì 31 agosto 2009

Singin' in the rain

Ore 7:30 di ieri: guardo fuori e vedo un cielo grigio e basso, con nuvole nere che viaggiano veloci da NE; ma le previsioni non danno pioggia.
Solo cielo coperto e temperature a picco.

Gli amici arrivano alle 9:00 e ci mettiamo in strada. E dopo un paio di minuti inizia puntualmente a piovere. Niente di eccezionale, solo un po’ d’acqua a vento.

La strada prosegue monotona ma veloce e l’acqua scorre via dal parabrezza e dalla visiera del casco in un turbine d’aria. La mia tuta antipioggia rimane piegata in una borsa della moto.

Dopo un’ora lasciamo la pianura per arrampicarci sui primi contrafforti del Monte Penice; qui la pioggia ci regala una breve tregua e la strada si rivela asciutta. Sopra di noi, il cielo basso nasconde gran parte del monte.

Se la temperatura fosse più alta, questa montagna verde incappucciata di nuvole potrebbe essere il vulcano sacro di un'isola dell’Indonesia e noi i pellegrini diretti alla cima. Scene di una salita al Monte Agung mi passano nella testa come una rapida proiezione di diapositive.
Ma a parte la salita nelle nuvole, è tutto sbagliato: odori e colori non sono giusti, la strada è troppo deserta e le case di Romagnese non sono quelle di Besakih.

L’aria è fresca e l’acqua nebulizzata che mi arriva nella visiera aperta è una goduria. Dopo tanta afa, la sensazione di freddo è impagabile. La strada continua a salire e le moto scuotono il silenzio della montagna: stiamo andando veloci e l’occhio non si stacca mai dalla strada. Foglie, sassolini, buche possono rovinare la magia di un’arrampicata come questa.

Ora siamo entrati nella nuvola e la visibilità crolla: vediamo a meno di cinquanta metri, ma di più non ci serve su un misto stretto come questo.

Arriviamo al passo con l’aria pungente dei mille metri e il profumo dei boschi che si fanno sentire prepotenti appena mi tolgo il casco. Non importa se ha ripreso a piovere. Anzi, è più bello così.

sabato 29 agosto 2009

Un verbo per ogni situazione

Propongo che il verbo valutare venga radiato dalla lingua italiana.

È diventato infatti fiancheggiatore di un classico tratto del carattere nazionale: l’incapacità di prendere una decisione o di impegnarsi dando una risposta chiara.

Il bello del verbo valutare è che, avendo un tono più serio e importante di verbi analoghi come pensare o riflettere, imprime una certa ufficialità alla frase.


Espressioni come “Ci devo pensare” o “Vorrei riflettere”, che per anni erano andate benissimo, sono ormai considerate patrimonio della gente semplice, anzi sempliciotta. L’Italiano ha imparato dall’autorità che più parli complicato e più diventi autorevole.

Allo stesso modo, la risposta. “Non lo so”, un’onesta frase che ha funzionato bene per secoli, è vista ora come un’ammissione di ignoranza. Meglio quindi fare fumo con il verbo valutare. (Voci di corridoio dicono che anche il verbo ponderare stia raccogliendo forti consensi, ma riparliamone fra cinque anni.)

Vediamo ora qualche esempio:

D: Venite al mare con noi domani?

R: Stiamo valutando.(Leggi: se non ci invitano amici più simpatici, ci tocca venire con voi.)

D: Direttore, siamo a fine Luglio. Ha stabilito i giorni di chiusura aziendale in Agosto?

R: Devo ancora valutare. (Leggi: me ne ero completamente dimenticato.)

D: Scusi, lei crede in Dio?

R: Mah, lo sto valutando. (Leggi: non mi voglio sbilanciare.)

D: Comandante, perché stiamo precipitando?

R: Sto valutando la situazione.(Leggi: non ne ho la più pallida idea.)

D: Allora la compri quella moto?

R: Sto valutando. (Leggi: non ho i soldi.)

Il verbo decidere, invece, è stato ormai defenestrato a furore di popolo. Si è scoperto infatti che decidere ha una notevole connotazione di finalità, per esempio: “Ho deciso!” (cioè: non ci posso più ripensare).

Gli Italiani del terzo millennio, stressati, confusi e schizzati, sono un popolo di indecisi cronici.
Se già la scelta di una corsia sull’autostrada si rivela molto sofferta, immaginatevi una decisione vera e propria quali traumi potrà comportare!

No, valutare è il verbo giusto per chi ama parlare, ma senza impegno.

D: Cara, tu mi ami?

R: Devo valutare.

venerdì 28 agosto 2009

Manco per sogno

Devo aver mangiato pesante ieri sera e questa notte ho sognato di avere uno scooterone.

Non mi chiedete di quale marca, tanto non lo so. Era uno di quei bagnapiedi lunghi con i fari plasticosi da supertransformer dei fumetti e aveva uno scarico cromato che faceva: brap. brap.

Devo dire che nel sogno non ho avuto nessuna difficoltà a guidarlo. Ho subito assunto la postura corretta, che è: ciabattelle senza calzini e piedi divaricati, pantalone corto e ginocchia aperte, gomiti attaccati al tronco e braccini appoggiati languidamente sul manubrio con i polsi molli.

Quando davo gas, accompagnavo l’accelerazione spingendo il busto in avanti e giravo la testa a destra e sinistra per vedere se qualcuno mi avesse notato.

Nel sogno, ero andato a fare spese al supermercato. Me ne andavo in giro per le varie corsie a cavallo dello scooterone - brap, brap - e caricavo nel bauletto surgelati, acqua minerale e mozzarelle. Poi, al momento di pagare mi intrufolavo tra i carrelli in fila e passavo davanti a tutti.

La cassiera mi guardava storto, ma io avevo il casco jet MOMO con la visiera iridio per cui lei vedeva solo la sua faccia deformata.

Se hai lo scooterone, la cosa fondamentale – l’ho scoperto questa notte – è avere l'espressione completamente vuota e non dire mai niente. Tanto per te parla il motore. Brap, brap, braaaaap.

Fuori del supermercato, c’era un gruppo di persone che spingevano i carrelli sulle strisce pedonali. Ancora un po’ e mi sarebbero sfuggite. Sono arrivato in picchiata come uno Stuka - brap, brap - e gli sono passato in mezzo facendo lo slalom. Movimento elegante dei gomiti, sinistra, destra e via. Peccato che il piede sinistro mi sporgeva un po’ dallo scudo e ho preso di striscio un carrello. Ancora un po’ e vado in terra.

‘Sti stronzi coi carrelli non guardano mai dove vanno.

giovedì 27 agosto 2009

Storie di banchina

La fila di veicoli sulla banchina è interminabile, ma con la moto sei sempre in pole position o quasi.

Davanti a noi ci sono solo due moto e hanno targa tedesca. Lui è un tipo dissipato, come un hippy in naftalina, codino grigio e giacca con le frange, sembra Willie Nelson ma è molto più alto. La Harley che cavalca è vecchiotta ma almeno non perde olio. Lei è un po’ tappa, 50 anni suonati, capello biondo a spazzola, pantalone in pelle dipinto addosso e una Honda Shadow che non avrà il carisma della HD, ma almeno si manovra comodamente.

Dietro di noi è appena arrivata una coppia italiana su R1200GS, tra lui e lei c’è mezzo catalogo BMW Motorrad 2009. Conto almeno 2000 Euro di vestiario in vista, chissà poi quanto altro si nasconde nelle borse corazzate (o refrigerate che siano). Sembrano seccati di non essere i primi della fila, ma si sa che la vita è ingiusta.

Poi c’è un tizio chiacchierone con un V-Strom stracarico di bagaglio. Dice di non avere nemmeno una cartina stradale, ma è anche vero che le vacanze più belle sono quelle estemporanee. Speriamo che abbia almeno portato lo spazzolino da denti.

Un fracasso infernale annuncia l’arrivo di due olandesi in tute di pelle integrali abbarbicati su due Ducati sferraglianti che puzzano di olio caldo. Sfilano davanti a tutti e si fermano con aria soddisfatta a un metro dall’orlo della banchina. Gli sguardi di venti motociclisti si fissano su di loro, qualcuno scuote la testa. “Arschlöcher” dice fra i denti Willie Nelson mentre si accende una paglia senza filtro.

Intanto alla fila si sono aggiunte tre moto stradali (due Kawa e una Suzy) con tre tipi palestrati che, dopo averci fatto quattro chiacchiere, non sono in viaggio a caccia di donne. Speriamo che non ci capiti la cabina a fianco.

Il sole è già calato e, nella luce rosa-arancione di un tramonto estivo, appare all’improvviso la nave. È una sagoma scura che scintilla di mille luci mentre scivola silenziosa verso di noi; poi ruota con elegante sicurezza e attracca alla banchina, spingendo verso terra l’odore della nafta mischiato alla puzza di mare marcio del porto.

Dopo mezz’ora il ponte garage si è svuotato e l’ufficiale ci fa segno di indossare i caschi e salire a bordo. I due Olandesi fanno finta di non capire e cominciano a smanettare come due scooteristi al semaforo, braaap, braaap, ma il casco non se lo mettono.

L’ufficiale gli fa di nuovo segno: mettetevi-il-casco. Ma loro niente; si son fatti mille chilometri per venire fin qui a fare come gli pare e nessuno ormai li può costringere. In Olanda avrebbero subito detto: Jawel meneer! e si sarebbero infilati gli integrali, ma qui sono in vacanza ed è troppo bello fare i cinghiali in Italia.

L’ufficiale si stringe nelle spalle e li fa salire a bordo. La sua espressione dice: cazzi loro.

Ora saliamo anche noi. Nel giro di pochi minuti le moto sono appoggiate sul laterale con la prima inserita e il bagaglio è già stato scaricato alla rinfusa in cabina.

Mentre attacchiamo la prima birra, una vibrazione scuote la nave e i lampioni della banchina sfilano lentamente. Siamo partiti.

mercoledì 26 agosto 2009

Benvenuti! Bienvenue! Welcome! Willkommen!

Benvenuti in Italia!

Il nostro Paese vi accoglie a braccia aperte e vi segnala alcune regole importanti per la vostra sicurezza e per rendere più serena la vostra vacanza qui da noi.

È vietato il vietabile. In particolare:

- Vietato superare i limiti di velocità a meno che non veniate da Paesi impronunciabili per cui fate comunque il cazzo dei comodi vostri.

- Vietato fare rumori molesti, a meno che non ci sia la Sagra del Paese, la Festa dell’Unità, la Beatificazione di San Silvio, oppure venite da Paesi impronunciabili per cui fate comunque il cazzo dei comodi vostri.

- Vietato circolare sulle statali e autostrade a fari spenti anche di giorno, ma visto che venite da altri Paesi e che non vi abbiamo informato di questa legge alla frontiera, fate comunque il cazzo dei comodi vostri.

- Vietato salire sui monumenti, a meno che non sia per incatenarsi in segno di protesta perché avete perso il lavoro, la Cesira vi ha lasciato, siete depressi, siete dei writer.

- Vietato deturpare monumenti, muri, edifici ecc., a meno che non siete dei writer o venite da Paesi impronunciabili per cui fate comunque il cazzo dei comodi vostri.

- Vietato sdraiarsi sui binari, a meno che non sia in segno di protesta perché avete perso il lavoro, la Cesira vi ha lasciato, siete depressi, siete dei pirla.

- Vietato istigare altri a non ottemperare ai divieti di tutto il vietabile essendo ciò severamente vietato.

Buone vacanze in Italia!

domenica 23 agosto 2009

Non...

Non basta ascoltare i Metallica e girare col chopper per essere un tipo duro. Magari poi buchi una gomma, ti prende lo sconforto e ti fai venire a prendere da mamma. Oppure tagli la strada a un pulmino di suore, che scendono e ti danno anche un sacco di botte.

Non serve rischiare la vita ogni cento metri per dimostrare di saper andare in moto. Ci sono motociclisti pazzi e motociclisti anziani, ma ne conosco pochi che sono tutti e due.

Non gliene frega niente a nessuno che siete stati in Australia (e per di più in aereo), quindi l’adesivo col segnale: Kangaroos Next 4 km potete pure staccarlo dalla macchina.
E poi, quand’è che è stato avvistato l’ultimo canguro a Pisa?

Non so che cosa devo fare quando mi trovo davanti un’auto con l’adesivo: Bambino a Bordo. Devo evitare di suonare, sennò si sveglia e rompe le balle a mammà? Devo cambiargli il pannolino? Devo farmi tirare sotto perché il bambino ride tanto quando i genitori investono una moto? Oppure, se vedo un camion con scritto: Attenzione: trasporto cavalli, come mi devo regolare? Mi tappo il naso sotto al casco, faccio il tifo per Ribot o me ne strafrego semplicemente?

Non mi è chiaro perché quando prendi una strada di montagna che sale a 2000 metri ti appare presto un segnale di pericolo con la sagoma della doppia curva e la scritta: per 2,5 km.
Poi, dopo un paio di minuti, altro segnale che dice: curve per 3,0 km. E così via. Quanti segnali inutili.
Non possono mettere un solo segnale all’inizio della strada con scritto: curve per 25km?
Ma poi, non è abbastanza ovvio che per salire a 2000 metri ti servono le curve?
C’è veramente qualcuno che pensa di arrivare al Passo del Tonale senza fare curve?
Si dovrebbe partire da Parma e costruire un viadotto rettilineo lungo 200km. (Poi, superato il Tonale che fanno? Scendono in Val di Sole col deltaplano?).

Non vi siete mai chiesti che tipo di idiota è quello che scrive con la bomboletta sui cartelli stradali: Lucia Ti Amo Torna da Me? Lucia probabilmente ci ha visto giusto ed è andata a vivere a Novosibirsk in Siberia. E intanto però migliaia di persone che passano di là ogni giorno devono domandarsi che cosa di importante c’era scritto sotto.