sabato 9 luglio 2011

Dietro la notizia

Dietro ogni brutta notizia c’è spesso una bella notizia che bisogna andare a cercare.
L’altro giorno, uscita dal portone di casa e su un vialetto riservato ai pedoni, la giovane Sam è stata investita da un’auto. L’ho vista rotolare sotto l’Audi e passarle in mezzo alle ruote posteriori.

Terrorizzata (e non so quanto gravemente ferita) è scappata via. Non sono più riuscito a ritrovarla.

Per ore e ore l’abbiamo cercata in sei. Ho ripercorso tutte le strade e i sentieri che da due anni facciamo insieme. L’ho chiamata a ogni metro di strada e a fianco di ogni cespuglio ma non l’ho trovata.

Il rivenditore di materiale elettrico vicino casa, con un ampio parcheggio alberato e un magazzino per lo stoccaggio di materiali, è stato una tappa obbligata. Sono stati cordiali e comprensivi, ma il cane non l’hanno visto. Facce preoccupate, espressioni apprensive. Amano i cani anche loro e si sono dichiarati pronti ad aiutare se necessario.

L’addetto alla sicurezza dell’hotel quattro stelle con tanto di parco annesso si è subito messo a scrutare le varie telecamere e mi ha invitato a entrare in bici per fare il giro del complesso alla ricerca di Sam.

Due mezzi della nettezza urbana, informati della scomparsa di Sam, hanno cominciato a contattare per radio gli altri colleghi in giro per informarli dell’avvenuto.

Il gestore della pompa di benzina dove mia moglie fa sempre il pieno è salito nel furgone è ha iniziato a girare anche lui.

Un nostro amico è arrivato in moto e ha cominciato a pattugliare la zona a 10 all’ora, con la ventola del radiatore sempre in funzione (quel giorno c’erano 30°).

Anche il cafone che doveva per forza parcheggiare l’Audi sotto il portone di casa si è messo a cercare Sam a cavallo di una moto. Dato il caldo girava senza casco. Ma si sa, il cafone non cambia mai…

Finalmente l’abbiamo trovata.

Temevo due cose: che fosse rimasta gravemente ferita e che fosse andata a morire da sola oppure che, incolume ma spaventata, fosse poi finita sotto un’altra macchina attraversando qualche strada.

L’abbiamo invece trovata, sfinita e terrorizzata, nel cortile di un capannone industriale. A parte un taglio sul sopracciglio destro non aveva subito altri danni.

Ho ritrovato un cane che adoro e ho riscoperto che, nascosta sotto uno strato di letame, c’è ancora della bella gente. Un grazie a tutti, anche da parte di Sam.

domenica 3 luglio 2011

Con l'aria in faccia

Uno dei vantaggi di fare un giro con una moto custom è che ti puoi godere il paesaggio che sfila ai lati della strada e sentire l'aria in faccia senza particolari turbolenze. Il motore borbotta con quel minimo di vibrazioni che ti ricordano che sei su un V-Twin e la tua velocità di rado supera i 100, mentre sei pronto a dimezzarla al momento di entrare in un centro abitato.

Lo svantaggio è che agli occhi dell'imbecille sei un anello debole della catena alimentare e ne devi sopportare la maleducazione. Il padre di famiglia con la Fiat Marea ti vuole superare, il mentecatto scooterista in calzoncini e posizione da stitico ti vuole superare, lo sfigato con la Seat Leon ti vuole superare e anche lo stordito in Lancia Musa (il massimo livello assoluto di imbecillità) decide di sverniciarti per poi tagliare tre corsie e prendere l'uscita a 100 metri di distanza. Il balcanico con il Fiat Ducato dagli iniettori andati ti si pianta dietro a mezzo metro di distanza (ti lampeggerebbe anche se solo gli funzionassero i fari), la signora con la Mini ti supera d'istinto e poi ti inchioda davanti perché le suona l'iPhone e perfino la neopatentata con la Yaris sulla strada a due corsie si mette con le ruote di sinistra sulla riga bianca per non farti passare. 

E, dulcis in fundo, il "fratello motociclista" sulla moto da sparo non ti fa neanche finire un sorpasso che ti si infila di lato tra lo specchietto esterno e il guardrail per passarti a velocità esagerata e con la mano sinistra al fianco, come per dire "io ti supero anche a occhi chiusi".

Ma tu te ne freghi e li lasci andare. Che vadano a prenderlo tutti in quel posto, soddisfatti di aver fatto la loro scortesia quotidiana e appagati di aver mostrato la loro superiorità.

Certe giornate sono semplicemente troppo perfette per lasciartele rovinare da un imbecille...




mercoledì 15 giugno 2011

Buon compleanno nonna

La M1911 calibro .45  compie cento anni. Sono veramente poche le armi così anziane che godono ancora di grande popolarità, al di fuori del giro dei collezionisti.

Potrà sembrare strano fare gli auguri a un’arma da fuoco. Se l’idea vi turba, fermatevi pure qui. Nessuno vi obbliga a leggere oltre.

La vecchia .45 fu progettata da un certo John M. Browning, un uomo che ha lasciato la sua impronta su praticamente ogni tipo di arma da fuoco americana, ed è stata impiegata in tutti i conflitti dal 1911 ad oggi.

Sebbene nel 1985 la Beretta M9 l’abbia sostituita come arma di servizio dell’esercito USA, la “nonna” rimane ancora in uso in alcuni reparti dei Marines e serve in maniera informale in molti altri.

All’inizio, l’arma fu prodotta dalla Colt per partecipare a una gara d’appalto dell’esercito americano che cercava una nuova pistola d’ordinanza. Tra le specifiche dei militari c’erano il calibro .45 e l’alimentazione semiautomatica a caricatore.
Le sue rivali erano un’altra arma americana, la Savage, e la nuova pistola tedesca Luger P08 che sparava una cartuccia cal. 9 parabellum, un'arma molto elegante ma più delicata.

Elemento determinante nella scelta della Colt fu una prova condotta a fine 1910 con la partecipazione del progettista Browning, in cui l’arma sparò 6000 colpi in due giorni. Ogni volta che la pistola si surriscaldava, veniva semplicemente immersa in acqua. La Colt fu l’unica a passare il test senza problemi.

Da allora ne sono state prodotti oltre due milioni di pezzi da più fabbriche e non solo americane.

Una curiosità: la produzione della Kongsberg Colt, fabbricata su licenza in Norvegia, proseguì anche durante l’occupazione nazista del Paese e le M1911 furono ribattezzate Pistole 657 dal 1940 al 1945. Un numero ridotto di pezzi (920) recavano anche il marchio del Waffenamt (ente armamenti) tedesco e diventarono ben presto oggetti da collezione.

La M1911 è un dinosauro pesante (1105 g senza contare i 7 proiettili di cui è capace) ma in realtà pesa poco di più della rivale Beretta 92, che è più giovane di 60 anni. E’ un’arma precisa e potente e ha un potere d’arresto impressionante.

Come tutte le armi, anche la vecchia .45 non è né buona né cattiva. E’ solo un meccanismo di precisione.

mercoledì 1 giugno 2011

Incubi contemporanei


La polizia stradale della Florida ha arrestato una certa Megan Barnes (37 anni) per aver tamponato un SUV alla velocità di 60 kmh. 

Sembra che la tale avesse lasciato il volante perché troppo occupata a farsi la ceretta tra le gambe.

“Stavo andando a un appuntamento e volevo essere perfettamente a posto”, ha dichiarato al poliziotto che l’ha arrestata. Quest’ultimo ha avuto anche non poche difficoltà a restare serio, visto che la Barnes non aveva proprio l’aspetto di una coniglietta di Playboy.  Il bello della vicenda però deve ancora arrivare.

Al suo fianco, nel sedile del passeggero, sedeva il suo ex-marito, il quale (evidentemente ancora innamorato di lei) ha inizialmente dichiarato di essere stato lui alla guida dell’auto al momento dell’incidente, prendendosi quindi la responsabilità dell’accaduto.

I rilievi della Florida Highway Patrol hanno però dimostrato l’infondatezza di questa versione e portato all’arresto della Barnes. Si è infatti scoperto che la tipa era stata multata il giorno prima per guida in stato di ebbrezza e guidava (si fa per dire) con una patente sospesa.

I giornali, le radio e i notiziari Web sono andati a nozze con questa bella storia, cercando di approfondire la personalità dell’ex-marito (che accompagnava la donna a un appuntamento dichiaratamente galante) e battezzando la Barnes “Nemico Pubico Numero Uno” sulle strade della Florida.

Questa notizia mi ha profondamente scosso. Quale utente delle tangenziali di Milano, ho già abbastanza patemi d’animo nell’immettermi nel loro intenso traffico e tremo sempre all’idea di incontrare la mia maledizione, la famigerata “Vecia” con la Matiz.

Adesso il pensiero di trovarmela affiancata mentre apre il finestrino per gettare fuori le striscette depilanti mi precipita nel panico.

Ora mi ci vuole proprio una birra fredda.

mercoledì 18 maggio 2011

La contraerea degli imbecilli


Arriva l’estate e arrivano le zanzare. Succede da qualche milione di anni.

Poi alla fine degli anni 90 sbarca da noi la zanzara tigre ed è il panico. Nel 2007, a causa delle zanzare tigre, ci fu in provincia di Ravenna un’epidemia di febbre virale africana che contagiò ben 200 persone.

Terrorizzata, la gente si riversa ora nelle strade e si raccoglie davanti ai comuni in attesa di un gesto risolutivo da parte degli amministratori cittadini. Chi altro infatti potrà salvare 60 milioni di italiani dal feroce insetto asiatico?

Nel mondo dei fumetti, Superman avrebbe usato il supersoffio per spazzare via le zanzare e sbatterle su Marte, un ambiente ostile dove sarebbero morte all’istante. Spiderman, da buon ragno, se le sarebbe mangiate tutte. Ma sappiamo che i supereroi non esistono e la soluzione la devono trovare i sindaci, i veri eroi che difendono gli italiani.

Reagisce per primo il sindaco di Ravenna con un’ordinanza in vigore dal 21 Aprile al 31 Ottobre che impone di svuotare qualunque contenitore di acqua stagnante, dai serbatoi d’acqua alle fontane o piscine non in uso e perfino i vasi di fiori al cimitero, sostituendo all’acqua la sabbia umida.
Non sfuggono nemmeno i “detentori di copertoni”, quei loschi individui che depositano all’aperto carcasse di pneumatici usati da rigenerare.
Col sindaco di Ravenna non si scherza, ci sono sanzioni da 103,29 a 516,46 euro.

Il sindaco di Roma non è da meno. Dal 18 Aprile al 30 Novembre, nel territorio della Capitale del Mondo lasciare che l’acqua ristagni nei sottovasi costerà alla Sig.ra Cesira da 50 a 500 euro.

Li mortacci – esclama la poveretta – stavo in vestaja a ddà l’acqua ai fiori e me so trovata davanti un pizzardone in elicottero che me stava a fà la multa perché ciavevo du’ dita d’acqua ner sottovaso…

Una campagna di sensibilizzazione sarebbe costata troppo. Si passa piuttosto a emanare ordinanze stravaganti con sanzioni pecuniarie assurde e che nessuno ovviamente farà rispettare. I vigili urbani sono già introvabili e non escono nemmeno in caso di incidente stradale. Ve li immaginate attraversare il paese a sirene spiegate perché lo sfasciacarrozze ha una pila di copertoni non svuotati?

Questa è l’Italia cialtrona che naviga il Terzo Millennio a suon di carte bollate e provvedimenti inutili. L’importante è far vedere di aver fatto qualcosa, non importa cosa.

Zanzare tremate, la contraerea degli imbecilli vi abbatterà.

Nei Paesi civili si fa una campagna di disinfestazione e si mette a disposizione dei cittadini il larvicida con le istruzioni del caso. Non mi pare il caso di scomodare Einstein e infatti molti sindaci italiani hanno scelto questa strada. 

A Napoli invece si è adottato l'antico rimedio popolare di gettare l’immondizia in strada in modo che le zanzare tigre se le mangino i topi.
Accà nisciuno è fesso...

sabato 14 maggio 2011

Memoria corta

Meno di un anno fa scoppiava il "caso Granarolo", sapete ...quelli della Lola e delle 50.000 mucche italiane. Peccato che parte del latte venisse da un'azienda tedesca e fosse contaminato con pseudomonas fluorescens, un batterio che, Sim Salabim! senza trucco e senza inganno, fa diventare blu le mozzarelle. 

Putiferio mediatico. Minaccia di denuncia per frode in commercio da parte del Codacons, inchiesta della Procura di Torino. Mezza Italia incazzata e l'altra mezza angosciata al momento di comprare la mozzarella. Ne abbiamo parlato anche qui sul blog: La Lola si chiama Gretchen. Poi è finito tutto.
Come sempre il Paese dei mille garanti (pupazzi strapagati che non vedono e non fanno niente) non garantisce un beneamato caspita e il consumatore consuma a suo rischio e pericolo.

Ma non basta! Da qualche giorno, non ci crederete, la Granarolo ha rilanciato come se niente fosse una campagna pubblicitaria identica a quella di prima: l'agricoltore che sembra un professore di filosofia, la bella mucca al guinzaglio e un gran pascolo verde brulicante di mucche. Le avranno fatte al computer? Ci saranno veramente 50.000 vacche in tutta Italia? Contando anche le veline e le escort di regime, volevo dire.

Ah, dimenticavo, c'è anche il bambino dalla voce idiota che dice: E' quello della Lolaaaa.

L'azienda conta di sicuro sulla memoria corta dei consumatori e ricicla una vecchia pubblicità fatta di stupido sciovinismo alimentare e (almeno allora) di menzogne spudorate. Della serie: Non Conosciamo Vergogna.
Non mi risulta infatti che la Granarolo abbia mai fatto le sue scuse ai consumatori italiani per aver tradito le sue stesse promesse. E ora ci rifà.

"Solo latte italiano". Ma, facciamo anche finta che sia vero, dove è scritto che il latte italiano è meglio di quello francese o svizzero? Anche quello bavarese, magari non comprato dalla Milchwerk Jaeger, non è proprio niente male. 

Ma che volete, l'italiota medio si fida di più del latte e dell'olio d'oliva italiani (anche se quest'ultimo non basta a soddisfare il consumo nazionale e allora bisogna aggiungercene un po' dalla Spagna, dalla Grecia o dalla Tunisia, ma per carità senza dire niente sennò il consumatore storce il naso).

La cosa grottesca è che sono le stesse aziende con la loro pubblicità a creare nel consumatore  l'esigenza di un prodotto italiano, pronte poi a tradirla quando il fabbisogno supera la produzione nazionale (o i prezzi giustificano l'impiego di materie prime estere). E tutto questo senza che nessuno dica niente e nessun industriale finisca in galera.

Chiudiamo in bellezza. La Birra Moretti insiste ancora in TV con il suo 100% di malto italiano. Stessa storia. E' meglio il malto italiano di quello polacco? In Italia produttori d'orzo (che una volta germinato diventa malto) ce ne sono parecchi. Siamo sicuri che la qualità (e i prezzi) siano accettabili?
E chi ci garantisce che la Moretti non faccia la furba alla maniera della Granarolo e prenda due volte per il sedere i consumatori mescolando l'odioso malto straniero a quello nobile di provenienza italica?

Ma al consumatore gliene frega niente di bere malto italiano? 

Questa patetica autarchia sa tanto di montatura in un Paese che oggi avrebbe voglia (e un gran bisogno) di sputarsi in faccia.