lunedì 6 agosto 2012
Quattro anni
lunedì 13 dicembre 2010
Buona strada, David
domenica 7 novembre 2010
Un po' di luce
sabato 24 aprile 2010
Preparativi
Per fortuna però ci sono alcune cose che non cambiano mai.
Una di queste è la preparazione di un viaggio. Qualunque viaggio.
domenica 3 gennaio 2010
Guardando le nuvole
martedì 1 dicembre 2009
On the Mother Road
Ma siamo già arrivati. Il ranch è una casetta squadrata come la disegnerebbe un bambino; a fianco sorge un capannone con un paio di trattori, niente a che vedere con i pittoreschi fienili in legno che ancora si trovano dappertutto in America. C’è un pozzo artesiano, qualche bidone di olio, due macchine parcheggiate e il resto è sabbia e collinette rocciose che si spingono fino all’orizzonte.
domenica 8 novembre 2009
Big Frank cambia moto
Big Frank si chiama così per un buon motivo.
È un uomo che sta per salutare la cinquantina, con un fisico da lottatore e una pancia di proporzioni ragguardevoli. Una stretta di mano di Frank è come infilare le dita tra due rulli. Eppure quando si lancia in una serpentina di curve con la sua FZ-1 sembra un ragazzo sulla sua prima motoretta da sparo.
Questo da lontano.
Da vicino, per dirla come gli Americani, sembra un gorilla che fa sesso con un pallone da football.
Frank ha un cognome di origine polacca pieno di consonanti e quindi, per distinguerlo dagli altri due Frank del gruppo di amici con cui gira, si è deciso di chiamarlo Big Frank, mentre gli altri due sono ovviamente Medium e Small.
Frank ha fatto la sua carriera nell’US Army ed è andato in pensione come sottufficiale. Se incontra qualcuno che faceva l’ufficiale è meglio intervenire per separarli perché, adesso che è un civile, Big Frank si toglie i sassolini dalla scarpa senza mezzi termini.
La sua passione sono le moto. Nel garage della sua villetta sul Buffalo Lake in North Carolina, Frank ha una piccola collezione: una Honda ST1100, una Yamaha FZ-1, una Buell Ulysses e una FJR1300 del 2005.
Adesso però ha venduto le ultime due e si è comprato una FJR1300 modello 2008, colore nero, e, se lo conosco, le avrà già limato le pedane sulle curve delle “back roads” dalle parti sue. La moto è praticamente nuova e Frank ha davanti a sé un intero inverno per metterla a punto come vuole lui: motore, sospensioni e accessori vari.
Già me lo vedo con la cassetta dei ferri aperta, un mug di caffè che fuma sul bancone e le lenti bifocali inforcate mentre prova a infilare le manine XXL negli spazi della carenatura.
Nel suo garage c’è anche tutta l’attrezzatura per cambiare le gomme e non manca mai un paio di treni di scorta sullo scaffale. Chi si trovi a passare dalle sue parti e abbia un problema di pneumatici, basta che lo chiami sul cellulare. Frank ha tempo a disposizione, è un meccanico esperto e non chiede di meglio di essere richiamato in azione.
Arriva con il suo rimorchio, ti carica la moto e due ore dopo sei di nuovo in strada. Nel frattempo hai bevuto un caffè con lui (o una birra a seconda dell’ora) e ti ha raccontato di sicuro che cosa pensa degli ufficiali.
Big Frank è quel tipo di motociclista che ti fa essere orgoglioso di appartenere alla categoria.
mercoledì 4 novembre 2009
Patente e libretto

In quel punto,
Il mio amico Jim ed io siamo partiti poco dopo le 07:00 dal Fontana Village e abbiamo imboccato
Siamo diretti ad Asheville a poco più di due ore di distanza, dove ci aspettano altri amici per fare un bel giro sulla Blue Ridge Parkway. L’aria è ancora fredda e i prati sono coperti di rugiada. In qualche stretta vallata delle Smoky Mountains ristagna ancora una coltre di nebbia. Quando il sole riesce a filtrare tra i rami degli abeti, il suo calore si fa immediatamente sentire. Abbiamo indosso degli indumenti da moto traforati, perché non è escluso che oggi in pianura si supereranno i 35°, ma ora ci sono al massimo 10°.
Jim fa strada con la sua FJR1300, io lo seguo con
Non c’è nessuno in giro.
Rallentiamo allo stop ma non ci fermiamo (gli Americani definiscono questa manovra “stop californiano”) e svoltiamo a sinistra. Abbiamo appena il tempo di aprire il gas e percorrere
Ci fermiamo e scendiamo dalle moto levandoci i caschi. Il Trooper è ancora seduto nell’auto e sta verificando al computer le nostre targhe.
Una moto è intestata a Jim e l’altra alla Ray Price Harley Davidson di Raleigh che me l’ha noleggiata. Tutto in regola. Il Trooper esce dall’auto e con un gesto fluido ed esperto si calca in testa il cappello grigio scuro a falda piatta.
“Signori, siete in eccesso di velocità e non avete rispettato lo stop. Posso avere patenti e libretti di circolazione?”
Jim gli dice di non essersi accorto di aver superato i limiti e ammette che, complice la strada deserta, la manovra allo stop è stata meno che regolamentare. We’re sorry.
Con i nostri documenti in mano, il Trooper torna alla macchina e passano almeno 15 minuti mentre controlla i documenti e scrive.
Jim mi invita a non dare segni di impazienza perché la cosa non ci porterebbe alcun vantaggio.
Finalmente, l’agente esce dall’auto, ci restituisce i documenti e ci mette in mano un foglietto con il quale siamo formalmente ammoniti. “Signori, per questa volta ve la cavate con un warning. Vi invito a rispettare le regole e i limiti di velocità. Y’all ride safe now.”
La Ford
PS: il nostro incontro con lo State Trooper è avvenuto il 9/8/2006 e il resto della giornata è andato perfettamente. Siamo ritornati al Fontana Village dopo 14 ore dalla partenza e le mogli ci hanno letteralmente ribaltati per non averle avvertite del ritardo.
mercoledì 30 settembre 2009
Big-sky country
Ci risiamo. Mentre le giornate si accorciano e l’autunno segnala la sua presenza al calare del sole, viene la voglia di chiudere l’anno motociclistico in bellezza.
Come è stato per
Ci resteranno poi solo le passeggiate di un giorno negli spiragli che l’inverno consente.
È proprio
Non faremo indigestione di autostrade per raggiungere più velocemente la nostra destinazione.
La meta per chi va in moto è il viaggio stesso e intendiamo utilizzare qualche carretera nacional per non perderci quegli angoli di Spagna che l’Autopista spesso ti rapina.
Saremo tre o al massimo quattro. È il numero ideale per trovare rapidamente da dormire dove ci porta l’ispirazione e per appoggiare i gomiti sul tavolo alla fine della giornata e parlare del giorno dopo.
Ma ora vi lascio. La carta Michelin N. 578 (Andalucìa) mi attende.
domenica 27 settembre 2009
Cento di questi post

“A che serve un blog?” mi chiede un amico. “Ma, a niente” gli rispondo.
Come quei quadretti estemporanei che i pittori dilettanti dipingono sulle rive di un lago o ai piedi di una montagna, un blog serve solo a catturare l’ispirazione, le luci e ombre di un momento, a esternare delle idee o considerazioni che rischiavano di essere superate e travolte da fatti e riflessioni più importanti. Altro non gli è chiesto di fare.
Questo blog ha appena girato la boa dei cento post, dopo essere nato quasi per caso sette mesi fa.
Mi è servito per ragionare su alcune situazioni legate alla mia passione per le moto, all’amicizia e alle stranezze e incongruenze dei nostri giorni.
Mi auguro però che sia anche stato una lettura leggera e divertente per chi lo frequenta e possa aver dato origine, nel suo formato breve ed essenziale, a qualche spunto di riflessione. Nella peggiore delle ipotesi, spero almeno che non si sia rivelato tempo perso.
Ad altro un blog non deve servire. Certo, ci sono siti Web di notizie che adottano la formula del blog, ma l’attività di informazione preferisco lasciarla ad altri.
A me piace andare a leggere dietro la singola notizia oppure guardare l’affresco dei fatti del giorno da una certa distanza per cercare di capire che razza di giornate stiamo vivendo.
Solo dieci anni fa era impensabile che un privato potesse mettere in Internet le sue idee, raccontare le sue storie o ventilare i suoi malumori. L’informazione e la comunicazione la facevano gli addetti ai lavori, come dire che se volevi il ragù potevi solo avere quello della Barilla o di Agnesi.
A me piace pensare che la salsa fatta in casa (e anche il blog di un perfetto sconosciuto) abbiano dei sapori più autentici quando non hanno padroni o padrini da accontentare.
Ecco perché blog come questo, anche se non servono a niente, è importante che continuino ad esserci.
martedì 22 settembre 2009
Lavoro di squadra

Qualche giorno fa, rientrando in cinque moto dal Nürburgring, abbiamo percorso diverse centinaia di chilometri di splendide strade di montagna francesi. L’abbiamo fatto "con un certo entusiasmo", macinando curve e superando decisi il traffico presente (auto, camion e camper).
A differenza del celebre circuito tedesco, qui in moto c’eravamo solo noi, in gruppo serrato e impegnati su un tracciato complesso e assai più difficile da interpretare di una pista a senso unico.
Eppure abbiamo viaggiato veloci e sicuri perché affiatati tra di noi, pronti a leggere le mosse e le traiettorie del compagno di viaggio davanti e a segnalare a quello che seguiva la presenza di pericoli o di strada libera per il suo sorpasso. Il tutto ovviamente senza comunicare tra noi se non con i movimenti in sella alla moto o con brevi gesti delle mani.
Non c’è dubbio che una statale di montagna, stretta e abbastanza trafficata, presenti più incognite di un circuito chiuso, anche se popolato da macchine estremamente veloci. Ma qui eravamo nel nostro elemento, pronti a sfruttare il vantaggio di accelerazione delle moto e sicuri delle capacità e dell’attenzione degli altri membri del gruppo. Una delle ragioni per cui un gruppo piccolo è da preferire sempre alle carovane, anche per motivi di sicurezza.
Non una sbavatura, non un rischio di collisione tra di noi. Agli occhi degli altri utenti della strada eravamo una macchina da guerra ben oliata e collaudata. Cinque moto, cinque sorpassi brucianti, cinque piloti che affrontavano la curva successiva entrando in piega a un secondo di distanza l’uno dall’altro per sparire lungo la strada.
Ripensandoci, è stato un bell’esempio di lavoro di squadra. Viene in mente un vecchio slogan: uno per tutti, tutti per uno, ma senza retorica, perché in moto ne va della pelle.
Momenti come questi sono impagabili. Per il Nürburgring c’è sempre MasterCard.
domenica 13 settembre 2009
I Signori dell'Anello
Era già un po’ di tempo che si parlava di fare un salto al Nürburgring e finalmente qualche giorno fa ci siamo andati.
Il tempo ci è stato favorevole, abbiamo infatti trovato temperature estive e cielo limpido per l'intero percorso. Tanto bello è stato il tempo che, al ritorno, abbiamo deciso di rientrare a casa passando per
Il Nürburgring, stavamo dicendo: sono
Pista splendida, come sono in verità anche tutte le strade circostanti, ma con i vantaggi di avere un solo senso di marcia e la possibilità di spalancare il gas a piacimento.
Lo svantaggio però è che sul Ring gira di tutto, Ferrari nuove di zecca, vecchie BMW Serie 3, Dodge Viper, auto familiari taroccate, moto da sparo e questa volta giravamo anche noi.
Un occhio sempre sullo specchietto quindi e l’altro sulla pista. Peccato non potersi concentrare interamente su quella striscia di asfalto che gira, sale, scende come un otto volante lungo venti chilometri.
Ma lascio che sia il video a raccontare la storia. Ringrazio l’amico Nerio per avermi affidato le sue riprese "raw" per farne il montaggio.
sabato 14 marzo 2009
Tre amici e una moto
Tre amici attorno a una moto da sistemare.
Questi per me sono i momenti più sereni del tempo libero.
Siamo ormai un team ben collaudato che gioca volentieri insieme e ci bastano due parole per capirci al volo.
C’è uno che smonta, uno che rovista tra i pezzi e uno che tiene la lampadina per illuminare quegli angoli impensabili dove un benedetto progettista giapponese ha deciso di piazzare una vite.
E intanto si scherza, ci si prende in giro a vicenda e si passa qualche ora in allegria.
Questa volta, c’era una gomma da sostituire e lo sterzo da registrare. Che si tratti di una Yamaha o di una Ducati, sono cose che ti cambiano la guida di una moto da così a così.
Lavoro finito, si rimonta tutto e si prova la moto. Adesso è veramente a posto.
No grazie. Non è un momento da Amaro Montenegro.
Per noi va benissimo una birra, anzi meglio se due.
sabato 7 marzo 2009
Gente fatta così
I soliti motociclisti.
Mi ha scritto una mail il mio amico “Big Frank”, di Sanford, North Carolina (USA).
“Se anche quest’anno vieni in vacanza negli Stati Uniti, fammi sapere il periodo.
Se vuoi, puoi contare su una delle mie moto. Scegli tu: una Fazer 1000, una FJR1300 o una Buell Ulysses. Spero di poter fare qualche bel giro in compagnia tua e di tua moglie. Ciao.
Frank S.”
Frank è un cristone di almeno
Lo scorso anno Frank mi ha prestato la sua FJR1300 e ci ho girato una settimana tra North Carolina e Tennessee. Alla fine del giro mi sono reso conto che le gomme erano arrivate alla frutta. Così gli ho fatto una sorpresa e gli ho regalato un treno di Michelin Pilot Road.
Frank ha guardato il paio di gomme nuove e mi ha detto: “Ti ringrazio, ma non dovevi.” (Che avevo detto? I soliti motociclisti.)
Grazie Big Frank.
Quest’anno, complice la crisi, il viaggio in USA me lo sogno…Ma è bello sapere che ci sono amici così.





