venerdì 20 gennaio 2012
Tanta voglia di eroi
sabato 14 gennaio 2012
La recita dei burattini
La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.
giovedì 10 novembre 2011
Giancarlo
Giancarlo ha una BMW 320 che gliela passa la ditta. E’ un turbodiesel e va come un castigo di dio. E’ chiaro che la devi tenere sempre in coppia e allora ti togli delle gran soddisfazioni in autostrada.lunedì 1 agosto 2011
La marcia dei forzati
mercoledì 1 giugno 2011
Incubi contemporanei
giovedì 16 settembre 2010
Il fascino dell'uniforme
Segreto di stato? Di sicuro non è deragliato un treno e la scena quasi si racconta da sé, ma il non posso dirglielo è un piccolo e prezioso momento di autorità da gustare tutto, un piccolo segnale che noi e voi non siamo la stessa cosa.
domenica 1 agosto 2010
La Lola si chiama Gretchen
"Lo spot, epico e corale, fatto di natura, di mucche, di passione e di latte, racconta che il latte, e la linea di prodotti Alta Qualità G*** nascono da un incontro straordinario. Quello tra chi il latte lo fa per davvero, e chi lo beve; che mai, come nel caso di G***, sono così vicini."
martedì 20 luglio 2010
Dieci metri
venerdì 30 ottobre 2009
Una bella storia vera
Tyler è una donna sulla quarantina, vivace e attraente, che vive in California dalle parti di San Francisco. Il suo hobby è la moto e ha perfino messo su una piccola società che organizza tour motociclistici negli Stati Uniti. mercoledì 7 ottobre 2009
Due storie, una domanda

- Sto viaggiando in auto su una strada a 4 corsie separate da aiuola spartitraffico. Fa caldo e il mio finestrino è aperto. Sento sopraggiungere in corsia di sorpasso un baccano metallico infernale, come un chilo di viti e bulloni agitati in una pentola.
Mi supera una Ducati Monster con un tizio in tuta di pelle arlecchino che viaggia curvo sul serbatoio a gran velocità. Lo “sento” vibrare come una lavatrice e, da motociclista, soffro per lui.
Cinquanta metri più avanti, il solito idiota esce in sorpasso all’improvviso, l’auto che precede il Monster si attacca ai freni e il motociclista Bang! le si pianta dentro. Moto e pilota vanno in terra: lui non sembra ferito gravemente, la moto è da rottamare.
- Un gruppo di amici esce per una domenica di Ottobre sui tornanti. Nonostante siano dei motociclisti esperti e veloci, si vedono superare a gran velocità da alcuni ragazzi su moto sportive, tutti con fidanzatina a zaino, tutti al limite dell’aderenza.
Pochi chilometri più avanti, al gruppo di amici che scendono dal passo si presenta la scena di un incidente mortale. C’è una coppia di quei ragazzi in terra, la moto è accartocciata più avanti. Lui è morto, lei è ferita ma se la caverà. Gli altri ragazzi sono statue di pietra con le mani nei capelli.
A tutti noi piace l’adrenalina di una strappata al limite, e tutti conoscono quella strega che ti spalanca la manetta, ma bisogna saperle resistere. Istinto o ragione che sia, via il gas, giù con i freni e l’occhio sempre fisso sulla strada. Ogni distrazione rischia di essere l’ultima.
Perché morire da stupidi?
martedì 18 agosto 2009
Cronache dal caldo
Ragazzi, che caldo infame.
Strizzando gli occhi in questa luce abbagliante, dalla finestra vedo ogni tanto qualche moto che passa.
Tutti in maniche corte, tutti in calzoncini. Non li invidio per niente.
Io vestito così non uscirei, nemmeno se facesse il caldo più fetente di agosto, vedi oggi per esempio.
Indosserei di sicuro qualche capo leggero, ma senza rinunciare alle protezioni interne. Le giornate così sono quelle predilette dagli storditi (quelli su quattro ruote e quelli su due) per inventarsi gli incidenti più assurdi.
Non dimenticherò mai quell’estate di quasi quarant’anni fa, mentre cercavo di attraversare una strada statale divisa da aiuola spartitraffico per immettermi nella carreggiata opposta.
La prima metà della strada era un muro di automobili che procedevano a passo d’uomo verso il mare, l’altra metà (vuota) era quella che portava in città.
Si crea un minuscolo vuoto nel fiume di traffico, lo attraverso rapido con la mia motina. Sono al varco nello spartitraffico, guardo a destra: non viene nessuno. Il tempo di rilasciare la frizione e entrare in carreggiata, sento a sinistra un urto violento all’altezza della forcella e mi ritrovo steso in terra sulla schiena con la testa rivolta al cielo. Non dimenticherò mai l’attimo di stordimento in quel bagliore lancinante del sole, l’odore dell’asfalto rovente e la puzza della miscela che inizia a sgocciolare da un serbatoio, forse il mio.
Un idiota con
Lo lascio per chiamare un’ambulanza e me ne ritorno con la moto zoppicante in garage.
Mi poteva andare molto peggio. Ancora pochi centimetri e mi giocavo il ginocchio sinistro.
Colpa del caldo? Non lo so, ma io resto in casa quando fa un caldo così.
venerdì 14 agosto 2009
Chi ti riporta a casa

Un mazzo di fiori sul guardrail è la storia di un’uscita finita male.
Escludendo l’ipotesi di un improvviso guasto meccanico, la principale causa degli incidenti non è la velocità ma la distrazione. Viaggiare veloci ma concentrati previene gli errori: la strada ti corre incontro come in un videogame, tu ne registri i segnali e reagisci di conseguenza. Guidare al margine delle tue capacità ti esalta e al tempo stesso ti stanca rapidamente. Ma se sai quando è ora di togliere il gas non ti uccide.
La distrazione, invece, non perdona.
Distrarsi capita. Possono essere la stanchezza, la noia, il caldo, la spossatezza, la sete, il sonno, una telefonata nel casco Bluetooth, una preoccupazione che riaffiora nel mezzo del viaggio, un secondo di troppo dedicato al GPS. Può succedere a chiunque, ma a determinare le conseguenze di una breve distrazione è solo il momento in cui la concentrazione salta.
La maggior parte delle volte non succede niente: il viaggio prosegue e quell’istante di vuoto viene azzerato. Altre volte, l’insidia nascosta e la distrazione si combinano con effetti catastrofici.
Le moto camminano per una serie di leggi della fisica che ne determinano la ciclistica e il funzionamento del motore, ma quello che le tiene in strada è la concentrazione del pilota.
Concentrazione vuol dire guardare la strada e i suoi utenti, studiarne i comportamenti e prevederne le manovre, cogliere gli indizi di una pendenza sbagliata, di un raggio di curva che si restringe, di ghiaia in carreggiata, di un incrocio nell’ombra, di una buca nascosta, di un velo di terra.
La moto ti permette di uscire e divertirti, ma è la concentrazione che ti riporta a casa.
mercoledì 12 agosto 2009
Il sogno
Mi sto arrampicando veloce su una strada di montagna. A metà mattinata, l’aria è limpida e fresca e mi sento euforico (avete presenti quelle giornate in cui tutte le manovre si susseguono lisce e senza sbavature e la coordinazione dei movimenti è impeccabile?).
La moto è come un’arma letale comandata dalla mano destra: alla minima rotazione del polso si lancia in avanti ringhiando, poi torna a brontolare sommessa mentre entro in curva e al momento di uscirne scarica in terra rabbiosa i cavalli del motore.
Sto viaggiando lungo la parete della montagna che sfreccia alla mia destra e subito a sinistra della striscia di asfalto scorre veloce una fitta schiera di alberi. Giro un’altra curva e mi trovo davanti un muro di plastica alto tre metri.
È un camper che si inerpica fumando a 40 kmh e riesce a bloccarmi del tutto la visuale, seguendo una linea zigzagante che ora lo porta nella corsia opposta, ora lo avvicina pericolosamente alla ghiaia della banchina destra.
“Devo superarlo prima che mi tiri un sasso in faccia” mi dico, ma non vedo assolutamente niente e sono costretto a seguirlo mentre si imbarca in un’altra curva a destra e barcolla nella corsia contraria.
Nello spazio libero che si crea tra camper e montagna scorgo però un rettilineo di almeno
Sono quasi a fianco della cabina del camper quando, tra le ombre lunghe degli alberi che si proiettano sulla strada vedo un bagliore sospetto. È un’automobile scura che viaggia a luci spente verso di me, del tutto invisibile finché un raggio di luce non ne coglie una superficie cromata.
Mi resta una frazione di secondo che per decidere: mi attacco ai freni e lascio sfilare il camper o tiro dritto a tutto gas? L’automobile mi lampeggia (adesso li ha trovati i fari il deficiente!) e l’idiota del camper si spaventa e frena. Sono bloccato qui fuori in sorpasso e ora la decisione può essere solo di aprire tutto fino al limitatore.
Mi sveglio bagnato di sudore e con il cuore che batte a mille. Non saprò mai come sia finito quel sogno, ma il momento di gelo della brutta sorpresa non riesco a scuotermelo di dosso per tutto il giorno.






