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mercoledì 18 gennaio 2012

Nani al comando

Due considerazioni doverose sugli eventi della scorsa settimana.
Abbiamo visto all’opera, con i tragici risultati che tutti sanno, il classico “capo all’italiana”, il prodotto di una cultura egocentrica e feudale, un nano narcisista con un’immagine del suo ruolo gonfiata e deviata. Un’immagine che lo fa sentire in diritto di utilizzare un oggetto di proprietà del suo datore di lavoro (costo circa 400 milioni di Euro) e di mettere a rischio 4000 vite umane (un valore questo incalcolabile) per un ridicolo atto di omaggio, un “inchino”, a qualcuno come lui. Ma fra “uomini di panza” si fa cosi.

Il personaggio, che tanto ricorda un nostro ex-premier votato alla spavalderia, alla tracotanza e allo stravolgimento della verità, ha combinato un casino infinito, ha ucciso delle persone, ha bruciato centinaia di miliardi di valore delle azioni del suo datore di lavoro, ha ridotto a relitto una nave nuova e ne ha prontamente preso le distanze (letteralmente) “cadendo” per pura combinazione in una scialuppa. Che culo.

Del danno che il suo operato (e quello del Papy prima di lui) hanno fatto al nostro Paese parleremo in un’altra occasione. Intanto, l’Italia (quasi) tutta si è rivoltata contro questa figura miserabile di piccolo bulletto di provincia (come sembra abbiano anche fatto molti dei suoi ufficiali).

Dalla sua parte si è schierato il paesello natio (al quale negli anni il nano si è inchinato facendo favori, come nella migliore tradizione) e infatti sul Web è apparso lo striscione "Comandante non mollare" che i concittadini gli hanno piazzato davanti la casa. No, il comandante non è uno che molla, si è visto. Vedrete che tra qualche giorno diventerà quasi una questione "razziale", come quando O.J. Simpson ammazzò la moglie e la fece (temporaneamente) franca. E altrettanto prevedibilmente, tifa per lui la moglie. La signora Fabiola ha diffuso un comunicato in cui scrive: "Sentiamo il dovere di respingere con forza qualsiasi tentativo di delegittimazione della sua figura, invitando a comprendere la sua tragedia ed il suo dramma umano. Molti dei particolari pubblicati, relativi al comportamento del comandante Schettino, sono da verificare".

Mi viene spontaneo pensare che questa lucida prosa non sia tutta farina del sacco della Sig.ra Fabiola di Meta di Sorrento, o sarebbe in qualche modo legittimata la teoria di un tentato suicidio del marito comandante, pronto a colare a picco pur di non tornare a casa da una che parla così.

Intanto, il giudice per le indagini preliminari ha concesso al nano gli arresti domiciliari. Ma dai giudici, almeno quelli che non avevano parenti e amici a bordo della nave, ci possiamo aspettare di tutto.

Il comune di Meta avrebbe intanto offerto al valoroso skipper un posto da bagnino una volta scontata la pena detentiva (se mai ci sarà). Il ricciolo da guaglione brizzolato porterà di sicuro migliaia di signore attempate e irrequiete sulle spiagge della riviera sorrentina.

Ci scrive nel frattempo un comandante dell’Alitaglia, Guido Stopardico-Joni, e ci chiede se, in omaggio ai suoi parenti che vivono a Castelluccio di Norcia, può fare un inchino anche lui, un passaggio radente con il suo B747 (400 passeggeri ignari a bordo) sulla Piana di Castelluccio, con brusca riattaccata prima delle case del paesino.
C’è da dire a suo credito che, nel caso dovesse sbagliare la manovra, non ci sarebbe una scialuppa nella quale rifugiarsi.



domenica 18 dicembre 2011

Vacche magre


Arriva un altro Natale di vacche magre.
Niente luminarie opulente, se non in qualche parte della città, e si vede meno gente in giro per acquisti.

Dicono le statistiche che il numero di coloro che i regali non li faranno proprio è in aumento rispetto allo scorso anno (come fanno a saperlo non ne ho idea). Le stime parlano anche di un 20% che rimanderà i regali di abbigliamento al periodo dei saldi.

Per quanto mi riguarda, vado in centro solo con la metropolitana e quando ne riemergo non ho affatto la sensazione che manchino pochi giorni al 25 Dicembre. Il clima è tipico della stagione, freddo e umido, ma potremmo essere anche a fine Novembre oppure a metà Gennaio. La città è grigia e la gente ha il muso lungo.

Per scoprire che il Natale è alle porte bisogna accendere la televisione. L’assalto ai pochi soldi stanziati per i regali dagli italiani è in pieno svolgimento.
A seconda delle fasce orarie, l’offensiva si concentra su un pubblico diverso.
Nel pomeriggio, tocca ai bambini. I produttori di giocattoli e dispositivi elettronici li martellano con le pubblicità di robot transformer, veicoli radiocomandati, armi spaziali, consolle per videogiochi, bambole tecnologicamente avanzate, bambolotti realistici che fanno la pipì, ruttano e ripetono le parolacce che dice papà. Quest’ultimo è impallidito dopo aver fatto due conti di quanto gli costerà questo Natale e boccheggia sul divano.

Ma il grosso dell’investimento pubblicitario arriva con la fascia serale.
Se vedete una coppia di adolescenti viziati con la faccia da ebeti capricciosi che amoreggiano, litigano e si inseguono, si tratta di sicuro della pubblicità di un profumo. Basta cambiare lo sfondo, la musica e i colori e la storia è sempre la stessa per tutti. Sembra che per riuscire a vendere un’acqua di colonia o un dopobarba occorra per forza creare dei minidrammi idioti dove si agitano personaggi odiosi che prenderei volentieri a colpi di mazza da baseball.

E poi continua la serie ininterrotta di enzimi, proteine, acidi miracolosi dai nomi complicati che promettono di far sparire le rughe, dimezzare i culoni, far sparire la cellulite e rassodare tutto quanto di moscio ci assilla.

Bè, quasi tutto.

Per i trattamenti – diciamo così – più intimi, ci pensano gli spammer su Internet. Da diversi giorni mi vengono proposte per mail delle pillole miracolose che dovrebbero estendere la mia virilità in termini di dimensioni.
Lo slogan trionfalistico annuncia: “Incuti timore nella concorrenza”. Mi immagino la scena grottesca di un gruppetto di prodi cavalieri che competono per le grazie della bella principessa mentre lei con un metro retrattile in mano li misura tutti. Ma ora arriva Sir Lancillotto che ha preso le pillole miracolose, sfodera l’asta e tutti i rivali fuggono terrorizzati.

Ma chi è l’imbecille che spera di vendere due pasticche-placebo scatenando fantasie di questo genere?
I miei ricordi in materia sono un po’ confusi, ma non rammento di aver mai concorso nelle questioni sentimentali a colpi di centimetri, per vincere magari al fotofinish contro qualcuno appena meno dotato.

Chi abbocca e si compra questi prodotti se li merita tutti. Mah, buon Natale anche a lui…


sabato 27 agosto 2011

Un appello

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio:


Buongiorno, sono Mussa Ibrahim e sono l'attuale ministro dell’informazione per il Col. Gheddafi.
Parlo la vostra lingua perché guardo da anni la televisione italiana e conosco anche molti italiani incontrati a Malta, dove noi libici andiamo spesso per fare quelle cose che da noi è proibito fare.
Intendiamoci, è giusto proibire ai libici di bere alcolici e di organizzare festini scollacciati come da voi fa il Papy, perché la popolazione è ignorante e non è preparata a gestire questo tipo di divertimento.
Ecco perché noi, i libici della intellighenzia, andiamo a fare le nostre orgette a Malta, oppure in uno dei palazzi del Leader Fraterno quando ci concede benevolmente l’accesso.
Data la precaria situazione politica in Libia, nonostante sia chiaro che il Leader Fraterno e Guida della Rivoluzione riuscirà a trionfare sui vigliacchi traditori che lo hanno attaccato, è da qualche tempo che ho maturato la decisione di cambiare occupazione.Come potete immaginare, operare nell’ambiente della politica internazionale è un lavoro ad alto stress e non mancano i rischi. Mi hanno bombardato casa tre volte e ora ho difficoltà a prendere sonno.Ho quindi pensato di trasferirmi in Italia e cercare una nuova opportunità lavorativa lì da voi.Mi hanno parlato in maniera favorevole della stampa motociclistica e mi hanno suggerito di provare a contattare qualche editore.
Tra le mie competenze c’è l’abilità di raccontare palle incredibili senza uno straccio di prova oppure negare l’evidenza di quello che tutti sanno e possono addirittura vedere in TV. Ho studiato politica in Inghilterra ed è noto come l’ipocrisia sia un’arte che gli inglesi coltivano da secoli.
Credo quindi che, se mi confermate quanto mi è stato suggerito, potrei con successo lavorare come giornalista motociclistico. Io non so andare in moto, ma mi dicono che anche diversi direttori di riviste motociclistiche italiane non abbiano la minima idea di come si fa.Vi prego quindi di darmi qualche contatto. Io ho già pronto il mio CV e anche una lettera di referenze che il Colonnello mi ha addirittura chiesto di scrivere io stesso.
Ora devo solo trovarlo per fargliela firmare e ve la allego.
Cordiali saluti
Mussa

mercoledì 1 giugno 2011

Incubi contemporanei


La polizia stradale della Florida ha arrestato una certa Megan Barnes (37 anni) per aver tamponato un SUV alla velocità di 60 kmh. 

Sembra che la tale avesse lasciato il volante perché troppo occupata a farsi la ceretta tra le gambe.

“Stavo andando a un appuntamento e volevo essere perfettamente a posto”, ha dichiarato al poliziotto che l’ha arrestata. Quest’ultimo ha avuto anche non poche difficoltà a restare serio, visto che la Barnes non aveva proprio l’aspetto di una coniglietta di Playboy.  Il bello della vicenda però deve ancora arrivare.

Al suo fianco, nel sedile del passeggero, sedeva il suo ex-marito, il quale (evidentemente ancora innamorato di lei) ha inizialmente dichiarato di essere stato lui alla guida dell’auto al momento dell’incidente, prendendosi quindi la responsabilità dell’accaduto.

I rilievi della Florida Highway Patrol hanno però dimostrato l’infondatezza di questa versione e portato all’arresto della Barnes. Si è infatti scoperto che la tipa era stata multata il giorno prima per guida in stato di ebbrezza e guidava (si fa per dire) con una patente sospesa.

I giornali, le radio e i notiziari Web sono andati a nozze con questa bella storia, cercando di approfondire la personalità dell’ex-marito (che accompagnava la donna a un appuntamento dichiaratamente galante) e battezzando la Barnes “Nemico Pubico Numero Uno” sulle strade della Florida.

Questa notizia mi ha profondamente scosso. Quale utente delle tangenziali di Milano, ho già abbastanza patemi d’animo nell’immettermi nel loro intenso traffico e tremo sempre all’idea di incontrare la mia maledizione, la famigerata “Vecia” con la Matiz.

Adesso il pensiero di trovarmela affiancata mentre apre il finestrino per gettare fuori le striscette depilanti mi precipita nel panico.

Ora mi ci vuole proprio una birra fredda.

mercoledì 18 maggio 2011

La contraerea degli imbecilli


Arriva l’estate e arrivano le zanzare. Succede da qualche milione di anni.

Poi alla fine degli anni 90 sbarca da noi la zanzara tigre ed è il panico. Nel 2007, a causa delle zanzare tigre, ci fu in provincia di Ravenna un’epidemia di febbre virale africana che contagiò ben 200 persone.

Terrorizzata, la gente si riversa ora nelle strade e si raccoglie davanti ai comuni in attesa di un gesto risolutivo da parte degli amministratori cittadini. Chi altro infatti potrà salvare 60 milioni di italiani dal feroce insetto asiatico?

Nel mondo dei fumetti, Superman avrebbe usato il supersoffio per spazzare via le zanzare e sbatterle su Marte, un ambiente ostile dove sarebbero morte all’istante. Spiderman, da buon ragno, se le sarebbe mangiate tutte. Ma sappiamo che i supereroi non esistono e la soluzione la devono trovare i sindaci, i veri eroi che difendono gli italiani.

Reagisce per primo il sindaco di Ravenna con un’ordinanza in vigore dal 21 Aprile al 31 Ottobre che impone di svuotare qualunque contenitore di acqua stagnante, dai serbatoi d’acqua alle fontane o piscine non in uso e perfino i vasi di fiori al cimitero, sostituendo all’acqua la sabbia umida.
Non sfuggono nemmeno i “detentori di copertoni”, quei loschi individui che depositano all’aperto carcasse di pneumatici usati da rigenerare.
Col sindaco di Ravenna non si scherza, ci sono sanzioni da 103,29 a 516,46 euro.

Il sindaco di Roma non è da meno. Dal 18 Aprile al 30 Novembre, nel territorio della Capitale del Mondo lasciare che l’acqua ristagni nei sottovasi costerà alla Sig.ra Cesira da 50 a 500 euro.

“Li mortacci – esclama la poveretta – stavo in vestaja a ddà l’acqua ai fiori e me so trovata davanti un pizzardone in elicottero che me stava a fà la multa perché ciavevo du’ dita d’acqua ner sottovaso…”

Una campagna di sensibilizzazione sarebbe costata troppo. Si passa piuttosto a emanare ordinanze stravaganti con sanzioni pecuniarie assurde e che nessuno ovviamente farà rispettare. I vigili urbani sono già introvabili e non escono nemmeno in caso di incidente stradale. Ve li immaginate attraversare il paese a sirene spiegate perché lo sfasciacarrozze ha una pila di copertoni non svuotati?

Questa è l’Italia cialtrona che naviga il Terzo Millennio a suon di carte bollate e provvedimenti inutili. L’importante è far vedere di aver fatto qualcosa, non importa cosa.

Zanzare tremate, la contraerea degli imbecilli vi abbatterà.

Nei Paesi civili si fa una campagna di disinfestazione e si mette a disposizione dei cittadini il larvicida con le istruzioni del caso. Non mi pare il caso di scomodare Einstein e infatti molti sindaci italiani hanno scelto questa strada. 

A Napoli invece si è adottato l'antico rimedio popolare di gettare l’immondizia in strada in modo che le zanzare tigre se le mangino i topi.
Accà nisciuno è fesso...

sabato 14 maggio 2011

Memoria corta

Meno di un anno fa scoppiava il "caso Granarolo", sapete ...quelli della Lola e delle 50.000 mucche italiane. Peccato che parte del latte venisse da un'azienda tedesca e fosse contaminato con pseudomonas fluorescens, un batterio che, Sim Salabim! senza trucco e senza inganno, fa diventare blu le mozzarelle. 

Putiferio mediatico. Minaccia di denuncia per frode in commercio da parte del Codacons, inchiesta della Procura di Torino. Mezza Italia incazzata e l'altra mezza angosciata al momento di comprare la mozzarella. Ne abbiamo parlato anche qui sul blog: La Lola si chiama Gretchen. Poi è finito tutto.
Come sempre il Paese dei mille garanti (pupazzi strapagati che non vedono e non fanno niente) non garantisce un beneamato caspita e il consumatore consuma a suo rischio e pericolo.

Ma non basta! Da qualche giorno, non ci crederete, la Granarolo ha rilanciato come se niente fosse una campagna pubblicitaria identica a quella di prima: l'agricoltore che sembra un professore di filosofia, la bella mucca al guinzaglio e un gran pascolo verde brulicante di mucche. Le avranno fatte al computer? Ci saranno veramente 50.000 vacche in tutta Italia? Contando anche le veline e le escort di regime, volevo dire.

Ah, dimenticavo, c'è anche il bambino dalla voce idiota che dice: E' quello della Lolaaaa.

L'azienda conta di sicuro sulla memoria corta dei consumatori e ricicla una vecchia pubblicità fatta di stupido sciovinismo alimentare e (almeno allora) di menzogne spudorate. Della serie: Non Conosciamo Vergogna.
Non mi risulta infatti che la Granarolo abbia mai fatto le sue scuse ai consumatori italiani per aver tradito le sue stesse promesse. E ora ci rifà.

"Solo latte italiano". Ma, facciamo anche finta che sia vero, dove è scritto che il latte italiano è meglio di quello francese o svizzero? Anche quello bavarese, magari non comprato dalla Milchwerk Jaeger, non è proprio niente male. 

Ma che volete, l'italiota medio si fida di più del latte e dell'olio d'oliva italiani (anche se quest'ultimo non basta a soddisfare il consumo nazionale e allora bisogna aggiungercene un po' dalla Spagna, dalla Grecia o dalla Tunisia, ma per carità senza dire niente sennò il consumatore storce il naso).

La cosa grottesca è che sono le stesse aziende con la loro pubblicità a creare nel consumatore  l'esigenza di un prodotto italiano, pronte poi a tradirla quando il fabbisogno supera la produzione nazionale (o i prezzi giustificano l'impiego di materie prime estere). E tutto questo senza che nessuno dica niente e nessun industriale finisca in galera.

Chiudiamo in bellezza. La Birra Moretti insiste ancora in TV con il suo 100% di malto italiano. Stessa storia. E' meglio il malto italiano di quello polacco? In Italia produttori d'orzo (che una volta germinato diventa malto) ce ne sono parecchi. Siamo sicuri che la qualità (e i prezzi) siano accettabili?
E chi ci garantisce che la Moretti non faccia la furba alla maniera della Granarolo e prenda due volte per il sedere i consumatori mescolando l'odioso malto straniero a quello nobile di provenienza italica?

Ma al consumatore gliene frega niente di bere malto italiano? 

Questa patetica autarchia sa tanto di montatura in un Paese che oggi avrebbe voglia (e un gran bisogno) di sputarsi in faccia.

venerdì 10 settembre 2010

Ognuno ha la stampa che merita

Corso di Motogiornalismo Web

con la partecipazione straordinaria dello staff di Motoblog.it


Questo corso gratuito di Motogiornalismo Web ha l'obiettivo di formare le nuove leve di redattori in un settore trainante come quello delle due ruote. Il corso si terrà in una sola lezione. Questa.

Ecco come si scrive un  articolo tipo. Ne basta uno per tutta la vostra carriera.
Inserite i dati a seconda dell'argomento/sponsor/benefattore di turno ricordandovi di cambiarli ogni tanto.

TITOLO: il titolo dovrà essere iperspiritoso, iperpositivo e contenere il nome dell'argomento/sponsor/benefattore di turno e almeno un luogo comune.

Esempio:  Eccezionali e prestigiose novità 2011 nel cassetto di Yamazuki.

SOTTOTITOLO: il sottotitolo dovrà spiegare in una riga o due la marchetta che avete già fatto con il titolo.

Esempio: La prestigiosa casa giapponese ha presentato la sua innovativa gamma di modelli per il prossimo anno certa di soddisfare le aspettative di milioni di appassionati.

TESTO: Il testo non conta. Dopo le prime quattro righe si sarà già capito che ve lo hanno passato da qualche ufficio stampa  e lo avete pubblicato tale e quale utilizzando l'antica arte  del giornalista, che un tempo si chiamava "forbici e colla" e oggi, nel Terzo Millennio, si chiama Ctrl+C, Ctrl+V.
Se invece il testo contiene grossolane imprecisioni e errori di ortografia è farina del vostro sacco perché siete un professionista serio che i testi se li scrive da sé. Anche i professionisti seri, però, devono campare e quindi la componente testo deve rispondere ad alcune regole.

Contenuti obbligatori del testo sono delle frasi precotte che i lettori (ma sopratutto lo sponsor pagante) si aspettano da voi. Dovete inserire almeno la metà  delle espressioni seguenti:
Mitico, fiore all'occhiello, prestigioso, Made in Italy, firmato dalla penna di, serie limitata, accattivante, prezzo interessante, linee filanti, ciclistica d'eccezione, motore generoso, componentistica di qualità, design di eccellenza, che il mondo ci invidia, esuberante, grintoso, entusiasmante, giusto compromesso, accoppiata vincente, gioco di prestigio, ha tirato fuori dal cilindro, oggetto di culto, ha superato sé stessa, conferenza stampa blindata, ghiotte anticipazioni, esclusivo sistema di frenata, sbaragliata la concorrenza, guidabilissima, potenza mostruosa ma docile da gestire, comoda come una poltrona, 275 kmh sulle autostrade tedesche, 190 CV di pura libidine, domani ho la rata del mutuo.
Il vero giornalista riuscirà a inserire più della metà di questi termini ed espressioni in un solo articolo.
Volete far carriera subito? Metteteceli tutti in blocco senza toccare niente! Nessuno se ne accorgerà.

PS:Fate attenzione che ci sia la giusta punteggiatura sennò i periodi diventano illeggibili.

venerdì 13 agosto 2010

Questione di prestigio


Ho smesso di leggere le recensioni di qualunque bene o servizio che siano pubblicate in Italia, sia sui giornali che sui siti Web.
Come un filtro anti-spam che riconosce al volo le parole chiave degli odiosi messaggi di posta indesiderati, anch'io ho sviluppato un sesto senso per le marchette della stampa italica, una manica di pennivendoli inverecondi pronti a cantare le lodi di qualunque cosa.
La parola che mi fa accendere la spia rossa dell'allarme-marchetta è prestigio, anche quando compare nella sua forma aggettivale prestigioso.
Quante volte l'avete letto solo oggi in qualche recensione?

Il prestigioso marchio Motom è ritornato a fregiare degli splendidi scooter…

Leggi: il marchio Motom, che risale al 1947 e che è andato prematuramente a estinguersi per mancanza di mercato/soldi/idee è ritornato con una spudorata operazione commerciale che ha messo in circolazione scadenti trabiccoli fatti in Cina abbinandoli a un logo storico ma tanto estinto quanto l'Idrolitina.

Vacanze da sogno nel prestigioso Hotel Caccamo, due stelle, vista tangenziale, tutte camere con bagno, sottopassaggio per accedere al parcheggio. Disponibili camere insonorizzate per un modesto supplemento.

Leggi: locanda malconcia e rumorosa in posizione assolutamente da evitare a meno che non vi si guasti la macchina lì davanti alle due del mattino.

La parola prestigio viene, guarda un po', dal latino e vuol dire originariamente "gioco di destrezza" e, in senso traslato, "illusione". E qui la definizione "marchio prestigioso" abusata dalla stampa calzerebbe a pennello: si tratta di un gioco di prestigio in cui a essere giocato è sempre il consumatore che crede a quello che legge.

Il significato corrente che si attribuisce a "prestigio" (autorità, fascino) si avvicina molto all'utilizzo che la lingua francese ha fatto della parola latina. Fra i vari significati di prestige, oltre a quello di illusione e gioco di mano, ci sono attrazione, capacità di sedurre, di fare impressione. Anche l'inglese, che deve al francese un bel po' dei suoi vocaboli, ha ereditato prestige ma soltanto nelle sue accezioni di reputazione raggiunta tramite il successo oppure capacità di suscitare impressione.

Ecco quindi un'arma letale nelle mani dei marchettari: il cronometro, i mocassini, il marchio storico, il motorino, il pied-à-terre in borgata, sono tutti oggetti prestigiosi i cui lati positivi non vanno nemmeno descritti. Sono misteriosamente contenuti nell'aggettivo e nessuno osa chiedere quali siano per non passare da ignorante.

D: Ma come ti è venuto in mente di comprarti quel catorcio?
R: Ma scherzi? Non lo vedi che  è un marchio prestigioso!

Ovviamente dei lati negativi, trattandosi di recensioni stampa, non si parla affatto.
Va bene informare i consumatori, ma vediamo di non esagerare e finire per raccontargli le cose come stanno...

lunedì 26 luglio 2010

Otto milioni di mozzarelle

Prima di andarsene a dormire, dopo la razione giornaliera di inefficienze, malcostume e cialtroneria, il nostro Bel Paese si racconta ogni sera la favola del Made in Italy, una palla patetica come gli otto milioni di baionette.

Sapete, roba dei tempi della seconda guerra mondiale, quando rapidi e invisibili partivano i sommergibili però gli Alpini andavano in Russia con le scarpe di cartone.

Ma il Paese conta su queste bufale autoreferenzianti per far addormentare i cittadini-bambini. Si stordisce bene bene guardando il calcio e ha il cuore gonfio di orgoglio per il suo impegno per la pace nel mondo, che consiste nel mettere fuori al balcone le bandiere arcobaleno. La bandiera nazionale no, quella solo se l'Italia gioca ai mondiali. Quest'anno il tricolore è ancora nuovo di pacca.

Il Paese è contrario alle guerre, però i volontari vanno in Afghanistan perché lì si guadagna di più. Basta che quegli altri non gli sparano, però. Non sia mai che un talebano apra il fuoco che le mamme dei militari in missione vanno subito a strapparsi i capelli in TV. Cercasi zona di guerra dove non si spara per poter mandare tranquilli una missione di pace.

E intanto l'italiano esige con fermezza la qualità italiana: si moltiplicano i consorzi DOP, l'ordine professionale dell'aceto balsamico, il gran giurì dei capperi, i templari del pecorino, l'inquisizione della mozzarella.

I gran sacerdoti del Made in Italy vanno alle fiere internazionali a difendere la purezza del marchio mentre a casa hanno l'emergenza rifiuti. La ricottina ha il bollino blu della goletta verde, però sa di merda.

"Latte Pippo DOC: solo mucche italiane". Perché, vi fanno schifo le mucche svizzere, austriache o francesi? Che cosa hanno di speciale le mucche italiane? Sono meno pazze delle altre? Se mangio una bistecca di Angus o una costata sudamericana sto rischiando la pelle? L'ignorante, che non sa decidere di suo, ama i luoghi comuni e se ne fa propagatore: "Al bambino ci do la fettina di carne italiana, ecchè scherziamo?"

Poi arriva la pubblicità televisiva di una nota birra nazionale: "Birra Pluto, 100% puro malto italiano". L'Italia non è nemmeno fra i primi 10 produttori di malto al mondo, ma deve avere una sua ricetta segreta. Non accettate birra fatta con malto straniero, magari tedesco o belga. Sappiamo che fetenzie di birre ci fanno quelli là. Dell'origine del luppolo però la pubblicità non parla, magari lo compriamo da un fornitore scomodo.

Terzo millennio. Nel mondo globale l'Italia scava trincee alimentari da Trieste in giù. Partono iniziative frenetiche sui mercati esteri per combattere le contraffazioni alimentari. La parola d'ordine è: "I marchi taroccati (Parmezan, Prisecco, Amarotto di Sarenno, Lambresco) frenano la diffusione dei prodotti di qualità". 
Come dire che i Rolex fasulli frenano le vendite di quelli autentici. 
Ma siamo seri!

Il problema è proprio quello: per essere seri ci vuole gente seria.

giovedì 17 giugno 2010

La solita sbobba

L'altro giorno ho preso un treno svizzero per un percorso in territorio italiano. Tra le varie amenità, c'era un monitor che proiettava filmati promozionali di vario tipo. Uno di questi mi ha colpito in maniera particolare: un documentario turistico sulle bellezze dell'Italia che dedicava un bel po' di spazio ai soliti ingredienti della stanca minestra del "prodotto Italia".

E quindi, oltre a vedute e inquadrature suggestive di cui il nostro Paese non è certo avaro, ecco i soliti "prezzemoli" d'obbligo che ci sentiamo di dover propinare continuamente al potenziale visitatore straniero:
  • I Bronzi di Riace
  • La signora che affetta le tagliatelle fatte in casa
  • L'assaggio dei vini
  • La tarantella
Parliamone un po'.

I Bronzi sono un capolavoro e non si discute. Quanti stranieri visitino il Bel Paese per vederli (sono attualmente custoditi a Reggio Calabria nella sede del consiglio regionale) è un dato che non ho. Cifre recenti indicano, nel mese di Marzo 2010, un totale di 5400 visitatori, quindi circa 300 al giorno tra locali e ospiti esteri. Un paragone con il David di Michelangelo (oltre un milione di visitatori l'anno) sarebbe ingeneroso. C'è da dire che a Firenze, oltre al David, c'è tanto altro da vedere, mentre andare a Reggio apposta per vedere i Bronzi non mi è mai passato per la testa. Ma i due guerrieri di Riace sono una tassa dovuta. Se non li metti in ogni documentario, la Calabria chiede l'indipendenza.

Le tagliatelle (e il mangiare italiano in generale) sono ormai celeberrimi nel mondo. Pensate, le tagliatelle si possono anche preparare al di fuori dei confini nazionali! Ed è anche possibile mangiare cinese o indiano a Barcellona. Che ne direste se trovassimo nuove icone un po' meno scontate? Magari una bella immagine di una tavolata di amici che mangiano e bevono in allegria sotto un cielo blu. Sarebbe ora di allontanarsi dal semplice prodotto e passare all'atmosfera, dall'etichetta Made in Italy al piacere di visitare l'Italia in compagnia. E se poi gli ospiti preferiscono la pasta scotta con sopra i wurstel saranno anche fatti loro, no?

L'assaggio dei vini non equivale al gusto di un buon vino. L'assaggiatore spesso il vino finisce per sputarlo. Anche qui (come per le solite scene di quelle mani sapienti che confezionano i tortellini), non sarebbe bello vedere invece dei commensali che si godono i piaceri della tavola sullo sfondo di una delle mille piazze d'Italia piuttosto che fare del vino un discorso da intenditori e sommelier? Questo pudore nel non mostrare il piacere di un buon bicchiere ma di limitarsi all'atto sterile dell'assaggio mi ricorda quella pessima pubblicità della Regione Sicilia di parecchi anni fa: il turismo è cultura. Un approccio dotto e didascalico al turismo, un volersi travestire da "operazione culturale", quando la maggior parte delle motivazioni che spingono a visitare l'isola sono ben altre. In seguito, lo slogan fu riciclato in "turismo e cultura", che suonava già molto meno pretenzioso.

E chiudiamo in bellezza con la tarantella. Si può ancora dire sul Web "ma chi se ne strafotte della tarantella?" Spero proprio di sì. Qualcuno di voi ha mai visitato un altro Paese del G8 per vedere il balletto folcloristico locale? Anni fa il contribuente italico spese centinaia di migliaia di Euro per mandare una troupe di tarantella a promuovere il nostro Paese in Estremo Oriente. Per fortuna nessuno si è mai preoccupato di misurare il ritorno di questo investimento. Ma anche questa è una tassa da pagare: se non fai vedere la tarantella, si parla subito di secessione. Anche Inghilterra, Germania e altri Paesi europei hanno una tradizione di balli folcloristici (Maypole dancing e non solo) e mi domando quanti Italiani ogni anno accorrano gioiosi per assistervi.

Quanto ci sarà costato realizzare e proiettare il video promozionale italiano sui treni svizzeri? Si poteva fare di meglio e di più evitando di perpetuare un'immagine stantia e pedante dell'Italia, un'immagine che tende a mostrare le carte in regola, i bollini blu invece di trasmettere emozioni e sensazioni.

Qualche giorno fa ero in giro per la Sardegna con tre amici tedeschi. Non vi immaginate però dei nibelunghi ignoranti e incapaci di godersi le bellezze di un luogo. Uno è un imprenditore, il secondo è un dirigente d'azienda e il terzo è un funzionario dello stato. Insomma, tutta gente che è andata a scuola e ha girato il mondo. Hanno fatto oltre 2000 km di strada in Sardegna, mangiato e bevuto in allegria, scattato centinaia di fotografie e speso di sicuro più della media dei visitatori stranieri. Si sono divertiti e ci vogliono tornare, magari faranno anche un paio di foto a qualche nuraghe.

Se però li avessi portati a vedere su ballu de su muccadori mi avrebbero probabilmente linciato. E quindi perché non dare all'ospite straniero quello che vuole invece di propinargli noi un menu che non gli interessa affatto ma soddisfa solo lo squallido perbenismo culturale dei committenti?

venerdì 9 aprile 2010

Me ne vado

Ho deciso, mi trasferisco. Sono stufo di vivere in un sistema dove non funziona niente.

Vado a vivere nella televisione.

Avete notato che nei film e telefilm il cellulare gli prende sempre, dovunque si trovino i nostri eroi, e l'altro risponde sempre al primo squillo? Non basta. Avete notato che, se l'interlocutore non risponde al telefono c'è dietro un motivo sinistro che l'eroe interpreta sempre correttamente e corre al salvataggio? Basta che segua il segnale GPS su uno schermo che anche i cretini riescono a leggere ed è fatta.

E i computer? Si avviano sempre al primo colpo, non vanno mai in crash e hanno dei programmi che noi ce li sogniamo. Trovano la corrispondenza delle impronte digitali o dei peli del naso, ricostruiscono in 3-D la scena del crimine e quando identificano il cattivone, si apre una finestrella del software dai colori elegantissimi che dice: "Match Found". Altro che Word 2007!

E poi in televisione c'è della bella gente. Avrete di certo notato che eroi ed eroine dei telefilm "scena del crimine" sono sempre bellocci, vestiti in maniera impeccabile e con la Glock 17 indossata sotto le giacchette firmate. Ma quanto guadagnano gli agenti CSI?

Da noi i poveretti del Reparto Speciale girano in tute bianche di tyvek, con tristissimi copriscarpe ospedalieri, si chiamano Pasquale o Rosalia e si portano a casa 1200 Euro al mese. La pistola non ce l'hanno neanche e gli arresti e gli interrogatori li fanno fare ai Carabinieri (quelli "veri") ma solo a distanza di 6 mesi, 6 anni o mai.

Invece gli eroi dei telefilm sparano precisi come cecchini, interrogano i sospetti e li sbattono in prigione con il sorrisetto dei giusti. Il contribuente li pagherà un po' cari, ma fanno il lavoro di tre poliziotti, un tecnico, un fotografo e un magistrato e poi ti risolvono i casi in 40 minuti.

Insomma, sembra che la vita in TV sia un'altra cosa. In televisione i detersivi rimuovono il 99.9% dei batteri, il dentifricio ti rende i denti più bianchi del 37,5%  ed è anche approvato dall'Associazione Dentisti Vegetariani della Provincia di Lodi.

Non vedo l'ora di partire.

domenica 14 marzo 2010

L'ha detto la TV!

La televisione degli Italiani è arrivata nel 1954 con dei mostruosi apparecchi dall'involucro in legno. I miei figli non ci volevano credere quando glielo raccontavo. 
"Il televisore aveva l'esterno di legno? Ma dai papà, e allora il telecomando  di che materiale era fatto?"

Col tempo la TV è arrivata in tutte le case e non c'era nemmeno più bisogno di andare a vedere la partita al "Bar Italia".  Ma a parte le riprese del calcio, tra i pregi della TV c'è l'aver portato informazioni e notizie nei posti più isolati del Paese e di aver diffuso una lingua (quella della Rai è il romano) in quei posti dove si parlava solo il dialetto.

Poi sono arrivati i canali. Nel 1961 fu inaugurato il Secondo Canale e il nostro elettricista dovette praticare un buco nell'involucro di legno della TV per inserire un pulsante che permettesse di cambiare tra Rai 1 e Rai 2. Solo nel 1974 si affacciarono le prime TV private, ma solo dopo estenuanti battaglie legali che coinvolsero perfino la Corte di Cassazione.

Il resto, potremmo dire, è storia. Oggi la televisione fa parte della vita di tutti, sia come dispositivo ricevente di programmi teletrasmessi che come schermo sul quale proiettare nostri contenuti: il video dei bambini in vacanza, gli esercizi della Wii di Nintendo, i videogiochi, i DVD.

La TV ci insegna anche i comportamenti da tenere.

Se siete un avvocato, al momento di alzarvi per controinterrogare il teste, dovete abbottonarvi la giacca. Lo fanno in tutti i telefilm. Mi sono sempre domandato perché e non so darvi una risposta. Ma fateci caso al prossimo telefilm americano che vedete. Si alza, si abbottona la giacca e va a inchiodare il testimone reticente.

Non solo. Se state facendo la pubblicità a un prodotto farmaceutico o legato all'igiene personale, dovete per forza avere gli occhiali. I quali occhiali vanno tolti e rimessi più volte mentre ci rivelate che il dentifricio Sbreccadent X riduce le carie del 37,8 per cento. (Ma del 37,8% rispetto a che?) Sicuramente una ricerca ha rivelato che la pubblicità del dentifricio fatta da un attore che non porta occhiali vende il 13,7% di meno.

E avete sentito che baccano fanno i flash delle macchine fotografiche quando scattano le foto della scena del crimine nell'ennesimo telefilm di autopsie? Sembrano colpi di tuono. Io di foto col flash ne ho scattate tante, ma il rumore che fanno è minimo!

E visto che ci siamo, fate caso a quanti telefilm mostrano gli attori che non si allacciano le cinture in auto. 
O in quante riprese in movimento, dall'automobile è stato rimosso lo specchietto retrovisore interno.

Secondo me sono già delle buone ragioni per non pagare il canone.

venerdì 12 febbraio 2010

Vade retro, idiota!


Il conflitto più lungo nella storia dell'umanità è quello contro l'idiozia (e lo stiamo perdendo). Le cose si sono messe male da quando sono arrivati i computer. Adesso, non ci sono soltanto gli individui idioti da combattere, ma anche i software idioti.
Chi di voi non ha mai urlato un'oscenità a quella voce odiosa che al casello autostradale ti spara nell'orecchio: "ritirare la tessera"?

Ne ho appena scoperta un'altra di voce sintetizzata che mi fa diventare scemo. All'ipermercato Auchan ci sono ora delle casse dove puoi pagare da solo senza bisogno della cassiera. Metti i tuoi acquisti sul banco, passi i codici a barre sul lettore: "buup" "buup" "buup" e la spesa è stata conteggiata. Aggiungi Euro 0,04 per un sacchetto e paghi inserendo la carta di credito o la moneta nell'apposita fessura. Il resto ti arriva in due punti diversi, le monete da una parte e le banconote da un'altra.

Mentre le tue due uniche mani si affrettano a ritirare il resto (monete di qua, banconote di là) e a inserire il tutto nel sacchetto di plastica biodegradabile, la cretina continua a dire "ritirare la spesa", "ritirare la spesa".
Quanto costa secondo voi tirare un calcio al microfono e farla stare zitta?

Ma il massimo l'ho scoperto un paio di giorni fa.
Mattinata gelida, nebbia bassa e strada ghiacciata. Mi trovo in una cittadina lombarda che conosco a malapena. Per fortuna che c'è il fido GPS (il Nuvi 1200).

Seduto al volante comodo e caldo mentre la gente barcolla e scivola sui marciapiedi gelati sto seguendo le indicazioni vocali. Sono in anticipo e per una volta sto guidando senza stress, giusto un minimo di cautela nelle frenate e in curva.
All'improvviso punto scoppio a ridere. La voce computerizzata mi ricorda: " tra 300 metri, girare a destra su Via Giovanni cs cs iii"
Eeeeh? Giovanni che?

"Fra 100 metri girare a destra su Via Giovanni cs cs iii".

Giro l'angolo e leggo la targa di marmo della strada: Via Giovanni XXIII.

Ancora adesso, ci ripenso e mi metto a ridere.

sabato 6 febbraio 2010

Io e il GPS

Quando vidi in vetrina il mio primo navigatore satellitare, sentii scoccare una scintilla e qualcosa mi disse che era nata una storia d'amore con questo miracoloso dispositivo elettronico. Era un Garmin Street Pilot III, grande come un piccolo televisore e costoso all'inverosimile (Eur 1300) ma stiamo parlando di 8 anni fa.
Nella scatola del mio primo GPS oggi ci farebbero entrare una stampante, ma ve l'ho detto: ero ormai infatuato e il mio Street Pilot III era semplicemente perfetto. Lo comprai e mi scoprii spesso a fissarlo soddisfatto anche quando era spento.

Dopo alcune frustranti sessioni al PC per caricare la cartografia e sbloccarne i codici, mi resi conto che le cartucce di memoria da 128MB non erano un gran che. Per salvare la cartografia dettagliata di Italia, Svizzera e Germania ce ne volevano 3. Alla faccia della praticità. In seguito trovai delle schede compatibili da 256MB e le cose cominciarono a migliorare, ma il GPS era diventato lento nel gestire il doppio dei dati. Dopo aver mancato per colpa sua un paio di incroci essenziali e fatto un giro indesiderato della Svizzera, decisi di pensionarlo.

Mi misi alla ricerca di qualcosa che potesse funzionare anche sulla moto e optai per il Garmin iQue 3600, uno strumento rivoluzionario a metà strada tra un PDA e un GPS. E infatti non era né l'uno né l'altro: non l'ho mai usato come PDA (che cosa è un PDA?) e non ha mai funzionato bene come GPS. Un giorno, mentre salivo in moto sui tornanti del Passo del Tonale, l'imbecille mi invitava ogni 100 metri a "girare a destra", ma non ero ancora pronto per il suicidio e strappai il cavo dell'auricolare.

Comprai allora un TomTom Rider e lo montai sulla moto, dove è ancora in uso.  In quasi 5 anni di viaggi, devo dire che si è guadagnato la media dell'8. Nonostante trasmetta le indicazioni vocali, preferisco lasciarmi guidare dalle frecce sullo schermo, tanto sopra i 70 kmh nel casco non si sente più niente.

Ma decisi che mi serviva anche un nuovo GPS per la macchina.
Incredibile quello che la tecnologia è riuscita a fare in così poco tempo. Il mio Garmin Nuvi 1200 (acquisito a costo zero con i punti del supermercato) è velocissimo e precisissimo. (La vocina che mi parla è odiosa, ma chiunque mi dica di continuo dove devo girare mi sarebbe odioso.) Il problema è che la miniaturizzazione lo ha reso piccolo come un cellulare e leggero come un pacchetto di mentine: se lo attacco con la ventosa al parabrezza, lo schermo da 3,5" non si vede più. Se lo fisso all'aletta parasole, devo distogliere gli occhi dalla strada.

Se solo mi ricordassi dove ho messo quel mausoleo di Street Pilot III…

martedì 2 febbraio 2010

Modainverno 2010

L'uomo motociclista dell'Inverno 2010 si presenta spudorato e avventuroso, novello James Dean all ricerca di pupe da bar e risse nel saloon. Ma quando soffia il maestrale, anche il ribelle più ribelle corre ai ripari.

Ecco qui una mascherina in neoprene con sovrastampato un teschio, un indumento utile quando il termometro scende sotto lo zero e al tempo stesso una simpatica burla ai danni dell'automobilista che si ferma al vostro fianco al semaforo. Basterà un rapido sguardo nel suo finestrino per fargli fare una serie di scongiuri. Garantita una situazione e-si-la-ran-te.

Qui di seguito vedete i nostri modelli (abbiamo scelto dei veri motociclisti invece dei soliti frocetti) mentre si trovano on location nel Sahara.

Ecco una giacca ognitempo della Spidi, un indumento tecnico da usare in qualsiasi occasione (basta che non piova o tiri vento). Un fazzoletto di cotone e una sciarpa completano il look da Tuareg. Gli occhiali sono da vista e non sono in vendita, quindi si prega di non insistere.

Ma abbiamo già accennato che il biker 2010 è sfrontato e provocatore, una simpatica canaglia. Ecco quindi una mise particolare, per quelle fredde giornate nel deserto che anche i cammelli non sopportano.

Giacca tecnica Frank Thomas e berretto di lana integrale. Si consiglia di arrotolarlo scoprendo gli occhi prima di salire in moto (questo nella foto è il secondo modello che ha posato per noi, il primo è ancora ricoverato in Tunisia).

Per concludere, vi presentiamo qui sotto un look retrò che riporta alla mente mitiche figure milenarie e che nasce dalla combinazione di più capi tecnici, ma con il freddo non si discute.

La giacca è una Fieldsheer made in USA, mentre il copricapo modello Hammurabi è ricavato da un passamontagna in Lycra con disegni tribali abbinato ad un berretto di lana nera.

Concludiamo così la nostra carrellata sulla Modainverno 2010, segnalandovi che i capi presentati sono già in vendita nei migliori negozi di moto. Se questo servizio è stato di vostro gradimento, lo ripeteremo a breve sul nostro blog presentandovi l'imperdibile e spiritosissima Collezione Primavera.

giovedì 28 gennaio 2010

Tanto di cappello

Il post precedente sulla Fauna invernale ha fatto un discreto scalpore. Bè, tutto è relativo.
In realtà ho ricevuto una sola mail di un amico che mi chiedeva di affrontare anche il tema dei cappelli.

L'argomento però è complesso e la casistica molto variegata. Tuttavia posso citare alcuni fatti scientificamente provati che riguardano in particolare i berrettini con visiera, un tipo di copricapo che abbiamo importato dagli USA, dove li chiamano ball cap.

Il berrettino permette di essere indossato in tre modi principali.

Il primo, di gran lunga il più diffuso, prevede che la visiera (debitamente arricciata) sia parallela al naso del portatore. La cosa ha una certa logica, visto che la visiera serve appunto per riparare dal sole gli occhi di chi indossa il berrettino, posto che abbia gli occhi collocati ai lati del naso.

Questa modalità è prescelta da circa il 75% delle persone, che abbiano 3 o 93 anni.

La seconda modalità è quella della visiera ruotata all'indietro, scelta d'obbligo per il 20% dei portatori.
Questa opzione sottintende il desiderio di porsi come alternativa alla maggioranza ed è indizio di uno spirito libero e anticonvenzionale. Tuttavia può anche essere adottata da appartenenti al primo gruppo che abbiano l'esigenza momentanea di scattare fotografie o scolarsi una bottiglia.

La modalità che chiameremo "perpendicolare" richiede che la visiera (rigorosamente piatta) sia ruotata di 90° rispetto al naso, andando così a coprire un orecchio, che sia il destro o il sinistro non è rilevante. Questa è una modalità dalle forti connotazioni etniche, molto spesso adottata da gangsta neri e Latinos, ma anche prediletta da quei bianchi che si sforzano di copiarne il look. Stiamo parlando di un 5% dei portatori di ball cap, ma si tratta di una minoranza che coltiva con particolare attenzione la sua immagine e la sua diversità.

Per queste due ultime modalità, il gruppo d'età copre sempre dai 3 ai 93 anni, ma occorre operare una distinzione fondamentale.

Chi porta la visiera all'indietro o di lato e ha un'età compresa tra 3 e 10 anni è definibile "sbarazzino". Da 10 a 21 anni diventa "figo", dai 21 ai 41 si considera "pirla" e dai 41 in su è semplicemente "patetico".

sabato 19 dicembre 2009

Vaticano ©

La notizia:
Città del Vaticano, 19 dic. (Apcom) - Non si può usare il 'logo' del Papa senza autorizzazione del Vaticano: lo precisa una nota della sala stampa della Santa Sede.
La precisazione si è resa necessaria per “salvaguardare la figura e l'identità personale” dei successori di Pietro dagli abusi di immagine perpetrati da loschi individui, che si fregiano senza permesso della “corporate image” vaticana.
A questo punto chiederete: “ma che caspita me ne faccio io del logo del papa?” Ma ragioniamo: l’uso del logo pontificio non si riduce ad appiccicare un adesivo sull’automobile (anche se al momento non mi viene in mente un solo stordito che lo farebbe). Gli abusi che irritano il nostro Benedetto papa sono di altro genere.

Questi esempi esecrabili vi mostrano a che cosa sono arrivati avventurieri senza scrupoli per promuovere i loro prodotti e servizi.






Bene ha fatto Benedetto a dire basta al mercimonio del suo “crest” secolare! D’ora in poi il logo papale avrà un © che lo accompagna, ma io suggerirei all’Infallibile di registrare anche un ™, trattandosi di uno stemma che si è nei secoli accompagnato a grandi operazioni commerciali, dai pellegrinaggi all’editoria. Per cui preparatevi a veder sparire biechi sfruttamenti della sua immagine come quelli seguenti.







Chiuderei questo post dal vago sapore natalizio con una lieta novella.
"L’abete di Natale di Piazza S. Pietro sarà un albero davvero verde (sic) a testimoniare l’interesse del Papa per le tematiche ambientaliste: sarà infatti a impatto zero, cioè a emissioni di CO2 controllate", o almeno così sviolina la stampa.

Sfortunatamente però, il Sommo Pontefice ha annunciato che la sua cena di Natale sarà a base di canederli, Weisswurst con senape dolce e Lebkuchen. E qui temo che le sue emissioni saranno incontrollabili.