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lunedì 6 agosto 2012

Quattro anni


Sono già passati più di quattro anni dal Maggio 2008, quando organizzammo un Tour dei Pirenei di calibro internazionale. Insieme a tre di noi, motocislisti italiani, presero parte all’avventura tre americani (Bob, Don e Eric) e un inglese (Dave). Eravamo i Magnifici Sette e, nonostante alcune avversità meteo, facemmo un tour spettacolare coronato ogni sera da bevute di birra altrettanto magnifiche.

Scopro in questi giorni che due degli americani e il britannico Dave faranno un tour delle Alpi passando tre notti in Italia.

Un rapido consulto e il trio di italiani si è ricostituito (c’è da dire che in questi anni ci siamo già visti tra noi una quantità di volte, in moto e non).
Ecco quindi che ci incontreremo con gli amici e alzeremo i bicchieri ancora una volta. Don amava chiamare il nostro gruppo “Hermanos de moto” e non c’è dubbio che lo farà ancora. Nei nostri scambi di mail dal 2008 ad oggi, non manca mai di mandare i suoi saluti agli altri due amici, Hook e Mek (ovviamente dei soprannomi).

Ma in quattro anni ne sono successe di cose.

Hook e Mek hanno cambiato moto, io ho perso il lavoro pochi giorni dopo il rientro dalla Spagna. Chissà i racconti degli altri amici e le cose che sono nel frattempo capitate loro.
Ma saremo proprio lì a colmare questo vuoto raccontandoci le nostre storie.

Per me la perdita del lavoro ha comportato un cambio di stile di vita e una revisione delle mie priorità. Le cose tuttavia sono nel frattempo migliorate da quando mi sono ricostruito un’attività e ho ripreso a lavorare come libero professionista.

Tutto quello che è successo mi fa spesso ripensare alla settimana sui Pirenei come un bel vecchio film, nonostante si tratti solo di quattro anni fa.

Ho ripescato il video di allora e ve le propongo volentieri.

sabato 17 marzo 2012

Un amico inglese ha programmato una vacanza-lampo in Sicilia. Arriverà a Palermo e ne ripartirà in traghetto. Ha solo 4 giorni per girare l'isola a Maggio e mi chiede qualche consiglio. Da parte sua, lui ha solo un obiettivo fisso: vorrebbe ripercorrere il tracciato della Targa Florio (il circuito delle Madonie), che parte e si conclude a Campofelice di Roccella, presso Termini Imerese.  

Gli ho raccomandato quindi di partire da Palermo verso Est sulla SS113 Settentrionale Sicula (o in autostrada se va di fretta) e di farsi il suo bel giro sulle Madonie. Poi gli ho consigliato di andare lungo la costa fino a Capo d'Orlando, prendere all'interno per la SS116 fino a Randazzo (proprio sotto l'Etna) e da Linguaglossa godersi la SP Mareneve fino in fondo. Una strada così è un gioiello da non mancare: tra la qualità della strada e la bellezza del panorama si tratta di una delle più spettacolari strade in tutta l'isola. Da lì potrà salire fino al Rifugio Sapienza, se vuole, o scendere verso Catania.

Essendo uno straniero, l'ho fortemente sconsigliato di entrare in Catania (se non vuole che gli freghino la moto da sotto al sedere), e l'ho invece invitato di andare a Siracusa, visitare l'Ortigia, e poi riprendere la strada fino a Capo Passero.


Da lì potrà risalire per Ragusa e regalarsi una passeggiata a piedi a Ibla, uno dei miei ricordi più belli di tutta la Sicilia. Il vecchio borgo inerpicato sulla collina, con le luci che si accendono mentre tramonta il sole è uno spettacolo che (anche per un britannico) si rivelerà indimenticabile, considerati la profonda monotonia e il grigio anonimato delle città inglesi.

Poi da Ragusa gli ho raccomandato una puntata ad Agrigento, il proseguimento verso Trapani e un'arrampicata su Erice. Da Erice, potrà scendere sulla SS187 fino a Baglio Messina, poi andarsene su verso San Vito lo Capo. Una notte in riva al mare di San Vito è d'obbligo e il giorno dopo l'amico sarà di nuovo a Palermo, pronto a risalire sul traghetto con la morte nel cuore, proprio come capita a me ogni volta che mi lascio la Sicilia alle spalle.

Confesso che il pensiero di fare il giro insieme a lui mi sta passando per la testa da diversi giorni. Chissà, magari gli faccio strada.

Per un amico, si fa questo ed altro...

mercoledì 9 novembre 2011

Salone di Milano 2011

E come ogni anno, arriva l'appuntamento con il Salone della Moto, l'EICMA di Milano. Non c'è modo migliore di riempirsi le scarpe di piedi, le orecchie di rumore e le narici di polvere, ma che volete: la passione è passione.
E ce ne vuole tanta per sopportare il cretino che spinge, che non guarda dove va e che ti si para davanti mentre scatti una foto perché, ai suoi occhi, quel giorno al Salone c'è solo lui. Peccato che invece ce ne sono diecimila come lui.

Ma parliamo del Salone. Qualche novità si è vista, nonostante la crisi che attanaglia il settore e il Paese intero. La BMW ci riprova con gli scooter (a va a insidiare il segmento di T-Max e Burgman), la Triumph tira fuori una Tiger Explorer da 1200cc a insidiare la BMW GS e anche il Crosstourer 1200 di Honda punta proprio a sottrarre mercato all'endurona pigliatutto di Monaco. Suzuki presenta la nuova GSX-R 1000 e Kawasaki introduce la Versys 1000. Ducati appollaia un paio di belle ragazze sulla 1199 Panigale e allo stand Honda si può toccare con mano un crossover tra scooter e moto, l'Integra 700, che nel cupolino ricorda la nuova VFR 1200.

Insomma, qualche novità c'è stata. Ci sarà anche chi se le compra?
Il sistema Italia scricchiola e abbiamo finito di fare battute sulla Grecia. Anche per il settore motociclistico il 2012 sarà un anno difficile. Ma adesso è il momento di guardare le moto e far finta di potersele permettere.

Il reportage fotografico sul Salone 2011 compare a destra sul "sidebar".

lunedì 24 ottobre 2011

Dvořák sulle Dolomiti

La scorsa settimana, grazie anche al tempo splendido di metà Ottobre, abbiamo fatto una spedizione sulle Dolomiti, ad Antermoia nell’alta Val Badia.

Partiti da Milano alle 08:00 eravamo su alle 16:00 esatte, dopo aver fatto qualche sosta nei punti più panoramici e dopo aver lasciato la Torino-Venezia a Peschiera, seguito l’Adige da Affi e percorsa la Val di Fassa, valicato il Pordoi e attraversate Arabba e Corvara.

Poco prima di arrivare siamo incappati in una scena che immagino appartenga alla tradizione dei luoghi. Mentre salivamo lungo la SP29 da S. Martino in Badia, abbiamo incontrato una fila di veicoli fermi e una piccola folla in mezzo alla strada. Un incidente – abbiamo subito pensato. Ma non era così: si celebrava nel bel mezzo della strada una coppia di sposi, con tanto di sedie e tavolino sulla linea di mezzeria e un bel gruppo di gente allegra, molti negli abiti della tradizione, che brindava alla salute della coppia.

Rientrati a casa la sera dopo, l’amico che aveva montato una telecamera sulla sua GTR1400 mi ha trasmesso interi gigabyte di riprese, dalle quali ho tratto un video di circa 9 minuti.

Al momento di scegliere una colonna sonora, mi è venuta in mente la  Sinfonia N. 9 “Del Nuovo Mondo” di Antonin Dvořák e in particolare il suo celebre movimento “Allegro con fuoco”. Pensavo appunto a quei momenti adrenalinici di sorpassi a manetta spalancata e a quelle serie infinite di tornanti che hanno costituito gran parte del viaggio, inframmezzati dalle pause serene di quando si attraversavano i paesi e le vallate alpine, con quelle splendide montagne sullo sfondo.

Secondo me, l’abbinamento è riuscito. Voi che ne dite?

lunedì 1 agosto 2011

La marcia dei forzati

Sabato 30 Luglio, ore 12:30, devo improvvisamente recarmi nel Ferrarese per una commissione urgente. Non ho proprio voglia di andare, con il caldo che fa e con il traffico che mi aspetto, ma è una cosa che non posso rimandare.

Eccomi alle 13:00 in sella alla FJR1300 pronto alla partenza. Per una sparata quasi tutta in autostrada la FJR è la cavalcatura giusta e anche le gomme Metzeler Sportec M5, nonostante le spalle scalettate da fare paura a soli 4000 km, hanno comunque abbondante battistrada per farmi andare e tornare senza pensieri.

Viaggio strano questo. Oltre 500 km in un pomeriggio: l’andata fatta litigandomi la strada con i turisti in partenza e il ritorno in compagnia di quelli che rientrano a casa. Telecronaca di due esodi autostradali diversi separati da una semplice mezzeria.

Traffico prevedibilmente intenso ma non impossibile, poi c’è sempre la corsia di destra che è quasi sempre libera. Anche l’olandese che traina una roulotte a 90 kmh non ci vuole andare, chissà perché… 
I chilometri volano via e devo solo stare attento ai tutor e fare la gimkana nel traffico. Mi viene in mente il gioco del Tetris mentre mi inserisco tra un grappolo di macchine e un altro lavorando di gas e girando semplicemente il mento nella direzione che desidero.

La Yamaha si mangia il traffico in maniera chirurgica, come un F-16 fra gli Airbus. Il solo rischio è farsi prendere la mano, perché i duecento all’ora sono solo un’impercettibile rotazione della mano destra.

Mentre vado, mi accorgo che le auto più pericolose sono quelle che finiscono con la “s” o anche la “z”: Atos, Terios, Koleos, Matiz, Yaris, Ignis. E’ un delirio di cambi di corsia improvvisi e sorpassi da imbecille. Ti superano, rientrano in corsia e poi rallentano. Oppure dalla corsia di sorpasso si buttano a capofitto in un’area di servizio perché nonna deve pisciare.

Nel tratto a 4 corsie prima di Bologna c’è un improvviso vuoto nel traffico e mi trovo davanti una vecchia Atos che viaggia a 80 in terza corsia. Io sono in corsia di destra a 140 e le sfilo di fianco come un missile cruise. 
Guardo nello specchietto, la Atos è sempre lì che barcolla in direzione sud mentre il grosso del traffico sta per raggiungerla in massa. Sogno la scena di una Range Rover che la tampona a 160 kmh o una carambola tra più monovolume che finiscono tutte con la “s”.

Arrivo a destinazione in due ore e 15 minuti. Il rischio più grosso l’ho corso con un alfista rimbambito dal caldo (finestrino di guida spalancato a 120 all’ora) che entra in sorpasso senza guardare. Una bordata di trombe Nautilus e il vacanziere quasi si infarta sbandando a destra e invadendo la strada di qualcun altro.

Al ritorno, un mega temporale sta per investire Bologna. Mi porto fuori pericolo e non prendo che due gocce sulla visiera del casco. Grazie alle nuvole, ora l’aria è più fresca e il viaggio è meno stancante.

Per il resto è un déja vu dell’andata: macchine stracariche di biciclette montate alla rinfusa (tanto si torna a casa…) che si ostinano a viaggiare nel mezzo della strada, ticinesi dal piede pesante che se ne fottono dei tutor, camperisti che viaggiano a cavallo di due corsie perché così mirano meglio la direzione di marcia.

Dopo poco più di cinque ore dalla partenza sono di nuovo a casa. Andata e ritorno sull’autostrada dei forzati delle vacanze: un’esperienza che mi mancava.

martedì 26 luglio 2011

Route 11

Ho un appuntamento con un cliente a Saluggia, nel Vercellese, e decido di andarci in moto senza fare un metro di autostrada. 

Il mezzo giusto per questa operazione non può che essere una moto custom.
La giornata è soleggiata ma tira un bel vento fresco che azzera il caldo estivo. Non potevo sperare in un tempo migliore.

La provinciale Padana Superiore, SP11, rimane tale anche cambiando provincia e quindi il viaggio prosegue per oltre 100 km all’insegna permanente della Strada 11.

Mi tornano alla mente le lunghe percorrenze attraverso le pianure del Midwest americano, sempre incollati alla stessa Route, sempre con il naso in una direzione e ai lati solo campagna e sparsi agglomerati urbani intercalati da centri commerciali e concessionarie auto.


Qui cambiano ovviamente le distanze e, invece delle vecchie auto full-size sfumazzanti delle strade secondarie USA, viaggiano come forsennati dei vecchietti in Panda e i soliti sfigati che tirano i 160 kmh sulla provinciale e poi sono costretti ad attraversare i paesi a 30 all’ora attaccati al retro di un TIR. 
La custom borbotta tranquilla e poi, al momento giusto, scarica i pochi cavalli in qualche bella strappata che si lascia dietro i grappoli di auto e camion.

Passata Novara il traffico si dirada un po’ e ci sono tratti in cui la strada interseca campi e vecchi borghi agricoli a vista d’occhio. Le coltivazioni sono riso e granturco, molti degli edifici rurali sono abbandonati e così anche gli scheletri di vecchie fabbriche e manifatture che non ce l’hanno fatta a vedere la fine del XX secolo.

Si attraversano canali e piccoli corsi d’acqua senza nome, poi si passa il Sesia a est di Vercelli. Continuano a sfilare ai lati della strada le vecchie cascine, mentre la strada punta dritta ad ovest ancora per chilometri. Ormai il traffico è al minimo, pochi camion, poche auto e (per fortuna) pochi camper e pochi storditi vacanzieri. Siamo a fine Luglio ma la Strada 11 sembra immunizzata contro la follia dell’estate italica.

A Cigliano lascio la 11 diretto a Livorno Ferraris e alle porte del paese mi accoglie un insolito cartello. Dice: “Comune deautoveloxizzato. Ma andate piano…!!” Mi fermo a fotografarlo, quasi non ci credo. Una rara, anzi rarissima, combinazione di civiltà e umorismo. 


Attraverso ora  i campi coltivati fino a Saluggia e sono in pochi minuti a destinazione.
Il ritorno è ancora la Padana Superiore percorsa in senso opposto. 
Il cielo ora è coperto, ma dopo Vercelli ritorna il sole e il vento fresco esercita la sua gradevole influenza ai semafori. In breve sono alle porte di Milano. Missione compiuta.

domenica 10 ottobre 2010

Sardegna Settembre 2010



Come tutti i viaggi nati d'impulso, questo giro della Sardegna progettato solo tre giorni prima di partire è andato a gonfie vele. Nonostante il resto dell'Italia fosse spazzato dal cattivo tempo, siamo arrivati a Porto Torres mentre il maltempo lasciava l'isola.

Temperature miti ma mai troppo alte, strade semideserte, sole costante e soltanto la presenza di qualche nuvola innocua a dare più personalità alle foto.

E poi, la Sardegna. Terra ostica e piena di contraddizioni, ma sempre ricca di angoli spettacolari e di curve come solo un motociclista le può sognare.

L'estate è definitivamente finita ma fare progetti per il prossimo anno appare ancora prematuro. Vuol dire che queste immagini del viaggio appena concluso mi dovranno bastare per un po'.

mercoledì 1 settembre 2010

Fenomeni d'estate


Ho passato il mese di Agosto a lavorare. C'è in giro una crisi tremenda (c'è bisogno che ve lo dica?) e quindi bisogna prendere al volo tutto il lavoro che capita.

Ogni tanto però mi sono concesso un'uscitina con la moto, purtroppo limitata a percorsi autostradali o simili.

E così ho rinfrescato la mia conoscenza di due fenomeni ben distinti e parecchio frequenti.

Fenomeno N. 1

L'imbecille che viaggia a 90 nella corsia di mezzo. Spesso è una Yaris o Matiz guidata dal poggiatesta (il guidatore neanche si vede e comunque il poggiatesta è più competente), oppure è una familiare con tanto di "baretta" sul tetto, carica fino a scoppiare e piena di bambini abbrutiti che sbavano sui vetri, una specie di acquario di mostruosi pesci abissali.

C'è poi anche la variante camper. In cabina lei e lui, tre infarti e due bypass complessivi, che sfumazzano in mezzo alla strada senza nemmeno riuscire a tenere la catapecchia di plastica in una sola corsia. Mentre li supero scorgo le espressioni allucinate di una coppia che è distante solo 40 km da Milano e già non si parla più (magari però sono partiti da Roma e hanno cominciato a litigare a Firenze).

Lui è aggrappato al volante in canotta e berrettino da ciclista, mi vede sfilare via sulla corsia di destra e non fa in tempo a sbandare verso di me e a tagliarmi la strada "per caso". Lei gli dice qualcosa, forse: "Guarda dove vai, stronzo". 
Mi sembra di averli già visti. Poi mi rendo conto che in giro ce ne sono migliaia tutti uguali.

Fenomeno N. 2

Autostrada a 2 corsie, arrivo in sorpasso allegrotto (130 km/h esatti) in coda a uno stordito che ha da poco superato un'auto ma è rimasto nella corsia di sinistra. La prossima auto è distante 400 metri e lui viaggia a 110. Mi vede arrivare nello specchietto (che belle le luci allo xeno!) e con fare stitico si sposta di 150 cm a destra, lasciando libera metà della corsia di sorpasso. Evidentemente per un'Audi A3 rientrare completamente nella corsia di marcia normale è una manovra difficile.

O forse non vuole perdere la sua "priorità di sorpasso" immaginaria. Ma quale priorità? Dietro di me non arriva nessuno.

Forse il problema sta nel lasciar passare qualcuno. A una moto, mezza corsia si può anche concedere, tanto la moto non è nella stessa categoria e spostarsi non conta come un gesto civile.

Secondo Sigmund Freud, che oltre a essere un celebre psicoanalista era anche un appassionato motociclista, qui si tratta di una sindrome che risale addirittura all'attimo del concepimento di quel particolare individuo.

Nel corso del fatidico amplesso, sua madre non si è nemmeno sfilata le mutande, le ha solo scansate. È una situazione chiamata "coitus distraforus" e ha, evidentemente, pesanti ripercussioni sulla psiche.

Questo grave trauma ha seguito il bambino a livello latente per tutta l'infanzia e la fanciullezza e ora, in età adulta, si manifesta con un comportamento analogo mentre lui è al volante.

E pensare che se la madre quelle sante mutande le avesse lasciate al loro posto, avremmo un coglione in meno sulla strada.

giovedì 5 agosto 2010

Punti di vista

Improvviso di maltempo sul Nord e Centro Italia e le temperature di questa prima settimana di Agosto scendono in picchiata.
Non erano ancora le 5 di questa mattina che ha iniziato a cadere una pioggia torrenziale accompagnata da raffiche di vento. Cinque ore dopo pioveva ancora e la temperatura non superava i 15°.

Che piacere prepararsi a uscire indossando una camicia più pesante e, pensandoci bene, anche un giacchetto impermeabile, mentre le folate di vento scaraventano secchiate d'acqua sulle finestre.

Cielo nero e nuvole basse che scorrazzano veloci. Che c'è di più bello dopo settimane d'afa?

Questione di punti di vista. Quante volte, proprio in questo momento dell'anno, abbiamo guardato fuori dalla finestra e maledetto il maltempo, quell'aria fredda e quel cielo nero?
Che cosa fai quando a metà di un viaggio, con la moto parcheggiata davanti all'albergo, ti capita una giornata da lupi come questa?

Ti documenti sull'evoluzione meteo, guardi il cielo, studi una strategia di itinerario ma intanto tiri fuori la tuta antipioggia. Si parte lo stesso, ma la bellezza di una giornata passata a pennellare le curve sull'asfalto asciutto è sfumata.

Mi torna alla mente un arrivo in traghetto a Barcellona mentre veniva giù un nubifragio. E noi che sognavamo cieli azzurri e temperature miti. Viene giù tanta acqua che non mi accorgo nemmeno di aver mancato  l'uscita giusta dall'autostrada e aggiungo quasi un'ora al tragitto per l'albergo. Un'ora di rovesci ininterrotti, naturalmente. E io che, ottimista, mi ero rifiutato perfino di indossare l'antipioggia sopra la tuta in pelle.

L'immagine di un viaggio "bagnato" mi fa ricordare un altro risveglio amaro. Andorra, sono le 7 e piove. 

Le nuvole sono così basse che sembra di toccarle. Facciamo colazione sperando in un miglioramento ma non c'è niente da fare: arrivano le 9 e la pioggia non accenna a smettere.

OK, indossiamo l'antipioggia e ci mettiamo in strada. È Ottobre e fa anche freddo. Seguiamo la strada per la frontiera spagnola e La Seu d'Urgell cercando di non scivolare sulle strisce e la segnaletica orizzontale bagnate. Ovviamente alla frontiera il doganiere spagnolo vuole farmi aprire l'unica borsa coperta da telo impermeabile. Quelle che si aprono semplicemente a chiave non gli interessano.

Fuori farà freddo ma nella tuta antipioggia si suda e il casco si appanna.

Ripartiamo. Dopo dieci minuti in terra spagnola, ecco che esce il sole.
Un altro dei grandi piaceri della vita è togliersi la tuta antipioggia...

sabato 17 luglio 2010

Vacanze al sol d'Italia

Riceviamo questo accorato appello e lo pubblichiamo:

Buongiorno a tutti, sono C.M. (nome abbreviato dalla redazione), sindaco di Nerchiate sul Groppone, un ridente comune della dorsale appenninica con frequente vista sul Mar Tirreno. 
Dico frequente perché ci sono giorni che fa brutto e il mare non si vede. Siccome l'anno scorso un gruppo di tedeschi ci ha fatto causa perché non si vedeva il mare (mentre sul depliant ci stava scritto vista mare), quest'anno facciamo le cose come si deve, massima trasparenza, o per dirla in polacco solidarnosc (sic).

Il paese che ho l'onore di servire come primo cittadino sta subendo fortemente la crisi economica senza averne colpa. Confermo in qualità di sindaco che nessun abitante di Nerchiate è responsabile della crisi globale; se lo fosse ve lo direi e avrei già preso i provvedimenti del caso. Eppure ci ritroviamo con gli alberghi (che poi è uno solo: l'Hotel Miratutto) e i campeggi vuoti, anche per il mese di agosto che fino ad ora ci faceva registrare il tutto esaurito.

La pizzeria Da Gennarino ha chiuso, il Bar Italia è stato comprato da cinesi, insomma l'infrastruttura culturale del paese si sta sgretolando. Il Nuovo Cinema Purgatorio è ormai abbandonato dal 1974.
Ecco quindi il perché del mio accorato appello. Voi che siete motociclisti e girate l'Italia spendendo soldi, magari in posti che non ne hanno bisogno (che so, il Lago di Garda, la Liguria e il Trentino), venite a spenderli qui. Gustate l'ampia offerta culinaria della regione, che si basa tutta sulle salsicce e la loro millenaria cultura.

La giunta comunale che ho l'onore di presiedere ha varato misure straordinarie per attirare il turismo qualificato come il vostro.

Abbiamo tolto la monnezza dalle strade (per ora l'abbiamo messa nel vecchio cinema) in attesa di provvedimenti del governo. I sei autovelox sono stati disattivati e i due vigili urbani hanno disposizioni di chiudere un occhio sulle violazioni meno serie. L'albergo ha ripristinato l'acqua corrente in quasi tutte le stanze, ha un televisore a colori nel ristorante e pratica tariffe speciali a partire da 50 Euro la doppia con la piccola colazione compresa.

Il campeggio ha tagliato l'erba alta e allontanato le bisce dopo gli incresciosi episodi della scorsa estate e vi attende con discoteca e animazione fino alle 3 del mattino. Per non disturbare gli ospiti che preferiscono dormire, le attività si terranno nella piazzetta dell'albergo.

Insomma, che aspettate? Venite a trascorrere le vacanze al sole d'Italia.

Con osservanza
C.M.

PS: Ah dimenticavo, siamo "comune per la pace", territorio denuclearizzato e per protestare contro l'inceneritore dei rifiuti abbiamo bloccato per un giorno la linea ferroviaria. Insomma abbiamo tutte le carte in regola!

giovedì 27 maggio 2010

La nuvola


C'è una certa soddisfazione arrivare a destinazione inseguiti da una nuvola nera che sembra mangiarsi il cielo e tuttavia riuscire a fregarla per pochi minuti.

Mentre la massa cupa inghiotte il poco azzurro rimasto, il vento che precede il temporale inizia a soffiare, alzando polvere e foglie. Decidi allora di aumentare la velocità (mancano solo pochi minuti alla meta), mentre senti già l'odore della pioggia nell'aria. Anzi, ecco le prime gocce che si stampano sulla visiera del casco.

Dai, dai che manca poco! L'idea di fermarti al riparo della tettoia di una stazione di servizio per indossare la tuta antipioggia ti pare quasi una resa incondizionata. Dai, dai che ce la facciamo!
Il traffico in strada sembra rallentare, quasi intenzionato a ostacolarti, mentre negli specchietti della moto la nuvola nera sembra quasi l'astronave malvagia, Death Star, di Guerre Stellari. Le sue propaggini grigie e tentacolari ti cominciano ad apparire ai lati dello sguardo. Del cielo è rimasto un quadrato di blu, ma è lontano e sta per essere inghiottito.

Dai che ci siamo quasi! La statale è confluita nella viabilità urbana, secondo il GPS mancano 4km all'albergo e il tempo di percorrenza è 6 minuti. Intanto il vento incanalato nelle strade solleva cartacce e polvere e tra un palazzo e l'altro vedi la coltre nera che ricopre la città. Al semaforo (maledizione, è rosso!) senti i primi tuoni e ti sembra di intravedere qualche fulmine. La gente corre verso casa, ai balconi qualcuno ritira la biancheria.

È verde. Riprende la gimkana urbana. Il GPS dice che mancano ora 4 minuti alla meta. Dai che ce l'abbiamo fatta! Ti prende ora un dubbio: sarà vicino all'ingresso il garage dell'albergo? Essere investiti in pieno dall'acquazzone a pochi metri dal riparo sarebbe veramente troppo!

Sul display del navigatore appare l'ultima curva e l'icona di un traguardo. Ci siamo! Via lo sguardo dal GPS e si passa ora alla ricerca visiva dell'albergo. Eccolo! Facciata moderna, bandiere al vento e un'elegante tettoia sovrastante l'ingresso. E vai! Ti infili al riparo della tettoia, spegni il motore e ti togli il casco.

Il tuo sguardo va alla nuvola, che è cresciuta ancora più minacciosa e prepotente. Ti trovi in una cittadina di 30.000 abitanti, ma quella nuvola nera la vivi come un fatto personale. Cadono le prime gocce, sparse e pesanti, ma tu intanto stai già sorridendo. E adesso, dici alla nuvola, piovi pure quanto c**** ti pare!

martedì 18 maggio 2010

Spagna, che passione

Ragazzi, qualche volta un titolo scontato come questo ci può anche stare.
Ognuno di noi sente l'esigenza di percorrere strade nuove e scoprire nuovi orizzonti dopo quella curva che si intravede in fondo al rettilineo.
Ma in senso contrario opera quel desiderio di ritrovarsi su itinerari noti e apprezzarne nuovamente la bellezza, con l'anticipazione di quello che verrà dietro la famosa curva, sapendo quello che c'è dopo.

E' questo il senso del viaggio dal quale sono appena rientrato. Poco più di sei mesi fa ero stato con un amico sulla Sierra Nevada. Ai primi di questo mese ci sono ritornato (questa volta eravamo in tre) percorrendo in parte le strade scoperte la volta scorsa.

Arrivati a Barcellona in nave, abbiamo voluto percorrere le strade dell'interno da Reus a Teruel e poi ancora oltre fino ad Almansa. Si viaggia veloci su asfalto perfetto in condizioni di traffico minime e dove l'accelerazione della moto riesce a ridarti in pochi secondi strada libera davanti quando incontri un'auto o un camion.
Strade perfette, tenuta ottima e un paesaggio che cambia di continuo, dalle coltivazioni della pianura catalana alla vegetazione sparsa del Puerto de Sant Just fino alla roccia rossa di Teruel.

Abbiamo poi proseguito per Caravaca de la Cruz, l'entroterra di Almeria e finalmente abbiamo cominciato a inerpicarci veloci tra le curve dell'Alpujarra, quella regione montuosa a sud della Sierra Nevada che si divide tra le province di Granada e Almeria.

Il recente maltempo che ha colpito anche la Spagna ha fatto franare diversi punti della spettacolare strada A348, ma questo non ci ha impedito di percorrerla tutta al passo veloce che le sue curve meritano.

Siamo rientrati a Barcellona lungo la costa, dove le previsioni meteo davano un tempo più accettabile rispetto all'interno, fermandoci per due notti nella fotogenica Peñíscola, che dista dalla metropoli catalana poco più di due ore.

Chi avesse voglia di sfogliare oltre 180 immagini del viaggio è subito accontentato...

sabato 24 aprile 2010

Preparativi

Nella vita tutto cambia ed è giusto che sia così.
Per fortuna però ci sono alcune cose che non cambiano mai.
Una di queste è la preparazione di un viaggio. Qualunque viaggio.


Se si parte in aereo, l'attività principale è la raccolta di depliant o informazioni su Internet, la ricerca degli alberghi e magari anche uno sguardo alle previsioni meteo.

Se si parte in moto, è vero tutto quanto sopra ma c'è una grossa componente tecnica legata ovviamente alla moto. Si dedicano ore alla preparazione del mezzo, si verificano i livelli di olio motore, olio cardano, liquido refrigerante, olio dei freni. Si controllano le pastiglie dei freni, lo stato dei pneumatici, le candele, il filtro dell'aria, le sospensioni.

Sono lavori che avranno un riflesso diretto sulla sicurezza del viaggio e sul suo svolgimento come da programma. 
Sono anche l'occasione di gettare l'occhio negli angoli meno visibili di carenatura, motore e telaio per accertarsi che tutto sia in regola. La moto è un oggetto che appassiona, ma non c'è dubbio che comporti un certo livello di pericolo. Verificare che sia tecnicamente pronta a macinare qualche migliaio di chilometri con noi sopra è un piacere e un dovere al tempo stesso.

Oggi abbiamo passato diverse ore a trafficare sulle moto, scherzando e ridendo come facciamo sempre. Abbiamo stappato un paio di birre e lavorato divertendoci, dove una buona parte dell'ilarità è sempre ai danni di qualcuno di noi. Visto che eravamo in tre, l'incrocio di battute e prese in giro è stato particolarmente vivace.

Ma in secondo piano c'era il pensiero ricorrente delle strade che faremo, dei tempi che dovremo rispettare e del tempo che ci aspetta. La data si avvicina, mancano meno di due settimane e, come sempre, questi ultimi giorni voleranno via. La Sierra Nevada, che a Marzo sembrava ancora lontana, oggi è qui.

Se è vero che nei viaggi in moto la meta è la strada, bisogna partire preparati e affidare all'improvvisazione solo alcuni aspetti del viaggio. Noi amiamo viaggiare così. Siamo pronti a inventarci un itinerario fermi davanti a un bivio con la carta stradale aperta sul serbatoio della moto, ma quando partiamo vogliamo essere sicuri del nostro mezzo, della situazione delle strade, dei traghetti e degli alberghi.

Sono ormai lontani i giorni delle partenze improvvisate, della moto tirata fuori dal garage e lanciata in un viaggio di dieci giorni senza nemmeno guardare le gomme. Rivedo quelle foto sbiadite e mi sembrano scene di un vecchio film: i protagonisti più giovani, le moto dei trabiccoli un po' naif.

L'incoscienza di una volta ha ceduto il posto alla consapevolezza. Ma non è detto che oggi ci si diverta di meno, anzi!

sabato 6 marzo 2010

Aspettando la neve e sognando il sole

Sembra che la neve voglia tornare a farci visita. Avevo dato l'inverno per spacciato un po' troppo presto.

Oggi però ho approfittato della giornata di sole e di ben 7° di temperatura per regalarmi un giretto in moto. Volevo trovare un autolavaggio "fai da te", ma erano tutti chiusi o affollatissimi. Finalmente, dopo quasi un'ora ne ho trovato uno semivuoto e ho lavato via dalla moto lo sporco e la sabbia della Tunisia. Erano ben 50 giorni che non la facevo partire e non la portavo fuori dal box.

Appena scaldate un po' le gomme, mi sono divertito a giocare con le innumerevoli rotonde che ci sono da queste parti. Le "vecchie" gomme Michelin Pilot Power tengono sempre bene, sembra quasi che non vogliano ancora arrendersi e finire in discarica. Solo adesso mi rendo conto di quanto mi sia mancata la moto in queste settimane invernali. Mentre la mano destra riprende la sua eterna storia d'amore con l'acceleratore, è inevitabile quindi pensare ai viaggi che mi attendono.

Al primo posto c'è (ancora) la Sierra Nevada. A Ottobre scorso Massimo ed io ce la siamo goduta in lungo e in largo, nonostante l'aria fredda, e ci siamo ripromessi mentre eravamo ancora lì di ritornare in forze a primavera.

Ne ho parlato nel post Big-Sky Country e ne riparlo volentieri. Strade splendide, poco traffico e paesaggi maestosi. La Spagna esercita sempre quel suo fascino discreto e ti attira per la sua mancanza di arie. Un paese grande, maestoso e concreto. C'è anche da dire che in montagna puoi viaggiare allegro senza troppo timore di autovelox e poliziotti in agguato. C'è quasi una linea di confine tra la pianura e la montagna, tra le strade dritte e le curve.
Viaggiando verso i monti, è giusto tenere d'occhio i limiti e scendere a 50 attraversando i centri abitati. Lo dicono la legge e il doveroso rispetto per chi ci abita. Ma appena la strada inizia a salire e a avvolgersi intorno ai contrafforti dei Pirenei o delle Sierras, non c'è più nessuno se non tu e la strada, quell'asfalto ruvido e impeccabile e le tue gomme.
Bè, in realtà non è del tutto vero. Il numero di mucche, pecore, capre, maiali incontrati dietro una curva è alto. Una volta abbiamo perfino incontrato un avvoltoio immobile sul bordo della strada scendendo per la Valle del Roncal. Ma insomma ci siamo capiti.

Comincia quindi quel processo godurioso di parlarne con gli amici, controllare le partenze dei traghetti, studiare l'itinerario, fissare le date e, come ultimo atto, partire.

Era ora!

sabato 27 febbraio 2010

Ma che si ridono?


I politici proiettano sorrisi sinceri dai manifesti elettorali e la cosa è sospetta.
Ne vediamo spesso la faccia torva che riservano allo schieramento avversario (in realtà sono tutti compagni di merende con il vitto pagato da noi) o la risatella sprezzante di chi ha appeso il cappello e si è sistemato. Il sorriso aperto invece gli riesce male e chissà le centinaia di scatti che ci sono voluti per fissarne uno.

Non parliamo degli slogan. La banalità trionfa e le promesse a vuoto non si contano più. D'altra parte l'elettore è cretino e nessuno vuole complicargli la vita con discorsi troppo complessi.

"Onestà e trasparenza", "Più soldi alle famiglie", "Via le imprese dalla crisi", "Indennità ai precari". Come non votarli? Da un giorno all'altro mi aspetto anche "Basta ai terremoti" e "Diciamo no all'influenza!"

Se avessero veramente in tasca le soluzioni miracolose, potrebbero rivendersele alle aziende e fare i miliardi. Invece sono scatole vuote nelle quali finiscono i voti di chi ancora gli crede. 
Resta il problema di finanziare le promesse fatte, ma la soluzione sta nel toglierci i soldi da un'altra parte.

La categoria dei politici ha perso zero posti di lavoro in due anni di crisi e, dal loro punto di vista, tutto va per il meglio. Stanno anche risolvendo il problema dell'inquinamento cittadino bloccando il traffico la domenica, mentre il disastro ecologico del Lambro è stato immediatamente risolto con un intreccio di sterili polemiche e una bella manifestazione ambientalista.

Ma la primavera si avvicina e anche le ipocrisie e le banalità di questi cialtroni inconcludenti si sciolgono al sole. Il numero di moto che vedo passare aumenta di giorno in giorno, gruppetti di sportive sfrecciano dirette verso le strade aperte e oggi ho sentito l'inconfondibile baccano di una Harley Davidson a gas spalancato. Era da Ottobre che non ne sentivo una.

Il ciclo delle stagioni continua inesorabile e per fortuna la politica non è in grado di influenzarlo.

Immaginate se creassero un Commissario Straordinario per la Primavera o un Centro Interministeriale di Coordinamento per il Bel Tempo. Centinaia di nullafacenti, un parco di auto blu, privilegi e sprechi a manetta. E come risultato avremmo un inverno di dodici mesi.

Il giorno delle elezioni io me ne esco in moto. Almeno starò facendo qualcosa per me.

domenica 17 gennaio 2010

Neve e sabbia

Dopo una settimana intera a cavallo della moto guardando la sabbia scorrere veloce ai lati della strada, il ritorno da Genova a Milano nella nebbia ghiacciata e con i prati coperti di neve è stato un bel salto.
Ma è sempre così: i viaggi ti portano via dalla routine quotidiana ma inevitabilmente ti riportano indietro.

Il piacere di viaggiare esiste perché hai una quotidianità da interrompere. Viaggiare sempre (lo so perché ci sono passato) ti brucia la vita.

Ma facciamola finita con le divagazioni filosofiche. Il viaggio in Tunisia appena concluso è riassunto in queste slide che seguono: sono 190 immagini e come sempre ciascuna di loro dice di più di mille parole.



PS: le didascalie sono in una strana mescolanza di Italiano e Inglese, dato che la stessa presentazione appare anche in un forum americano.

mercoledì 30 dicembre 2009

Ultimi preparativi

Tra una settimana si parte per la Tunisia e, come da tradizione, è questo il momento di preparare le liste di controllo per vedere se nel bagaglio manchi qualcosa.

In primis, occorre una Carta Verde che contenga la sigla TN e che quindi copra la Tunisia. Seguono naturalmente la patente di guida, il passaporto e il libretto di circolazione della moto con 10 Euro dentro (capisc’ammè..).
Avremo un compressore per i pneumatici, un paio di kit riparagomme e un solo completo di chiavi inglesi. Inutile che tre persone portino le stesse cose.
Per non litigare, però, abbiamo tre carte stradali del Paese e una quantità di depliant forniti dall’Ente del Turismo tunisino che serviranno per compilare una lista di posti da vedere a ogni costo.
Il posto d’onore nella mia borsa da serbatoio appartiene alla fedele Canon EOS 5D con un paio di obiettivi tuttofare. Sarei tentato di portarmi appresso due corpi macchina e otto obiettivi, ma finirei  per sovraccaricarmi inutilmente. Non ha senso riempirmi di "vetri" particolari, che magari userò per una o due foto (se va bene) in tutto il viaggio.


In un angolo della borsa da serbatoio mi accompagnerà questo cimelio. E’ un dizionario Italiano-Arabo che ha quasi un secolo e non vede il Nord Africa da 70 anni. Lo usarono i miei genitori durante la loro permanenza in Libia alla fine degli anni ’30 e non è più ritornato da quelle parti dal 1940 a oggi.
L’oggetto ha un valore più che altro simbolico. Tanto per cominciare è a senso unico, cioè non prevede la traduzione dall’Arabo in Italiano (e se anche lo facesse, io non so leggere l’Arabo). Inoltre la Tunisia è notoriamente un Paese a vocazione turistica e per farsi capire basta il Francese (ma spesso funziona anche l’Italiano).
Insomma, l’opera del Sig. R. Di Tucci edita dalla Sonzogno di Milano attorno al 1910 (che a suo tempo costò 2 lire) mi accompagnerà come talismano e poco altro. Mi è bastato dare una rapida occhiata alla parte intitolata Elementi di grammatica per capire che con la lingua araba ho ben poca affinità.
Comunque Vino si dice sherab. Manca, ahimè, del tutto la parola Birra. Di Tucci, ma che cosa mi combini?
Mi consola sapere che in Tunisia c’è una buona birra locale chiamata Celtia, ma a me basta non dover bere Heineken.

domenica 27 dicembre 2009

Tunisia 2010


E’ ufficiale!
Si parte per la Tunisia il 6 Gennaio.
Inutile aggiungere che le moto scalpitano dopo un mese di inattività e anche noi non vediamo l’ora di mettere il pollice destro sul pulsante Start. Siamo in tre e siamo ben affiatati, avendo nel corso degli anni macinato migliaia di chilometri insieme.
Un programma dettagliato non c’è e non ci sarà. A parte l’albergo per la prima notte in Tunisia, non intendiamo fare altre
prenotazioni. Data la stagione, andremo dove il meteo ci impone di puntare la ruota anteriore.

Possiamo fare un giro in senso orario discendendo lungo la costa orientale e poi risalendo il confine con l’Algeria, ma sul posto potremmo anche decidere di percorrere l'itinerario in senso contrario.
Destinazioni d’obbligo: Dougga, El Djem, Ksar Ghilane, Tataouine, Djerba e altre ancora.

A Dougga non voglio rinunciare. E’ stato uno degli ultimi posti che ho visto insieme a mio fratello Roberto prima della sua prematura scomparsa 14 anni fa e ancora ricordo le risate che ci siamo fatti. Lui aveva avuto un brutto incidente in Antartide (dove lavorava tre mesi all’anno) ed era stato costretto a camminare con una stampella durante la lunga convalescenza post-operatoria, vedi foto di Roberto con sua moglie Sofia durante quel viaggio. Muoversi tra gli scavi di Dougga era per lui un gioco di pazienza e di equilibrio.

Ma visto che nella zona archeologica erano ancora in corso i lavori, presi in prestito una carriola dal cantiere e iniziai a scorrazzarlo in giro lungo i sentieri che correvano tra le rovine. Fu veramente un gran viaggio e fa parte dei miei ricordi più belli.




Non ho dimenticato anche la cucina locale, anzi quel viaggio mi servì per portarmi a casa delle nuove ricette e fare scorta di Tahina, la pasta di semi di sesamo che si usa in tutto il Nord Africa e nel Medio Oriente.
Agli amici che leggono questo blog prometto ovviamente di riportare impressioni e fotografie da pubblicare.

martedì 8 dicembre 2009

Vaneggiamenti da motoastinenza

Tempo da funghi.
No, non immaginatemi in giro per boschi con coltello e cestino. I soli funghi che mi piace cercare sono quelli della varietà già cucinata. Mi spiego meglio quindi: situazione meteo che i funghi gradiscono.
Se mi leggono degli umani, non potranno che concordare. Se mi leggono dei funghi, intanto faccio loro vivissimi complimenti (non conosco molti funghi che leggono l’Italiano) e poi mi auguro che non me ne vogliano.
Quel tempo umido e relativamente mite che i funghi adorano, a noi esseri umani francamente fa schifo. Specialmente poi se si tratta di umani con la passione della moto.

Nel mio garage ho installato un deumidificatore. Considerato il contenuto del locale, che fa un po’ da ritiro spirituale, laboratorio, negozio di articoli moto, deposito ricambi e guardaroba di vestiario tecnico, mi è parso opportuno proteggere il tutto dagli effetti deleteri dell’umidità.

Bè, il deumidificatore mi produce circa 3 litri d’acqua al giorno.
Non male. Se riuscissi a venderla a qualcuno, mi sarei ripagato l’investimento.
“Umidità Milanese” in comode bottiglie PET riciclabili. Portate a casa un ricordo della Pianura Padana.
Non sarà proprio “Milano da bere”, visto che non mi azzarderei a chiamarla potabile, ma l’acqua è bella limpida e il mio cane prova a berla mentre la rovescio nel tombino.

Ma di acqua e umidità si è già parlato troppo. Ho voglia di aria asciutta e tiepida e sarà il caso di andarsela a cercare da qualche parte. Qui, ai piedi delle Alpi, l’attesa potrebbe rivelarsi eterna.

Mi sono consultato con altri correligionari e stiamo covando una sortita “importante”. Non dico ancora nulla per scaramanzia ma ben presto potrò rivelarvi di più.

Se poi qualcuno vuole buttarsi a indovinare, ci provi. Vi darò una sola parola a titolo di indizio: “delenda”.



mercoledì 28 ottobre 2009

Il pianto del Sultano

Abu 'abd-Allah Muhammad XII, ultimo sultano di Granada, fu costretto ad abbandonare la città nel Gennaio 1492 dopo che i Reali di Castiglia l’avevano cinta d’assedio da mesi. Cadeva così l’ultimo bastione islamico in Spagna. La Reconquista della Penisola Iberica si concludeva dopo ben 700 anni.

Mentre con la sua corte si allontanava dalla città diretto alla costa, il trentenne Muhammad si sarebbe voltato per l’ultima volta a guardare le mura dell’Alhambra, sulle quali già sventolavano le bandiere dei Reali di Spagna.

La leggenda dice che egli abbia pianto per aver perduto “il più bell’oggetto del mondo”, cioè la sua medina, quella splendida cittadella in pietra rossa che dominava Granada.

Secondo la stessa leggenda, sua madre, sicuramente un bel sergente maggiore, lo avrebbe schernito: “piangi come una donna quello che non sei stato capace di difendere come uomo”.

La località in cui tutto ciò sarebbe avvenuto oltre 500 anni fa si chiama ancora Suspiro del Moro ed è un valico a quota 860 m posto lungo quei 70 km di strada che separano la città di Granada dal mare.

Il bello è che tutto questo l’ho solo scoperto dopo essermi goduto in moto quella strada stupenda, stretta e tortuosa che dalla città andalusa si snoda fino al mare, offrendo panorami spettacolari quelle rare volte che si riesce ad alzare l’occhio dall’asfalto.

Il nome del passo mi aveva incuriosito e una rapida ricerca in Internet ha soddisfatto la mia voglia di sapere.

Che siate o meno appassionati di storia, se capitate da quelle parti non mancate di percorrere la A4050 tra Almuñécar (sulla costa) e Granada.

Se appunto fate la strada a salire, arrivati al Puerto del Suspiro del Moro saprete di essere quasi arrivati a Granada. Dalla strada ormai l’Alhambra non si vede più, ma se andate all’ultimo piano dell’Hotel Ibis e non c’è di mezzo un Media World o un McDonald’s, forse riuscirete ancora a scorgere un angolo di quelle torri rosse come le vide il Sultano in lacrime.