sabato 31 marzo 2012
Cialtroneria nazionale
sabato 17 marzo 2012
Per un amico, si fa questo ed altro...
domenica 26 febbraio 2012
Si riparte
L’occhio non molla mai la strada, in alcuni punti infatti l’asfalto è scivoloso anche se asciutto e nessuno ha voglia di cominciare male la stagione andandosi a sdraiare per una distrazione.
lunedì 24 ottobre 2011
Dvořák sulle Dolomiti
martedì 26 luglio 2011
Route 11
domenica 13 febbraio 2011
Me l’ero promessa
Per me la custom è una specie di "antimoto", una mietitrebbia luccicante che viaggia a 80-100 kmh sulle statali e che non ha velleità competitive.
sabato 10 luglio 2010
Ti saluto
sabato 12 giugno 2010
Altro giro, altra corsa
lunedì 19 aprile 2010
Motociclisti e cani
Il cane, nella sua profonda saggezza esistenziale, non ne capirebbe il motivo e non ne sente il bisogno.
sabato 6 febbraio 2010
Io e il GPS
mercoledì 4 novembre 2009
Patente e libretto

In quel punto,
Il mio amico Jim ed io siamo partiti poco dopo le 07:00 dal Fontana Village e abbiamo imboccato
Siamo diretti ad Asheville a poco più di due ore di distanza, dove ci aspettano altri amici per fare un bel giro sulla Blue Ridge Parkway. L’aria è ancora fredda e i prati sono coperti di rugiada. In qualche stretta vallata delle Smoky Mountains ristagna ancora una coltre di nebbia. Quando il sole riesce a filtrare tra i rami degli abeti, il suo calore si fa immediatamente sentire. Abbiamo indosso degli indumenti da moto traforati, perché non è escluso che oggi in pianura si supereranno i 35°, ma ora ci sono al massimo 10°.
Jim fa strada con la sua FJR1300, io lo seguo con
Non c’è nessuno in giro.
Rallentiamo allo stop ma non ci fermiamo (gli Americani definiscono questa manovra “stop californiano”) e svoltiamo a sinistra. Abbiamo appena il tempo di aprire il gas e percorrere
Ci fermiamo e scendiamo dalle moto levandoci i caschi. Il Trooper è ancora seduto nell’auto e sta verificando al computer le nostre targhe.
Una moto è intestata a Jim e l’altra alla Ray Price Harley Davidson di Raleigh che me l’ha noleggiata. Tutto in regola. Il Trooper esce dall’auto e con un gesto fluido ed esperto si calca in testa il cappello grigio scuro a falda piatta.
“Signori, siete in eccesso di velocità e non avete rispettato lo stop. Posso avere patenti e libretti di circolazione?”
Jim gli dice di non essersi accorto di aver superato i limiti e ammette che, complice la strada deserta, la manovra allo stop è stata meno che regolamentare. We’re sorry.
Con i nostri documenti in mano, il Trooper torna alla macchina e passano almeno 15 minuti mentre controlla i documenti e scrive.
Jim mi invita a non dare segni di impazienza perché la cosa non ci porterebbe alcun vantaggio.
Finalmente, l’agente esce dall’auto, ci restituisce i documenti e ci mette in mano un foglietto con il quale siamo formalmente ammoniti. “Signori, per questa volta ve la cavate con un warning. Vi invito a rispettare le regole e i limiti di velocità. Y’all ride safe now.”
La Ford
PS: il nostro incontro con lo State Trooper è avvenuto il 9/8/2006 e il resto della giornata è andato perfettamente. Siamo ritornati al Fontana Village dopo 14 ore dalla partenza e le mogli ci hanno letteralmente ribaltati per non averle avvertite del ritardo.
sabato 31 ottobre 2009
Ottobre in moto
Grande Ottobre. Un mese in cui chi ha voglia e tempo di girare in moto può veramente godersi strade libere dal traffico e giornate dall’aria frizzante.
Penso al Tour dei Pirenei dell’Ottobre 2007 e all’aria rarefatta dei passi spagnoli scolpiti in un cielo blu profondo, rivedo quelle nuvole innocue che viaggiano rapide nel vento in alta quota. Riprovo il piacere di scendere dalla moto dopo 500 km di strada e di cominciare la serata con una birra “segnaposto”, nel senso che in fila dopo quella ce ne mettevamo ancora un paio. Almeno.
Rivivo il Tour della Sardegna dell’Ottobre 2008, quel cielo cupo e denso di nuvole basse all’alba dell’arrivo a Golfo Aranci, che solo due ore dopo (tra Alghero e Bosa) tirava fuori sprazzi di blu dietro ogni curva. A fine tour, alla Maddalena, c’erano quasi 30° e i colori del mare sembravano finti.
E oggi, una semplice occhiata alla mia moto in garage, ancora sporca all’inverosimile, mi ricorda il Tour della Spagna appena concluso. 3000 km di strade semideserte dove lasciare il 60% del battistrada di un treno di gomme nuove è stato un piacere, come dipingere traiettorie con un pennello nero su una tela perfettamente tesa e ruvida.
“Questi ultimi giorni sono stati la parte peggiore di Ottobre”, mi diceva un motociclista spagnolo alle porte di Barcellona una settimana fa.
Ma per rifare un giro così l’Ottobre prossimo ci metterei subito la firma.
mercoledì 7 ottobre 2009
Due storie, una domanda

- Sto viaggiando in auto su una strada a 4 corsie separate da aiuola spartitraffico. Fa caldo e il mio finestrino è aperto. Sento sopraggiungere in corsia di sorpasso un baccano metallico infernale, come un chilo di viti e bulloni agitati in una pentola.
Mi supera una Ducati Monster con un tizio in tuta di pelle arlecchino che viaggia curvo sul serbatoio a gran velocità. Lo “sento” vibrare come una lavatrice e, da motociclista, soffro per lui.
Cinquanta metri più avanti, il solito idiota esce in sorpasso all’improvviso, l’auto che precede il Monster si attacca ai freni e il motociclista Bang! le si pianta dentro. Moto e pilota vanno in terra: lui non sembra ferito gravemente, la moto è da rottamare.
- Un gruppo di amici esce per una domenica di Ottobre sui tornanti. Nonostante siano dei motociclisti esperti e veloci, si vedono superare a gran velocità da alcuni ragazzi su moto sportive, tutti con fidanzatina a zaino, tutti al limite dell’aderenza.
Pochi chilometri più avanti, al gruppo di amici che scendono dal passo si presenta la scena di un incidente mortale. C’è una coppia di quei ragazzi in terra, la moto è accartocciata più avanti. Lui è morto, lei è ferita ma se la caverà. Gli altri ragazzi sono statue di pietra con le mani nei capelli.
A tutti noi piace l’adrenalina di una strappata al limite, e tutti conoscono quella strega che ti spalanca la manetta, ma bisogna saperle resistere. Istinto o ragione che sia, via il gas, giù con i freni e l’occhio sempre fisso sulla strada. Ogni distrazione rischia di essere l’ultima.
Perché morire da stupidi?
lunedì 31 agosto 2009
Singin' in the rain
Solo cielo coperto e temperature a picco.
Gli amici arrivano alle 9:00 e ci mettiamo in strada. E dopo un paio di minuti inizia puntualmente a piovere. Niente di eccezionale, solo un po’ d’acqua a vento.
La strada prosegue monotona ma veloce e l’acqua scorre via dal parabrezza e dalla visiera del casco in un turbine d’aria. La mia tuta antipioggia rimane piegata in una borsa della moto.
Dopo un’ora lasciamo la pianura per arrampicarci sui primi contrafforti del Monte Penice; qui la pioggia ci regala una breve tregua e la strada si rivela asciutta. Sopra di noi, il cielo basso nasconde gran parte del monte.
Se la temperatura fosse più alta, questa montagna verde incappucciata di nuvole potrebbe essere il vulcano sacro di un'isola dell’Indonesia e noi i pellegrini diretti alla cima. Scene di una salita al Monte Agung mi passano nella testa come una rapida proiezione di diapositive.
Ma a parte la salita nelle nuvole, è tutto sbagliato: odori e colori non sono giusti, la strada è troppo deserta e le case di Romagnese non sono quelle di Besakih.
L’aria è fresca e l’acqua nebulizzata che mi arriva nella visiera aperta è una goduria. Dopo tanta afa, la sensazione di freddo è impagabile. La strada continua a salire e le moto scuotono il silenzio della montagna: stiamo andando veloci e l’occhio non si stacca mai dalla strada. Foglie, sassolini, buche possono rovinare la magia di un’arrampicata come questa.
Ora siamo entrati nella nuvola e la visibilità crolla: vediamo a meno di cinquanta metri, ma di più non ci serve su un misto stretto come questo.
Arriviamo al passo con l’aria pungente dei mille metri e il profumo dei boschi che si fanno sentire prepotenti appena mi tolgo il casco. Non importa se ha ripreso a piovere. Anzi, è più bello così.
venerdì 14 agosto 2009
Chi ti riporta a casa

Un mazzo di fiori sul guardrail è la storia di un’uscita finita male.
Escludendo l’ipotesi di un improvviso guasto meccanico, la principale causa degli incidenti non è la velocità ma la distrazione. Viaggiare veloci ma concentrati previene gli errori: la strada ti corre incontro come in un videogame, tu ne registri i segnali e reagisci di conseguenza. Guidare al margine delle tue capacità ti esalta e al tempo stesso ti stanca rapidamente. Ma se sai quando è ora di togliere il gas non ti uccide.
La distrazione, invece, non perdona.
Distrarsi capita. Possono essere la stanchezza, la noia, il caldo, la spossatezza, la sete, il sonno, una telefonata nel casco Bluetooth, una preoccupazione che riaffiora nel mezzo del viaggio, un secondo di troppo dedicato al GPS. Può succedere a chiunque, ma a determinare le conseguenze di una breve distrazione è solo il momento in cui la concentrazione salta.
La maggior parte delle volte non succede niente: il viaggio prosegue e quell’istante di vuoto viene azzerato. Altre volte, l’insidia nascosta e la distrazione si combinano con effetti catastrofici.
Le moto camminano per una serie di leggi della fisica che ne determinano la ciclistica e il funzionamento del motore, ma quello che le tiene in strada è la concentrazione del pilota.
Concentrazione vuol dire guardare la strada e i suoi utenti, studiarne i comportamenti e prevederne le manovre, cogliere gli indizi di una pendenza sbagliata, di un raggio di curva che si restringe, di ghiaia in carreggiata, di un incrocio nell’ombra, di una buca nascosta, di un velo di terra.
La moto ti permette di uscire e divertirti, ma è la concentrazione che ti riporta a casa.
mercoledì 12 agosto 2009
Il sogno
Mi sto arrampicando veloce su una strada di montagna. A metà mattinata, l’aria è limpida e fresca e mi sento euforico (avete presenti quelle giornate in cui tutte le manovre si susseguono lisce e senza sbavature e la coordinazione dei movimenti è impeccabile?).
La moto è come un’arma letale comandata dalla mano destra: alla minima rotazione del polso si lancia in avanti ringhiando, poi torna a brontolare sommessa mentre entro in curva e al momento di uscirne scarica in terra rabbiosa i cavalli del motore.
Sto viaggiando lungo la parete della montagna che sfreccia alla mia destra e subito a sinistra della striscia di asfalto scorre veloce una fitta schiera di alberi. Giro un’altra curva e mi trovo davanti un muro di plastica alto tre metri.
È un camper che si inerpica fumando a 40 kmh e riesce a bloccarmi del tutto la visuale, seguendo una linea zigzagante che ora lo porta nella corsia opposta, ora lo avvicina pericolosamente alla ghiaia della banchina destra.
“Devo superarlo prima che mi tiri un sasso in faccia” mi dico, ma non vedo assolutamente niente e sono costretto a seguirlo mentre si imbarca in un’altra curva a destra e barcolla nella corsia contraria.
Nello spazio libero che si crea tra camper e montagna scorgo però un rettilineo di almeno
Sono quasi a fianco della cabina del camper quando, tra le ombre lunghe degli alberi che si proiettano sulla strada vedo un bagliore sospetto. È un’automobile scura che viaggia a luci spente verso di me, del tutto invisibile finché un raggio di luce non ne coglie una superficie cromata.
Mi resta una frazione di secondo che per decidere: mi attacco ai freni e lascio sfilare il camper o tiro dritto a tutto gas? L’automobile mi lampeggia (adesso li ha trovati i fari il deficiente!) e l’idiota del camper si spaventa e frena. Sono bloccato qui fuori in sorpasso e ora la decisione può essere solo di aprire tutto fino al limitatore.
Mi sveglio bagnato di sudore e con il cuore che batte a mille. Non saprò mai come sia finito quel sogno, ma il momento di gelo della brutta sorpresa non riesco a scuotermelo di dosso per tutto il giorno.
venerdì 7 agosto 2009
Una boccata d’aria
Se non contiamo gli incidenti evitati (grazie alla concentrazione di chi guida la moto e al santo ABS) e lo stillicidio di geriatrici rintronati alla guida di camper troppo grossi per loro, un giretto sulle montagne in questi giorni è un tonico incredibile.
L’aria è fresca e limpida, il cielo di un blu impossibile che quasi esaspera i colori. Overdose sensoriale a ogni curva: il profumo dei boschi, l’aria fresca a 15° che corre sul collo, il motore che ti proietta in avanti come una fionda appena spalanchi un po’, gli altri motociclisti che incontri a decine, tutti con la mano fuori a salutare.
Un giorno qualunque della settimana (mai il weekend, per carità), una partenza di prima mattina e sei subito sulle Alpi.
Ma il tempo non c’è e si gira con lo sguardo che ogni pochi secondi lascia l’asfalto e si perde lassù in alto nelle montagne. La strada si dipana in maniera spettacolare e quasi non ti accorgi di tutto quel traffico di vacanzieri ubriachi di sole.
E poi comincia la splendida salita dell’Iseran. La strada è priva di protezioni e sembra grattata via dai monti. Se la chiudessero, hai l’impressione che la montagna se la rimangerebbe in pochi anni. In cima al passo, a
Un giro come questo ha un ritmo necessariamente serrato, che non lascia troppo tempo per lunghe pause. È già tanto togliersi il casco ai lati della strada per fare due foto. Ma la carica positiva di quelle vedute e di quel cielo terso te la porti dentro per qualche giorno.
Ma dopo un po' bisogna ritornare lassù.
sabato 18 aprile 2009
Rodaggio primaverile

Dopo un inverno che non voleva saperne di finire e una primavera fino ad oggi piuttosto bagnata, la voglia di riprendere la tradizione delle uscite in moto è tanta. Ma non dimentichiamo che gli storditi automuniti sulle strade aumentano sempre e quella prontezza e quell'attenzione che il motociclista affina progressivamente nel corso delle sue uscite non sono ancora ai massimi livelli.
C'è sempre un po' di rodaggio psicofisico da fare a inizio stagione e, per quanto mi riguarda, io sono ancora a zero. La voglia ci sarebbe, ma finora è stato il tempo a mancarmi…
Una foto emblematica di una reazione errata l'ha giusto proposta il forum americano FJR Riders. L'hanno subito battezzata "uno stoppie andato male". È probabile che il motociclista seguisse l'auto rossa troppo da vicino. Questa deve aver frenato improvvisamente e il pilota della moto ha reagito d'istinto pinzando davanti e bloccando l'anteriore.
La bassa velocità ha reso possibile un'acrobazia perfetta, una giravolta quasi completa terminata sul cofano posteriore dell'auto e, complice il bauletto, senza una caduta rovinosa della moto sull'asfalto e, presumibilmente, sul motociclista.
Una brutta esperienza che, come tutte, può insegnarci qualcosa.
giovedì 19 marzo 2009
Alberghi o stamberghe?
Il noto sito TripAdvisor, che raccoglie ed elabora i commenti di viaggiatori di tutto il mondo su alberghi e destinazioni, ha stilato la sua classifica 2009 degli alberghi più sporchi del mondo.
Questa (S)hit Parade si basa sui voti attribuiti dagli ospiti agli hotel in cui hanno soggiornato. Ogni nazione o area geografica ha i suoi dieci alberghi più scadenti e anche l'Italia non fa eccezione.
9 su 10 di questi alberghi sono situati in città grandi o medie (Milano, Roma, Firenze, Siena), mentre uno solo si trova in una località turistica della Calabria.
Vi é mai successo di soggiornare in un albergo veramente fetido?
Nel 2007, durante un Tour dei Pirenei in moto ho soggiornato in un albergo spagnolo che si presentava in maniera eccezionale. L'hotel Hosteleria de Leyre sorge presso Yesa, all'ombra della Sierra de Leyre vicino a Pamplona, ed é un'ala di un vecchio convento convertita in albergo.
La struttura ha solo due stelle perché le camere sono piccole e dotate solo dei servizi essenziali, tra cui un bagno abbastanza minuscolo, ma per 37 Euro la notte che cosa volete pretendere? La veduta e la posizione in compenso sono straordinarie. Anche il ristorante, con un menu più che civile per 17 Euro, non era niente male.
Peccato che mi sono svegliato una notte con qualcosa che mi camminava sul petto. Una zecca!
Ho passato il resto della notte con la torcia elettrica e un coltello in mano per scoprire dove si annidavano e tagliarle tutte a metà. Solo così avrei potuto di nuovo riaddormentarmi tranquillo.
Ma non ha comunque funzionato.
sabato 7 marzo 2009
Gente fatta così
I soliti motociclisti.
Mi ha scritto una mail il mio amico “Big Frank”, di Sanford, North Carolina (USA).
“Se anche quest’anno vieni in vacanza negli Stati Uniti, fammi sapere il periodo.
Se vuoi, puoi contare su una delle mie moto. Scegli tu: una Fazer 1000, una FJR1300 o una Buell Ulysses. Spero di poter fare qualche bel giro in compagnia tua e di tua moglie. Ciao.
Frank S.”
Frank è un cristone di almeno
Lo scorso anno Frank mi ha prestato la sua FJR1300 e ci ho girato una settimana tra North Carolina e Tennessee. Alla fine del giro mi sono reso conto che le gomme erano arrivate alla frutta. Così gli ho fatto una sorpresa e gli ho regalato un treno di Michelin Pilot Road.
Frank ha guardato il paio di gomme nuove e mi ha detto: “Ti ringrazio, ma non dovevi.” (Che avevo detto? I soliti motociclisti.)
Grazie Big Frank.
Quest’anno, complice la crisi, il viaggio in USA me lo sogno…Ma è bello sapere che ci sono amici così.








