domenica 3 luglio 2011
Con l'aria in faccia
venerdì 28 agosto 2009
Manco per sogno

Devo aver mangiato pesante ieri sera e questa notte ho sognato di avere uno scooterone.
Non mi chiedete di quale marca, tanto non lo so. Era uno di quei bagnapiedi lunghi con i fari plasticosi da supertransformer dei fumetti e aveva uno scarico cromato che faceva: brap. brap.
Devo dire che nel sogno non ho avuto nessuna difficoltà a guidarlo. Ho subito assunto la postura corretta, che è: ciabattelle senza calzini e piedi divaricati, pantalone corto e ginocchia aperte, gomiti attaccati al tronco e braccini appoggiati languidamente sul manubrio con i polsi molli.
Quando davo gas, accompagnavo l’accelerazione spingendo il busto in avanti e giravo la testa a destra e sinistra per vedere se qualcuno mi avesse notato.
Nel sogno, ero andato a fare spese al supermercato. Me ne andavo in giro per le varie corsie a cavallo dello scooterone - brap, brap - e caricavo nel bauletto surgelati, acqua minerale e mozzarelle. Poi, al momento di pagare mi intrufolavo tra i carrelli in fila e passavo davanti a tutti.
La cassiera mi guardava storto, ma io avevo il casco jet MOMO con la visiera iridio per cui lei vedeva solo la sua faccia deformata.
Se hai lo scooterone, la cosa fondamentale – l’ho scoperto questa notte – è avere l'espressione completamente vuota e non dire mai niente. Tanto per te parla il motore. Brap, brap, braaaaap.
Fuori del supermercato, c’era un gruppo di persone che spingevano i carrelli sulle strisce pedonali. Ancora un po’ e mi sarebbero sfuggite. Sono arrivato in picchiata come uno Stuka - brap, brap - e gli sono passato in mezzo facendo lo slalom. Movimento elegante dei gomiti, sinistra, destra e via. Peccato che il piede sinistro mi sporgeva un po’ dallo scudo e ho preso di striscio un carrello. Ancora un po’ e vado in terra.
‘Sti stronzi coi carrelli non guardano mai dove vanno.
domenica 26 luglio 2009
Il lavoro è dolore

Un ottimo esempio per descrivere l’aggettivo “inutile” è quell’odiosa voce sintetizzata che urla ARRIVEDERCI quando ritirate la tessera dopo aver pagato al casello.
A che serve quella voce cretina? A niente. Se potessi evitare del tutto di andare in autostrada, preferirei che mi dicesse: ADDIO PER SEMPRE.
Ma è comunque meglio che pagare in contanti al casello e scambiare grugniti con gli operatori umani, veri esempi di simpatia e cordialità.
Le autostrade, al pari delle ferrovie e delle linee di autobus, sono classiche attività orientate al prodotto e non al cliente. Il cliente è un rompicoglioni e per chi ci lavora non c’è di meglio di un’autostrada senza traffico, un vagone vuoto o un autobus deserto.
Allora perché in Francia quando riparti ti salutano con Bonne journée e in Spagna ti accolgono con Hola?
Dice una leggenda che una strega cattiva piombò su un gruppo di giovani italiani che aspiravano a diventare grandi DJ e famose veline e li trasformò invece in operatori dei caselli autostradali.
Da quel giorno funesto, essi si vendicano con il resto del mondo adottando il tradizionale atteggiamento scortese e scorbutico.
Un’altra spiegazione è che “stanno lavorando”. In Italia, la parola lavoro ha dei connotati sacrificali e di grande sofferenza. Per far vedere che stai lavorando, occorre che il tuo dolore sia tangibile e chiaro per tutti. Uno con l’espressione cordiale non può stare lavorando.
Non so quale sia la vera spiegazione, ma se trovate un operatore o operatrice gentili, sorridete loro da orecchio a orecchio. Sono una razza in via di estinzione.