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sabato 7 novembre 2009

Ci risiamo


Una delle mie passeggiate preferite trainato dai miei due cani (sembriamo una strana biga dove io faccio Ben Hur e loro i cavalli) è lungo una specie di terrapieno alto diversi metri che separa una nuova zona residenziale da una bretella della Tangenziale Ovest di Milano.

È una muraglia erbosa sul cui lato interno alcuni giovani alberi sono stati piantati lo scorso anno e promettono bene per il futuro. Già me li immagino d’autunno mentre le foglie cambiano colore e il vento…ma qui sto uscendo fuori tema.

Dal terrapieno si gode una vista privilegiata della bretella e spesso si sente il rumore di qualche moto lanciata a velocità mentre passa dalla quarta alla quinta in piena accelerazione. Se ne vedono, ovviamente, di tutti i tipi, dalle supersportive che urlano a 10.000+ giri alle turistiche, eleganti e silenziose mentre sfilano via con un sibilo da turbina.

Ogni tanto il rumore inconfondibile di un V-twin (magari con gli scarichi più aperti) mi fa voltare.

Vista da quasi dieci metri d’altezza, la moto custom ti suggerisce il contatto diretto con l’aria e con la strada che percorre, la postura del pilota è rilassata e il brontolio del motore è quasi una droga, con i suoi colpi di tosse e le sue vibrazioni quasi palpabili a distanza.

Molto spesso la moto è scura, con le sue cromature che scintillano al sole e il pilota, le braccia appoggiate sul manubrio a corna di bue e le gambe distese in avanti sulle pedane, è l’istantanea del gusto di andare in moto. Una specie di icona del rapporto tra uomo e mezzo meccanico, dove quest'ultimo è il tramite per soddisfare la sete di strada, di movimento e di nuovi orizzonti.

Ci risiamo. Mi riprende la voglia di custom.

sabato 28 febbraio 2009

Mi è presa una voglia di Harley...

No, non mi sono bevuto il cervello. Rimango sempre più convinto che la mia moto ideale sia una Sport Tourer. Non ho più l’età per appollaiarmi su una MV-Agusta F4, non vado per terra con un’endurona dal 1994 e non sono ancora materiale da GoldWing.
Per il trike, poi, c’è tempo ancora qualche decennio.

Ma ogni tanto mi prende la voglia di salire a cavallo di un ferro da 350kg (a secco), agguantare le manopole e piantare il pollice destro nel pulsante dello starter per sentire la locomotiva scuotersi e sbuffare.

Mi piacerebbe cavalcare un motore giurassico, sentirlo tossire e borbottare quando rilascio il gas e poi riprendere progressivamente come quei vecchi cavalli da tiro delle birrerie.

Qualche bel giro con le moto di Milwaukee l’ho già fatto. Mi sono divertito a girare con una Sportster 1200, sono sceso deluso da una 883 e ho dato qualche grattatina con una Street Glide sulle curve delle Smokey Mountains. Una volta ho anche preso in prestito una vera “custom” costruita da zero attorno a un motore V-Twin della S&S Cycle al costo di $ 66.000, cromata fino all’inverosimile e impossibile da guidare. Dopo 20 minuti l’ho riportata al proprietario: un vero disastro.

Niente “custom” da vetrina, voglio proprio una Harley di serie.

Se avessi spazio, tempo e soldi sufficienti mi comprerei una bella Street Glide e ci farei qualche giro sul misto veloce, togliendo gas con largo anticipo sulle curve e giocando a guidarla col motore.

Potremmo uscire tutti insieme e divertirci un po’ così. Poi voi proseguite pure e, giunti a destinazione, mettete le gambe sotto al tavolo. Quando arriva il caffè, arrivo anch’io.

Un uomo può avere più moto, no?