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giovedì 2 febbraio 2012

Orgoglio di che?

Il Comune di Meta di Sorrento si stringe attorno al suo eroico concittadino, il Com. Schettino, accusato di incapacità al comando e codardia nella tragica vicenda della Costa Concordia, speronata da uno scoglio ribelle e scossa dalle onde di un mare piatto fino a far cadere il capitano in una lancia di salvataggio che passava lì per caso. Una storia forse improbabile, ma che i metesi hanno immediatamente avallato. 

“Frangesch’  è ‘nu bravo ‘uaglione, fangùlo la Lega e Marone” recita il mantra sulla bocca di tutti.
Il consiglio comunale ha deciso all’unanimità di ribattezzare la Piazza Caduti del Mare chiamandola ora Piazza Scivolati nella Scialuppa. E’ stato poi commissionato un monumento da collocare nella Piazza del Consiglio (che verrà ribattezzata Piazza del Coniglio) e che raffigura il Comandante a bordo di una scialuppa mentre pagaia energicamente verso riva a cercare calzini asciutti e, visto che c’è, anche dei soccorsi.


La statua, realizzata in bronzo dallo scultore locale Ciro Delano e alta 8 metri, sarà in parte finanziata da una raccolta di fondi alla quale l’associazione “Orgoglio Metese” appena costituita  ha risposto con entusiasmo. Il resto della cifra verrà ricavato dai proventi di due nuovi autovelox collocati sulla Via del Mare, il cui limite di velocità è stato appositamente portato a 5 kmh per due tratti da 20 metri dove appunto saranno installati i dispositivi. Per disposizione del comune, il limite di velocità vale solo per i non residenti nella provincia di Napoli.

Al consigliere Ciccillo Acampora, che reclamava un trattamento da eroe anche per il Comandante metese della MSC Poesia (arenata su una barriera corallina alle Bahamas pochi giorni prima della Concordia) veniva risposto negativamente, in quanto l’incidente della MSC Poesia non aveva provocato vittime. La posizione del comune è irremovibile: “Niente morti, niente eroe.”

Intanto, all’Istituto Tecnico Nautico Statale Nino Bixio, storica istituzione di Meta di Sorrento che ha donato al mondo centinaia di grandi skipper, sono stati lanciati due corsi serali di perfezionamento dal titolo “Tecniche di inchino in stato di ebbrezza” e “Gestione contemporanea di bionde moldave e timone”. Testimonial d'onore l'ex-presidente USA Bill Clinton, noto per essere stato al timone degli Stati Uniti con la Monica Lewinski aggrappata alla manichetta...

Piovono intanto offerte di lavoro per il Com. Schettino, ormai licenziato definitivamente dalla Costa Crociere.
Ai microfoni di “Radio Meta” il capitano avrebbe dichiarato di “non aver ricevuto offerte da altre società di navigazione, ma da diversi altri settori”. La casa editrice Mogli & Buoi gli vorrebbe affidare la prefazione alla ristampa in lingua napoletana di “Capitani Coraggiosi”, mentre il comune di Positano gli avrebbe offerto un vitalizio di €5.000 annui a condizione di “non condurre imbarcazioni di qualunque tipo nelle acque prospicienti” la cittadina.

Ancora un paio di offerte così e il buon capitano può attendere la pensione dormendo sonni tranquilli, sempre che non li venga a turbare il pensiero di tutti quelle morti inutili causate dalla sua spavalderia criminale.

venerdì 20 gennaio 2012

Tanta voglia di eroi

Una settimana dopo la tragedia della Costa Concordia, mezza Italia chiama “eroe” il Capitano De Falco della Capitaneria di Livorno. 

Ma De Falco è veramente un eroe? E’ proprio lui il primo a scrollarsi di dosso l’epiteto. De Falco è un professionista, un vero ufficiale di marina (non un pupazzo narcisista come il comandante della nave) e, se vogliamo, non è nemmeno riuscito a costringere il guappo vigliacco a ritornare a bordo. 

A tanta gente, il capitano De Falco giustamente piace perché è un uomo onesto, un personaggio integro e solido in una vicenda popolata da pigmei morali. Ma non parliamo di eroi. Chi fa il suo mestiere con convinzione, integrità e determinazione non è un eroe, ma certamente lo sembra al confronto con i cialtroni che portano le navi (o il Paese) alla rovina.

Intanto, a Meta di Sorrento, la cittadinanza si stringe intorno al comandante della nave e lo chiama “eroe” per aver salvato migliaia di persone. Com’è curiosa la gente. Nella sua visione a tunnel si dimentica che lo stesso “eroe” è quello che, per un gesto irresponsabile da sbruffone, ha messo a repentaglio la vita di 4000 persone, ne ha ammazzate almeno 11 e causato milioni di Euro di danni. E adesso, nella fantasia italebana, sta diventando un personaggio mitico, il Braveheart campano, il Sandokan sorrentino, l’uomo che la Padania vorrebbe morto. Se non facesse parte di una tragedia fin troppo reale, questo ribaltone grottesco farebbe anche ridere. Se non credete che questo sia sintomo della bancarotta morale che affligge questo Paese, trovatemene un altro migliore.

E intanto in Moldova (la Moldova sta tra Romania e Ucraina ­­– sono andato a vedere su Google), la misteriosa bionda venticinquenne vista al fianco del comandante sul ponte della nave viene intervistata dalla TV locale e salutata come eroina per aver salvato un numero imprecisato di persone. Ridda di ipotesi: era regolarmente imbarcata o l’ha fatta salire a bordo il capitano approfittando della sua autorità? Secondo una versione, poi, sarebbe stata chiamata sul ponte per fare annunci in russo, un’altra la vorrebbe a fianco del comandante già al momento dell’impatto con il fondale.

Cosa? Era già salita in plancia? Chissà che il comandante, preso da preveggenza, se lo fosse sentito? O fu lei a sentirselo? Il disastro imminente, voglio dire.

La verità definitiva, grazie alla registrazione delle conversazioni sul ponte di comando, alle telecamere e agli interrogatori dei testimoni prima o poi verrà fuori.

Intanto però, a Meta di Sorrento, il primo a essere sottoposto al terzo grado è proprio il comandante. E chi gli fa le domande è la moglie: Frangé, Frangé, ma chi era sta femmena bionda che aggio visto in tivvù?
E il comandante, ormai esperto di acrobazie evasive, si cala da una finestra e finisce in un cassonetto.

Lo insegue l’urlo Omimmeeerd’ , sfaccimm’, ma lui è già salito su un taxi.

mercoledì 18 gennaio 2012

Nani al comando

Due considerazioni doverose sugli eventi della scorsa settimana.
Abbiamo visto all’opera, con i tragici risultati che tutti sanno, il classico “capo all’italiana”, il prodotto di una cultura egocentrica e feudale, un nano narcisista con un’immagine del suo ruolo gonfiata e deviata. Un’immagine che lo fa sentire in diritto di utilizzare un oggetto di proprietà del suo datore di lavoro (costo circa 400 milioni di Euro) e di mettere a rischio 4000 vite umane (un valore questo incalcolabile) per un ridicolo atto di omaggio, un “inchino”, a qualcuno come lui. Ma fra “uomini di panza” si fa cosi.

Il personaggio, che tanto ricorda un nostro ex-premier votato alla spavalderia, alla tracotanza e allo stravolgimento della verità, ha combinato un casino infinito, ha ucciso delle persone, ha bruciato centinaia di miliardi di valore delle azioni del suo datore di lavoro, ha ridotto a relitto una nave nuova e ne ha prontamente preso le distanze (letteralmente) “cadendo” per pura combinazione in una scialuppa. Che culo.

Del danno che il suo operato (e quello del Papy prima di lui) hanno fatto al nostro Paese parleremo in un’altra occasione. Intanto, l’Italia (quasi) tutta si è rivoltata contro questa figura miserabile di piccolo bulletto di provincia (come sembra abbiano anche fatto molti dei suoi ufficiali).

Dalla sua parte si è schierato il paesello natio (al quale negli anni il nano si è inchinato facendo favori, come nella migliore tradizione) e infatti sul Web è apparso lo striscione "Comandante non mollare" che i concittadini gli hanno piazzato davanti la casa. No, il comandante non è uno che molla, si è visto. Vedrete che tra qualche giorno diventerà quasi una questione "razziale", come quando O.J. Simpson ammazzò la moglie e la fece (temporaneamente) franca. E altrettanto prevedibilmente, tifa per lui la moglie. La signora Fabiola ha diffuso un comunicato in cui scrive: "Sentiamo il dovere di respingere con forza qualsiasi tentativo di delegittimazione della sua figura, invitando a comprendere la sua tragedia ed il suo dramma umano. Molti dei particolari pubblicati, relativi al comportamento del comandante Schettino, sono da verificare".

Mi viene spontaneo pensare che questa lucida prosa non sia tutta farina del sacco della Sig.ra Fabiola di Meta di Sorrento, o sarebbe in qualche modo legittimata la teoria di un tentato suicidio del marito comandante, pronto a colare a picco pur di non tornare a casa da una che parla così.

Intanto, il giudice per le indagini preliminari ha concesso al nano gli arresti domiciliari. Ma dai giudici, almeno quelli che non avevano parenti e amici a bordo della nave, ci possiamo aspettare di tutto.

Il comune di Meta avrebbe intanto offerto al valoroso skipper un posto da bagnino una volta scontata la pena detentiva (se mai ci sarà). Il ricciolo da guaglione brizzolato porterà di sicuro migliaia di signore attempate e irrequiete sulle spiagge della riviera sorrentina.

Ci scrive nel frattempo un comandante dell’Alitaglia, Guido Stopardico-Joni, e ci chiede se, in omaggio ai suoi parenti che vivono a Castelluccio di Norcia, può fare un inchino anche lui, un passaggio radente con il suo B747 (400 passeggeri ignari a bordo) sulla Piana di Castelluccio, con brusca riattaccata prima delle case del paesino.
C’è da dire a suo credito che, nel caso dovesse sbagliare la manovra, non ci sarebbe una scialuppa nella quale rifugiarsi.



martedì 29 novembre 2011

Che gente


Anche un motociclista convinto non disdegna il trasporto pubblico, specialmente se le condizioni meteo sono piuttosto invernali.

Eccomi quindi alle 7 del mattino che attraverso Milano in metropolitana, in una carrozza piena di gente strana. Mentre con la coda dell’occhio studio i miei compagni di viaggio, mi chiedo che cosa vedano nello specchio la mattina quando stanno per uscire di casa e in base a quali criteri si considerino presentabili…

Alla mia sinistra siede un tipo sulla quarantina che indossa uno di quei berretti di lana lapponi con il pon-pon in cima e due lunghi paraorecchie che finiscono in un cordino e un pon-pon. Porta un paio di occhiali spessi e un mezzo sorriso stampato in viso con i denti superiori sporgenti. Forse ascolta la musica con le cuffiette nascoste dal berretto, o forse non gli serve nemmeno l’MP3: tanto la musica ce l’ha in testa. Sembra un buon diavolo, ma non ha l’aria del candidato al premio Nobel.

Di fronte c’è una tizia bassa dai folti capelli neri e con un baschetto alla francese calcato in testa che le azzera interamente la fronte conferendole un’espressione abbastanza ebete. Porta un paio di occhialoni da vista tondi appoggiati su un naso stretto e piatto che all’improvviso finisce in un bulbo proiettato in fuori.
Labbra sottili, quasi inesistenti e sotto un mento prominente che fa concorrenza al naso. Ora tira fuori un tubetto di lip gloss, estrae il pennellino e, nonostante gli scuotimenti del treno, riesce a centrare le labbra senza dipingersi naso e mento. Potenza della pratica. Ora ha finito di truccarsi. Io non vedo la differenza, ma lei sì ed è questo che conta.

In piedi nel mezzo della carrozza c’è uno che indossa un piumino antartico troppo grande di almeno una misura per il suo fisico esile. La giacca ha incorporato un cappuccio imbottito con visiera che lui tiene calata sugli occhi. Il collo è alto e lui lo tiene ben serrato sopra il mento con il cordino elastico. Nel vagone ci sono almeno 20 gradi, ma lì dentro lui ne avrà almeno il doppio. Dalla giacca polare spuntano due gambe di pantaloni di completo e in fondo ai pantaloni spiccano due scarpe color zucca dalla punta quadrata.
Tra i piedi c’è una borsa da computer nera. Sarà uno smanettone freddoloso?

Mentre studio la gente bizzarra che mi circonda mi rendo conto di essere arrivato alla mia fermata. Mentre scendo mi abbottono il cappottone beduino di lana grezza e mi calco in testa il colbacco in pelo dell’armata rossa. Sul pavimento in gomma della stazione, i miei stivali Western fanno un tic-toc quasi impercettibile.

giovedì 15 settembre 2011

Serata dai Gheddafi


Serata tranquilla in casa Gheddafi.

C’è un ospite a cena, un funzionario cinese che per anni ha fatto da ambasciatore-ombra in Libia spianando la strada all’insediamento di numerose aziende del suo Paese e, in tempi recenti, ha anche offerto al regime del Colonnello armi e munizioni in un disperato tentativo di rovesciare le sorti della guerra civile.

Il Colonnello ha l’aria provata, gli ultimi mesi sono stati un calvario di delusioni e sofferenze. I bombardamenti NATO sulla Libia, la defezione di molti suoi collaboratori e consiglieri e anche l’atteggiamento degli europei, primi tra tutti i francesi e gli italiani, che non hanno esitato a puntargli contro le armi.

Per non parlare poi dell’ansietà per la sorte dei figli. Il Colonnello non ha loro notizie da molti giorni.
L’ospite cinese ha portato un omaggio che sapeva molto gradito, una bottiglia di Moutai che è calata ben sotto alla metà durante la serata e rischia di non vedere l’alba.

Il cinese riempie un altro bicchierino con il potente distillato e lo porge al Colonnello, poi beve un sorso dal suo e chiede: “Siamo sicuri che non esista alcuna traccia della nostra offerta di forniture militari? I suoi avversari del Consiglio Transizionale affermano di avere le prove scritte di un’offerta di armi cinesi per 200 milioni di dollari.”

“Assolutamente niente. Tutte le carte sono state distrutte sotto la mia personale supervisione. Quei topi di fogna stanno bluffando.” replica alterato il Colonnello.

E’ chiaro che se la cosa fosse dimostrata – aggiunge il cinese sommessamente – essa sarebbe fonte di grande imbarazzo per Pechino e darebbe l’occasione ai nostri nemici in Libia di tenere fuori la Cina dal nuovo assetto del Paese. Dopo tutti gli investimenti che abbiamo fatto, sarebbe una cosa disastrosa…”

“E cacciarvi fuori dalla Libia era l’obiettivo primario di quei cani degli americani e dei loro alleati! – sbotta Gheddafi alzandosi bruscamente in piedi – la cosa mi era chiara fino dall’inizio.”

Il Colonnello vuota il suo bicchierino di Moutai e si dirige pensieroso verso la porta finestra. “Ma non è ancora detta l’ultima parola, inshallah! La Libia sarà l’inferno dei miei nemici!”.

Alle sue spalle il cinese scuote lentamente la testa ma la sua espressione è imperscrutabile mentre fissa il fondo del bicchiere attraverso il liquido oleoso e trasparente.

Gheddafi scosta le tende dall’ampia vetrata e guarda fisso il moto delle onde che lambiscono la spiaggia.

Il Mar dei Caraibi è calmo e riflette le straordinarie luminosità di un tramonto tropicale.

sabato 10 settembre 2011

Notizie dal mondo

No, all’IKEA no! Un giudice di Karlsruhe ha condannato un uomo che picchiava la moglie, tale Gerhard T., ad accompagnarla cento volte all’IKEA o, come alternativa, a corrisponderle una tantum la somma  di 100.000 Euro. Gerhard ha pagato senza fiatare.

Infarto sulle strisce. Un pedone di Milano, Angelo F., è stato colpito da infarto mentre attraversava le strisce pedonali. L’automobilista che gli ha dato la precedenza l’ha visto spalancare la bocca per la meraviglia e poi accasciarsi in terra senza vita. All’arrivo dell’ambulanza, per Angelo F. non c’era più niente da fare. L’automobilista è stato salvato dalla folla inferocita grazie all’intervento di una Volante. “Assassino, assassino” urlava un capannello di gente. “Se non ti fossi fermato per farlo passare sarebbe ancora vivo”.

Non mi serve a niente. Un’automobilista di Monza, tale Renata C., è finita sul Guinness dei Primati per aver percorso 200.000 chilometri in venti anni senza mai spostare lo specchietto retrovisore esterno destro dalla posizione piegata. Ai giornalisti ha detto di non averlo mai usato perché tanto in quella direzione lì non guarda mai. La procura di Monza ha aperto un fascicolo, ma lo ha subito richiuso perché Renata C. ha 89 anni e un occhio solo, il sinistro.

E' lì il bello! Il ricercatore giapponese Tetìro Shemo ha inventato un minuscolo congegno che può essere impiantato con un intervento ambulatoriale di dieci minuti e che elimina totalmente l’emissione violenta di aria dalla bocca dopo aver bevuto della birra. La nota azienda olandese produttrice di una popolare birra in bottiglia verde gli ha subito offerto dieci milioni di dollari per distruggerne i disegni. “Il rutto – ha spiegato l’ufficio marketing della multinazionale –  è parte integrante ­dell’esperienza di degustazione della birra e non deve sparire.”

La politica è stress. Uno dei figli di Gheddafi (non è chiaro se Saadi, Saif o altro figlio d’arte) ha dichiarato all’emittente radio emiliana Al Ceseera che la Libia ritornerà ben presto sotto il controllo del Leader Fraterno e che ogni screzio tra il vecchio regime e i ribelli del Consiglio Transizionale Nazionale sarà composto amichevolmente. 
Il figlio del colonnello, che ha i gradi di generale e quindi ha fatto più carriera del padre, ha rilasciato la sua dichiarazione da un hotel di Niamey, nello stato confinante del Niger, dove attualmente si trova per motivi di salute. All’intervistatore che gli chiedeva se fosse in realtà fuggito dalla Libia, Gheddafi jr. ha risposto di “essere in Niger per curarsi dallo stress”.


mercoledì 7 settembre 2011

Senza una traccia

Sono le 3 del mattino ad Amburgo e il bar nei pressi della Herbertstrasse sta chiudendo.
La cameriera anziana, una bionda finta sulla sessantina e con il collo segnato dalle tracce di un vecchio lifting, sistema la cassa. I suoi movimenti sono lenti e precisi, imparati e perfezionati in tanti anni spesi a fare lo stesso mestiere. La spilla che porta sulla camicetta ne rivela il nome: Selma.

In sala c’è una nuova cameriera che sta sparecchiando l’ultimo tavolo, dove ancora si attardano quattro marittimi polacchi. Come anni ne ha di sicuro ancora più di Selma, ma evidentemente si è fatta la plastica in tempi recenti e anche i capelli scuri sembrano tinti da poco. Non sembra però molto esperta e i polacchi la prendono in giro. Lei non reagisce e continua a lavorare meccanicamente senza alzare lo sguardo.

Oggi è il suo primo giorno di lavoro e Selma si domanda perché mai l’abbiano assunta qui, in un vecchio bar malandato di St. Pauli che prima o poi chiuderà per diventare un McDonald’s.

Passa un quarto d’ora e le due si incontrano nel bagno del personale. La nuova porta sull’uniforme una spilla con il nome Libby e sembra esitare a cambiarsi d‘abito davanti alla collega. E’ immobile e seminascosta dalla porta dell’armadietto che ha appena aperto.

Selma ride sommessamente. “Non ti preoccupare – le dice – qui nessuno vuole sapere la tua storia.”
“Prendi me – prosegue – sono qui da oltre venti anni. Sono un uomo, mi sono fatto operare e sono scappato dall’Inghilterra dopo che l’ayatollah Khomeini aveva lanciato una condanna a morte su di me per un libro che scrissi nel 1988. Dicevano che fosse un libro blasfemo e denigratore dell’Islam.”

“La sua fatwa è stata prima sospesa e poi, qualche anno fa, il regime iraniano l’ha di nuovo convalidata.
Non volevo correre rischi e così ho continuato a vivere qui e a scrivere di nascosto. 
Questo è il luogo ideale per sparire. Per confondere le acque, c’è anche un imitatore inglese che si finge me partecipando a vari eventi in giro per il mondo ma, una volta tolto il trucco, non lo riconosci più. 
Intendiamoci, questa non è una gran vita ma mi sento abbastanza al sicuro. Al punto che ti ho perfino raccontato la mia storia; da te credo di non avere niente da temere.”

“Già, a proposito – aggiunge – il mio vero nome è Salman. E tu Libby chi sei veramente?”

L’altra donna, che era rimasta silenziosa ad ascoltare, scuote il capo lentamente e, in un tedesco stentato, risponde: “Anche io ho una lunga storia da raccontare. Il mio vero nome è Muammar”.

sabato 27 agosto 2011

Un appello

Riceviamo e pubblichiamo questo messaggio:


Buongiorno, sono Mussa Ibrahim e sono l'attuale ministro dell’informazione per il Col. Gheddafi.
Parlo la vostra lingua perché guardo da anni la televisione italiana e conosco anche molti italiani incontrati a Malta, dove noi libici andiamo spesso per fare quelle cose che da noi è proibito fare.
Intendiamoci, è giusto proibire ai libici di bere alcolici e di organizzare festini scollacciati come da voi fa il Papy, perché la popolazione è ignorante e non è preparata a gestire questo tipo di divertimento.
Ecco perché noi, i libici della intellighenzia, andiamo a fare le nostre orgette a Malta, oppure in uno dei palazzi del Leader Fraterno quando ci concede benevolmente l’accesso.
Data la precaria situazione politica in Libia, nonostante sia chiaro che il Leader Fraterno e Guida della Rivoluzione riuscirà a trionfare sui vigliacchi traditori che lo hanno attaccato, è da qualche tempo che ho maturato la decisione di cambiare occupazione.Come potete immaginare, operare nell’ambiente della politica internazionale è un lavoro ad alto stress e non mancano i rischi. Mi hanno bombardato casa tre volte e ora ho difficoltà a prendere sonno.Ho quindi pensato di trasferirmi in Italia e cercare una nuova opportunità lavorativa lì da voi.Mi hanno parlato in maniera favorevole della stampa motociclistica e mi hanno suggerito di provare a contattare qualche editore.
Tra le mie competenze c’è l’abilità di raccontare palle incredibili senza uno straccio di prova oppure negare l’evidenza di quello che tutti sanno e possono addirittura vedere in TV. Ho studiato politica in Inghilterra ed è noto come l’ipocrisia sia un’arte che gli inglesi coltivano da secoli.
Credo quindi che, se mi confermate quanto mi è stato suggerito, potrei con successo lavorare come giornalista motociclistico. Io non so andare in moto, ma mi dicono che anche diversi direttori di riviste motociclistiche italiane non abbiano la minima idea di come si fa.Vi prego quindi di darmi qualche contatto. Io ho già pronto il mio CV e anche una lettera di referenze che il Colonnello mi ha addirittura chiesto di scrivere io stesso.
Ora devo solo trovarlo per fargliela firmare e ve la allego.
Cordiali saluti
Mussa

mercoledì 18 maggio 2011

La contraerea degli imbecilli


Arriva l’estate e arrivano le zanzare. Succede da qualche milione di anni.

Poi alla fine degli anni 90 sbarca da noi la zanzara tigre ed è il panico. Nel 2007, a causa delle zanzare tigre, ci fu in provincia di Ravenna un’epidemia di febbre virale africana che contagiò ben 200 persone.

Terrorizzata, la gente si riversa ora nelle strade e si raccoglie davanti ai comuni in attesa di un gesto risolutivo da parte degli amministratori cittadini. Chi altro infatti potrà salvare 60 milioni di italiani dal feroce insetto asiatico?

Nel mondo dei fumetti, Superman avrebbe usato il supersoffio per spazzare via le zanzare e sbatterle su Marte, un ambiente ostile dove sarebbero morte all’istante. Spiderman, da buon ragno, se le sarebbe mangiate tutte. Ma sappiamo che i supereroi non esistono e la soluzione la devono trovare i sindaci, i veri eroi che difendono gli italiani.

Reagisce per primo il sindaco di Ravenna con un’ordinanza in vigore dal 21 Aprile al 31 Ottobre che impone di svuotare qualunque contenitore di acqua stagnante, dai serbatoi d’acqua alle fontane o piscine non in uso e perfino i vasi di fiori al cimitero, sostituendo all’acqua la sabbia umida.
Non sfuggono nemmeno i “detentori di copertoni”, quei loschi individui che depositano all’aperto carcasse di pneumatici usati da rigenerare.
Col sindaco di Ravenna non si scherza, ci sono sanzioni da 103,29 a 516,46 euro.

Il sindaco di Roma non è da meno. Dal 18 Aprile al 30 Novembre, nel territorio della Capitale del Mondo lasciare che l’acqua ristagni nei sottovasi costerà alla Sig.ra Cesira da 50 a 500 euro.

Li mortacci – esclama la poveretta – stavo in vestaja a ddà l’acqua ai fiori e me so trovata davanti un pizzardone in elicottero che me stava a fà la multa perché ciavevo du’ dita d’acqua ner sottovaso…

Una campagna di sensibilizzazione sarebbe costata troppo. Si passa piuttosto a emanare ordinanze stravaganti con sanzioni pecuniarie assurde e che nessuno ovviamente farà rispettare. I vigili urbani sono già introvabili e non escono nemmeno in caso di incidente stradale. Ve li immaginate attraversare il paese a sirene spiegate perché lo sfasciacarrozze ha una pila di copertoni non svuotati?

Questa è l’Italia cialtrona che naviga il Terzo Millennio a suon di carte bollate e provvedimenti inutili. L’importante è far vedere di aver fatto qualcosa, non importa cosa.

Zanzare tremate, la contraerea degli imbecilli vi abbatterà.

Nei Paesi civili si fa una campagna di disinfestazione e si mette a disposizione dei cittadini il larvicida con le istruzioni del caso. Non mi pare il caso di scomodare Einstein e infatti molti sindaci italiani hanno scelto questa strada. 

A Napoli invece si è adottato l'antico rimedio popolare di gettare l’immondizia in strada in modo che le zanzare tigre se le mangino i topi.
Accà nisciuno è fesso...

venerdì 1 aprile 2011

Ciao Italia


L’Italia se n’è andata.
Ne danno il triste annuncio i figli e gli amici più stretti.
Dopo lunga malattia, l’Italia non ha più retto e si è spenta.

Aveva appena compiuto 150 anni e, nella squallida forzatura della sua festa di compleanno, si era già capito che era allo stremo delle forze. I pupazzi blateravano, la gente sventolava le bandiere ma lei aveva ormai lo sguardo vitreo e assente.

A poco sono serviti preti, dottori, avvocati, professori e cavalieri che per decenni, al suo capezzale, volevano far credere di poter curare il suo male. Con la loro inettitudine e disonestà sono solo riusciti ad aggravarlo.

La povera Italia, ancora mezza contadina, si è lasciata truffare da una massa di ciarlatani che negli anni l’hanno portata alla rovina.

L’Italia era ancora giovane, se la paragoniamo alle sue compagne, ma era nata gracilina.
Le cattive amicizie e due guerre mondiali ne avevano rallentato la crescita, poi sembrava che la povera Italia si fosse ripresa e per qualche anno ha perfino goduto di buona salute. Spendeva e spandeva: autostrade di qua, cattedrali nel deserto di là.

Ma il male interno la stava già consumando e, alla fine, non c’è stato più niente da fare.
Quando ancora era nel pieno delle sue forze, da povera ignorante che era si era fatta fregare da una manica di truffatori titolati che le spillavano i sudati risparmi per investirli in fabbriche. Poi zitti zitti le rivendevano o le spostavano all’estero e, con i soldi dell’Italia in tasca, facevano la vita dissoluta dei mantenuti, loro insieme a una banda di figli e nipoti debosciati.

L’Italia era una sempliciotta. Le rubavano i soldi da sotto il materasso e lei si distraeva a guardare le partite o Canzonissima in televisione. Pensate, pagava pure il canone nonostante tutte le fregnacce e banalità che ne riceveva in cambio.

Poverina, l’Italia era ancora un po’ cafona. Gli accostamenti di colori non le erano mai riusciti bene.
Aveva cominciato con le camicie rosse firmate Garibaldi, poi si era fatta convincere a passare a quelle nere ma le stavano decisamente male. E poi sono arrivate le bandiere rosse, quelle verdi e quelle arcobaleno. Per non parlare del Blu dipinto di blu, delle Mille bolle blu, delle seicentomila auto blu e, in tempi più recenti, perfino delle mozzarelle blu.
E per tutto questo tempo l’Italia conservava di nascosto la papalina bianca sperando che le servisse a qualcosa. E invece anche i preti volevano solo attaccarsi alla tetta e succhiare.

L’Italia è morta povera. Si è fatta portare via tutto.
L’hanno seppellita con le poche misere cose che le erano rimaste: una damigiana di olio d’oliva, una ruota di parmigiano e una copia della Costituzione su carta crespata mille strappi.

Le esequie si terranno alle ore 17:00 in considerazione del fatto che alle 19:00 c’è la telecronaca della partita.

sabato 5 febbraio 2011

Due anni di blog

C'è poco da Rider compie due anni. Me l'ha giusto ricordato un amico che è più attento di me a queste ricorrenze e per questo gliene sono grato. Grazie Mario, i compleanni sono importanti per ricordarci quello che eravamo e quello che siamo diventati.

Il blog nasce quasi per scherzo per canzonare il motociclismo di tendenza e la pessima rivista che lo rappresenta. Solo in quelle pagine patinate potrebbero apparire servizi speciali dal titolo "L'abbigliamento firmato ideale per spurgare i freni" o "Come fare la guida sportiva indossando pantofole di seta".

Non, non cercateli nei numeri arretrati: questi articoli non esistono, ma non è escluso che possano uscire nei prossimi numeri.
Ma il blog ha cominciato ben presto a vivere di vita sua e non come semplice ombra della rivista ufficiale del motonarcisista.

Ce la siamo presa con gli automobilisti terzomondisti, i cafoni da noi votati per rappresentarci, i marchettari di settore che sbrodolano banalità e frasi fatte a manetta ogni volta che provano una moto concessa in prova dal fabbricante.

Peccato che la francese Voxan sia finita in liquidazione un paio d'anni fa, altrimenti i pennivendoli nostrani avrebbero avuto modo di tessere lodi sperticate per l'orrida Sport Tourer, la GTV1200, che la casa aveva progettato e fortunatamente mai messo in produzione. Tutti sappiamo fin troppo bene che cercare dei commenti equilibrati e obiettivi sulla stampa motociclistica italiana è come cercare un parlamentare onesto.

Dopotutto ne abbiamo solo 945 (630 deputati e 315 senatori) e, ammettendo che solo 1 su 1000 sia una persona seria, risulta evidente che si trova fra i 55 che non abbiamo ancora eletto. Da parte loro, gli Stati Uniti (che hanno 5 volte la popolazione dell'Italia) hanno 435 deputati e 100 senatori e sembra che gli bastino.

Ma torniamo a noi. Nel 2009 abbiamo inventato il termine "Italebani", che è il distillato delle tante "i" italiche: ignoranza, incompetenza, inaffidabilità, inciviltà, idiozia, irrilevanza, irresponsabilità e incapacità di mettersi in discussione.

Non è servito a molto, ma pensare che un minuscolo blog possa scalfire il prodotto di secoli di malcostume equivale a lasciare la moto smontata in garage sperando che domani mattina gli elfi ve l'abbiano rimontata.

In questi due anni abbiamo anche parlato di cani (i miei), di tiranni terzomondisti e di WD40. Insomma abbiamo parlato di un po' di tutto, come è giusto che faccia un blog.

L'intenzione è quella di continuare, tempo a disposizione permettendo.

Se voi ci state, entriamo senza esitazione nel terzo anno…

sabato 22 gennaio 2011

Tiranni sparagnini

Come da copione, il dittatore tunisino esce di scena con un carico d'oro che si dice ammonti a una tonnellata e mezza, a spanne 45 milioni di euro.

A suo tempo, il buon Saddam Hussein aveva accumulato una quantità d'oro non precisata e che ha dato adito negli anni alla nascita di varie leggende, speculazioni e perfino film di Hollywood. "L'oro di Saddam" è quasi diventato l'equivalente moderno del tesoro affondato con qualche antico galeone al largo del Nuovo Mondo.

Che cosa fanno intanto i tiranni rimasti? Credono anch'essi nel risparmio, nel gruzzoletto messo da parte e che un giorno servirà a integrare la pensioncina da Leader Fraterno o Padre della Patria?

Poco si sa sui piani di accumulo dell'uomo forte egiziano, Mubarak. In Egitto tutti ne parlano male, ma lo fanno bisbigliando perché i servizi segreti Mukhabarat  hanno orecchie dappertutto. Il giovanotto (classe 1923) non sembra contemplare la pensione e già si sono diffuse a varie riprese voci sulla sua morte.
Se Hosni ha intenzione di andare a vivere a Dubai con un cargo pieno di oro, mummie e pezzi di piramidi farà bene a sbrigarsi.

Al confronto Gheddafi (classe 1942) è un giovane virgulto. Ha preso il potere nel 1969 e, se da una parte la sua carriera militare è finita a colonnello, si può permettere di fare lo shampoo ai generali perché lui è il Leader della Rivoluzione.
Difficile dire se il colonnello stia accumulando lingotti sotto la tenda. Di sicuro il suo gruzzolo risiede nelle banche svizzere. Sarà meno pittoresco dell'immagine dell'oro chiuso a chiave in un forziere ma probabilmente più sicuro.

Come faccio a saperlo? Anni fa lavoravo per un'azienda che aveva clienti in Libia. Questi erano una cooperativa di piccoli industriali che compravano in Italia tramite un emissario, naturalmente approvato (anzi imposto) dal regime. Il plenipotenziario arrivava da noi con valigie piene di dollari USA in contanti (per comprare i quali il colonnello concedeva un tasso di cambio agevolato) e acquistava il prodotto da spedire in Libia. Parte della sua commissione la ritirava in contanti, un'altra parte andava pagata su un conto svizzero di Mr. G, che di fatto era suo socio.

Non è impensabile che lo stesso modus operandi sia stato adottato per acquisti ufficiali di altri beni Made in Italy, dagli elicotteri alle macchine operatrici.

Anche Il Leader Fraterno, un domani che i fatti della vicina Tunisia dovessero contagiare la popolazione libica, avrebbe sicuramente abbastanza soldi da parte per vivere una vecchiaia serena.

E questo, inutile dirlo, mi conforta parecchio.

domenica 9 gennaio 2011

Il lavoro nobilita

Caro blog

Avrai notato negli ultimi mesi una mia scarsa attività creativa e sono qui per spiegartene le ragioni.

Nonostante la piattaforma Blogger sia gratuita (e sempre sia lodata!), altre cose nella vita non lo sono, dalla corrente elettrica alla birra pilsener. (Quest'ultima è meno pericolosa della corrente e dà maggiori soddisfazioni, anche se nonostante i miei ripetuti  tentativi non serve a far girare la lavatrice.)

Dicevo, la vita è un passatempo costoso e di questi tempi occorre far quadrare i conti. Visto che per fortuna gli ultimi mesi mi hanno portato un discreto carico di lavoro, ho pensato di dare la priorità a quest'ultimo.

Diciamo quindi che, oltre al mio blog, ho sacrificato anche una serie di fine settimana che avrei potuto trascorrere all'aria aperta. Questo, chiaramente, se l'aria fosse stata più respirabile e avesse contenuto un po' meno idrometeore. Tra pioggia e neve le giornate decenti sono state veramente poche.

E quindi, caro blog, non me ne volere se finché ho da lavorare lavoro. Come dice l'adagio: il lavoro nobilita. Quello che non dice è che si porta anche via un bel po' della tua vita...

Quanto agli amici che ogni tanto capitano su queste pagine, consiglio loro di andarsi a leggere i post più vecchi nella speranza che siano ancora attuali.

Se si parla di politici ladroni, automobilisti con la faccia di merda e segnaletica terzomondista, potete stare tranquilli che da allora non è cambiato niente…

mercoledì 8 dicembre 2010

Il teatrino dei burattini

Venghino siori, venghino. Questo è il paese dei burattini dalle facce di legno. Sorrisi intagliati, capelli verniciati, i fili che si vedono benissimo. Ognuno recita la sua parte, prevedibile e scontata, e i bambini battono le mani.

Le aziende hanno il Codice Etico, tutti parlano di trasparenza ma intanto si cerca di mettere il bavaglio ai (pochi) giornalisti investigativi e il reato d'opinione c'è qui come in Iran. 

Ma questo poliedrico paese è anche una casa da gioco: vince sempre il banco e lo svantaggio del giocatore è totale.

A confronto con l'Italia, le case da gioco del Nevada fanno beneficenza. Qui il sistema parla con lingua arcigna per non farsi capire e non ammette domande. Lei non si preoccupi, lei stia al suo posto. Già lo sai all'ingresso che stai per essere spennato. Come quando vai al ristorante e fuori c'è scritto Hostaria (non Osteria). Lasciate ogni speranza voi che entrate. Vi prenderete una trombata da parlare da soli per un mese.

Vi è mai arrivata una "cartella pazza" che vi intima di pagare quello che avete già pagato (o non vi compete)? 

In questi casi, l'ente esattore vi avverte di prendervela con l'ente creditore se ritenete di non dover pagare, ma lui continua a spararvi solleciti e intimazioni mentre da parte sua l'ente creditore non vi risponde. È il classico Comma 22 accuratamente studiato a favore del sistema, né più né meno come le roulette a Montecarlo. 

Il cittadino viaggia in un vagone impazzito: continua a tirare la maniglia dell'allarme ma non succede niente.

Welcome to Italy. L'unico Paese del Terzo Mondo che è anche nel G8. L'unico Paese del Terzo Mondo che dai Paesi europei (quelli veri) si raggiunge comodamente in auto con il gommone o la roulotte al traino.

Abbiamo il garante della privacy, però se cambi casa la Rai ti rintraccia sempre per esigere il suo osceno balzello. Abbiamo l'istituto che vigila sulle tariffe assicurative, ma intanto i "vigilati" fanno quello che gli pare. Ritoccano, modificano, ignorano e guadagnano 50 milioni di Euro in più. Poi si beccano una multa da 1 milione e così ne hanno solo guadagnati 49. Poveri cristi.

Abbiamo la class action, l'azione legale collettiva sul modello USA. Peccato che sia stata snaturata ed evirata completamente producendo una farsa completa. Il procedimento è macchinoso al punto tale da scoraggiare gran parte dei ricorrenti. Missione compiuta. 

Paghiamo uno stipendio al garante della concorrenza ma continuiamo a subire gli aumenti incontrollati della benzina. Le moto in autostrada pagano come una Mercedes Classe S. Sto pensando di comprarmi una Classe S, almeno se piove non mi bagno e se mi trovo davanti una moto gli faccio il pelo e me la rido.

Questo è l'unico Paese sovrano tenuto in ostaggio dal Vaticano. In secoli e secoli di ingerenze dei preti, il papa ce lo siamo tolto dai piedi per solo 59 anni (1870-1929) e poi la pacchia è finita. E non c'è scandalo che tenga, l'italiano ci tiene alla vita eterna e finché i preti gliela fanno dondolare davanti come una carota, un po' di pedofilia è ancora disposto a consentirgliela.

Questo sarà pure un Paese da visitare, se proprio non trovate di meglio, ma è diventato un Paese dove non si può vivere.

lunedì 29 novembre 2010

Pensieri di cane


Spesso mentre mia moglie ed io siamo a tavola. il nostro cane Samantha (per gli amici Sam) salta su una sedia vuota, si siede con una certa eleganza  e ci guarda fissi negli occhi.

Non ho dubbi che la sua unica intenzione sia sorvegliare i piatti in tavola nella speranza di rimediare qualcosa di buono, la roba sfiziosa che mangiano gli umani, sapete, non i soliti croccantini.

Eppure ci sono delle volte che, avendola seduta di fronte a me, vedo quegli occhi senza fondo che mi fissano intensi e mi domando che cosa stia pensando.
Ma i cani pensano? E se pensano, la domanda veramente importante è a che cosa pensano?

Preoccupazioni non ne hanno e ogni giorno è un nuovo inizio: un nuovo periodo di tempo che va vissuto sulla base dell'istinto, dei ricordi accumulati e con l'aiuto di udito, odorato e vista ma che, in sostanza, è un nuovo giro di giostra scandito solo dagli appuntamenti alimentari e dai bisogni fisiologici.

Come tutti gli animali, il cane è una macchina programmata per sopravvivere. I suoi bisogni sono essenziali e non ci sono tentennamenti né incertezze. A volte però sento Sam emettere dei sospiri profondi e, nella mia fissazione di umanizzarla ad ogni costo, la immagino sconsolata, in ansia per il suo futuro.

A volte Sam sogna. All'improvviso, nel mezzo di un sonno profondo, comincia ad agitarsi, a scalciare. Poi si tranquillizza e riprende a dormire.

Che cosa sognano i cani? Voglio dire, che cosa sognano a parte delle fonti inesauribili di roba da mangiare?

Che cosa può creare loro degli incubi? Sarà il pensiero di aprire gli occhi e non trovarsi più in una casa riscaldata e piena di posti dove dormire? Il pensiero di avere all'improvviso dei padroni più severi di noi? Il ricordo di un enorme cane assassino che li ha spaventati?

Ho appena letto che le persone con quozienti intellettivi più alti sognano di più degli altri. Potrei desumerne che Sam è un cane molto intelligente (più di me di sicuro, visto che sogno veramente poco).  

Oppure la cosa non vale per i cani? Mi sembrerebbe una vigliaccata. Come la storia che noi abbiamo l'anima e loro no.

Ma ci stiamo allontanando dalla domanda di partenza: ma allora, i cani pensano?

Come fare a scoprirlo? Non so neanche se i ministri pensano (a giudicare dai fatti si direbbe in realtà che non gli riesca), figuratevi se mi riesce di dimostrare che i cani ne sono capaci.

Sarebbe un bel colpo però e credo che a Sam farebbe molto piacere essere considerata un'intellettuale.

giovedì 23 settembre 2010

La vecia


C'è una vecchia che gira spesso sulla Tangenziale Ovest di Milano che dovrebbe dipingere sullo sportello di guida le sagome di tutte le auto, moto e camion che ha fatto fuori.

La sua macchina è una di quelle carrette asiatiche corte, strette e alte che sembrano uscite dalla giostra di un Luna Park.

Lei guida con sedile tutto avanti, occhi semichiusi, mascella pendula e braccia aggrappate al volante.
Ricordate la posizione delle mani consigliata (come le lancette sulle 10:10) che assicura il migliore controllo del mezzo in ogni situazione?
Proseguendo nella metafora dell'orologio, la vecchia stringe il volante con ambo le mani in posizione ore 12:00 e lo muove freneticamente di qua e di là anche in rettilineo. 

La sua minimacchina dalle ruote baby si sposta da un lato all'altro della corsia (quella centrale, che ve lo dico a fare?) e ogni tanto straborda a destra o a sinistra in quelle confinanti, il tutto alla pazzesca velocità di 80.

Un TIR slovacco in corsia di destra se la vede sbandare davanti e si attacca alle trombe. Braaaaaam.

Ma la vecchia non lo sente e rimbalza a sinistra come proiettata da una rete di ping-pong invisibile. Probabilmente lo spostamento d'aria dell'autoarticolato Scania l'ha riportata in corsia, o forse è stata un'altra delle continue strappate che lei dà al volante.

Arriva in corsia di sorpasso una coppia di motociclisti su BMW 1200 GS, luci accese, tute sgargianti dal catalogo Motorrad e valigie in alluminio che lampeggiano al sole. La vecchia non li vede; forse li vedrebbe se il retrovisore esterno sinistro della carretta coreana fosse aperto, ma invece è piegato contro la fiancata della macchina.

In quel preciso istante, la vecchia scarroccia nella corsia di sorpasso e manca per un pelo la valigia destra della moto. Il pilota capisce che frenare non ha senso, si butta a sinistra e spalanca il gas mentre schiaccia il pulsante del clacson.

La passeggera si gira verso la vecchia e le mostra il dito medio guantato, ma tanto la vecchia non la vede.

Fra trecento metri la Tangenziale descrive un'ampia curva a sinistra e l'ottuagenaria minaccia su ruote sta impostando la sua traiettoria ideale. La microauto si sposta a destra e il motore fa una fumata blu mentre la guidatrice scala assurdamente una marcia, poi in prossimità della curva si butta tutta a sinistra rasentando il guardrail esterno.

Dietro di lei è il panico. In corsia di sorpasso si innesca un tamponamento a catena che chiuderà la Tangenziale per due ore. Al centro si evita per miracolo una catastrofe, mentre nella corsia di destra uno scooterista in calzoncini sceglie di piantarsi di fianco nel guardrail piuttosto che tamponare il pullman che ha inchiodato i freni davanti a lui.

Intanto la vecchia, ignara della catastrofe che ha provocato, prosegue su una rotta a "S" in mezzo alla Tangenziale deserta. 

È assicurata in Classe 1 da venti anni perché non fa incidenti. Secondo le statistiche è una guidatrice sicura, anzi "Sapiens".

lunedì 13 settembre 2010

Schadenfreude

No, non è una variante del dolce della Foresta Nera e nemmeno un sinonimo della torta Sacher in qualche vallata austriaca. È una sintetica espressione tedesca che vuol dire "rallegrarsi per le sciagure altrui".
Tutti noi, prima o poi, ci siamo fatti sedurre dalla sua attrazione fatale e non dite che a voi non è mai successo.
Ci sono dei casi in cui farsi due grasse risate per il guaio in cui si è cacciato qualcun altro è cosa buona e giusta. Leggete questi esempi e concorderete che a volte la Schadenfreude ci sta, e come ci sta!

Camilla V. inerpicata lassù nel sedile del guidatore della sua BMW X5 sta facendo multitasking al volante come solo una donna sa fare. È uscita dalla palestra, dove il personal trainer l'ha sottoposta a una gagliarda seduta tonificante per glutei e addominali, ed ha un appuntamento dalla parrucchiera tra poco più di un'ora. Visto che ha tempo, ha deciso di fare una puntatina al centro commerciale per vedere due vetrine.

Mentre si toglie dalla fronte i capelli ancora bagnati della recente doccia, si attacca al cellulare per accertarsi che, tra le mura domestiche, la ragazza alla pari abbia la situazione sotto controllo. 

Ecco che, in fondo al rettilineo, si vede già la grande "P" del parcheggio sotterraneo dell'Iper. Camilla richiude il Motorola e lo lascia cadere in un vano nella console dell'auto mentre pesta sul gas per bruciare gli ultimi duecento metri.

Il grosso SUV tira su il muso mentre il cambio automatico scala una marcia e manda il contagiri in zona rossa. Camilla svolta a destra e imbocca la rampa del garage sotterraneo con uno stridio di gomme che fa girare i passanti. La BMW X5 si lancia in discesa come un grosso squalo metallico e la "baretta" portabagagli che Camilla ha dimenticato di avere ancora sul tetto si frantuma esplodendo al contatto con la prima trave in cemento del soffitto. Con lei, anche le barre satinate del tetto vengono estirpate in un millisecondo e l'intera parte superiore dell'auto si accartoccia.

Diecimila Euro spesi senza aver nemmeno varcato la porta di una boutique.

Eros C. e quattro amici escono traballanti dalla discoteca Mando-Vai nel cuore pulsante della Riviera dopo una serata deludente dal punto di vista delle conquiste femminili. In compenso, il conto finale delle consumazioni è da impallidire. Eros vorrebbe piantare una grana ma il buttafuori scuote lentamente la testa e i cinque escono con la coda fra le gambe. Nel parcheggio, in una nuvola di falene e zanzare,  li attende la Seat Leon taroccata di Eros.
I cinque prendono posto e il guidatore accende il megastereo mettendo a manetta il celebre brano Apoka-Lips dei Patetika, che si può dire è l'inno del gruppetto. Con i finestrini che vibrano per i bassi e il motore che urla in fuori giri, la Seat si lancia lungo i viali della periferia per raggiungere il mare, dove Eros conta di farsi l'ultima Ceres della nottata.

Ed è proprio mentre la Seat tocca i 130 kmh che Eros non vede la gobba rallentatrice in mezzo alla strada e ci pianta dentro la Leon ribassata come un kamikaze nella portaerei Yorktown. Il motore si spacca come una noce e salta fuori dai supporti, rovesciando olio in strada e storcendo la scocca dell'auto. Sul tetto, tre bitorzoli affiancati testimoniano le tre capocciate date all'unisono dagli occupanti del sedile posteriore.

La Seat termina la sua corsa duecento metri più avanti in una nuvola di fumo. I cinque occupanti si guardano negli occhi e non hanno ancora capito che cosa sia successo.

Il noto architetto italo austriaco E. Moccia-Rotterkatz di anni 68 sta visitando gli Appennini in cerca di ispirazione. Al volante della sua Mercedes Classe S  V12 si sta inerpicando sui tornanti verso il paesino medievale di Nerchiate sul Groppone. Dietro l'ultima curva gli appare la porta monumentale del paese costruita nel XIV secolo e deturpata da un cartello che indica di dare la precedenza al traffico che viene in direzione contraria.

L'architetto intravede la sagoma blu della corriera che arriva ma decide di forzare la mano. L'auto balza in avanti e si lancia attraverso la massiccia porta in pietra. Anche la corriera ha puntato verso la porta del paese e, per evitare la Mercedes, struscia l'intero lato destro contro il muraglione secolare.
A sua volta, E. Moccia-Rotterkatz si incastra tra la corriera e l'altro lato della porta del paese.

È un disastro. Auto e corriera sono immobilizzate nella porta come un tappo di sughero nel collo di una bottiglia di vino. Solo gli occupanti della corriera, fortunatamente incolumi, riescono a uscire dalla porta posteriore.

Ai pompieri serviranno cinque ore e una motosega a ferro per fare a pezzi l'auto e liberare il passeggero. L'architetto, che soffre di incontinenza, non trova altra soluzione e dopo tre ore si vede costretto a fare i suoi bisogni all'interno dell'auto.

E adesso non dite che non avete riso anche voi...

giovedì 26 agosto 2010

Esculapio Travel

Sta prendendo piede anche da noi la formula del turismo medico, un sistema per viaggiare e farsi operare spendendo molto meno all'estero di quanto lo stesso intervento non costerebbe in Italia.

Ecco che l'italiano si imbarca per la Tunisia, la Polonia o la Thailandia e ritorna felice con una nuova e smagliante dentatura di porcellana, un fegato seminuovo o le rughe spianate. E magari trova anche il tempo di scattare due foto dalla finestra della camera d'ospedale.

Certamente, non tutto fila sempre liscio. Chi va a Taiwan per un trapianto di organi è bene che faccia un corso di "full immersion" non di English ma di Chinglish. È anche consigliato discutere approfonditamente con i medici la portata dell'operazione e assicurarsi di avere ben chiarito quale trapianto si desideri.

Meglio portarsi uno di quei giocattoli smontabili che raffigurano un corpo umano e concordare con i sanitari che si desidera il trapianto di A5, valvola cardiaca, e non di P3, testicolo destro, prendendo materialmente fra le dita l'oggetto in plastica a accertandosi che il chirurgo abbia capito.

Anni fa, i pionieri del turismo medico andavano incontro a grossi rischi appunto perché si trattava di una novità e nessuno, né i pazienti né i sanitari, erano molto esperti nel comunicare con gente di cultura diversa.

Oggi è tutto più semplice e sono certo che, come al ristorante cinese, anche negli ospedali che operano nel settore del turismo medico ci siano menu plurilingue che per sicurezza recano un bel numero e una foto a fianco di ogni voce, tanto per essere doppiamente sicuri.

Massima precisione quindi e anche un servizio clienti di prima categoria. Il cliente ha sempre ragione, specialmente quando sborsa decine di migliaia di Euro per qualche pezzo di ricambio (o addirittura parti del corpo che prima non aveva).

Un tizio di mia conoscenza, un tale Marco, dopo anni di sofferenza interiore, ha deciso di seguire le sue pulsioni ed è partito per l'Oriente per cambiare sesso.
È ritornato come Marcella, bionda, curve non indifferenti e (visto che c'era) anche dentatura perfetta.

Dopo qualche mese, l'entusiasmo della novità si è smorzato e (complici anche un paio di storie sfortunate), Marcella ha deciso che essere donna dopotutto non era quello che si aspettava. Ha preso contatto con l'ospedale e richiesto, in base alle condizioni del contratto, di ritornare Marco.

In Italia, tuttavia, è rientrata come Gaetano, visto che i suoi pezzi originali erano stati nel frattempo destinati ad altri.

sabato 17 luglio 2010

Vacanze al sol d'Italia

Riceviamo questo accorato appello e lo pubblichiamo:

Buongiorno a tutti, sono C.M. (nome abbreviato dalla redazione), sindaco di Nerchiate sul Groppone, un ridente comune della dorsale appenninica con frequente vista sul Mar Tirreno. 
Dico frequente perché ci sono giorni che fa brutto e il mare non si vede. Siccome l'anno scorso un gruppo di tedeschi ci ha fatto causa perché non si vedeva il mare (mentre sul depliant ci stava scritto vista mare), quest'anno facciamo le cose come si deve, massima trasparenza, o per dirla in polacco solidarnosc (sic).

Il paese che ho l'onore di servire come primo cittadino sta subendo fortemente la crisi economica senza averne colpa. Confermo in qualità di sindaco che nessun abitante di Nerchiate è responsabile della crisi globale; se lo fosse ve lo direi e avrei già preso i provvedimenti del caso. Eppure ci ritroviamo con gli alberghi (che poi è uno solo: l'Hotel Miratutto) e i campeggi vuoti, anche per il mese di agosto che fino ad ora ci faceva registrare il tutto esaurito.

La pizzeria Da Gennarino ha chiuso, il Bar Italia è stato comprato da cinesi, insomma l'infrastruttura culturale del paese si sta sgretolando. Il Nuovo Cinema Purgatorio è ormai abbandonato dal 1974.
Ecco quindi il perché del mio accorato appello. Voi che siete motociclisti e girate l'Italia spendendo soldi, magari in posti che non ne hanno bisogno (che so, il Lago di Garda, la Liguria e il Trentino), venite a spenderli qui. Gustate l'ampia offerta culinaria della regione, che si basa tutta sulle salsicce e la loro millenaria cultura.

La giunta comunale che ho l'onore di presiedere ha varato misure straordinarie per attirare il turismo qualificato come il vostro.

Abbiamo tolto la monnezza dalle strade (per ora l'abbiamo messa nel vecchio cinema) in attesa di provvedimenti del governo. I sei autovelox sono stati disattivati e i due vigili urbani hanno disposizioni di chiudere un occhio sulle violazioni meno serie. L'albergo ha ripristinato l'acqua corrente in quasi tutte le stanze, ha un televisore a colori nel ristorante e pratica tariffe speciali a partire da 50 Euro la doppia con la piccola colazione compresa.

Il campeggio ha tagliato l'erba alta e allontanato le bisce dopo gli incresciosi episodi della scorsa estate e vi attende con discoteca e animazione fino alle 3 del mattino. Per non disturbare gli ospiti che preferiscono dormire, le attività si terranno nella piazzetta dell'albergo.

Insomma, che aspettate? Venite a trascorrere le vacanze al sole d'Italia.

Con osservanza
C.M.

PS: Ah dimenticavo, siamo "comune per la pace", territorio denuclearizzato e per protestare contro l'inceneritore dei rifiuti abbiamo bloccato per un giorno la linea ferroviaria. Insomma abbiamo tutte le carte in regola!

martedì 29 giugno 2010

Attività aereo-bica

No, non è un errore di stampa. Ho proprio voluto scrivere attività aereo-bica.
L’idea me l’ha fornita una di quelle conversazioni “captate” in un mezzo pubblico mentre qualcuno urla al cellulare. Captate si fa per dire, visto che almeno 50 persone sono investite acusticamente, che lo vogliano o meno, dagli sproloqui a 100 decibel di un cretino.

L’espressione che ho colto è “salto su un aereo”. La frase completa è: “Sai, domani salto su un aereo e vado a Londra" (ma ci stanno bene anche Helsinki o Cagliari). La chiave qui non è la destinazione, ma la disinvoltura con la quale un cerebroleso qualsiasi ama raccontare il suo viaggio in aereo.

La verità vera è che forse Humphrey Bogart quella notte a Casablanca avrebbe potuto saltare sull’aereo per Lisbona ma non lo fece. Indiana Jones, invece, mostrava una certa predisposizione a saltare dagli aerei o dagli Zeppelin.

Oggi non c'è più nessuno che salta sugli aerei, a meno che non si tratti di un aereo privato. Per cominciare, l’aereo va prenotato, altrimenti si rischia di finire a mangiarsi le unghie in lista d’attesa davanti al gate di imbarco, senza sapere fino all'ultimo se si riuscirà a salire a bordo o meno.

Poi bisogna arrivare in aeroporto almeno un’ora prima del volo, fare il check-in, passare il controllo di sicurezza dopo una fila interminabile che si percorre 20 cm alla volta. Saltare un cavolo! Poi si aspetta ancora fino all’annuncio d’imbarco e ci si rimette in fila per salire sul pullman o incanalarsi nel “loading bridge” che, un passo alla volta, ci porterà a bordo.

Dove vedono l’opportunità di saltare in aereo questi cretini narcisisti che si descrivono agli altri in toni epici?

Prendere l’aereo oggi equivale a salire (senza saltare) su un qualsiasi mezzo di trasporto di massa, la magia e il fascino di una volta sono finiti. 50 anni fa in aereo viaggiavano i capi di stato, le stelle dello spettacolo e la gente più abbiente. Posso capire che allora ci si tenesse a far sapere in giro di aver preso l’aereo. Ma oggi?

Sono saltato sul jumbo-tram o ho preso al volo il metrò sono azioni altrettanto eroiche da raccontare.