sabato 31 marzo 2012
Cialtroneria nazionale
giovedì 2 febbraio 2012
Orgoglio di che?
venerdì 20 gennaio 2012
Tanta voglia di eroi
sabato 14 gennaio 2012
La recita dei burattini
La macchina degli zingari (rubata, senza revisione, a fari spenti, senza assicurazione) passa indisturbata. “Eh, a quelli che cosa gli vuoi togliere?” mi disse un giorno una guardia scuotendo la testa.
giovedì 29 dicembre 2011
Come eravamo
domenica 18 dicembre 2011
Vacche magre
Per scoprire che il Natale è alle porte bisogna accendere la televisione. L’assalto ai pochi soldi stanziati per i regali dagli italiani è in pieno svolgimento.
Nel pomeriggio, tocca ai bambini. I produttori di giocattoli e dispositivi elettronici li martellano con le pubblicità di robot transformer, veicoli radiocomandati, armi spaziali, consolle per videogiochi, bambole tecnologicamente avanzate, bambolotti realistici che fanno la pipì, ruttano e ripetono le parolacce che dice papà. Quest’ultimo è impallidito dopo aver fatto due conti di quanto gli costerà questo Natale e boccheggia sul divano.
Bè, quasi tutto.
martedì 29 novembre 2011
Che gente
mercoledì 7 settembre 2011
Senza una traccia
Questo è il luogo ideale per sparire. Per confondere le acque, c’è anche un imitatore inglese che si finge me partecipando a vari eventi in giro per il mondo ma, una volta tolto il trucco, non lo riconosci più.
Intendiamoci, questa non è una gran vita ma mi sento abbastanza al sicuro. Al punto che ti ho perfino raccontato la mia storia; da te credo di non avere niente da temere.”
lunedì 18 luglio 2011
Sabato estivo
sabato 9 luglio 2011
Dietro la notizia
giovedì 10 marzo 2011
Buona strada, Muammar
La cultura nazionale vuole che, una volta conquistato il “posto”, nessuno te lo possa più togliere.
sabato 22 gennaio 2011
Tiranni sparagnini
lunedì 29 novembre 2010
Pensieri di cane
domenica 7 novembre 2010
Un po' di luce
mercoledì 26 maggio 2010
La preghiera del motociclista
venerdì 9 aprile 2010
Me ne vado
Vado a vivere nella televisione.
Avete notato che nei film e telefilm il cellulare gli prende sempre, dovunque si trovino i nostri eroi, e l'altro risponde sempre al primo squillo? Non basta. Avete notato che, se l'interlocutore non risponde al telefono c'è dietro un motivo sinistro che l'eroe interpreta sempre correttamente e corre al salvataggio? Basta che segua il segnale GPS su uno schermo che anche i cretini riescono a leggere ed è fatta.
E i computer? Si avviano sempre al primo colpo, non vanno mai in crash e hanno dei programmi che noi ce li sogniamo. Trovano la corrispondenza delle impronte digitali o dei peli del naso, ricostruiscono in 3-D la scena del crimine e quando identificano il cattivone, si apre una finestrella del software dai colori elegantissimi che dice: "Match Found". Altro che Word 2007!
E poi in televisione c'è della bella gente. Avrete di certo notato che eroi ed eroine dei telefilm "scena del crimine" sono sempre bellocci, vestiti in maniera impeccabile e con la Glock 17 indossata sotto le giacchette firmate. Ma quanto guadagnano gli agenti CSI?
Da noi i poveretti del Reparto Speciale girano in tute bianche di tyvek, con tristissimi copriscarpe ospedalieri, si chiamano Pasquale o Rosalia e si portano a casa 1200 Euro al mese. La pistola non ce l'hanno neanche e gli arresti e gli interrogatori li fanno fare ai Carabinieri (quelli "veri") ma solo a distanza di 6 mesi, 6 anni o mai.
Invece gli eroi dei telefilm sparano precisi come cecchini, interrogano i sospetti e li sbattono in prigione con il sorrisetto dei giusti. Il contribuente li pagherà un po' cari, ma fanno il lavoro di tre poliziotti, un tecnico, un fotografo e un magistrato e poi ti risolvono i casi in 40 minuti.
Insomma, sembra che la vita in TV sia un'altra cosa. In televisione i detersivi rimuovono il 99.9% dei batteri, il dentifricio ti rende i denti più bianchi del 37,5% ed è anche approvato dall'Associazione Dentisti Vegetariani della Provincia di Lodi.
Non vedo l'ora di partire.
sabato 10 ottobre 2009
Il sarto e il colonnello

venerdì 31 luglio 2009
Il momento più bello

Milano, zona Gallaratese, ore 18:45.
C.P. di anni 34 è fermo all’ultimo semaforo prima della bretella autostradale che lo farà confluire in tangenziale. La sua Fiat Seicento Sporting 1.1 nera simil-Abarth del 1998 ringhia sommessa in attesa del verde. Non è una marmitta Remus che le conferisce quel tono basso e imperioso, ma il procedere inarrestabile della ruggine che col tempo si è mangiata il silenziatore.
Il rosso sembra eterno, mentre un sole implacabile riscalda a 36° la città in un’aria umida e immobile. La Seicento Sporting è lì in pole position che emette un sommesso vroom, vroom aspettando il verde con davanti a sé tremila metri di strada libera.
Duecento metri più avanti ci sono io, pedone. Sono uscito dalla metropolitana e ho attraversato la prima metà dello stradone approfittando di un vuoto nel traffico. Getto lo sguardo a destra, verso il semaforo, per calcolare velocità e distanza delle auto. Per loro è appena scattato il verde, ma se faccio uno sprint riesco a raggiungere l’altro lato della strada in tempo.
Ma ecco che con un BROOOOOOOOP sopraggiunge in fuorigiri una macchinetta nera che cambia addirittura corsia per passare tra me e il marciapiede.
domenica 26 luglio 2009
Il lavoro è dolore

Un ottimo esempio per descrivere l’aggettivo “inutile” è quell’odiosa voce sintetizzata che urla ARRIVEDERCI quando ritirate la tessera dopo aver pagato al casello.
A che serve quella voce cretina? A niente. Se potessi evitare del tutto di andare in autostrada, preferirei che mi dicesse: ADDIO PER SEMPRE.
Ma è comunque meglio che pagare in contanti al casello e scambiare grugniti con gli operatori umani, veri esempi di simpatia e cordialità.
Le autostrade, al pari delle ferrovie e delle linee di autobus, sono classiche attività orientate al prodotto e non al cliente. Il cliente è un rompicoglioni e per chi ci lavora non c’è di meglio di un’autostrada senza traffico, un vagone vuoto o un autobus deserto.
Allora perché in Francia quando riparti ti salutano con Bonne journée e in Spagna ti accolgono con Hola?
Dice una leggenda che una strega cattiva piombò su un gruppo di giovani italiani che aspiravano a diventare grandi DJ e famose veline e li trasformò invece in operatori dei caselli autostradali.
Da quel giorno funesto, essi si vendicano con il resto del mondo adottando il tradizionale atteggiamento scortese e scorbutico.
Un’altra spiegazione è che “stanno lavorando”. In Italia, la parola lavoro ha dei connotati sacrificali e di grande sofferenza. Per far vedere che stai lavorando, occorre che il tuo dolore sia tangibile e chiaro per tutti. Uno con l’espressione cordiale non può stare lavorando.
Non so quale sia la vera spiegazione, ma se trovate un operatore o operatrice gentili, sorridete loro da orecchio a orecchio. Sono una razza in via di estinzione.
martedì 30 giugno 2009
Oggetti di una volta: la freccia

Non solo quella lanciata dall’arco, ormai largamente sostituita dalle pallottole, ma anche la freccia intesa come indicatore di direzione.
L’unico utilizzo che oggi ne viene fatto è tramite i quattro lampeggiatori di emergenza.
L’impiego tradizionale della freccia, cioè la segnalazione di cambio di corsia o direzione, è infatti ritenuto un gesto di cortesia nei confronti di chi segue, rivelandosi quindi una sovrastruttura borghese che non trova più posto nel mondo egalitario di oggi.
L’attivazione contemporanea delle quattro frecce è invece un fenomeno molto interessante. I lampeggiatori di emergenza, un tempo proibiti in Italia e disattivati sulle auto di importazione (ah, che bel paese rivolto al futuro!), oggi sono invece molto utilizzati per segnalare quanto segue:
- mi sto fermando
- voglio fare inversione a U
- vorrei fermarmi ma non trovo posto
- sono fermo da 10 minuti, che cazzo vuoi con quei fari?
- tre auto davanti a me stanno rallentando, oh panico, oh orrore!
- sono ripartito dopo una sosta e mi sono dimenticato di spegnere i lampeggiatori
- ho un guasto (al motore, alla prostata, al lobo sinistro del cervello)
- mia moglie mi ha lasciato
- varie ed eventuali
Per alcuni sociologi, il disuso della freccia intesa come indicatore di direzione trova origine in una scuola di pensiero vicina al pragmatismo. Il concetto di fondo recita pressappoco così: “visto che ti sono uscito in sorpasso davanti al naso, è chiaro che sto cambiando corsia. Cosa vuoi ancora, una raccomandata?” Altri invece legano l’abbandono del lampeggiatore laterale al concetto più ampio di libertà individuale, valore irrinunciabile per l'Italiano: “io svolto dove mi pare e non devo venirlo a dire a te!”
Secondo una recente teoria ergonomica, sarebbe poi impossibile azionare la freccia con il cellulare nella mano sinistra e l’indice della destra ficcato in una narice (ovvero quando l’intera mano destra serve necessariamente per rinforzare a gesti i concetti espressi nel telefonino). Uno studio della Vodafone conferma infatti che l’interlocutore all’altra estremità della connessione afferra più prontamente i significati se questi vengono trasmessi gesticolando, urlando o agitando il cellulare a mo' di bandierina.















