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venerdì 2 aprile 2010

Motori e poi ancora motori


C'è qualcosa di speciale che lega la mia generazione ai motori. Noi ragazzi nati dopo la guerra siamo cresciuti tra i Motom e le 600 Abarth, in un mondo scaraventato in avanti dove potenza era diritto e dove chi sgommava ci sapeva fare.

Chi è nato 25 anni prima, attorno alla metà degli anni 20, ha vissuto da spettatore le glorie dello sport motoristico (Manuel Fangio, Tazio Nuvolari) perché possedere la moto o l'automobile era roba da signori.

Poi la guerra e un'Italia che si ritrova da paese contadino nel bel mezzo di un'Europa in ripresa e con tanta voglia di dimenticare. Il sogno di possedere un mezzo a motore, a metà degli anni 60, non è più fantasia.
Eccoci a cavallo di un cinquantino senza targa, con quel po' di coppia che va cercata in alto. Brem, brem, brem ai semafori per tenerlo su di giri. Chi ha la Vespa, chi la Lambretta nuova. Qualcuno gira con un modello più vecchio, la Lambretta 150, ma che ha dimensioni mostruose. All'uscita da scuola, una nuvola di fumo blu e l'intera classe è sparita.

Finalmente arriva il passaggio al 4 tempi, negli anni in cui una 750 era una maxi-moto. Quante ore a fissare con adorazione quei due cilindroni a V di 90° e a pulire quel cancello di moto dal motore agricolo. Avere una "vera moto" era cosa da non credere per chi meno di dieci anni prima girava ancora appollaiato su una Vespa 50.
E da allora motori, motori, motori. Il piacere di alzare il cofano dell'auto e sentire i due Dall'Orto a doppio corpo succhiare l'aria, il calcio nel sedere di una monocilindrica da 750cc, il primo motorone giapponese di oltre 1000cc, la linea accattivante di un "boxerone" tedesco da 1200 abbinato al manubrio di una "custom".
E poi ancora la casa dell'elica, con un bolide a quattro cilindri per viaggiare sempre a manetta. "Pensa - dicevi agli amici - è autolimitata a 250 kmh!". Lo stesso anno, Yamaha tira fuori la FJR1300 e per il quattro cilindri tedesco è la campana a morto.

La storia continua a cavallo di questo splendido motorone "cattivo" che (siamo già alla seconda moto dello stesso modello) mi porta dovunque, dai 20 km di paranoia del Nürburgring alle pietraie della Tunisia. In oltre 40 anni di motori, niente come questo quattro cilindri giapponese è diventato per me una seconda pelle. E siccome mi piace tanto, ne ho un altro nuovo cellofanato in garage. Non si sa mai.

È ora di chiudere, ma una rapida menzione del "Cenerentolo" la devo fare. È il motore della mia auto, vecchia di dodici anni. Un giurassico V8 americano con il suo "boom-boom-boom" da motoscafo Riva in mogano. Gira al minimo a 650 RPM e quando affondi il piede ti attacca al sedile con la sua coppia da camion.

Quanti motori e quanti chilometri, ben oltre il milione. E quanti ne restano ancora da fare!

mercoledì 11 novembre 2009

Come spiegare la passione?


Tempi duri per le due ruote, ma solo per le moto.
Gli scooter vanno fortissimo e segnano cifre in crescita.
Già da tempo, dei 20 motoveicoli più venduti in Italia, 17 sono scooter. Le moto “vere” sono invece in calo.

Reduce da un giro al 67° Salone internazionale del Motociclo di Milano, sono rimasto colpito dalla quantità di scooter presenti, dai trabiccoli terzomondisti a basso costo fino ai mezzi di media ed alta gamma (Europei e non), ma specialmente dall’enorme indotto che accompagna questo segmento in crescita.

C’è veramente di tutto e si possono spendere cifre da capogiro per attrezzare lo scooter e renderlo più sicuro e performante, per portarlo in definitiva ad essere il più vicino possibile a una moto, ma senza quel serbatoio fra le gambe che, evidentemente, rappresenta un ostacolo psicologico insormontabile.

Alla fine, chi va a lavorare in scooter può mettersi le scarpe normali e appoggiare i piedi sul pianale a ginocchia unite. Ma è veramente tutto qua?

Certo, se piove la copertina impermeabile ti protegge, mentre in moto serve l’antipioggia. Ma io ancora non riesco a capire perché si vendano tanti scooter e così poche moto.

Mi cade l’occhio su uno scooter tra i più gettonati e non provo niente. Anzi, meno di niente. Lo vedo come un guscio di plastica spinto da un motore, anonimo e ben nascosto, che ti porta da A a B.

Ma quando visito lo stand di un produttore di moto, la bellezza di certi dettagli e soluzioni tecniche mi tiene inchiodato a guardarli per minuti: le linee della carenatura, la livrea, il telaio, il motore, quelle parti in alluminio lavorate che sono vere opere d’arte.



E facendo due passi indietro provo il piacere di vedere il tutto integrarsi armoniosamente e creare un oggetto dal fascino incredibile: una motocicletta.

È difficile spiegare una passione, specialmente a chi non la condivide.

martedì 13 ottobre 2009

Non fa una piega

Nell’obbligatorio stile sbrodolenfatico che contraddistingue i blog di moto, è giusto apparsa in Le Nostre Prove di motoblog.it un’imbarazzante “marchetta” dedicata alla Honda Deauville.
La conoscete: è un’onesta motoretta che non fa battere i cuori ma, come tanti altri prodotti della casa giapponese, è ben fatta e da molti anni ha una sua clientela.

Ma con 66 CV di potenza contro 260 Kg di peso e un prezzo di listino di quasi 9.000 Euro, tesserne lodi sperticate è un compito arduo. Siamo ai livelli di Mission:Impossible.

Ma niente è impossibile per il pennivendolo Lorenzo B., perchè dalla sua penna esperta escono sviolinate del tipo:

“(…) doti di fantastica piegatrice, bilanciata, rapidissima nello scendere in piega, maneggevole nelle reazioni, pochi metri e ti trovi a gestire con facilità e grande confidenza angoli di piega che su strada raramente sei solito toccare… “

Per chi non l’avesse ancora capito, la Deauville si è rivelata la regina delle pieghe. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il buon Lorenzo è riuscito a dirlo tre volte nella stessa frase, grazie a una padronanza dell’Italiano che tanti gli invidiano.

Ma quando Mamma Honda chiede, Motoblog (come San Gennaro) non dice mai di no. Che cosa importa se la “marchetta” è scandalosamente trasparente. Domani ne uscirà un’altra ancora peggiore.

La ciliegina su questa torta dal vago sapore fecale, però, è il servizio fotografico. Il nostro scriba si fa ritrarre in vestitiello da ufficio (l’aveva anche detto: la provo per fare il tragitto casa-lavoro), con le scarpette in cuoio e senza guanti. Alla faccia del buon esempio ai lettori.

Ma che lavoro fa? È un tester di moto o lavora in contabilità e ogni tanto gli lasciano fare un giretto?

Torniamo alle foto: dietro di lui, perché l’attrazione fra simili è un fatto scientificamente provato, compare un pisquano in scooter con il casco slacciato. Impagabile abbinamento di pesi mosca cerebrali.

Due consigli per Lorenzo: (a) vestito così è meglio se prendi i mezzi pubblici e (b) considera una svolta di carriera. Sicuramente c’è una segreteria di partito che cerca talenti come il tuo.

venerdì 21 agosto 2009

Fatti furbo, Dwayne

Dwayne è un perdente perché è stupido.

Inutile girare intorno alla questione. Se non fosse un cretino, non si sarebbe fatto 8 anni nel penitenziario federale di Moab per quella rapina al furgone blindato a Ely in Nevada.

Il bello è che la rapina gli era riuscita perfettamente, ma Dwayne aveva deciso all’improvviso di mollare l’auto e fuggire con una moto che aveva appena rubato in strada.

Elmer J. Wade, sceriffo della White Pine County lo aveva trovato due ore più tardi, distrutto dalla fatica, che spingeva una Harley senza benzina e con le borse laterali piene di banconote nuove ancora impacchettate.

Al processo, la testimonianza dello sceriffo lo aveva inchiodato e il pubblico in aula aveva anche riso fragorosamente all’ironico racconto dell’arresto fatto da Wade. Quello scroscio di risate aveva continuato a torturare Dwayne per otto anni. Appena uscito da Moab, il suo primo pensiero era stato di vendicarsi.

E ora Dwayne è barricato in una stazione di servizio chiusa sulla Highway 50, a mezz’ora dal centro di Ely, armato di un fucile da caccia e con la moglie di Elmer J. Wade legata e imbavagliata in un angolo. Appena arrivato a Ely, le è piombato in casa e l’ha trascinata con sé fuori città.

Nascosto nella stazione di servizio, ha poi chiamato lo sceriffo Wade dal cellulare della moglie e gli ha detto di presentarsi disarmato, altrimenti avrebbe “ammazzato la vecchia a fucilate” (parole sue).

Nell’aria limpida e secca del Nevada orientale, la Crown Victoria bianca di Wade con le scritte SHERIFF in corsivo blu sulle fiancate solleva una nuvola di polvere fine arrivando nel piazzale a gran velocità ma con lampeggiatori e sirena spenti e si ferma a trenta metri dai muri screpolati della stazione di servizio.

Elmer J. Wade esce lentamente dall’auto, si assesta il cappello in testa, alza il megafono e scandisce con la voce calma e l’accento strascinato che Dwayne odia tanto:

“Sei sempre il solito cretino, Dwayne. Mia moglie mi ha lasciato quattro anni fa e si è messa con un deficiente che fa i vasi di creta copiando quelli degli indiani. Mi ha portato via la casa, i figli e le passo duemila dollari al mese per mantenere lei e quello sfigato. Dwayne, fatti furbo ed esci con le mani in alto prima che mi vengano in mente delle strane idee…”

lunedì 10 agosto 2009

Vento e libertà

Mi capita spesso di sentire il ronzio di un aereo da turismo che passa sopra casa: sono i piloti dell’Aeroclub di Bresso che vengono sempre a esercitarsi in questa zona.

Di colpo il silenzio: l’aereo sembra arrestarsi a mezz’aria per poi piombare giù di muso per qualche decina di metri. Ecco che il motore riprende a girare a tutta manetta, l’aereo guadagna quota e prosegue a volare livellato. È la prova di stallo, una normale esercitazione di pilotaggio.

Questo alternarsi di ronzio, silenzio e poi motore a pieni giri mi riporta indietro di quasi quarant’anni, ai tempi in cui ho imparato a volare. Era il 1970 e mi pagavo le lezioni di volo dando ripetizioni di Inglese a ragazzi poco più giovani di me.

Il rapporto monetario tra ore di ripetizione e singola ora di volo era devastante, ma la passione mi spingeva a proseguire. La sensazione di libertà che l’aereo mi dava era impagabile. Anche legato al sedile in un cockpit angusto, che puzzava di benzina, tela vecchia e vernice calda, con quell’elica di legno a passo fisso che frullava l’aria e con le automobili che viaggiavano più veloci di me sull’autostrada sottostante, mi sentivo padrone del mondo a 19 anni.

Inevitabile fare il paragone tra aereo e moto. Ma in realtà, quando sono in sella, è il ricordo delle ore passate in un aliante che mi ritorna più spesso in mente, per illogico che sia.

Alla fine, la moto è tutta motore, è un propulsore che stringi fra le ginocchia e che dosi con la mano.

L’aliante invece è il fruscio del vento e la sensazione di galleggiare nell’aria quando sganci il cavo di traino e te ne vai libero. Nell'equazione, il motore manca del tutto...

Sarà forse il rapporto con il vento che mi fa paragonare la moto all’aliante. O forse la maniera in cui lo piloti con due dita e lo traversi contro l’orizzonte quasi col pensiero. Oppure sarà il fatto che è soltanto in moto e in aliante che mi sono sorpreso a ridere per nessun valido motivo.

Certo è che, se mai dovessi ricominciare a volare, non esiterei a preferire l’aliante. E chiaramente mi presenterei in moto al campo di volo.

sabato 27 giugno 2009

100 vittorie per Valentino

Ho appena visto la gara del GP d'Olanda e la vittoria di Valentino Rossi. Non sta a me scrivere una recensione della gara, visto che non capisco un granché di tecnica delle corse; non mi sentirete nemmeno sbrodolare le solite frasi idiote "il motociclismo parla italiano" o altre baggianate precotte e predigerite che fanno esultare chi delega ad altri le funzioni pensanti.

La centesima vittoria di Valentino Rossi è la testimonianza della sua incredibile classe ed è il frutto di un'autodisciplina ferrea, di un grande equilibrio interiore e di un notevole talento comunicativo.

Non si vince una gara su due nella propria carriera senza essersi imposti una serie di comportamenti e sacrifici, come non si diventa un'icona sportiva a livello mondiale senza prestare attenzione alla propria immagine come viene percepita dal pubblico.

Vedere Valentino bruciare il record di una pista e sorridere alle telecamere fa sembrare molto facile correre da campione e perfettamente naturale comunicare con il mondo. Ma non è così, chiedetelo a Max Biaggi.

L'ascendente che Valentino Rossi ha sui giovani sarebbe un'occasione sprecata se di lui non fossero anche percepiti l'impegno, la determinazione, l'autocontrollo e le capacità di comunicazione. E anche il fatto che successi come il suo sono sempre vittorie di un team e non il misterioso prodotto di una magia individuale.

sabato 2 maggio 2009

La moto cambia casa


La mia moto ha finalmente il suo nuovo garage.

Dopo anni in un minuscolo box a litigarsi lo spazio vitale con cianfrusaglie varie, attrezzi sparsi e cassette di birra, da ieri la mia moto ha un garage (quasi) tutto per sé.

Il momento storico è arrivato nel primo pomeriggio. L’ho spinta per l’ultima volta fuori dal vecchio box e l’ho portata alla sua nuova casa in una splendida giornata primaverile.

Problema: il vecchio box dista dal nuovo garage solo 3 km.
Mi sembrava una distanza irrisoria e poco degna di un’entrata trionfale nella nuova residenza. Allora ho “sbagliato strada” e mi sono fatto un giretto di 15 km. Ancora troppo pochi, ma in questi giorni il tempo è tiranno e non posso permettermi di andarmene in giro per più di mezz'ora.

Sole caldo, aria frizzante: sarei potuto felicemente arrivare alle Dolomiti o al mare. Sarà per la prossima volta.

All’unico semaforo presente sul tragitto, mi si è affiancato un tizio con la V-Strom 1000 e al verde ha tentato il colpo di mano. Di solito non mi presto a questi giochini, ma ieri avevo voglia di adrenalina: ho spalancato il gas e gli ho fatto mangiare un po’ di scarico LeoVince condito con una spolverata di decibel finché il pisquano non ha compreso che la legge del più forte non ammette eccezioni.

venerdì 24 aprile 2009

Malus malus

Ho deciso di farla finita con la mia assicurazione.

Da otto anni la mia moto è assicurata con Linear e ogni anno mi ripropongo di cambiare, ma poi non trovo il tempo di fare un po' di ricerche online.

Chi si dedica alla caccia di preventivi su Internet troverà la solita giungla di formulari, da quelli minimalisti a quelli assurdi. Genertel vuole perfino sapere il mese in cui avete conseguito la patente, l'anno non gli basta! (Per ricordare che la mia patente risale all'Ottobre 1969 c'è voluta una seduta di ipnosi.) C'è chi pretende il tuo codice fiscale prima di farti un preventivo, c'è chi non ti chiede nemmeno il nome. Anche molto irritante (e piuttosto grave) è il fatto che alcune assicurazioni si siano uniformate alla Legge Bersani (la trasferibilità della classe di merito) e altre no.

Linear, con tutta la fuffa pubblicitaria sull'Automobilista Sapiens e le balle varie delle sue origini cooperative, ha un bel pelo sullo stomaco e non ritiene nemmeno opportuno adottare la legge dello stato. Quando ho avuto bisogno di assicurare due moto contemporaneamente, volevano farmi partire dalla Classe 14 per la seconda moto. "Ma la Legge Bersani?" ho chiesto alla scimmietta del call center. "A noi non risulta" mi ha risposto. Viva l'Italia equa e solidale!

Le assicurazioni online mi ricordano la pubblicità di quelle pillole magiche che dovrebbero farti dimagrire mangiando (10 kg in 40 giorni, giro vita ridotto del 10%, perdere una taglia in un mese, soddisfatti o rimborsati). Tante parole vuote ma i fatti sono ben altra cosa. Leggete bene le avvertenze: i risparmi che le assicurazioni promettono sono fuorvianti come i cali di peso miracolosi di chi crede di poter dimagrire mangiando.

Appena la pubblicità (del dentifricio, del pannolone, dell'assicurazione) parla di percentuali, state in guardia: c'è la mistificazione in agguato, la circonvenzione di utente a suon di numeri. Domandatevi sempre: "denti più bianchi del 37,5% rispetto a che?", "assorbe il doppio di cosa?", "risparmi fino al 50% partendo da dove?"

Genertel, in promozione speciale veicolata da Moto.it, viene a costare praticamente il doppio di una normale polizza Dialogo senza convenzioni di alcun genere. Contro queste pubblicità ingannevoli e scorrette è l'utente che deve farsi furbo.

L'Isvap (istituto di vigilanza sulle assicurazioni private) è la classica tigre di carta, un organismo burocratico (undici servizi, articolati in diciassette sezioni e otto uffici) votato alla conservazione di se stesso dove l'utente è l'ultima delle preoccupazioni. Andate sul sito Isvap, leggetevi i profili del consiglio direttivo e ditemi se come consumatori vi sentite tutelati.

giovedì 9 aprile 2009

Il sapientone

La motocicletta, lo sanno tutti, non è solo un mezzo di trasporto.

Discutere di moto e armeggiare sulle moto sono passatempi virili già noti agli antichi etruschi.
Il problema che loro la moto non ce l'avevano e perciò soffrivano assai. Secondo alcuni studiosi sarebbe stato proprio questo uno dei motivi per cui divennero una civiltà scomparsa.

Ma non crediate che il motociclista abbia l'esclusività di questo edificante passatempo.

Anche gli appassionati di barche stanno sempre a trafficare a testa sotto in qualche vano motore o in un gavone, oppure li trovate a discutere animatamente tra di loro sulla migliore soluzione per un particolare problema.

I patiti della nautica conoscono bene i cosiddetti "profeti da banchina", gente che sa tutto e ha un'opinione infallibile su tutto. "Quell'elica non va bene", "Devi cambiare àncora, la Danforth per la tua barca è sbagliata", "Ti serve un flatting bi-componente per quei legni". Molte volte si scopre che questi signori la barca non ce l'hanno nemmeno e frequentano la banchina solo perché a casa hanno una moglie spaccaballe che li fa girare con le pattine ai piedi.

Vi ricorda qualcosa?

Non conoscete anche voi qualche "esperto" di moto, qualche guru delle due ruote che sputa sentenze definitive e senza appello? "Hai le gomme sbagliate!", "Devi cambiare i getti ai tuoi carburatori", "Ora ti faccio vedere un olio motore miracoloso!". Non serve a niente dirgli che quelle gomme le montano tutti con soddisfazione, né che la vostra moto ha l'iniezione elettronica. Per non parlare di quell'olio motore che lui tanto decanta ma che è per uso automobilistico.

Le moto sono una cultura, uno stile di vita e una passione che non conosce età. Ognuno quindi vuole dire la sua e ognuno desidera cinque minuti di attenzione.
Bisogna essere pazienti e tolleranti anche con il classico rompipalle. E poi, quando non guarda, gli si versa l'olio dei freni nelle scarpe.

mercoledì 8 aprile 2009

Ogni bel gioco

Il gigante mondiale dei videogame Sonasega® ha presentato un nuovo gioco elettronico chiamato IL PENDOLARE basato sulle avventure di un pilota che prende la moto tutte le mattine.

Si parte con l'uscita dal box e l'immissione in strada. Sono previste varie opzioni ambientali: Metropoli, Cittadina e Campagna.

I livelli sono tre: Principiante, Intermedio e Avanzato. Si possono aggiungere ulteriori difficoltà con le opzioni: pioggia, branchi di scooter, traffico della partita.

Proviamo a giocare da pilota Intermedio in ambiente Cittadina. Meteo OK, niente scooter.

La moto viaggia in rettilineo a 50kmh. Da destra sbuca una Nissan Micra che effettua conversione sulla doppia riga con guidatrice al telefono. Scartare a destra. Da un passo carrabile esce a retromarcia una Lancia Tema di 20 anni fa con vecchio rincoglionito al volante. Aprire gas e svicolare. Attenzione, dallo stop arriva senza frenare un autobus cittadino! Bloccare la moto senza cadere. Ora potete ripartire.
Da destra, tra due macchine parcheggiate, spunta una carrozzina con bambino. È la madre che sonda il terreno (se le travolgono la creatura, ne fa un'altra). Gas, gas, gas! per evitare l'ostacolo senza cambiare corsia: sulla vostra sinistra c'è un ebete con la Passat TDi che gareggia con un'Audi A8.
Occhio al semaforo giallo con telecamera+velox! Molto bene. Siete passati un millisecondo prima del rosso. 

Proseguite ora fino al traguardo evitando nell'ordine: lavori stradali con brecciolino e bitume in carreggiata, trattore agricolo che lascia toppe di terra, spruzzata d'acqua dal lavaparabrezza di Lancia Musa, palla di gomma seguita da bambino, serie di buche a macchia di leopardo profonde 20cm, tombini lucidi d'acqua diametro 80cm, furgoni allo sbaraglio guidati da zingari, un camper che scarica acque nere, la Signora Adalgisa che si trucca nello specchietto.

Bravi, ce l'avete fatta! Ma erano solo le 07:00 di Domenica.

Se volete partire alle 08:00 di Lunedì dovete passare al livello Avanzato.

martedì 7 aprile 2009

Vendesi moto

Yamazuki 1000 modello 2008. Unica, bellissima, pochi chilometri, tenuta da amatore, manutenzione maniacale, tutti i tagliandi, mai fuoristrada, mai nemmeno in strada, mai salito sopra, accessoriatissima, uniproprietario (anzi che dico mezzo proprietario visto che sono alto 1, 52), prezzo interessante, prezzo incredibile, prezzo da coglione che non sono altro, affarone, no permute, sempre box, a volte anche in salotto, trattativa riservata, astenersi perditempo. Chiamare Romualdo ore pasti.
Eppure non si riesce a venderla.

Se i dati di mercato mostrano una ripresa delle immatricolazioni pompata dagli incentivi statali, si tratta in gran parte di scooter.
A marzo ne sono stati venduti 42.000 su un totale di 49.000 motoveicoli.

Ma l'usato é fermo, anzi inchiodato. E non basta, i tagli di prezzo fatti dai concessionari sul nuovo per poter piazzare qualche moto si sono ripercossi brutalmente sul parco dei veicoli usati.

I venditori privati si lanciano nelle solite lodi sperticate: "é una moto unica, non ne troverà un'altra così… " Ma non é vero. Ce ne sono a decine e non si riescono a vendere. I "listini dell'usato" sono carta straccia, non valgono più niente. Si potrebbe definire un mercato del compratore, ma il compratore non c'è.

Perfino i perditempo si astengono.

giovedì 2 aprile 2009

Nasce una nuova rivista di moto

In edicola trovate oggi una nuova rivista di settore, Moto 7.

Scusate se non mi riesce la ola e il grido di giubilo è modesto.

Proprio quello che ci voleva: un'altra rivista che si affianca alle altre presentando i prezzi del nuovo, le quotazioni dell'usato, le marchette pardon le prove e così via.
Primo numero a 1 Euro, poi aumenteranno il prezzo come da stanco copione. O è una formula vincente?

Se negli ultimi tempi c'è stata qualche scomparsa editoriale, un motivo ci sarà pure. La torta pubblicitaria è diventata più piccola e le varie fette assegnate alle troppe rivistine sono anch'esse più miserabili di prima. Nessun problema, rispondono gli editori, tagliamo i costi redazionali. Che grande idea! Già la qualità dei servizi faceva pena, affidati a pisquani poveri di esperienza e ricchi di frasi fatte.

Teniamoci forte. La pioggia di sbrodolate enfatiche farcite di "prestigiosa", "all'avanguardia", "salotto da 200kmh" è destinata a intensificarsi.

Voi come la vedete? Qui sotto trovate un minisondaggio per dire la vostra.


sabato 28 marzo 2009

Qualcuno me lo spiega, please?

Quel tizio di mezza età che vedo tutte le mattine nello specchio del bagno mi ha consigliato di rivolgermi a uno psicanalista.

I motivi sono due: primo, non è il suo mestiere dare consigli di ordine psicologico. Secondo: ne ha le palle piene dei miei interrogativi.

Forse ce n'è anche un terzo: gli faccio le domande mentre mi lavo i denti, poi esco senza neanche aspettare le risposte. Mah, non ha neanche tutti i torti il vecio pelato che vive nel mio bagno.

Questa sono le domande che mi pongo da anni, ma senza mai trovare risposte esaurienti.

OK, cominciamo.


  • Perché andare all'IKEA mi entusiasma come un esame proctologico fatto dal Prof. King Kong?

  • Perché la pubblicità TV in Italia è banale, scontata e degna di un paese del terzo mondo?

    (Intendiamoci, anche all'estero hanno la loro fetta di cagate del tipo "mi prendo il suo Dash", ma molto spesso ci sono delle pubblicità veramente intelligenti. Ma siamo veramente un paese di buzzurri trogloditi?)

  • Perché il coglione sulla vecchia moto da strada infilata a mo' di supposta nella tuta in pelle multicolore ti svernicia con una mano sul fianco a tre micron di distanza, poi si rimette a guidare normalmente e rallenta?

    Ma la madre si faceva le siringhe col Vicks quando era incinta? Ma non era meglio se paparino si metteva il gommino quella sera?(Scusi, Ratzinger, non lo dico più!)




venerdì 27 marzo 2009

Le angosce del rider


Caro Blog 

(..ma come si fa a chiamare un figlio Blog, non bastavano già quei nomi da fotoromanzo come Kevin e Heather?)

Vabbé, ricominciamo da capo.

Caro Blog, questa mattina mi sono svegliato pieno di angosciosi interrogativi sul nostro mondo di "rider".
Vedi tu se riesci a darmi risposta.

(No, non ti sto chiedendo perché tanti BMWisti girano con una borsa sola, quello non lo sai nemmeno tu..)

  • Perché quelli della GoldWing attaccano le bandierine alla moto? Ma loro vanno in giro o in crociera?
  • Perché quelli delle moto sportive hanno la ragazza che è alta 130 cm e pesa 38 kg? Se ingrassa, danno via lei o la moto?
  • Perché quello con la Harley quando lo fissi al semaforo fa la faccia da malvivente anche se in realtà fa il ginecologo?
  • C'è una data in cui quelli con le copertine del Tucano le smontano dallo scooter? E che giorno è, Ferragosto?

..e questa è la più angosciante e ci sto perdendo ore di sonno per provare a spiegarmela:

  • Perché quelli delle Sport-Tourer quando li leggi sui forum si spacciano da gente matura, ligia e rispettosa ma appena salgono in moto vanno come castighi di dio, come se avessero uno scorpione nel casco?

Grazie per quanto potrai fare per gettare luce su questi punti oscuri. Se no, mi restano sempre gli psicofarmaci.

sabato 14 marzo 2009

Tre amici e una moto


Tre amici attorno a una moto da sistemare.

Questi per me sono i momenti più sereni del tempo libero.


Siamo ormai un team ben collaudato che gioca volentieri insieme e ci bastano due parole per capirci al volo.

C’è uno che smonta, uno che rovista tra i pezzi e uno che tiene la lampadina per illuminare quegli angoli impensabili dove un benedetto progettista giapponese ha deciso di piazzare una vite.

E intanto si scherza, ci si prende in giro a vicenda e si passa qualche ora in allegria.

Questa volta, c’era una gomma da sostituire e lo sterzo da registrare. Che si tratti di una Yamaha o di una Ducati, sono cose che ti cambiano la guida di una moto da così a così.

Lavoro finito, si rimonta tutto e si prova la moto. Adesso è veramente a posto.

No grazie. Non è un momento da Amaro Montenegro.

Per noi va benissimo una birra, anzi meglio se due.

mercoledì 11 marzo 2009

Compro casa

In questi giorni sto comprando casa e mi ritrovo oggi per le mani l'assegno circolare da versare al momento del compromesso. La cifra equivale a 5 moto nuove del calibro di una FJR1300 o di una GTR1400 (oppure 4 BMW K1300GT).

Devo confessare che, a parte le transazioni di lavoro, ho raramente gestito somme di questa entità e mi sorprende il fatto che l'emozione che provo sia vicina a zero.



Provo ora a immaginare di essere dal concessionario con un quinto di questa cifra che mi brucia in tasca e il contrassegno dell'assicurazione in mano, mentre aspetto che la mia nuova moto sia pronta. Allora sì che il cuore batte e le mani sudano.

Strana cosa. Eppure avere un tetto sulla testa è un bisogno essenziale, altro che la moto. 
Non solo, ma la cifra complessiva dell'acquisto di una casa è il bilancio annuale di un piccolo paese del terzo mondo.

Sono perplesso. Farò un salto in garage a ringraziare la mia moto per regalarmi sempre delle grandi emozioni in cambio di poca spesa...


martedì 3 marzo 2009

Trafficare sulla moto



F
orse qualcuno potrà spiegarmi per quale motivo trafficare sulla moto è per me una forma di relax, mentre fare manutenzione sulla macchina è qualcosa che rimando continuamente.

La povera auto ha ormai 11 anni e 100.000 km no, ho controllato, siamo già a 150.000...e la creatura giurassica ha sicuramente più bisogno di attenzioni della moto. A certi regimi sento la trasmissione che ulula e quell'olio motore chiede di essere messo a riposo.
Eppure non riesco a trovare la voglia di cambiarle i fluidi o fare delle operazioni elementari di manutenzione.
Se invece mi dite di trafficare sulla moto, per me è come un invito a nozze.

Mi metto la tuta, i guanti di lattice e mi scelgo i ferri giusti per fare il lavoro richiesto. Deve essere una specie di terapia occupazionale che mi distrae dai pensieri più stressanti.

Ma credo sia anche un discorso legato alla bellezza delle parti meccaniche di una moto, alla precisione dei componenti e alla relativa facilità di accesso senza bisogno di calarsi in un tunnel.

Prendete una pinza dei freni o un cerchio della moto e comparateli all'equivalente di un veicolo a quattro ruote. Non c'è paragone nel livello di rifinitura dei pezzi e nell'equilibrio tra funzionalità e design.

Ecco, lo sapevo. Ora devo per forza andare a smontare qualcosa...

sabato 7 febbraio 2009

Long Way Round


Ho appena finito di vedere per la prima volta il film Long Way Round, il giro del mondo con le BMW GS1150.

Qualunque cosa io dica sarà stata già detta almeno un centinaio di volte, per cui eviterò di riscoprire l'acqua calda…Ho solo voglia di buttare giù qualche impressione.

Il sogno, la pianificazione e finalmente la partenza per un viaggio di questa portata sono tali da emozionare chiunque. Ero seduto in bilico sul bordo della sedia mentre le immagini correvano sullo schermo del PC.

Come si fa a non lasciarsi coinvolgere dal fascino irresistibile della programmazione di un’avventura come questa?

La scelta dell’itinerario, delle moto, dell’attrezzatura, la preparazione dei documenti necessari, la raccolta delle informazioni sui luoghi e sulle strade sono una miscela adrenalinica che ti mette la febbre addosso, anche se non sei tu quello che parte. 

E poco importa se quest'anno non andrai a New York passando per la Mongolia. E non significa niente se il mezzo non è una R-GS nuova, gentilmente offerta dalla BMW, ma è invece la tua moto, pagata dalle tue tasche e che magari ha già 50.000 km sulla schiena. 

La sera prima della partenza è quel momento magico che, mese dopo mese, si è avvicinato in maniera impercettibile e ora è finalmente qui. Domani si parte! L’avventura comincia, l’imponderabile diventa probabile. Ma almeno l’attesa è finita, il bagaglio è caricato e appena accendi il motore ti lasci dietro le ansie e le preoccupazioni. Sei in viaggio, stai andando. 
Hai la mano sul gas e tutto è sotto controllo. 

Bel film. Va visto (e magari rivisto).

Non so quanto successo avrebbe avuto se, al posto di due pagliacci viziati, avessero messo della gente normale come noi: goliardici ma solidi, positivi e allegri ma non dei giullari. 

Probabilmente sarebbe stato un fiasco. Il pubblico vuole che gli eroi siano farfalloni superficiali, vuole sapere che qualcuno dalle tasche profonde sta pagando tutto e se la moto va a pezzi non sarà un padre di famiglia con il mutuo a dover fare fronte. 

Certo però che alcune cose fanno girare le balle. Vedere Charley Boorman sbattere la BMW nuova di pacca e mettersi a ridere mi ha urtato non poco. 

Se la moto te la sei sudata, se la responsabilità è uno zaino che non ti riesci mai a togliere di dosso, certe cose preferiresti non vederle. 

Forse quest’anno non andrai a Magadan o in Alaska, ma dovunque tu arrivi, l’avrai fatto con le tue forze. 

domenica 1 febbraio 2009

Inverno 2008-2009


Questo verra' ricordato come uno degli inverni piu' miserabili in tempi recenti. Alla situazione meteo, che non ha risparmiato nessuno da Nord a Sud, si affiancano delle prospettive meno che rosee per l'economia.
 
Tradotto in soldoni: come motociclisti ce la siamo goduta negli anni e mesi passati con viaggi e acquisti vari, ma la prospettiva per l'immediato futuro e' magra...

Ma il motociclista spera sempre che, dietro la prossima curva, la situazione migliori. Spera che smetta di piovere, che l'asfalto ritorni liscio, che appaia quella benedetta pompa di benzina perche' ormai e' mezz'ora che viaggia in riserva.

E quindi, speriamo che anche la stagione dei viaggi e delle uscite 2009 sia bella e serena come quelle che l'hanno preceduta. E magari ancora di piu'.

Proprio con questo augurio vorrei varare il mio blog. Mentre si comincia timidamente a parlare dei programmi di viaggio dei prossimi mesi, sto gia' pregustando il piacere di mettermi in sella e aprire la manetta verso la prossima meta insieme a voi, i miei "hermanos de moto", come diceva il buon Don Stanley sollevando l'ennesimo bicchiere di birra durante il Tour dei Pirenei dello scorso anno.