Di che cosa parliamo? Parliamo d'altro.


Mitico, fiore all'occhiello, prestigioso, Made in Italy, firmato dalla penna di, serie limitata, accattivante, prezzo interessante, linee filanti, ciclistica d'eccezione, motore generoso, componentistica di qualità, design di eccellenza, che il mondo ci invidia, esuberante, grintoso, entusiasmante, giusto compromesso, accoppiata vincente, gioco di prestigio, ha tirato fuori dal cilindro, oggetto di culto, ha superato sé stessa, conferenza stampa blindata, ghiotte anticipazioni, esclusivo sistema di frenata, sbaragliata la concorrenza, guidabilissima, potenza mostruosa ma docile da gestire, comoda come una poltrona, 275 kmh sulle autostrade tedesche, 190 CV di pura libidine,domani ho la rata del mutuo.

Il Violinista sul Tetto è un'allegra commedia musicale del 1971.
Da noi, il progetto di riproporla in chiave più moderna si sta scontrando con una serie di polemiche del tutto inaspettate.
Da parte loro, le altre sigle sindacali spingono per avere anche loro qualche metro quadrato di tetto a disposizione, possibilmente non sui cornicioni. Perché, nonostante il simbolismo del tetto sia molto forte, nessuno ha veramente intenzione di buttarsi di sotto.
Intervengono i sindacati del settore chimico, dei trasporti, dell’edilizia. La commedia musicale deve chiamarsi in maniera più generica: L’Operaio sul Tetto. Ma qui insorgono tutte le sigle che rappresentano i colletti bianchi: “basta con l’identificazione delle tute blu con i lavoratori! Siamo lavoratori anche noi e ci spetta un pezzo di tetto.”
Violenta è stata la reazione delle associazioni di categoria del mondo dello spettacolo, già da mesi in agitazione per i tagli ai finanziamenti erogati dal governo (da 500 milioni di Euro a circa 400 milioni). “Giù le mani dal nostro tetto!” hanno gridato.”Sono 38 anni che sul tetto c’è il violinista e da lì non si muove. Come si fa a fare spettacolo in Italia senza i contributi dello stato?”
Sicuramente, la soluzione del dilemma si vede meglio dall’alto del tetto.
I litiganti sono stranamente concordi su una sola cosa: la formula dello spettacolo originale era commedia e commedia resta.
Propongo che il verbo valutare venga radiato dalla lingua italiana.
È diventato infatti fiancheggiatore di un classico tratto del carattere nazionale: l’incapacità di prendere una decisione o di impegnarsi dando una risposta chiara.
Il bello del verbo valutare è che, avendo un tono più serio e importante di verbi analoghi come pensare o riflettere, imprime una certa ufficialità alla frase.
Espressioni come “Ci devo pensare” o “Vorrei riflettere”, che per anni erano andate benissimo, sono ormai considerate patrimonio della gente semplice, anzi sempliciotta. L’Italiano ha imparato dall’autorità che più parli complicato e più diventi autorevole.
Allo stesso modo, la risposta. “Non lo so”, un’onesta frase che ha funzionato bene per secoli, è vista ora come un’ammissione di ignoranza. Meglio quindi fare fumo con il verbo valutare. (Voci di corridoio dicono che anche il verbo ponderare stia raccogliendo forti consensi, ma riparliamone fra cinque anni.)
Vediamo ora qualche esempio:
D: Venite al mare con noi domani?
R: Stiamo valutando.(Leggi: se non ci invitano amici più simpatici, ci tocca venire con voi.)
D: Direttore, siamo a fine Luglio. Ha stabilito i giorni di chiusura aziendale in Agosto?
R: Devo ancora valutare. (Leggi: me ne ero completamente dimenticato.)
D: Scusi, lei crede in Dio?
R: Mah, lo sto valutando. (Leggi: non mi voglio sbilanciare.)
D: Comandante, perché stiamo precipitando?
R: Sto valutando la situazione.(Leggi: non ne ho la più pallida idea.)
D: Allora la compri quella moto?
R: Sto valutando. (Leggi: non ho i soldi.)
Il verbo decidere, invece, è stato ormai defenestrato a furore di popolo. Si è scoperto infatti che decidere ha una notevole connotazione di finalità, per esempio: “Ho deciso!” (cioè: non ci posso più ripensare).
Gli Italiani del terzo millennio, stressati, confusi e schizzati, sono un popolo di indecisi cronici.
Se già la scelta di una corsia sull’autostrada si rivela molto sofferta, immaginatevi una decisione vera e propria quali traumi potrà comportare!
No, valutare è il verbo giusto per chi ama parlare, ma senza impegno.
D: Cara, tu mi ami?
R: Devo valutare.

Eccovi una lettura leggera per quelle interminabili giornate sotto l’ombrellone.
Mentre il cane del vicino scava furiosamente e vi riempie i panini di sabbia, o quando ritornate esausti dall’acqua dopo essere sfuggiti a una medusa ipertrofica, leggete e ponderate queste definizioni.
Le lingue non sono altro che delle convenzioni e come tali soggette a cambiamenti. Col tempo alcuni significati si atrofizzano mentre se ne consolidano di nuovi più vicini alla realtà attuale.
Gettare acqua sul cuoco: smorzare i toni di una lite al ristorante
Calabrone: obeso di Reggio Calabria
Pretino: membro del clero dotato di scarsa intelligenza
Rogito ergo sum: motto dei notai
Canotto dello sterzo: parte del telaio di una moto molto utile su strade allagate
Piaggeria: tessere le lodi di Colaninno. Malattia endemica nella stampa italica
Supposizione: effetto del supporre (da non confondere con supposta)
Paracarro: colonnina di pietra a bordo strada (da non confondere mai con supposta)
Mordaci: aggettivo riferito ai cani o imprecazione comune tra i nordafricani di Roma
Erezioni anticipate:seguono lo scioglimento delle camere e precedono l’inchiappettamento degli elettori
Cariatide: massiccia scultura in pietra con problemi di denti
Escort: termine ambiguo che in Inglese vuol dire scorta e in Italiano zoccola
Multitasking: abilità femminile nel compiere più attività al tempo stesso, p.es.: durante la guida (ma non vale per la retromarcia)
Tangibile: donna che è lecito stringere ballando alla maniera argentina
Orpo!: esclamazione di sorpresa
Orpello: esclamazione di minore sorpresa
Mediatore: potente processore contenuto nel Tutor per calcolare la velocità media dei veicoli
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